Fini: una politica irresponsabile

Gianfranco Fini continua ad abusare del suo ruolo super partes di presidente della Camera dei Deputati per lanciare attacchi politici finalizzati a difendere la sua immagine personale profondamente offuscata da vicende mai veramente chiarite che vertono su responsabilità politiche e personali che nulla hanno a che vedere con la terza carica istituzionale.

Ma senza entrare nel merito, cerchiamo di leggere attraverso le continue dichiarazioni di Fini, l’obiettivo primario politico del suo tradimento.

Piacenza – 24 settembre 2010
”Non capire che oggi l’unico settore in cui bisogna inevitabilmente investire e’ quello dell’educazione e della scuola significa avere una visione di corto respiro”.

La scuola italiana dispone di 1.500.000 di addetti, di cui il corpo docente, rappresenta una buona metà dell’intero (circa 700.000 docenti) e produce la più bassa qualità formativa dei paesi coccidentali, sia in entrata che in uscita.
Probabilmente gli investimenti invocati da Fini, puntano ad aumentare ancora il numero delle assunzioni nella scuola.
Dimentica Fini, di dire che la scuola italiana è già “il più grande datore di lavoro d’Europa” e che un ulteriore aumento degli addetti in questo settore, non porterebbe certamente a radicali cambiamenti ne’ a investimenti su un futuro che “questa scuola”, non garantisce e non può garantire.
Forse le segreterie politiche di quei partiti che sventolano sotto il naso dei disoccupati e dei precari del settore scuola la possibilità di ottenere il tanto agognato “posto fisso”, avranno un qualche interesse a concentrarsi solo su questo aspetto del problema-scuola, cercando così di ottenere un sin troppo facile consenso elettorale del mondo del precariato.
Sintetizzando, l’intervento di Fini sul tema della scuola resta privo di una soluzione politica, di una proposta che consenta un aumento della qualità scolastica, sia in senso stretto che in senso lato, ma si concentra solo sulla facile demagogia che punta ad alimentare le false speranze di stabilizzazione dei precari e di chi cerca un posto di lavoro in questo settore, aumentando ad arte il contrasto ed i dissidi in atto fra parti sociali e governo, quel governo che invece una riforma scolastica interessante la sta varando, riforma che, vale la pena ricordare, ottenne il voto favorevole di Gianfranco Fini e dei suoi seguaci.
Ancora una volta bisogna sottolineare come “certa politica” sia del tutto irresponsabile ed ipocrita rispetto ai problemi dle paese, a tutto vantaggio della propria parte politica e a tutto danno della collettività.
Non si può irresponsabilmente chiedere a questa disgraziata scuola di divenire l’inceneritore del problema del precariato:
non si attenua un problema del paese aggravandone irrimediabilmente un altro.

Piacenza – 24 settembre 2010
“Il futuro è l’Europa, non la Padania”

L’avversione della terza carica istituzionale nei confronti del nord del paese emerge senza vergogna da questa dichiarazione che è sbagliata, in tutti e due i sensi.
Il futuro è l’Europa?
Ma l’Unione Europea vive una profonda crisi politica che vede il nucleo storico delle sue nazioni prendere sempre più le distanze dall’indirizzo politico europeo.
La dissennata politica di infarcimento del settore pubblico di assunzioni e la politica di pensionamento in età giovanile prodotta dalla Grecia la stanno pagando tutti i cittadini europei, i cui governi criticano la sovrastruttura europea che impone al suo nucleo storico di accollarsi l’onere economico-finanziario di queste scellerate scelte.
La frattura che questa condizione crea, mina l’esistenza della UE e la sua stessa sopravvivenza futura.
Poichè se l’Italia continuasse in una dissennata politica di assunzione clientelare in settori strategici come la scuola, dovremo mettere in conto un crack dei conti pubblici italiani simili a quello greco.
L’Europa di cui parla Fini è quella che paga il conto di una cattiva gestione politica.
L’Europa reale è quella che rifiuta questa visione “solidaristica” che consente ad alcuni cittadini europei di avere un comodo e facile posto di lavoro pubblico e di andare in pensione a 53 anni, mentre impone ad altri cittadini europei di andare in pensione a 60 o 70 anni dopo una lunga vita lavorativa nel settore privato, pagando di tasca propria lo stile di vita facile e comodo di quegli altri.
Questa visione europea è fallimentare ed è in aperta crisi.
Il futuro non è la Padania?
Beh, allora l’Italia non ha futuro, in quanto la Padania rappresenta la fonte primaria di benessere e di ricchezza italiana.
L’Italia senza la Padania non esiste.
La Padania senza l’Italia esiste.

Ecco dimostrato in poche righe, come la politica di Fini sia una politica perdente e pericolosamente indirizzata contro la tutela degli interessi di famiglie ed aziende italiane, tutte prese nel difendersi da una crisi economica temibile e terribile, crisi aggravata da una crisi politica e di governo di cui tutte le responsabilità, vanno addebitate al signor Gianfranco Fini.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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