Degrado a Foggia: la scuola tutela i bulli

Stamane, come tutte le mattine, mi reco a scuola a prendere all’uscita il mio terzo figlio di anni otto.

Lo trovo piuttosto agitato in compagnia di un suo compagno di classe che piange disperato appoggiato al muro perimetrale interno della scuola, dentro il limite del cancello di ingresso.

Il ragazzino piange a dirotto e mi viene spiegato che un loro compagno di classe ha percosso per ben due volte la testa di quel malcapitato bambino contro il muro della scuola.

Comprensibile il pianto e ancor più comprensibile la rabbia, visto che nessuna giustificazione è rivolta ad un tale atto di violenza gratuita.

Avviso un impiegato della scuola e lo faccio venir fuori a rendersi conto di quanto accaduto e fare la conta del danno.

E siamo alle solite.

Infatti il bimbo violento fa parte di un terzetto di agitati e violenti scolari che danno noia e provocano violenze quotidianamente in quella classe e in quella scuola.

Arrivai al punto di chiedere alla dirigente scolastica un incontro con i genitori di quei tre scatenati senza educazione e senza rispetto per il prossimo.

Ma dopo tre mesi, non si sa nulla di quell’incontro.

Intanto (forse proprio a seguito di quella mia richiesta-lamentela), mio figlio viene allontanato dal terzetto che lo percuote ogni giorno, lo deruba degli strumenti didattici e in pratica, lo mobizza.

Anche il terzetto viene smembrato e diviso nella classe nella speranza di ottenere qualche risultato positivo.

Invece, le insolite azioni da bulli non cessano, anzi, aumentano in spessore e ardimento.

Mi racconta la madre di una piccola e sfortunata bimba (che ha sostituito per un periodo mio figlio nell’essere oggetto delle violenze da parte del terzetto malefico) che sua figlia, come l’intera classe, ha dovuto assistere allo “spogliarello integrale” da parte di uno dei tre eroi, insolito striptease che è poi continuato per i corridoi della scuola. In un precedente episodio la medesima bimba fu spinta dal medesimo bullo e nel cadere ha sbattuto violentemente contro uno spigolo procurandosi un vasto ematoma nella regione dell’orecchio con probabile trauma cranico e conseguente vomito della piccola. Ma a scuola, nessuno aveva visto niente.

Anche la collega-genitore si lamenta con la dirigenza scolastica ricevendone una risposta alquanto smarcante:

“e cosa vuole fare signora: mica possiamo discriminare questi ragazzi?”

Così, la sorprendente risposta delle istituzioni scolastiche cittadine impone il discrimine a tutti gli scolari diversi dai bulli, piuttosto che imporre, proporre ed educare comportamenti differenti ai bimbi ed educativi ai genitori, sempre colpevoli dei difetti comportamentali dei figli.

E poi hanno anche il coraggio di lamentarsi del profitto scolastico di mio figlio:

posso solo immaginare con quale “serenità didattica” si svolgono le lezioni all’interno di quella classe!

Immagino anche che, a valutare il degrado ed il disagio che circola liberamente ed indisturbato nella città, all’interno delle scuole la proporzione possa essere facilmente quanto dolorosamente calcolata.

Lungi dal voler dare addosso la croce al corpo insegnante e dirigente delle scuole foggiane e ad esclusione del dovere-diritto delle famiglie a produrre figli normali e non elementi violenti, mi domando però quale educazione proponga una scuola che accetta una così evidente e gratuita violenza, senza comminare punizioni ai comportamenti negativi (la mia prima insegnate scolastica si chiamava Italia e usava come metodo didattico la bacchetta di legno, un eccesso ovviamente, ma che serve a provocare una riflessione rapportata ai nostri giorni).

Nelle scuole britanniche (laddove la civiltà è diversa dalla nostra) al momento della iscrizione, i genitori vengono richiesti di sottoscrivere se intendono consentire “metodi didattici manuali” (ceffoni, strigliate e tirate di orecchie) nell’insegnamento educativo del proprio figliolo/a.

Io non so se questo paragone-provocazione può condurre a risoluzioni utili al nostro caso-limite, ma certamente risveglia in me alcune domande:

1 -l’approccio, la selezione, l’amore per il proprio lavoro, la metodologia e la strumentazione didattica nell’insegnamento scolastico è adeguato, equilibrato e giusto?;

2 – è consentito un tale degrado nei rapporti e nei ruoli tanto da essere addirittura giustificato se non addirittura protetto e tutelato?;

3 – la violenza gratuita, non ha mica aspetti di rilevanza civile e penale?

4 – se io spacco la faccia e faccio saltare tutti i denti dalla bocca del genitore di un bullo che rompe la vita di mio figlio, sarò allora io a subire le “ire della legge”?

Beh, se così è, allora ricevete il mio più sentito vaffa:

questa non è una società civile, ma una associazione a delinquere finalizzata alla tutela dei caini a danno degli Abele.

Capirai poi quando ci ritroviamo questi maldestri violenti a ricoprire una carica, una funzione o un (pre)potere pubblico.

Ma tranquilli, è tutto sotto controllo, non è successo niente.

Così si risolvono i problemi a Foggia:

ignorandoli.

“e cosa volete: mica possiamo discriminare questi violenti?”

Nella speranza di aver offerto un utile momento di riflessione a chi impone il silenzio a chi osa lamentare condizioni di selvaggio disagio e totale degrado civile, saluto distintamente solo gli attori civili di questa commedia alla foggiana.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

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