Il Patto di Ferro per il Federalismo

Sono passati ormai molti anni da quando Umberto Bossi, dichiarò che avrebbe fatto un patto anche con il diavolo in persona, per raggiungere l’obiettivo del Federalismo.

E questo patto fu giurato con Silvio Berlusconi, con Pier ferdinando Casini e con Gianfranco Fini.

In particolare, il patto sottoscritto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, prese il nome di Patto di Ferro.

E non a torto.

Le vicissitudini che si sono rincorse da quel momento ad oggi, sono state innumerevoli, importanti, talvolta dolorose, talvolta entusiasmanti.

Un susseguirsi incredibile di atti di fede, impeti coraggiosi, tradimenti, ferree volontà, volontà premiate, obiettivi centrati.

A questa lunga pagina della storia di questo paese, è sopravissuto solo il Patto di Ferro:

tutte le altre volontà, tutte le altre parole date, tutte le altre promesse di fedeltà, sono venute meno a causa di atti di mero egoismo, di protagonismo sfrenato, di improvvisi cambiamenti di rotta.

La battaglia politica si è fatta sempre più dura, a tratti violenta, coinvolgendo le stesse istituzioni ed il rispetto delle regole.

Ed è proprio la forza riformatrice che questo patto ha affermato e realizzato, il nodo di ogni contestazione, di ogni dibattito, di ogni tradimento.

Cambiare un paese che è sempre stato immutabile nella sua ancestrale corporazione delle caste, non è stato uno scherzo.

I caduti, non sono stati solo vittime politiche, ma anche vittime ammazzate, come fu per il caso Biagi e la riforma del mondo del lavoro.

Le resistenze al cambiamento di certa casta politico-burocratica, emergono quotidianamente in affondi distorsivi di ogni ruolo, di ogni regola.

Eppure, la Lega Nord, è sempre rimasta fedele al patto sottoscritto, leale a quella alleanza di governo che ha promesso la realizzazione del Federalismo.

Non si è piegata, non si è spezzata, non è implosa, nonostante tutto e tutti.

Dritta naviga in un mare tempestoso alla ricerca di soluzioni che supportino il fine ultimo, che garantiscano la riuscita di questo immenso impegno, prima umano e poi politico.

Un popolo in movimento ha sempre sorretto una leadership politica nella quale crede ciecamente, in un progetto politico da raggiungere con fini democratici in quella cloaca nauseabonda, che spesso si manifesta come agone politico.

Il pragmatismo leghista è stato la piattaforma attraverso la quale, il progetto federalista (e non solo quello) ha poggiato le sue fondamenta.

Fondamenta solide e coriacee, basi sulle quali si è sostenuta ogni azione di governo, ogni vento riformatore.

Più volte quel patto di ferro è apparso o si è voluto far apparire in crisi, così come accade in questo momento.

Mai però, le ragioni alle basi del dissenso interno al patto, sono state originate dalla Lega, la cui coerenza è sempre stata riconosciuta sia all’interno della maggioranza di governo, che al suo esterno.

Una linearità politica, una limpidezza nell’azione ed una fedeltà alla parola data che non trovano riscontro nelle pagine della sia pur breve storia della repubblica italiana.

Un esempio straordinario di impegno e di passione, di sforzo inaudito e di condivisione popolare.

Ancor oggi, le diatribe nate attorno alla partecipazione alle azioni militari in Libia, scuotono questo patto, richiamando alla coerenza degli impegni assunti, delle linee di governo affermate, della linearità dell’azione dell’esecutivo.

Ed è la storia dei nostri giorni, storia nella quale attenti e forse interessati osservatori, prevedono la fine di questo patto di ferro che ha sinora sorretto le sorti del paese.

Peccato che questi osservatori, tacciano sul fatto che non esista una alternativa valida a questo patto, come non esiste una opposizione capace di garantire quella continuità e quella stabilità che questo patto ha garantito, nel bene e nel male.

Nessun governo, nessuna maggioranza parlamentare resisterebbe a lungo, senza la presenza della Lega Nord.

D’altro canto, le questioni emerse nel braccio di ferro fra in ministro dell’Interno italiano Maroni e l’Unione Europea, pongono domande cui occorre dare delle risposte.

Perchè la UE si accanisce contro le scelte dell’esecutivo italiano?

Perchè Premier e Capo dello Stato navigano in controtendenza rispetto agli impegni presi dal governo ed al dettato costituzionale?

Cosa accade nei palazzi del potere romano ed europeo?

Le considerazioni in tal senso occupano la annosa questione della incapacità politica di certa casta italiana di difendere gli interessi del paese, favorendo spesso e volentieri scelte di dubbia utilità, e scambiando difesa degli interessi italiani con poltrone del potere europeo.

Storia vecchia questa, condizione che è stata sempre alle spalle di ogni fallimento italiano, sia nelle politiche interne che in quelle esterne al paese.

L’impressione che si si aperto un dualismo politico nel governo, sembra prendere piede ogni giorno di più, sia pur da considerare nel calore eccessivo di una campagna elettorale infuocata.

Da una parte, la Lega ed i suoi uomini di governo ed i suoi parlamentari a tutela e difesa degli interessi italiani, mentre dall’altra parte, si esibisce la solita furbizia di casta, orientata esclusivamente a mantenere il proprio ruolo di potere, le proprie poltrone, le proprie prerogative come pure i propri privilegi, anche a danno del popolo sovrano.

Il quadro all’interno del quale si muovono le questioni politiche italiane, sembra essere racchiudibile in questi termini.

Cosa accadrà?

Il pragmatismo leghista è tutto orientato a risollvere i problemi che altri pongono continuamente.

D’altro canto le ultime scellerate scelte del premier, sembrano porre ostacolo a qualunque pragmatismo, mettendo in forse il patto stesso che lo lega a Bossi.

La domanda da porsi è questa:

sino a che punto Silvio Berlusconi è ancora da considerare un alleato capace di garantire la realizzazone del Federalsimo ed il mantenimento di una politica governativa coerente con gli impegni presi con la Lega?

E’ ancora Berlusconi la strada attraverso la quale raccogliere il frutto di tanto impegno ovvero è Berlusconi stesso, divenuto un ostacolo a questo obiettivo?

Il punto da considerare è solo questo.

Se la fuga in avanti del cavaliere rientrerà nell’alveo del patto di ferro, tutto potrà tornare ad una condizione che garantisca la continuità e la stabilità del governo.

Altrimenti, le proiezioni che uno scioglimento di questo patto prospettano, sono tutte da verificare, in goni caso.

Non conviene a nessuno degli attori di questo braccio di ferro, scomporre l’attuale maggioranza di governo, come pure non conviene al paese.

D’altro canto, occorre rispettare alcuni passaggi che non sono nemmeno stati epslorati, al momento.

Il gioco è aperto.

La Lega, come al solito, gioca a carte scoperte.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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