La classe politica e dirigente del sud

Prendo spunto da alcune dichiarazioni del ministro Renato Brunetta che denuncia:
«Napoli cancro sociale per l’Italia».

Il tema è rovente e viene spesso silenziato, in onore di una omertà che non fa gli interessi dei napoletani.

Ma affrontarlo è un imperativo assoluto per coloro i quali cercano una soluzione alla famigerata questione meridionale, compresi gli ultimi (in ordine temporale) super difensori “di questo sud” come Gianfranco Fini e il napoletano Italo Bocchino.

Infatti, risulta evidente che non è difendendo “questo sud” che si difendono gli interessi del sud, salvo pratiche demagogiche, impossibili contorsionismi politici e quella politica ipocrita e furbetta che pretende di difendere questo sud.

E’ infatti comprovato che senza la presenza di una classe dirigente meridionale all’altezza dei compiti di gestione e di amministrazione delle realtà meridionali, sarà impossibile anche solo intaccare la questione meridionale, figurarsi risolverla.

Ed è nei fatti che la classe dirigente meridionale come la classe politica che gode prevalentemente del consenso elettorale nel meridione sia assolutamente incapace di governare un cambiamento, quale che sia.

E la dimostrazione che la mafia può essere sconfitta ed il fatto che questa vittoria dello stato venga incarnata da un ministro dell’Interno varesino, non deve offendere nessuno, tranne coloro i quali son vissuti all’ombra del potere statale e politico, tranne quella classe politica e dirigente che ha sempre fallito ogni appuntamento con la storia e rischia seriamente di perdere anche questa irripetibile ed unica occasione di svolta, di cambiamento epocale, di risoluzione definitiva della questione meridionale.

E che il federalismo fiscale sia uno strumento incompatibile con l’esistenza delle organizzazioni mafiose, è una realtà che va condivisa, sorretta ed incarnata dalla classe politica e dirigente del sud, che invece non perde occasione per attaccare il federalismo fiscale e ostacolarne in ogni modo l’avanzata.

Questo ultimo punto impone una riflessione seria sul ruolo e sull’azione della classe politica meridionale, che contrasta apertamente l’unica arma che ha il sud per rendersi finalmente libero e ricco, sicuro e ben governato:

il federalismo.

E una domanda sorge spontanea:

ma da quale parte stanno i politici del sud?

Quali interessi tutelano?

Quale utilità alle popolazioni meridionali offre la loro presenza in parlamento?

E quando le popolazioni meridionali insorgeranno contro questa casta politica e dirigente meridionale che non serve a nessuno se non a se stessa?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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