Il governo dell’antimafia e la finta crisi politica

Appare singolare la posizione del gruppo parlamentare dei finiani, i quali raccolgono la gran parte del loro consenso in quei territori ove la mafia è nata ed è più forte e radicata: il meridione.

Il distacco dalla maggioranza di governo dei finiani corrisponderebbe alla nuova posizione assunta da Fini verso la questione morale e nel quadro di un maggiore contrasto alla criminalità organizzata, la mafia.

Ma si può uscire da una maggioranza di governo e dal governo che più ha contrastato le mafie in tutta la storia della repubblica italiana e dare come unica giustificazione proprio la questione morale delle connessioni fra mafia e politica?

Se il premier Berlusconi e la maggioranza di governo che lo sostiene, ottengono straordinari risultati positivi proprio nel constrasto alle mafie, perchè i “difensori del meridione” nella maggioranza si distaccano?

Quale meridione difendono codesti signori politici?

Quello che questo governo cerca disperatamente di salvare o quello che lo vede definitivamente ostaggio delle mafie?

Spesso, nelle chiavi di lettura della politica italiana, bisogna ben distinguere dalle altisonanti dichiarazioni dai veri scopi e fini delle parti politiche in campo, per comprendere meglio posizioni, obiettivi e schieramenti.

E lo schieramento cui aderiscono oggi i finiani è ricco, anzi ricchissimo di formazioni politiche che prendono voti quasi esclusivamente nel sud, poprio in quelle regioni in cui le mafie sono più forti e radicate, proprio in quelle regioni dove le mafie hanno dimostrato di controllare il voto ed il consenso elettorale, proprio in quelle regioni dove questo governo ha avviato una operazione di pulizia materiale e morale mai vista prima d’ora, riconosciuta e riconoscibile come tale dentro e fuori i limiti nazionali.

Sintetizzando, la riflessione cui nessuno in questo paese attanagliato dalle mafie può sottrarsi è questa:

se per la prima volta un governo riesce a spazzare via le mafie dal territorio ed a sequestrare le immense ricchezze rapinate alle aziende e alle famiglie del sud dalle mafie, perchè proprio in questo momento storico e non in un altro, parte della maggioranza di governo che trae il suo consenso quasi esclusivamente nel sud, decide di abbandonare il governo e tradire i patti elettoriali ed il programma?

Perchè i finiani oggi si alleano con forze politiche come l’udc, che hanno governato regioni come la Sicilia con uomini come Salvatore Cuffaro, detto Totò, pluri-indagato ed anche condannato per reati riconducibili ad una gestione della cosa pubblica sospettata di favorire la mafia siciliana?

Quale valore ha questo comportamento di fatto che contrasta fortemente con le altisonanti ed ideali affermazioni di moralità e di libertà di Gianfranco Fini?

Quale è il punto del programma di governo che più di altri ha irritato i finiani?

Forse quel Federalismo Fiscale che aumenta il grado di responsabilità amministrativa verso il basso, che impedisce lo spreco del danaro pubblico, che tende ad ottimizzare i servizi offerti al cittadino in relazione al loro costo economico ed alla qualità espressa?

In una parola, quel federalismo Fiscale che impedirebbe l’accesso al potere locale ad amministratori incapaci o peggio, favoriti dalle mafie, di avere una spesa incontrollata e oscura, di abusare del potere politico in cambio di voti e di consenso elettrorale?

E nn è forse questo tradimento del giugno 2010 figlio di quel tradimento del giugno 2006 nel quale proprio Alleanza Nazionale fece mancare voti e impegno al referendum sulla devolution?

Perchè ogni qual volta si intende riformare questo paese, diminuire in termini di numeri e di costo il peso della politica, rendere più efficente l’amministrazione a livello regionale e locale, i politici di questo “strano fronte del meridione”, tradiscono i patti elettorali e attentano alla sopravvivenza del governo?

Quale è la questione meridionale in questo contesto?

Quale è la questione morale in questa condizione?

Vi lascio con un abuso letterario, che offre migliori condizioni di comprensione immediata di quel che sta accadendo nella politica italiana, in questo momento:

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse mafia, le riforme sprofonderei.

Non dirmi parole:

dimmi cosa fai,

e ti dirò chi sei.

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