L’attacco delle mafie al nord va respinto: è l’ultima spiaggia della legalità

Resto attonito, incredulo, poi arrabbiato, profondamente indignato.

Leggo le intercettazioni telefoniche dell’indagine della Magistratura sul caso del parlamentare del PD torinese Lucà, che è parlamentare italiano ininterrottamente dal 1994.

Lucà chiede aiuto al boss mafioso De masi, capo della “locale” cosca della ‘ndrangheta, per sostenere la candidatura Fassino alle primarie PD, e lo ottiene.

Resto sbalordito da quanta immondizia umana calchi i pavimenti dei palazzi del potere in questo paese.

La mia mente torna ad un episodio analogo avvenuto a Napoli, per presunti brogli causati da interventi della camorra nelle primarie PD.

Ma a Napoli è normale che l’influenza della camorra, come a Palermo quella della mafia, come a Catanzaro quella della ‘ndrangheta, possano condizionare pesantemente votazioni interne dei partiti primarie e voto effettivo.

Sono nato nel sud e questo è un dato che non mi coglie affatto di sorpresa, anzi, lo do per scontato e lo riscontro quotidianamente nei dispacci delle agenzie di informazione.

Ma la mia indignazione sale alle stelle nel caso torinese, poichè io ho abbandonato il sud, la mia terra natia, tutti i miei affetti ed i miei ricordi per ottenere un futuro per me ed i miei figli che fosse differente da quello che attende senza alcun margine di errore, tutto il meridione italiano, che rischia di divenire così un regno di fatto delle mafie sotto le mentite spoglie di una democrazia repubblicana.

Il condizionamento del voto condiziona il potere pubblico e le mafie hanno ben dimostrato di saper e poter condizionare il voto nelle regioni meridionali.

Il magnifico contrasto del ministro varesino Roberto Maroni alle organizzazioni mafiose ha avvinto tutta la mia coscienza, convinto come sono, che il suo procedere era ed è quello giusto nel contrasto alle mafie.

E la realtà mi ha dato ragione di tale convincimento, come ha dato ragione al Maroni della sua storica azione anti-mafia:

per la prima volta nella storia della repubblica italiana, un ministro dell’Interno batte sonoramente le mafie.

Che magnifica pagina della storia ha scritto quest’uomo, che gode della mia completa ammirazione per la sua azione fatta di silenzio doveroso e di fatti concreti.

Ma l’aggressione delle organizzazioni mafiose al nord diviene ogni giorno più insinuante, più invadente.

E questa considerazione mi fa prendere atto che, quella battaglia lasciata in precipitosa fuga da un sud grandemente aggredito dalle mafie, mi si ripresenta di straordinaria attualità qui e oggi, nel nord.

Il nord, negli uomini come Maroni, reagisce e combatte senza tregua ogni centimetro di territorio che l’invasore mafioso pretende di possedere, di condizionare, di governare.

Il nord e questi capitani coraggiosi rappresentano l’ultima spiaggia all’attacco delle mafie, mafie che sono troppo sottovalutate da una genuina ingenuità delle popolazioni del nord, che deriva dalla mancata percezione del pericolo mafioso.

I fatti di Torino lanciano un allarme, l’ennesimo.

Il nord è aggredito, frontalmente, trasversalmente, economicamente, finanziariamente e finanche politicamente dalle organizzazioni mafiose, che sono tutte intraprese alla espansiva ricerca di nuovi mercati da assoggettare al loro dominio e di centri per il riciclaggio finanziario dei proventi dei loro sporchi affari criminali, di popoli e territori che non siano abituati alla loro presenza ed al loro naturale contrasto.

Mi domando quanti sono i cittadini nati in Calabria che, in questo momento, stanno scalando le vette bancarie e finanziarie del nord.

Mi domando quanta redditività prodotta dalla maggiore azienda italiana per fatturato, la ‘ndrangheta, sia in questo stesso momento in cui vi scrivo, reinvestita nell’usura del sistema economico, bancario e finanziario del nord, al fine di corrodere dal di dentro, dal cuore del suo sistema propulsivo economico-finanziario, il nord.

Mai momento è stato più propizio di questo per aggredire il sistema-imprese del nord, avvinto da una crisi economica potente e da un immobilismo politico che non lo aiuta, e costretto alla violenza degli usurai dopo quella delle banche.

L’usura infatti, non è un crimine fine a se stesso, ma è un crimine che è propedeutico alla infiltrazione nei gangli vitali del mondo imprenditoriale sano, sostituendosi alla guida di quelle aziende che si sono troppo indebitate, troppo usurate.

Il nord è in grave pericolo, il nord deve reagire tutto, il nord, rappresenta per questo paese, l’ultima spiaggia della legalità.

E se il ministro Maroni è il capitano coraggioso che contrasta con le truppe della legalità questa infiltrazione inaccettabile, allora è con Roberto Maroni che deve stare la gente come me, anche venuta dal sud, ma fortemente intenzionata a difendere questa ultima spiaggia così pervicacemente ricercata per un futuro migliore da destinare ai propri figli, assolutamente decisa a dar battaglia alle organizzazioni mafiose su ogni terreno, su ogni condizionamento, su ogni violenza.

Da qui, non si passa.

Da qui, non si invade.

Da qui, in questa terra e in questa gente, le mafie non sono le benvenute.

Perchè è sempre più vero lo slogan che recita:

Padroni a Casa Nostra.

E non, servi di Cosa Nostra.

Questa è la nostra ultima spiaggia, questa è la nostra sfida, questa è la nostra scelta di vita.

Noi non ci piegheremo alle mafie, noi non saremo servi di nessuno.

Perchè il nome di questa spiaggia, è Libertà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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