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Questa è la vita, questa è la morte

domenica, 1 novembre 2015

Si nasce, si cresce, si da per scontato l’aiuto dei genitori.

Arriva il giorno in cui ne perdi uno o rischi di perderlo.

E ti si apre una realtà ben diversa davanti:

non ci saranno per sempre, non saremo adolescenti per sempre.

Quando li perdi entrambi, capisci cosa è la morte e comprendi cosa è la vita.

In tale sconquasso emotivo puoi perdere la bussola, credere che il tempo a disposizione sia poco, puoi agire per il male per soddisfare le esigenze personali, nella dimensione in cui “tanto, la vita è breve, dobbiamo cogliere quanto più possibile”.

Forse questa inclinazione era latente, forse no, forse era scritto che si sarebbe percorso la strada dell’incoscienza e della irresponsabilità, scusati e giustificati da una vita “troppo breve”.

Forse è solo una questione genetica o di carattere o di educazione.

Io credo che sia una scelta, oscurata al cuore e alla mente da numerose giustificazioni palliative autoindotte.

Io credo che si scelga in ogni caso.

Io credo, appunto.

E la vita è tutta qui:

credere.

Devi credere che la vita umana sia intelligente e debba essere regolata e vissuta in maniera intelligente.

Poi ti guardi intorno e vedi il nulla, il vuoto, vedi tutto, tranne la presenza di una intelligenza.

I furbi si credono intelligenti, gli stupidi si credono intelligenti, gli scaltri si credono intelligenti, gli arrivisti e gli scalatori sociali si credono intelligenti.

Ai miei occhi non è così.

Credo di sapere cosa sia l’intelligenza, credo di averla incontrata e in modo traumatico, da vicino, molto vicino.

In quinta elementare il mio maestro, stanco della mia irrequietezza e disattenzione mi invia al medico scolastico che si rivolge a sua volta ad un collega psicologo per una valutazione del caso.

Sono stato sottoposto a test su test:

QI per l’intelligenza e test di valutazione e misurazione della cosiddetta seconda intelligenza, la fantasia.

Il risultato fu comunicato ai miei genitori, oltre che al mio maestro (bravissima persona, devota al suo lavoro, mai in congedo per malattia: era al lavoro, al suo posto a scuola anche quando divenne padre).

L’intelligenza risultava essere quella media di un diciottenne (io avevo nove anni in quel tempo) e la fantasia sfuggì ad ogni valutazione e misurazione:

fu definita come “non misurabile”, “infinita”.

Fu un trauma.

In quei tempi, ogni diversità era guardata con sospetto, una grande diversità veniva quindi celata, nascosta, quasi con vergogna.

Ho vissuto dimenticando quel trauma, nascondendolo, quasi come fosse una colpa.

Ora che l’esperienza mi aiuta a capire, a comprendere, a misurare e valorizzare la mia persona con il mondo circostante, con gli altri diversi da me, oltre me, intorno a me, ora che ho un lume che illumina il buio, mi accorgo che non sono io ad essere cieco, ma gli altri a vivere al buio, costringendo in questo buio anche me.

Oggi che ho perduto mio padre, dopo aver perduto mia madre in modo lento e traumatico (quattro tumori in ventisei anni), mi sento libero dai pesi, dal dovere del silenzio, mi sento libero da una colpa che non ho, ma che ho pagato come tale.

Rifletto, valuto, ricordo.

E mi domando:

perché sono così come sono?

Qual’è il destino di una persona come me, in un paese come questo?

Come può una intelligenza imprigionata esprimere tutta se stessa all’interno di una educazione severa, un imprinting di umiltà assoluta, in un sistema dove vince la violenza, la furbizia, la prevaricazione, l’amore per l’illegalità, la devozione per caino e l’odio per Abele?

Come posso usufruire della mia capacità di prevedere il futuro grazie alla facoltà di valutare molto rapidamente scenari che sfuggono ai più, alla capacità di razionalizzare tutto, anche e soprattutto la vita e la morte?

Io non ho paura di morire o di come morire, ma temo di aver paura di vivere.

In effetti non è paura, ma rigetto:

non competo con chi non sa nemmeno quel che dice, non ha idea delle conseguenze di quello che fa o non fa, di quello che ritiene essere il giusto.

Non perdo il mio tempo a spiegare a chi non capisce o non vuol capire:

ho imparato che è del tutto inutile, ma anzi, dannoso, controproducente.

Non perdo il mio tempo con una umanità di incoscienti e irresponsabili.

Ma li capisco:

un trauma emotivo come quello che io ho raccontato può inibire l’emersione della personalità adulta, di una coscienza evoluta, di una capacità di credere.

Credere, appunto.

E torniamo al credere.

In cosa credo?

In passato ho creduto nella umanità, in un umanesimo fatto di bene, responsabile e maturo, inesistente nella realtà.

Ho combattuto per questo credo, ed ho perso il mio tempo, ho perduto:

questa umanità è risibile, ridicola, malfatta, malata, incapace di andare oltre se stessa, di crescere, di credere.

L’oltre umano, il super umano, quella filosofia tanto avversata da una umanità incapace di prendere coscienza dei propri limiti e di SUPERarli è cosa respinta al fine di giustificare il loro essere limitati, valorizzare il loro modo di essere.

Comprendo che la mia esperienza e la mia testimonianza di vita provano l’inutilità di lottare ad armi pari con tanta stupidità e furbizia.

Il dialogo è l’unica arma dei limitati per controllare esseri superiori, per avere ragione della ragione, per dare torto al vero.

Quindi, il dialogo è la morte dell’impegno per quelli come me.

Come?

Sono un razzista?

Non esistono gli esseri superiori?

Siamo tutti uguali?

Ecco l’attacco, ecco il mobbing verso chi non è come loro, ecco la criminalizzazione della ragione incarnata, della intelligenza superiore.

Comprendo altresì che, un leader che possa avere capacità superiori non potrà mai trovare incarnazioni capaci di realizzare le sue visioni, le sue ragioni, i suoi progetti.

Comprendo i limiti che impediscono a questa umanità di SUPERare se stessa.

Ma non la giustifico, affatto.

Per quanto stupidi, essi “sentono” quale sia la verità.

La nascondono, la celano, la attaccano, ma non possono evitarla.

Sono talmente stupidi da non capire che sono essi stessi a provare quel che dico quando mi attaccano, che valorizzano ciò che criminalizzano.

Per loro esiste un solo modo per realizzare una nuova umanità, una nuova illuminazione, una nuova evoluzione:

credere.

Qualcuno salterà alle conclusioni e pontificherà:

“credere, obbedire, combattere”, lo abbiamo già conosciuto questo sistema!

Infatti:

non esiste un periodo in cui questo paese è cresciuto paragonabile a quello in cui il popolo credeva, obbediva, combatteva.

Basta tirare una linea prima e dopo quel periodo per accorgersi che l’Italia la fecero i massoni, ma gli italiani e il sistema italiano lo crearono i fascisti.

Ogni singolo atto umano contemporaneo è infatti regolato e vissuto secondo i fondamenti dettati dai latini e dettati dal fascismo.

Non lo sapete?

Informatevi, poiché il deficit intellettuale può essere compensato con la conoscenza.

Ma studiare è del tutto inutile, quando ogni cosa è governata dalla corruzione materiale e morale e non dal merito.

Basta entrare nel giusto gruppo umano per non aver timore della galera, della punizione, dell’errore umano eretto a dogma assoluto.

Basta avere la giusta tessera in tasca e la laurea, la carriera e il successo sono garantiti.

Basta accettare il dialogo per essere vincenti, quel dialogo che serve solo ad uccidere l’intelligenza, la ragione.

Questa è la vita.

Questa è la morte.

Io non so cosa farò.

Ma so benissimo cosa c’è intorno a me:

poco o nulla di utile ad un futuro migliore.

E questo, ha più a vedere con la morte che con la vita, essendo la morte l’unico limite alla vita, essendo questa umanità un limite alla sopravvivenza di se stessa.

Lobby di furbetti approfittano di questa condizione e raggiungono il potere, in qualche modo.

E come essi usano quel potere è la più grande prova della loro inutilità:

usano il potere per conservare il potere e non per impedire le crisi e risolvere i problemi.

Perché se risolvono i problemi della umanità, si domandano, perché l’umanità dovrebbe consegnare loro ancora il potere per perpetuarlo?

Questa è la vita.

Ed è uno schifo invivibile.

Il Welfare, la Crisi, la partitocrazia e Super Mario Monti

martedì, 10 aprile 2012

Il welfare italiano è tutto da rifare, poiché pieno di privilegi arroganti per i furfanti e totalmente privo di diritti per i cittadini:
siamo in pieno medioevo, ed in questa cosa, Monti non c’è.

Ma c’è invece tutta la partitocrazia che, invece di difendere famiglie ed aziende si è definitivamente compromessa in una Questione Morale Infinita, senza soluzione di continuità.

Qualcuno dice che in italia le leggi le fanno i fuorilegge.

Può darsi.

Certo è che questa casta politica, burocratica, partitocratica e sindacale rappresenta un freno potente contro ogni forma di liberalizzazione e di riforma in senso progressista.

Una sorta di coagulo di sottosviluppati trogloditi riuniti in caste abusa del potere pubblico a fini di arricchimento personale tramite la difesa ad oltranza, anche contro gli interessi dell’intero paese, di uno status quo impagabile da qualunque popolo civile, da qualunque comunità sociale.

In tutta questa follia incivile e mafiosa, il cambiamento è sempre stato punito, invece della dovuta punizione al male oscuro del paese.

Così sono caduti Benito Mussolini, Aldo Moro, Bettino Craxi, Umberto Bossi.

Ognuno di loro, con volontà, obiettivi, modalità, effetti e prassi differenti ha tentato il cambiamento.

Ognuno di loro è stato politicamente ucciso per aver cambiato lo stato o solo per aver tentato di farlo.

Cosicché, in questo paese mafioso, usurato ed assai corrotto, “i peccatori” si salvano sempre, attraverso la loro cancerogena infiltrazione dello stato e di quei poteri che dovrebbero contenere gli eccessi e gli errori del potere politico (informazione, magistratura, sindacati, parti sociali, etc), mentre chi tenta il cambiamento “in meglio”, viene pomposamente redarguito con il solito: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Se rubi poco ovvero rubi senza essere autorizzato dal consociativismo delle caste mafiose, vieni scandalosamente additato come il solito moralista preso con le mani nel sacco.

Ma se rubi con il metodo mafioso consociativo, allora sei dei loro, e qualcuno farà la telefonata giusta al giudice giusto, per salvarti, o per ammazzarti, a seconda della convenienza del momento.

Ma, queste caste mafiose così attaccate alle poltrone del potere pubblico non molleranno mai la presa.

Occorre una nuova politica che chiuda il rubinetto delle carote ai membri di queste caste mafiose e lo apra in favore di cittadini lavoratori, delle famiglie, delle aziende.

Occorre un bastone per questa gente, non una carota, ma un lungo bastone nodoso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

E venne (tornò) il tempo del Bastone

venerdì, 6 aprile 2012

L’incuria di decenni non potrà mai essere salvata da qualche misera vittoria riformatrice passata nel tritatutto della casta politica italiana.

Meglio poco che niente.

Questa è la politica del premier Mario Monti.

Realisticamente il Super Mario italiano si accontenta di raccogliere quel che può nel mare magnum del bizantinismo all’italiana, dopo decenni di democrazia bloccata e di immobilismo voluto e ricercato dalla casta politica, sindacale e burocratica italiana (l’uso del singolare è voluto: sono la stessa casta, non tre differenti e diverse).

Molto più realisticamente si può e si deve fare i conti con un paese che rifiuta ogni cambiamento ed ogni avanzamento sociale, civile, economico e politico.

Preferiscono le truffe al duro lavoro quotidiano, perché barattano e valutano il misero costo di un processo penale senza alcuna conseguenza effettiva punitiva, con l’arricchimento veloce e verticale che offre il mondo del malaffare, della illegalità diffusa, della corruzione, della evasione fiscale, dell’usura e della mafia.

In Italia, è stato reso troppo conveniente rubare ed estorcere, truffare e frodare.

Ed ora è forse troppo tardi per ogni rimedio, in specie, se intralciato da una classe dirigente impronunciabile, innominabile, insidancabile, ed impunibile.

E allora, nasce l’esigenza di affrontare la realtà e realizzare che il tempo della carota è finito.

Questo, è il tempo del Bastone, questo è il tempo della applicazione della forza sociale contro il caos voluto dalle mafie.

E tornò il tempo del Bastone e dell’Olio di Ricino.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ritorno al Futuro

giovedì, 5 aprile 2012

Mi guardo intorno e vedo una stanza, la stanza dove ho vissuto da solo negli ultimi quattro anni.

E sono ben sei anni che sono lontano dalla mia famiglia, senza uno straccio di vita sociale, alla caccia di chissà cosa, alla mercede di chi non sa cosa fa.

Fuggito da un male divenuto oggi ancor più forte e all’inseguimento di un sogno che si è invece infranto.

Non ho più un posto dove andare, ne un motivo per restare.

Mi è rimasta una sola cosa, l’unico bene della mia vita.

Andrò da loro, da mia moglie, dai miei figli.

E quel che non ho avuto il coraggio e l’egoismo di fare per me stesso, lo farò per loro.

Io cambierò questo paese.

O cadrò nel tentativo.

Ma non cadrò da solo:

non lascerò nulla dopo di me di impunito o di impunibile, o peggio ancora, di intoccabile.

No, io non cadrò inutilmente.

Poiché Io sono stanco di avere sempre ragione e di restare in ogni caso inascoltato.

Oggi finisce il tempo delle parole.

Oggi, inizia il tempo del bastone.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Salve a te, Vecchio Uomo – Hail to you, Old Man – Heil dir, alter Mann

giovedì, 5 aprile 2012

Un tributo per un vecchio uomo.

Un giorno saremo tutti dei vecchi uomini.

Un giorno faremo tutti scelte da vecchi uomini stanchi.

Io non penso per me.

Ma, mai dire mai.

Per chi non è me.

Addio, vecchio uomo.

Salve a te, Vecchio Uomo.

Hail to you, Old Man.

Heil dir, alter Mann.

“Vecchio uomo guarda la mia vita

assomiglio molto a ciò che eri

vecchio uomo guarda la mia vita

assomiglio molto a come eri tu”.

Neil Young, Old man – 3:22
Album: Harvest (1972)

La cioccolata, la merda e lo sviluppo

sabato, 31 marzo 2012

Perché l’Italia non trova la strada per uno sviluppo che sia umano, politico, economico e finanziario?

Perché in questo paese la cioccolata ha deciso di non condividere più la merda.

Se chi ha responsabilità di governo non elimina la merda dal paese, la cioccolata o si isola e se ne frega, o se ne va in altri luoghi dove la cioccolata venga ricompensata da cioccolata e non da merda e dove la merda, non venga pagata come cioccolata.

Ed è tutto qui, tutto in questa svista l’empasse del paese, una svista che confonde i sensi:

stesso colore, ma non lo stesso sapore ed odore.

La casta politica ha il dovere di agire eliminando questa svista prodotta da un eccesso di benessere che ha privilegiato la merda, e non può ne deve chiedere maggiore partecipazione e coesione sociale ad una cioccolata ormai distaccata ed isolata dai maltrattamenti ricevuti.

La casta politica deve agire, deve ricondurre la cioccolata ad elemento principe da assaporare e deglutire e la merda a mero escremento da defecare.

Altrimenti è tutto inutile.

Altrimenti lo sviluppo non potrà insediarsi un un paese in cui si è commesso un grave errore di valutazione che si pretende paghino cioccolate estere e nazionali.

Non si può pagare la merda al prezzo della cioccolata e pretendere di pagare la cioccolata ad un prezzo di merda.

E men che meno, si può pretendere una fusione ed una coesione fra merda e cioccolata, poiché la cioccolata preferirebbe fuggire piuttosto che essere disciolta in un cesso.

Ed è tutta questa merda che frena lo sviluppo, più di ogni altra cosa.

E non è di alcun interesse che la merda sia maggioranza nel paese e possa prevalere con il pretesto democratico:

merda è, e merda resta.

Una maggioranza di merda non produce il cibo degli dei, ma solo tanta altra merda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa

giovedì, 29 marzo 2012

Leggo del fallimento pilotato a mezzo concordato preventivo della storica Cooperativa Muratori Reggiolo.

Un simbolo del mondo cooperativistico naufraga in un fallimento che espone centocinquanta milioni di euro di debito e danneggia pericolosamente tutte le aziende che attendono pagamenti arretrati e servizi inevasi dalla coop.

Il rimborso delle somme vantate come crediti è previsto differente a seconda della qualificazione:

il 100% del rimborso va soltanto ai primi creditori, e cioè dipendenti, artigiani, cooperative di produzione e lavoro, professionisti.

Ma il percorso è lungo e vi sara ancora molto da attendere per un eventuale recupero delle somme.

Sempre che la crisi possa attendere un recupero di liquidità così lento e farraginoso per garantire un futuro alle stesse aziende creditrici.

Si manifestava così il caso del “fallimento cooperativistico”, un fallimento che viene visto e letto in molti modi differenti.

L’efficienza e l’efficacia amministrativa di una cooperativa deve fare, secondo la mia opinione, i conti con la latitudine e la longitudine del suo realizzarsi, del suo riprodursi.

Insomma, una cooperativa che preveda piani pluriennali di investimento e di lavoro produce uno scopo economico certo, assolutamente previsto, cercato e voluto.

Certo che le politiche di un paese come Israele che nel passato è stato riconosciuto come una delle più avanzate economie mondiali basate sulla conoscenza, l’inglese know how (knowledge economies), e con il più alto tasso pro capite di capital-risque (venture capital) globale nel segno del più gran numero di aziende quotate nella Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli (Nasdaq) dopo gli Stati Uniti d’America, queste economie non possono essere parametrate sic et simpliciter alla condizione italiana.

Bisogna ricordare che, nei territori in cui i palestinesi coltivavano sì e no qualche albero di ulivo, l’insediamento e l’applicazione dell’ingegno israeliano hanno consentito la nascita e la crescita del primato mondiale agricolo nella produzione del pompelmo, che nella sua crescita, necessita di grandi quantità di acqua.

Ed occorre anche ricordare come sino alla metà degli anni ‘90 Israele riceva una quantità trascurabile di investimento straniero, investimento che invece decolla letteralmente solo dopo la profonda riforma della privatizzazione e della liberalizzazione del mercato del lavoro e del capitale.

Che sia di insegnamento agli avversari delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni del mercato del capitale e del lavoro italiano.

E sono sempre gli israeliani hanno inventato lo stimolo delle nuvole a mezzo bombardamento con ioduro d’argento sin dal 1961, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da precipitare al suolo sotto forma di pioggia.

Il colosso comunista cinese aperto all’economia di mercato, che di cooperative ha dimostrato di sapere qualcosa, in questi giorni e su questo tema sembra fare sul serio:

qualche giorno fa Pechino fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone rese aride dalle siccità derivanti dai cambiamenti climatici.

Capirete bene l’ordine di grandezza di conoscenza e di applicazione di cui andiamo discorrendo.

Ma torniamo alle cooperative italiane ed al fallimento del loro modello.

Con tutti i privilegi di nicchia, le defiscalizzazioni e le agevolazioni nel costo del personale (cooperative di lavoro), le cooperative italiane dovrebbero reggere benissimo alla crisi economico-finanziaria, anzi, dovrebbero svettare come modello di riferimento da seguire per salvare una economia di mercato.

Se solo le coop italiane non si occupassero di politica partitica e sindacale, i risultati sarebbero molto differenti.

Ma dove differisce ancora il modello cooperativistico mondiale da quello italiano?

Beh, il dato identificativo italiano più deteriore è certamente quello dello stile di vita definito come un “bizantinismo” dallo stesso premier Mario Monti.

E questo bizantisnismo, ha prodotto nel tempo un sistema abominevole in cui l’efficacia e l’efficienza amministrativa sia nel pubblico che nel privato, siano state pesantemente condizionate da fattori estranei alla produzione di merci e servizi.

Perché il sistema cooperativistico italiano, laddove tutti sono padroni e nessuno è padrone, ha lasciato emergere un mondo di piccoli e grandi arbitrii ed abusi.

E allora, come si potrebbe mantenere inalterata l’intelligenza del modello cooperativo in un sistema alterato come quello italiano, laddove la ricerca di una sicurezza assoluta nel mondo del lavoro ha prodotto una devastante modifica degli scopi cooperativistici e non solo quelli?

Insomma, per evitare abusi ed arbitrii ed ottimizzare contemporaneamente le finalità cooperativistiche, andrebbe inserito un artificio anti-bizantino che imponga al momento della costituzione di una cooperativa, l’indicazione di una durata della Coop pari ad un anno solare e non ai soliti 99 anni inseriti per prassi.

Così, ad ogni scadenza annuale, il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa deve garantire i risultati economici comuni promessi ai soci oltre che una efficiente ed efficace azione economico-amministrativa, se intende confermarsi presidente della prossima e “nuova” coop.

Dimostriamo così, infine, che ll precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa come al normale andamento del mondo economico e del lavoro, così come avviene in tutto il mondo civile ed avanzato.

Ed ora, che si dia fuoco alle polveri:

gli amanti di una impagabile sicurezza personale nelle prospettive del mondo del lavoro italiano e globale e della garanzia del posto fisso, più fisso di una crocifissione, possono aprire il fuoco di chi ha torto sapendo di aver torto, di chi non conosce che il proprio arido egoismo da contrapporre alla produttività, allo sviluppo economico e ad una diffusione della ricchezza così prodotta anche sulla base del merito oltre che della naturale solidarietà umana nel paese in cui si vive e del resto del mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere mafioso usurpa la Sovranità del Popolo nella democrazia indiretta

mercoledì, 21 marzo 2012

Democrazia Diretta, come in Svizzera e non questa pagliacciata della delega parlamentare:

il popolo è sovrano solo ed esclusivamente se esercita direttamente la propria sovranità.

Altrimenti è tutta un pagliacciata.

Nel caso italiano, si può introdurre il sistema della Democrazia Diretta solo previa eliminazione delle regioni sicilia, calabria e campania dall’italia:

altrimenti con la democrazia diretta la mafia governerebbe direttamente, facendo anche a meno della corruzione dei politici mafiosi.

Basta con le menzogne e le prevaricazioni:

basta con le furbizie e le frodi, le corruzioni e le mafie, basta con il teatrino della politica italiana che non decide mai nulla per non scontentare nessuno, soprattutto i mafiosi;

basta con uno stato ed una casta politica vile, che invece di eliminare mafia e mafiosi, cerca accordi e patti di non belligeranza con essi in vergognose trattative stato-mafia, trattative che hanno tradito quei servitori dello stato più esposti nella lotta alla mafia, servendoli su di un piatto d’oro alla vendetta del potere mafioso.

Democrazia Diretta previa estirpazione ed eliminazione totale e definitiva della cultura mafiosa, delle sue radici, delle sue origini e delle sue propaggini:

Pena di Morte per i mafiosi ed Ergastolo a Vita (fino all’ultimo giorno di vita, senza sconti, nemmeno per motivi umanitari o di salute) in regime di carcere duro agli amici di merende dei mafiosi e per i collaboratori e sostenitori delle organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X