La dittatura della Casta e la schiavitù del Popolo Sovrano

Siamo in piena crisi economica, successiva ad un periodo di recessione.

La crisi economica è globale, così come la crisi finanziaria che l’ha provocata.

I paesi a democrazia avanzata, in rapida crescita economica e sociale ovvero i paesi civili del mondo occidentale sono in ripresa economica.

L’Italia no, recede ancora, ovvero è appena stabilizzata su di una crescita di poco superiore allo zero.

I fattori che sono alla base di questo andamento in controtendenza li conosciamo oramai a memoria:

una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, spesso corrotta, sempre parassitaria del sistema;

una pressione fiscale eccessiva;

una iperburocratizzazione che inibisce l’insediamento di nuove attività imprenditoriali;

una giustizia tardiva ed ingiustamente punitiva del sistema produttivo come del lavoro privato, che inibisce gli investimenti dall’estero;

una casta politica fannullona, parassita, corporativa, immatura, maleducata, incivile e corrotta;

un sistema statuale che nella sua forma di stato di diritto, non è sovrapponibile allo stato di fatto, ovvero a quel paese reale che non si sente rappresentato, tutelato e garantito dallo stato di diritto.

Potremmo andare avanti, sino a toccare la mafiosità dei sistemi, ma al fine della nostra escursione in questo paese della dittatura di casta e della schiavitù del popolo, possiamo fermarci a questa analisi.

Le aziende fuggono via dal paese, esternalizzando i loro impianti produttivi in paesi meno burocratizzati e corrotti del nostro, ed esportando nei paradisi fiscali i loro utili, così sottratti al fisco attraverso una massiccia evasione.

L’apparato pubblico continua ad erogare servizi non adeguati al grado di sviluppo del paese e continua a pesare in modo opprimente sulla spesa pubblica, proprio quella spesa che sta portando l’Italia alla rovina con un debito pubblico esorbitante.

I lavoratori dipendenti pubblici sono presenti in un numero superiore di sei o sette volte alla media europea, pesando gravemente sul bilancio statale, denunciando un assenteismo dal lavoro ingiustificato e contando su di una pressochè assoluta immunità dal licenziamento ovvero dalla decurtazione dello stipendio in caso di crisi, come accade in questi tempi.
Inoltre, i dipendenti pubblici rientrano nella categoria dei potenziali corrotti e corruttori insieme alla casta politica, essendo la corruzione originata da abusi e delitti commessi nell’ambito delle funzioni pubbliche, e non di quelle private.

I lavoratori dipendenti privati sono coloro i quali sorreggono le sorti del paese rappresentandone l’unico fattore produttivo autentico del mondo del lavoro, ma altresì esposti al licenziamento come ad una contrattazione del lavoro eccessivamente politicizzata e sindacalizzata, molto distante dalle loro reali esigenze.
Percepiscono gli stipendi più bassi della media dei paesi europei.

I lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, sono gravati di un enorme peso fiscale cui non possono sottrarsi, avendo la normativa italiana lasciata la possibilità di evadere facilmente il fisco alle attività autonome, imprenditoriali e societarie, ma proibendo punitivamente di fatto e di diritto l’evasione fiscale ai lavoratori dipendenti, che sono colpiti alla fonte ed in modo preventivo dal fisco.

Per tutti i motivi elencati il rischio di povertà aggredisce principalmente la categoria dei lavoratori dipendenti privati, in modo quasi esclusivo, colpendo così proprio la stratificazione sociale e del lavoro più produttiva e contestualmente più debole di tutte le altre.

Ecco in sintesi, quella che oggi possiamo definire come la dittatura della Casta dei Furbi e la schiavitù del Popolo Sovrano dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Schiavi a tutti gli effetti, privati anche della libertà di evadere il fisco, che di questi tempi equivale all’annullamento di un ammortizzatore sociale importante cui tutte le categorie su esposte possono accedere, tranne quella dei lavoratori dipendenti che pagano sino all’ultimo euro della tassazione imposta dallo stato.

Ecco dimostrato in poche parole come, lo stato italiano abbia ridotto in schiavitù quei cittadini che producono effettivamente quella ricchezza di cui tutte le altre categorie su elencate si soddisfano ampiamente, in un regime che potremmo definire “di esclusiva dittatoriale”, eliminando ogni logica e razionale ripartizione della ricchezza prodotta.

Ecco dimostrato che questo, non è un paese normale, non è uno stato democratico, non è una nazione civile.

Un moto popolare devastante e rabbioso, solo questo si merita questo paese snaturato e razzista nei confronti dei suoi concittadini più deboli e maggiormente produttivi.

Giovambattista Vico nelle sue parabole evolutive dei corsi e ricorsi storici, sarebbe una lettura interessante per le caste privilegiate e profondamente razziste che sfruttano un popolo in modo così indecente.

Il popolo è ignorante, il popolo è fesso, questo pensa questa casta arrogante e prevaricatrice.

Ma il popolo è anche quello che ha detto la parola fine a tutte le dittature di questo mondo.

Il popolo dei fessi e le caste dei furbi.

Il popolo dei lavoratori e le caste mafiose.

Il popolo delle rivoluzioni ed i patiboli sporchi del sangue dei furbi.

Uno scenario storico possibile questo.

Uno scenario storico che potremmo certamente definire come un “Déjà vu”, che è la sensazione di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

Appare vero in tutti e due i significati.

Una ispirazione sindacale, corporativa, rivoluzionaria e reazionaria potrà ricorrere storicamente per vedere di nuovo i treni italiani arrivare e partire in orario, per rivedere affermati i diritti dei lavoratori, per restituire le terre a chi le coltiva, per osservare stupiti una città costruita in cento giorni senza che alcuna mazzetta sia stata pagata?

Questo è il nostro destino?

Questo il nostro futuro?

Come?

Avete paura di una dittatura?

Perchè, questa che viviamo, non è forse una feroce e maligna dittatura della casta dei privilegiati?

Chi vivrà, vedrà.

Firmato:

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto l’Incorruttibile

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