Evasione fiscale ed incoscienza civile producono ingiustizia sociale

I dati resi noti dall’ultima stima sui redditi non dichiarati ai fini dell’Irpef e contenuta nel rapporto finale del tavolo sulla riforma fiscale fanno raggelare il sangue.

Lavoratori autonomi e imprenditori evadono in media più della metà delle tasse dovute.

Nel mondo dei redditi prodotti sugli immobili l’evasione fiscale supera i tre quarti del dovuto.

Nel mondo del lavoro dipendente sono quasi tre milioni i lavoratori irregolari.

Il quadro che ne esce è grave e preoccupante, un vero e proprio allarme sociale.

Nessun mezzo di informazione italiano sofferma la sua attenzione sul fatto che emerge preponderante in tema di contribuzione fiscale:

i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato, sono gli unici a pagare per intero la tassazione Irpef allo stato, poichè prelevata forzosamente, obbligatoriamente e coercitivamente alla fonte, senza alcuna possibilità e libertà di evadere il fisco in tal senso.

Peggio solo la posizione dei pensionati, che pare contribuiscano in misura addirittura superiore al dovuto: 7,7% in più.

L’ammontare del reddito prodotto in Italia ed evaso totalmente, l’indice della “economia sommersa”, viene stimato fra i 255 ed i 275 miliardi di euro, e composto per un 37% da lavoro non regolare.

Nulla si sa invece, sulle stime della evasione fiscale sui reddditi prodotti dalle attività illecite ed illegali delle organizzazioni mafiose e sul mancato contributo fiscale dei redditi prodotti dai delitti di corruzione, di usura e di riciclaggio.

Una dittatura feroce che sottomette lavoratori dipendenti e pensionati, una dittatura che crea una ingiustizia sociale intollerabile proprio nei confronti degli strati più deboli della popolazione, in specie se si guarda ai lavoratori dipendenti del settore privato, coloro i quali creano la ricchezza di cui il paese intero gode, con le proprie mani, con il proprio ingegno, con la propria fatica, con il sudore della fronte ed il sangue versato.

L’elevata pressione fiscale e l’assoluta mancanza di una coscienza civile in questo paese, hanno prodotto la più devastante delle dittature socio-economiche di tutti i paesi occidentali, cui va aggiunta la violenza inaudita e la competizione impossibile che lavoratori e imprenditori italiani subiscono dalle organizzazioni mafiose, di cui, la ‘ndrangheta, risulta essere la prima azienda italiana per fatturato.

Il popolo viene così spolpato vivo dal prelievo fiscale, scarnito dalle mafie, usurato dal mondo del prestito illegale, dissanguato dalla corruzione che devasta la pubblica amministrazione, massacrato dai cicli finanziari di un sistema bancario che non svolge alcuna funzione sociale, usurpato della casa da un sistema economico immobiliare che nega la funzione sociale della casa e nega l’83% della contribuzione fiscale sui redditi prodotti dal bene casa.

Una miseria sociale ed economica importante che proietta l’immagine di uno stato incapace di governare il paese reale, di difendere le stratificazioni sociali, economiche e del lavoro più deboli, di rendere efficace la macchina della pubblica amministrazione, di contrastare la corruzione politico-burocratica, di prevalere sulle mafie, di impedire l’usura.

Si potrebbe ben dire che la mission della identità statuale italiana abbia fallito i suoi obiettivi primari, senza alcun dubbio.

E la mancanza di una gravissima reazione popolare si legge fra una rassegnazione atavica di un popolo di lacchè e l’aspetto compensativo di una illegalità straordinariamente diffusa che produce comunque reddito a sua volta.

Lo stato italiano così dimostra di aver fallito in pieno ogni appuntamento con la fratellanza delle libere democrazie occidentali, rivelandosi nella realtà una feroce dittatura del popolo, asservito all’arricchimento illegale ed alla violazione costante e dominante della legge.

Ecco dimostrato che:

la coercizione statale della macchina burocratica viene applicata in modo maligno e selettivo nei confronti del popolo meno ricco;

la politica sindacale italiana ha prodotto i salari mediamente più bassi e maggiormente colpiti dal fisco di tutto il mondo occidentale;

la casta politica è troppo corrotta al suo interno per essere capace di cambiare questo stato di fatto che produce una ingiustizia sociale impossibile da sopportare;

la giustizia italiana non è argine sufficiente per garantire, almeno sul piano giudiziario, un recupero minimo sufficiente di dignità e di difesa degli interessi del popolo e del cittadino qualunque.

I poteri dello stato, in aperto conflitto fra loro, non esercitano il potere e la coercizione in favore del bene comune, mostrandosi invece evidente nella realtà, una tutela corporativa di caste incivili ed egoiste, corrotte e mafiose, che si impongono vittoriose sulla massa popolare, asservendola ed impoverendola costantemente.

Servizi pubblici inefficienti o addirittura sbarrati all’accesso dalla richiesta corruttiva, mostrano un distacco enorme fra lo stato di diritto ed il paese reale e collocano la casta politica, burocratica e sindacale italiana, all’ultimo posto nella graduatoria delle civiltà libere e democratiche.

Personalmente, mi rifiuto di credere che tutta questa situazione sia nata quasi “per caso”, credendo invece con assoluta fermezza al fatto che, lo stato di diritto, sia deviato dalle sue prerogative e nell’uso dei suoi poteri da corporazioni incivili, associate al solo fine di sottrarre ogni diritto ed ogni ricchezza al popolo italiano.

Questa visione personale, incontra la definizione di un ministro della repubblica italiana che ha definito questo stato di diritto e stato di fatto come uno “stato criminale”.

L’unica via di uscita da questa penosa condizione, è rappresentata dal varo immediato di riforme incisive e rivoluzionarie del sistema stato, della gestione dei suoi poteri, dell’equilibrio dei suoi poteri, dell’uso della forza e della coercizione da parte dei suoi poteri.

In questa dinamica riformatrice, si confronta la vera politica dalla politica delle corporazioni feudatarie e criminali che conducono il paese verso un pericoloso crinale di povertà e di ingiustizia.

O si varano subito le riforme oppure dovremo prepararci ad un futuro buio e freddo.

O si eliminano i fenomeni mafioso, corruttivo ed usuraio, ovvero il popolo sovrano dovrà affrontare l’inverno più rigido della sua pur breve storia.

Ed ora, potete festeggiare degnamente l’unità di uno stato che vi asserve e vi umilia senza difendervi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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