Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, le mafie e la credibilità italiana

Giulio Andreotti dinanzi alla Commissione per le Autorizzazioni a Procedere che voterà la richiesta dei giudici di Palermo di sottoporlo ad indagine per associazione mafiosa:

“Io mi sono trovato in tanti anni ad avere una rappresentanza internazionale.
Un paese che si lasciasse prendere per il naso da un referente della mafia non acquista credibilità di fronte all’opinione pubblica all’estero.
Quello che accade, non getta discredito solo su di me.”

La credibilità italiana, ridotta oggi al lumicino, è stata definitivamente compromessa dall’agire di Giulio Andreotti come da quello di Silvio Berlusconi, anch’esso più volte sospettato od indagato di essere compromesso con le mafie.

La verità è che la mafia ha sempre governato questo paese e lo ha fatto con il condizionamento elettorale, con il ricatto, con l’estorsione.

La verità è che sino a quando resteranno in questo paese regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania, uomini dalla smisurata ambizione personale malcelata sotto le mentite spoglie di un amore divino per il bene comune come Andreotti o come Berlusconi, troveranno il modo di raggiungere il potere con i voti controllati dalle mafie.

La verità è che sino a quando resteranno in questo paese regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania, questo non sarà un paese libero ed i suoi cittadini non vivranno in una autentica democrazia, vissuta in piena libertà di scelta.

Quella in cui viviamo, è la dittatura delle mafie.

Questa è la verità, piaccia o non piaccia.

Quando pensate alla verticale caduta di credibilità nei confronti dell’italia, dello stato italiano, della società civile italiana, del governo italiano, del Made in Italy, dovete pensare alla presenza delle organizzazioni mafiose e della loro enorme influenza sul governo del potere pubblico, sulla amministrazione della cosa pubblica.

Non per niente, le mafie vengono anche denominate l’anti-stato o Cosa Nostra:

esse sono antitetiche alla esistenza di uno stato democratico della cosa pubblica.

La verità e che sino a quando resterà in vita anche un solo mafioso, questo paese non sarà un paese civile, ne tanto meno, normale o democratico.

La verità è che uccidere un mafioso, non dovrebbe essere un reato, ma un dovere civico e civile.

Ed ora, ammazzatemi pure:

Sarà sempre meglio che dover sopportare questa quotidiana e storicamente affermata infamia mafiosa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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