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Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il bene, il male e l’Apocalisse

venerdì, 25 febbraio 2011

In questi giorni in cui venti di guerra spirano nel Mediterraneo portando morte e disgrazia, in questi tempi in cui il mondo è ostaggio di un male terrorista e di una crisi che profonde ogni senso della vita umana, in questi momenti storici in cui il male sembra sprigionarsi senza tregua, ebbene, proprio in questi giorni, voglio ricordare a me stesso ed a tutto il mondo che, se il Bene smette di combattere per la sua libertà, non vi sarà scampo dal male.

Per nessuno.

Ho scritto queste due righe che pubblico per ricordare quale destino ci attende, se smettiamo di batterci per le cose in cui crediamo, per la vita che vogliamo, per il Bene che desideriamo:

Bene e male vivono in un equilibrio di continuo contrasto antagonista.

Il giorno in cui il bene smetterà di opporre il suo contrasto, quello sarà il giorno della Apocalisse.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il cambiamento e l’atmosfera astiosa

martedì, 11 gennaio 2011

Fra le numerose notizie che ogni giorno ci informano che il mondo sta rapidamente cambiando con processi e tempi che superano la tollerabilità di personalità immature, ignoranti, malformate, ineducate o solo maleducate, rileviamo una costante crescita di notizie in cui la violenta reazione di soggetti mentalmente instabili si evidenzia con sempre maggiore frequenza.

Si parte dalla famigerata conferenza stampa del presidente americano Bush, nella quale uno scalmanato bersaglia il presidente più potente del mondo con le sue scarpe, si passa dal film nel quale si incita ad uccidere il premier italiano alla riproduzione del duomo milanese lanciata da un individuo disturbato che sfigura lo stesso premier italiano e, si arriva sino ai nostri giorni nei quali, una deputata americana viene fatta segno di colpi di arma da fuoco.

La deputata, Gabrielle Giffords, aveva peraltro già denunciato il clima astioso che taluni avversari politici muovevano e fomentavano contro di lei, così come il premier italiano aveva anch’egli manifestato timori rispetto a gesti inconsulti che potessero provenire da quelle mani armate da attacchi politici di incredibile violenza verbale, attacchi che sfociavano in un vero e proprio incitamento alla violenza fisica, anche se non in modo espresso e/o diretto.

In taluni casi, purtroppo, il gesto violento di questi individui dalle personalità deboli e deficienti, viene addirittura immortalato come un “gesto eroico” da quegli stessi ambienti che lo hanno promosso e favorito, sino al paradosso incredibile di intitolare strade e piazze, od addirittura un’aula parlamentare, ad un soggetto come il Carlo Giuliani, reo di aver attentato alla integrità fisica ed alla vita stessa di un Carabiniere in servizio di ordine pubblico a mezzo di un estintore durante le violenze che seguirono il G8 di Genova.

Cosicché si evidenzia che, in momenti di destabilizzazione mondiale dei criteri di subordinazione e di ordinamento, degli equilibri planetari e delle fisiologie globali, gli animi meno educati e vocati al cambiamento, proprio perché i più insicuri, si attivano sotto la sollecitazione degli eventi e delle “manovre di condizionamento ideologico” che si accompagnano sempre a mutamenti epocali, abusandone e tentando una lettura in chiave ideologica che porti acqua al proprio mulino di parte sindacale, politica, corporativa, etc.

Insomma, alla devastazione che sempre si accompagna ad ogni momento di crisi economica e sociale, dobbiamo aggiungere il danno beffardo di chi tenta di utilizzare il malumore popolare non al fine di supportare nuove ed originali proposte alternative politiche, ma quanto versare quanta più acredine e malumore possibile sul proprio avversario politico che, in quel momento storico, rappresenta il potere, la sua stabilità e la sua continuità di azione.

Sono infatti i simboli del potere politico, economico e religioso ad essere colpiti dal nuovo terrorismo internazionale, come nel caso delle Twin Towers, della Casa Bianca e del Pentagono dell’11 settembre 2001, ovvero come nell’attentato a Papa Giovanni Paolo II.

Ma vi è un “caso italiano” in questa casistica, un caso che si raffigura con una stella a cinque punte:
quella delle Brigate Rosse, frangia terroristica che ha segnato gli ultimi decenni di questo paese, ogniqualvolta questo paese ha tentato di voltare pagina verso una democrazia meno bloccata, massimalista e totalitaria in favore di una democrazia più liberale ed adeguata ai tempi moderni.

Il ritrovamento nella Torino della Fiat di stelle a cinque punte e di messaggi minacciosi nei confronti dell’AD Marchionne di Fiat, nel suo inedito ruolo di apripista di nuovi modelli di sviluppo industriale, di contrattazioni e di rapporti fra datore di lavoro, lavoratori e sindacati, riaprono profonde ed ancor fresche ferite nella storia di questo paese.

Infatti, ogniqualvolta si è tentato di aprire nuove strade di dialogo sociale fra corporazioni, strati sociali, imprese e lavoratori, famiglie ed aziende, destra politica moderata e sinistra politica moderata, è esplosa l’ignorante violenza brigatista.

La lista dei caduti sotto questa “violenza conservatrice” è ormai lunga, e va dal Moro al Ruffilli, dal D’antona al Biagi.

Ogni volta che si è tentato di riformare il mondo del lavoro donandogli maggiore libertà e flessibilità, i difensori di uno status quo impossibile da mantenere e che difende principalmente parassiti e fannulloni che infestano il mondo del lavoro italiano, sia pubblico che privato, si sono attivati ed hanno ucciso, nella convinzione che il terrore avrebbe indotto a non percorrere quelle strade di libertà e di benessere, comune e condiviso.

Ma non per questo quelle riforme non sono state realizzate, non per questo, quelle strade non sono state percorse sino in fondo.

Nonostante il riformismo ed i nuovi indirizzi di dialogo e di contrattazione fra le parti socio-economiche che formano il mondo del lavoro trovino sempre più la quadra di un assetto comune adeguato in risposta ai tempi moderni della “concorrenza selvaggia globale”, il terrorismo brigatista comunista tenta in ogni caso di impedire che il paese determini un assetto comunemente condiviso che faccia a meno dell’ideologia antistorica denominata “lotta di classe”.

Ed il nodo della novazione strutturale che consentirebbe alla economia italiana di competere con le grandi potenze economiche mondiali è proprio quello del mondo del lavoro e della sua eccessiva rigidità:

1 – l’eccessiva rigidità nella regolamentazione dei licenziamenti, specie in direzione di quei dipendenti che non ottemperano all’adempimento delle indicazioni strategiche aziendali;

2 – l’eccessiva rigidità nella regolamentazione dei negoziati e dei contratti giuridici.

Nel primo caso, urge spezzare il paradosso che garantisce e difende il parassitismo ed il fannullonismo piuttosto della disponibilità, della buona volontà e della operosità nel lavoro subordinato, lavoro che prevede fra l’altro, un unico corrispettivo uguale per tutti (altro retaggio comunista), sia per i dipendenti che lavorano operosamente sia per quelli fannulloni, demotivando i primi e rinforzando le fila dei secondi.

Nel secondo caso urge spezzare l’inutile rigidità della contrattualistica privata e pubblico-privata, incapace di garantire finanche nelle aule di un tribunale, il pieno adempimento degli obblighi delle parti coinvolte, e rendendo impossibile confermare, per esempio, una data certa della fine dei lavori appaltati da un ente pubblico, ovvero l’adempimento in generale delle obbligazioni contratte.

In tutti e due i casi su esposti, si evidenzia come nel caso del licenziamento di un lavoratore dipendente e come nel caso di un qualsiasi altro inadempimento contrattuale, la scelta di ricorrere in giudizio risulta parecchio mortificante in entrambe i casi, viste le lungaggini processuali italiane.

Si riflette se non sia più efficace un sistema fortemente liberale e liberistico nel quale, in assenza di un adempimento contrattuale qualunque (ma importante, sostanziale, che ingeneri insoddisfazione profonda nell’altra parte), vi sia l’immediata risoluzione del contratto stesso, sia che si tratti di contratti di lavoro che di altri contratti privatistici o contratti fra pubblico e privato, come nel caso di molti paesi occidentali e liberali a democrazia ed economia avanzata.

Le “ruggini” provocate da decenni di “ingiustizia contrattuale”, decenni di “prevaricazioni autorizzate e garantite” da parte di parassiti e fannulloni, decenni di democrazia bloccata frutto di una politica ingessata e parruccona, decenni di inesistenti ed artificiali conflitti di classe sociale, decenni di ipergarantismo buonista ed idiota, decenni di antagonismo a tutti i costi, ebbene, tutte queste ruggini ultradecennali portano oggi il loro frutto avvelenato:

un clima astioso all’interno del quale risulta difficile fare politica, fare impresa o semplicemente lavorare in contrattazione subordinata.

Risulta difficile, ovunque e non solo in Italia, ridurre quegli spazi di ipergarantismo sterile costruito sul boom economico degli anni ‘60.

Risulta difficile oggi licenziare un dipendente poco operoso sostituendolo con un giovane più preparato e volenteroso se non si modifica l’intera struttura all’interno della quale si muovono gli operatori del mondo del lavoro, coniugando nel miglior modo possibile i concetti di anzianità e di merito, di esperienza e di formazione.

Inoltre si evidenzia come oggi sia più gravoso il clima astioso creato ad arte dai conservatori di ogni genere e grado che il fannullonismo stesso.

E’ questo clima che uccide, moralmente e materialmente, più di ogni altra cosa al mondo.

E’ questa ruggine, è questa continua frizione che impedisce al nostro paese di decollare, oltre la presenza oppressiva delle mafie e la iperburocratizzazione ad ogni livello, e crea intralci sospettati di essere essi stessi il fondamento artificioso di ogni corruzione estorsiva.

Il clima astioso frena la produttività:

è una attività anti-aziendale, è una attività anti-sociale, e come tale, andrebbe punito e perseguito, in specie se si vuole sostenere il cambiamento in atto.

Altro che attività anti-sindacale….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Anno nuovo, vita nuova

venerdì, 31 dicembre 2010

Alla vigilia di ogni capodanno, il sentimento umano si augura che dietro l’angolo di ogni fine d’anno, vi sia un cambiamento favorevole alla propria vita, alle proprie aspirazioni, al proprio benessere.

Ma un cambiamento non cammina sullo scambio di auguri per le festività di fine anno, poichè un cambiamento, che sia autentico, vero, radicale e produca nuove relazioni che assicurino efficenza e benessere, cammina solo sulle gambe degli uomini e delle donne che lo sorreggono, che lo incarnano, che lo interpretano.

Oggi esiste un movimento in tal senso in questo paese, forse per la prima volta, sicuramente all’interno della sua strada repubblicana e democratica.

Oggi, per la prima volta, vi sono uomini e donne che questo cambiamento lo stanno producendo, lo stanno realizzando.

In una democrazia fasulla e bloccata, tarata dal tarlo della corruzione e dal marcio della conservazione di poltrone e privilegi, oggi si muove un movimento politico che punta a cambiare radicalmente le regole democratiche, riformando le istituzioni e le stesse regole del gioco al fine di avvicinare il paese reale allo stato di fatto e di diritto.

Un cammino impervio, pieno di trappole e di contrasti formidabili, spesso violenti.

Ma il ciclone riformista non si ferma dinanzi a nulla, non si piega dinanzi a nessun gruppo di pressione o di potere, non si fa condizionare da pressioni interne od esterne al sistema paese.

In un cammino che resterà scolpito nei libri di storia, un gruppo di uomini e di donne verrà ricordato come l’unico vero governo che ha governato, l’unico vero riformismo che ha riformato, l’unica vera volontà popolare alla quale la peggiore casta politica della restaurazione conservativa abbia mai dovuto soggiacere e sottostare.

E’ un cammino di libertà, di benessere e di ricchezza che non sopporta alcun condizionamento.

E’ un cammino che viene continuamente contrastato dalle pressoni mafiose, dalle pressioni dei gruppi di potere, dalle pressioni della casta politica che tenta di conservare il potere che detiene ben saldo fra le mani, quel potere che invece serve per riformare e cambiare un paese che sembra immutabile e irriformabile, bloccato e timoroso di fronte ad ogni cambiamento.

E’ un cammino che porta a svolte epocali, mai raggiunte da nessun altro, oggetto di profonda invidia e di attacchi di violentissima gelosia da parte di coloro i quali non sono mai riusciti a cambiare alcunchè, ovvero, non hanno mai voluto veramente cambiare alcunchè.

E siamo alla vigilia di un nuovo anno.

E siamo alla vigilia di una rinnovata stagione politica riformatrice di regole, norme e prassi da dimenticare, da abbandonare.

La resistenza a tali cambiamenti è forte e interessata, continua e scorretta.

Ma non fermerà il cambiamento che è in atto.

Nessuno potrà fermarlo, poichè è un rinnovamento fortemente sostenuto dal popolo sovrano, che gode del consenso di famiglie ed aziende, di imprenditori e lavoratori dipendenti, per la prima volta uniti nello straordinario sforzo di cambiare le cose una volta per tutte, di traghettare un malridotto e malandato paese verso un futuro di certezze e di progresso.

Nessuno potrà fermarlo, poichè è già scritto che esso vincerà.

Inabbattibile, incontrastabile, indistruttibile.

Buon anno nuovo.

Una nuova vita ci attende dietro questo angolo temporale.

Una nuova società si salda in questo difficile cammino.

Un nuovo patto comune si rafforza sulla strada del riformismo.

Un nuovo paese nascerà alla fine di questo cammino, un paese civile, unito, forte, saldo e più ricco che mai.

Nonostante invidiosi e gelosi, biliosi e rancorosi, pre-potenti ed im-potenti.

Un nuovo paese nascerà:

con o senza di loro.

Auguri.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Il senno perduto e la ragione smarrita

lunedì, 20 dicembre 2010

Ogni periodo storico è stato caratterizzato da vincende ed accadimenti che ne hanno profondamente segnato il senso ed addirittura coniato il nome.

Gli anni sono quelli di fango o quelli di piombo, nel nostro recente passato.

Ma come potremmo definire questi folli anni contemporanei?

Forse come gli anni de “Il senno perduto e la ragione smarrita”?

O forse come gli anni degli “abbattimenti”?

Il muro di Berlino abbattuto dalla caduta della contrapposizione ideologica e dal fallimento del socialismo reale?

Le grandi statue di Buddha di Bamiyan abbattute dalla follia dei talebani, i musulmani iconoclasti per eccellenza?

Le Twin Towers colpite più volte e cadute sotto il peso dell’odio e della violenza del terrorismo fondamentalista islamico?

Forse è vero, il filone dell’abbattimento è più coerente con i nostri anni.

Abbattere Silvio Berlusconi è più facile che provare a contrastarlo sul piano della ragione e delle competizione politico-amministrativa.

Abbattere il leghsimo è l’unico modo per fermare il contrasto alle mafie, il cambiamento del paese, il riformismo federalista.

Abbattere l’uomo o la donna che sorregge alti ideali, condivisi e vincenti, risulta essere una prassi piuttosto consolidata negli ultimi tempi, anche in Italia.

Forse questi sono gli anni dell’abbattimento e della rottamazione, forse sono solo gli anni delle nanofollie di uomini impazziti per il potere che non hanno mai avuto e che agognano invece di raggiungere da sempre, forse sono gli anni dell’impazzimento generalizzato, o solo gli anni in cui divengono adulte legioni di generazioni senza maturità alcuna, di folle di inetti e di incapaci a costruire alcunchè e dediti alla sola vocazione della distruzione e dell’appagamento del proprio enorme egoismo, affatto giustificato, specie se relazionato alle capacità umane e politiche del distruttore di turno.

Sono gli anni del tradimento facile, gli anni del rinnovamento generazionale fallito, gli anni del facile ricorso alla violenza, sia verbale che di fatto, sia espressiva che silente.

Sono gli anni in cui solo popoli abituati a tirare avanti in ogni condizione ed a non mollare mai possono rendersi protagonisti del fare e del governare.

Sono gli anni in cui chi ha ricevuto tutto quel che ha in eredità e non ha mai dovuto sacrificarsi per costruire alcunchè, deve scegliere la strada della violenza per ottenere quel che gli viene negato, non conoscendo esso alcun altro modo di raggiungere la soddisfazione delle ambizioni personali.

E come sempre, quando ad incontrarsi sul ring sono due pugili le cui capacità agonistiche, fisiche e tecniche risultino molto differenti, accade che il meno preparato, il meno intelligente, il meno furbo, il meno educato, il meno efficente dei due, fa ricorso a metodi di comportamento inusuali, improvvisati, piuttosto irriflessivi e violenti, o meglio, che incitino più o meno esplicitamente alla violenza:

di fronte ad una tecnica pugilistica impenetrabile, ecco spuntare la lama di un coltello per colpire a tradimento chi eccede le proprie capacità.

Ecco, questi sono i nostri anni.

Ecco, questi sono i nostri tristi anni infelici.

Gli anni traditi degli uomini che non divennero mai adulti, gli anni degli eterni provocatori, di quegli uomini sempre in attesa di un eventuale errore dell’avversario, poichè assolutamente incapaci di abbatterlo facendo uso dei prorpi mezzi.

Questi sono i nostri anni.

Questi sono gli anni della nostra vita.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mai mula’ tegn dur

sabato, 18 dicembre 2010

In Italia, negli ultimi lustri, i partiti presenti già nella prima repubblica, si sono affacciati alla seconda senza guardare al futuro.

E così abbiamo subito la saga degli sdoganamenti.

I partiti comunisti si son sentiti in dovere di apparire meno comunisti di quanto non fossero, i democristiani meno democristiani di quanto non fossero, i socialisti meno socialisti di quanto non fossero, i democratici di sinistra meno di sinistra di quanto non fossero, i fascisti meno fascisti di quanto non fossero.

Nessuno di loro ha cercato uno sbocco verso il futuro, ma ha solo tentato costantemente di sdoganare il peggio della loro essenza nella nuova repubblica, al solo fine di trasferire nella seconda repubblica anche la leadership della prima, rivista, ripulita e corretta da uno sdoganamento storico-politico.

Questa operazione ha garantito la sopravvivenza di dinosauri politici anti-storici come gianfranco fini, massimo d’alema, romano prodi, nichi vendola.

Questa operazione ha impedito alle nuove leve politiche di concorrere alla nuova leadership politica e di contribuire a costruire quell’ordine di valori che rappresenta idealmente un nuovo modello politico.

Ma sono stati fermati.

E così, è iniziata l’epoca della reazione a tale “tappo anti-storico”, che occludeva l’accesso al futuro di ogni formazione politica proveniente e rinvenente dalla prima repubblica.

Ed’ stato lo sdoganamento del fascista fini nel moderno e affatto liberale sempiterno delfino coronato dal kippah, del delfino sempiterno di qualcun’altro (prima di Almirante, poi di Tatarella ed oggi di Berlusconi), del traditore degli ideali della destra storica italiana per una collocazione moderata di centro, per poi tornare indietro e dichiarare che “la destra sono io”, per poi tornare ancora indietro e ridisegnare il “futurismo politico” unito violentemente ad una libertà che “certa destra” ha sempre contrastato, da quella stessa destra, che ne pretende la rappresentatività unica ed univoca.

Un tradimento dopo l’altro, uno sdoganamento dopo l’altro.

Ed ecco arrivare la reazione delle nuove leve a siffatta condizione di “politica bloccata”, ed ecco arrivare il benservito per codesti dinosauri politici che si credono ormai leggende storico-politiche immortali, ma che i libri di storia accenneranno appena come componenti di alcune fazioni politiche minoritarie ed ininfluenti.

Ed ecco arrivare la “rottamazione degli sdoganati”, per pensionare radicalmente una intera dirigenza politica che si crede immortale, per offrire al paese un futuro realmente diverso dal passato, a cominciare dalle persone che lo incarnano.

Questa operazione di sdoganamento ha incontrato un nuovo fronte politico veramente nuovo, a partire dall’epopea berlusconiana ed il conseguente berlusconismo e dall’ormai storico superamento delle ideologie e della loro contrapposizione anche violenta in virtù del “regime del buon governo, del riformismo e della sana amministrazione” avviato dalla ormai leggendaria storia di un movimento politico a-partitico ed anti-ideologico:

la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Questo “incontro” con il nuovo che avanza nel paese, sembrava almeno inizialmente resistere al canto delle sirene che invocavano potere senza il relativo consenso elettorale, così come avveniva nella prima repubblica della democrazia bloccata e ricattata da piccoli gruppetti parlamentari che dettavano legge con lo zero virgola qualcosa di ago della bilancia parlamentare.

Ed è la storia del passato incarnato dai casini e dai fini, ambedue sdoganati e salvati dalla caduta della prima repubblica ed ambedue autori dei tradimenti politici più contestati nelle maggioranze del cdx, come la storia dei d’alema e dei prodi nel csx, traditisi a vicenda e senza pietà alcuna per il bene comune e l’interesse del paese.

Ora, questa restaurazione conservativa della prima repubblica, tenta l’attacco mortale al nuovo che vanza nel paese, tenta di fermare le riforme che urgono al paese, tentano di impedire quei cambiamenti poloitico-istituzionali e normativo-costituzionali, che servono al paese per uscire velocemente dalla crisi economico-finanziaria che lo assilla, ma che decretano la fine di ogni prassi e procedura come di ogni leadership che provenga dal passato, un passato che questo nuovo paese nascente vuole assolutamente dimenticare.

Questa politica parruccona e irresponsabile attacca ora il governo del paese, creando aqd arte una crisi politica artificiale ed irreale, per tentare, per l’ultima volta, di impedire il cambiamento del paese e di invertire la marcia del riformismo federalista e del buongoverno leghista.

Ma questa politica parruccona e vecchia, riceve invece lo schiaffo in pieno volto di chi, questa politica e questi politici, vuol rottamare e dimenticare.

E per assurdo, lo schieramento dei rottamatori vede, oltre ai berlusconiani ed ai leghisti, schierarsi l’anti-politica dei grillini e la base politica dell’IDV e del PD, poichè per cambiare il paese, bisogna rottamare e smaltire tutto il passato che doveva morire con la caduta del muro di Berlino e che invece oggi è vivo e vegeto ed attacca il cambiamento più grande:

il rinnovamento generazionale.

E’ la battaglia più grande e più bella di tutta la storia della repubblica italiana, è la battaglia mortale ai fenomeni mafiosi, è la battaglia ad una leadership politica che è stata solo sdoganata, ma che non è affatto cambiata, e che rappresenta oggi il più grave ostacolo all’accesso al futuro di famiglie ed aziende italiane.

Una guerra terribile ed orribile si dipana in questi giorni, con l’ombra minacciosa di quella sinistra che è stata sconfitta dalla storia ma che tenta lo sdoganamento dell’impossibile,

lo sdoganamento della violenza politica e di quel terrorismo criminale che, come nell’iconografia dell’Arcangelo Michele, schiacciata a terra in forma di serpente o di diavolo, ma pur sempre viva e pronta a prevalere sul bene.

E’ la sempiterna lotta fra il bene ed il male, fra il regno dell’amore e il regno della violenza e dell’invidia, della gelosia e dell’arroganza.

E’ la sempiterna lotta che non vedrà mai prevalere il male.

Almeno sino a quando esisterà anche un solo arcangelo del bene.

Ed è per questa speranza che il mondo vive, senza della quale, sarebbe destinato ad un futuro disperato di povertà e di oppressione, di sudditanza e di schiavitù eterna.

Ed è per questa speranza che uomini e donne come me, non smetteranno mai di combattere per il bene:

poichè nella sempiterna lotta fra il bene ed il male, è solo il continuo e quotidiano contrasto degli uomini e delle donne di fede (fedeli) che impedisce al male degli infedeli e dei traditori di prevalere.

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco.

ma sappiate che noi, non molleremo mai la presa.

Mai mula’, tegn dur.

Ed ora, potete anche tornare dall’inferno dal quale siete venuti:

di qui, non si passa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X