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Il Welfare, la Crisi, la partitocrazia e Super Mario Monti

martedì, 10 aprile 2012

Il welfare italiano è tutto da rifare, poiché pieno di privilegi arroganti per i furfanti e totalmente privo di diritti per i cittadini:
siamo in pieno medioevo, ed in questa cosa, Monti non c’è.

Ma c’è invece tutta la partitocrazia che, invece di difendere famiglie ed aziende si è definitivamente compromessa in una Questione Morale Infinita, senza soluzione di continuità.

Qualcuno dice che in italia le leggi le fanno i fuorilegge.

Può darsi.

Certo è che questa casta politica, burocratica, partitocratica e sindacale rappresenta un freno potente contro ogni forma di liberalizzazione e di riforma in senso progressista.

Una sorta di coagulo di sottosviluppati trogloditi riuniti in caste abusa del potere pubblico a fini di arricchimento personale tramite la difesa ad oltranza, anche contro gli interessi dell’intero paese, di uno status quo impagabile da qualunque popolo civile, da qualunque comunità sociale.

In tutta questa follia incivile e mafiosa, il cambiamento è sempre stato punito, invece della dovuta punizione al male oscuro del paese.

Così sono caduti Benito Mussolini, Aldo Moro, Bettino Craxi, Umberto Bossi.

Ognuno di loro, con volontà, obiettivi, modalità, effetti e prassi differenti ha tentato il cambiamento.

Ognuno di loro è stato politicamente ucciso per aver cambiato lo stato o solo per aver tentato di farlo.

Cosicché, in questo paese mafioso, usurato ed assai corrotto, “i peccatori” si salvano sempre, attraverso la loro cancerogena infiltrazione dello stato e di quei poteri che dovrebbero contenere gli eccessi e gli errori del potere politico (informazione, magistratura, sindacati, parti sociali, etc), mentre chi tenta il cambiamento “in meglio”, viene pomposamente redarguito con il solito: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Se rubi poco ovvero rubi senza essere autorizzato dal consociativismo delle caste mafiose, vieni scandalosamente additato come il solito moralista preso con le mani nel sacco.

Ma se rubi con il metodo mafioso consociativo, allora sei dei loro, e qualcuno farà la telefonata giusta al giudice giusto, per salvarti, o per ammazzarti, a seconda della convenienza del momento.

Ma, queste caste mafiose così attaccate alle poltrone del potere pubblico non molleranno mai la presa.

Occorre una nuova politica che chiuda il rubinetto delle carote ai membri di queste caste mafiose e lo apra in favore di cittadini lavoratori, delle famiglie, delle aziende.

Occorre un bastone per questa gente, non una carota, ma un lungo bastone nodoso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia trascina l’Europa nel suo fallimento – Italy drags Europe into fall out – Italien zieht Europa in den Herbst heraus – L’Italie traîne l’Europe en tomber

martedì, 6 dicembre 2011

Il tentativo europeo di salvare l’italia dal suo fallimento rischia di trascinare in un fall out terribile l’intera Eurozona.

L’agenzia internazionale Standard & Poor’s, infatti, ha messo sotto osservazione (creditwatch negative) i rating di ben 15 Paesi di Eurolandia in previsione di una moderata recessione che colpirà l’Eurozona nel 2012, eccetto l’Italia, naturalmente, per la quale si prevede invece una recessione di ben altro spessore durata e misura.

I popoli europei cominciano a porsi domande interessanti sul futuro dell’euro, sia inteso come concezione politica, che geografica, che economica e monetaria.

Un cittadino tedesco infatti, non riesce a comprendere perché egli debba sacrificare il credito internazionale della potenza economica tedesca ed i suoi personali e familiari interessi per salvare l’italia, un paese che fallisce miseramente a causa della corruzione politica e burocratica dilagante (fenomeno assolutamente fisiologico nel resto d’Europa che vede invece nell’utilizzo dei finanziamenti e nella gestione degli appalti pubblici cifre percentuali prossime alla totalità delle somme erogate per l’italia) e della oramai potentissima holding mafiosa italiana, prima azienda italiana per fatturato, in grado di assicurarsi il 90% dei grandi appalti pubblici italiani.

Un cittadino tedesco, ovvero un cittadino francese non riesce a comprendere perché con il sacrificio dei popoli francese e tedesco si dovrebbe salvare un paese che è ormai integralmente preda delle mafie e della prassi corruttiva:

se agli italiani piace vivere al di sopra delle loro possibilità, il cittadino europeo non comprende affatto perché debba essere chiamato a fare sacrifici enormi per pagare i debiti insoluti italiani, frutto non della crisi o della sfortuna, ma figli di uno stile di vita assolutamente errato, gravemente degradato, assai incivile e soprattutto, affatto considerabile come un “modello ed uno stile di vita europeo”.

Simili con i simili.

Questa è la prima regola di ogni aggregazione umana, di ogni popolo, di comunità sociale, di ogni paese e di ogni nazione civile che sia degna di questo nome.

Ma la similitudine difetta invero e, soprattutto nella parte più meridionale dell’italia, laddove lo stile di vita pare abbandonare decisamente le vesti europee e si copre di comportamenti assai deplorevoli e devastanti per la società italiana, come l’incredibile vicenda della Monnezza napoletana, ancor oggi sottoposta al vaglio attento delle istituzioni e della azioni europee, preoccupate della incapacità italiana di governare un semplice ciclo dei rifiuti in alcune regioni come ovviamente la Campania, ma anche la Sicilia, la Calabria ed ultimamente anche la regione Lazio, che ospita addirittura la capitale italiana, Roma.

A dire il vero, è tutta l’Europa del sud che si dimostra afflitta da questa degenerazione e maleducazione incivile, anche se, il caso italiano, si arricchisce di due fattori difficilmente eguagliabili in tutto il mondo civile:

l’elevazione della corruzione a sistema di vita e l’affermazione del metodo mafioso come regola generale.

Il cittadino tedesco resta sempre più perplesso dei sacrifici che dovrà sopportare per consentire ad un tale degrado umano di sopravvivere.

In effetti, l’attuale governo italiano ottiene un certo successo nelle borse mondiali proprio grazie al sostegno soprattutto di Francia e Germania, che attraverso la BCE stanno garantendo il debito pubblico sovrano italiano, la solvibilità italiana e la stabilità italiana.

Anche la FMI corre in soccorso del premier Monti, generando un nuovo clima di fiducia nella ormai fallita unità ed integrità italiana.

Eppure qualcosa non quadra ancora in tutta questa vicenda, nonostante i dubbi del cittadino tedesco, di quello francese e di quello europeo in generale.

Vediamo di eviscerarli questi fenomenali dubbi, uno per uno.

– Mafia, Corruzione ed Evasione Fiscale -

Il premier Monti non elenca mai queste due piaghe italiane nelle sue apparizioni pubbliche, pare che per Mario Monti, corruzione e mafie non esistano in Italia.

Infatti pare scomparso dal programma di questo governo ogni provvedimento anti-mafia ed anti corruzione.

Strano, alquanto strano, effettivamente.

Se mafia e corruzione sono fenomeni in grado di muovere enormi ricchezze in Italia, non si comprende perché il premier Monti non vada a cercare il recupero delle cifre da capogiro che rappresentano il giro d’affari di corruzione e mafia in Italia invece di massacrare ancora una volta famiglie ed aziende italiane, che sono state già gravemente ferite dalla crisi e dallo stato di mafiosità imperante e di libertà assente in cui versa l’economia italiana.

Perché una famiglia italiana deve vedere ancora una volta mortificato il proprio futuro pensionistico, e deve essere costretta obtorto collo a subire un ulteriore aggravamento della già eccessivamente gravosa pressione fiscale (per chi le tasse le paga, ovviamente)?

Per fare forse un piacere alle famiglie e alle aziende mafiose?

Ed a quale titolo e con quale presunzione arrogante si impone un analogo sacrifico alle famiglie ed alle aziende tedesche e francesi?

Perché i sempiterni mali italiani li debbono sempre pagare i soliti fessi e mai i soliti furbi, li pagano sempre le famiglie e le aziende sane ed invece mai e poi mai viene addebitato un euro o lira che sia alle famiglie e le aziende mafiose, alle famiglie dei politici e dei burocrati corrotti ed incapaci?

E perché non si approfitta oggi della favorevole posizione derivante dalla crisi in atto per cancellare una volta per tutte mafia e corruzione dal vocabolario corrente italiano?

- L’illegalità diffusa, i ritardi e le assenze della Pubblica Ammininstrazione, le lentezze burocratiche e la (in)giustizia italiana –

Parliamoci chiaro:

la delocalizzazione delle aziende italiane all’estero, la fuga dei cervelli italiani all’estero ed il mancato ingresso di finanziatori esteri in Italia sono fenomeni sociali, economici ed umani mortali che non possono essere addebitati alla sola presenza delle potentissime organizzazioni mafiose ed al pur dilagante fenomeno corruttivo, ma fanno i conti con una illegalità assai diffusa e purtroppo in molti casi anche tollerata, se non addirittura sostenuta e condivisa, come pure gli impossibili ritardi o le vere e proprie assenze del servizio pubblico incarnato dalla Pubblica Amministrazione sia locale che nazionale, come anche le intollerabili lentezze burocratiche ed amministrative che pare siano messe lì apposta per invitare (meglio dire per estorcere) il malcapitato a superarle con una tangente corruttiva, come pure l’incredibile giustizia italiana, che uno studio del CNR definì come tra le più arretrate d’Europa, appunto.

Tutta questa matassa di fenomeni italiani assai intrecciati fra di loro rende impossibile una vita normale delle famiglie e delle aziende che decidessero di intraprendere l’avventura della vita terrena ovvero l’alea di una attività imprenditoriale in Italia.

Eppure, anche quelle soluzioni che urgono per eliminare tali ingorghi appaiono come assenti ingiustificate nell’azione del governo Monti, che di liberalizzare e riformare il mondo del lavoro e della vita in questo paese anormale, pare abbia dimenticato l’urgenza ed addirittura, l’esistenza.

Nessuna riforma strutturale, ne tanto meno, alcuna liberalizzazione delle professioni, delle arti e delle attività sottoposte a licenze pubbliche si impone nell’agire dell’esecutivo italiano:

il paese non viene così ammodernato e reso competitivo sul piano internazionale.

– La Spesa Pubblica, il Parassita Pubblico ed il Debito Pubblico –

L’imponente massa di dipendenti pubblici e di cariche politico-amministrative che gravano pesantemente sulla spesa pubblica come nella costruzione del debito pubblico, avvisano il presente che non è possibile tentare il salvataggio del paese in queste condizioni di spesa pubblica indecente e soprattutto, improduttiva e parassita.

Ma anche in questo caso, il governo Monti, l’attuale esecutivo italiano in carica, non offre alcuna soluzione di riduzione drastica ed immediata della spesa pubblica e di contenimento del debito pubblico che passi attraverso un salasso doveroso e necessario della pubblica amministrazione, elemento indicato fra le concause primarie del fallimento italiano nel suo peso e nella sua inefficienza cronica e conclamata.

Se l’Inghilterra per venir fuori dal rischio di downgrade e di fall out avviò anch’essa dopo aver cambiato governo una notevole riduzione della spesa pubblica taglia di ben 81.000.000.000 di sterline e la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro, ma programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura, non si comprende perché l’Italia, causa e movente del paventato fallimento europeo e del prossimo possibile downgrade di ben 15 paesi europei, non debba imporre altrettanti sacrifici.

L’Italia deve urgentemente tagliare l’enorme e spropositato numero di posti di lavoro pubblici in una quota che va da un terzo sino ed oltre la metà dei suoi dipendenti pubblici, come pure deve urgentemente asciugare drasticamente ogni aspetto dell’intervento statale nella vita del paese (imponendo la regola che ognuno paga per i propri errori – esempio: paghino i napoletani il costo ed il danno della loro ingovernata monnezza e non tutti gli italiani indiscriminatamente, comprese e soprattutto quelle popolazioni che invece governano virtuosamente il loro ciclo dei rifiuti come la loro amministrazione locale ), ogni presenza ossessiva e devastante del pubblico nel privato.

Eppure, di queste misure, non si trova alcuna traccia nel governo Monti, affacciatosi alla ribalta con una misera manovra di appena 24 miliardi di euro, derivante da pochissimi tagli alla spesa pubblica e troppi aumenti della pressione fiscale sui soliti fessi, visto che chi le tasse le evadeva prima della crisi, non le pagherà certamente oggi, che la crisi c’è e si sente.

Insomma, l’ingiustizia sociale di cui si veste l’azione del premier Mario Monti, si scontra con le altisonanti e roboanti indicazioni di indirizzo politico del suo esecutivo alla coesione sociale e alla giustizia sociale preannunciate dal Monti stesso.

Oltre ovviamente alla “strana dimenticanza” della esistenza di mafie e corruzione in quantità industriali in un paese di furbetti che tace alla solidaristica e generosa Europa che esiste un altro debito pubblico italiano grande almeno quanto il primo, nascosto ed originato dal malgoverno locale, regionale, provinciale e comunale.

E allora torna la domanda iniziale:

perché un cittadino tedesco, un cittadino francese o un cittadino europeo dovrebbe sacrificare il proprio futuro rovinare la serenità e compromettere la stabilità delle proprie famiglie come delle proprie aziende per salvare una tale ecatombe di guai e di difetti incorreggibili ed incorretti che si definisce come l’Italia?

Ma se l’Italia non procede per prima lungo la strada dei tagli e delle riforme, delle liberalizzazioni e della pulizia morale, perché il cittadino europeo dovrebbe essere costretto a pagare il conto delle mafie e dei corrotti?

Interrogato il morto, nessuno rispose.

Ovviamente.

L’Italia trascina l’Europa nel suo fallimento, ma forse sono molti i cittadini europei ed italiani affatto inclini a pagare il conto di una casta politica allucinante, sulla quale si è potuto fondare un impero della illegalità e della punizione ingiusta della meritocrazia fatto di politici e burocrati corrotti e di mafiosi molto ricchi e potenti.

E se la politica e la burocrazia sono corrotte, che paghino loro il debito pubblico che si è costruito per saziare il loro infinito appetito.

Che paghino le classi dirigenti italiane il prezzo della loro incapacità e/o disonestà.

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe dirigente italiana? Fa ridere!

domenica, 23 ottobre 2011

L’ho detto e lo ripeto:

in italia sarebbe molto meglio che i comici governassero il paese, visto che i politici di professione italiani, fanno ridere tutto il mondo.

Cessi politici, interessati, corporativi, egoisti, costosi, spreconi, presuntuosi, arroganti, ignoranti, inetti, incapaci, idioti, immeritevoli, corrotti e mafiosi.

Tutti, di tutte le parti politiche, istituzionali, sindacali e burocratiche, senza nessuna esclusione.

http://www.youtube.com/watch?v=8a8hI1uimNU&feature=player_embedded

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Forza Gnocca: il governo prepara condoni, indulti e gnocca gratis per tutti

domenica, 9 ottobre 2011

L’italia è un paese ad altissimo rischio in questo momento, non solo economico e finanziario.

Il mancato varo di una dura e decisa normativa anti corruzione e la determinata volontà di silenziare ogni critica nel mondo della informazione come nel libero mondo del web, racconta della evoluzione maligna di una maggioranza di governo che si dimostra sempre più pericolosa ed incapace.

Pericolosa nel mancato contrasto alla corruzione politica e burocratica.

Incapace nel contrastare la crisi economico-finanziaria in atto.

La terza via percorsa dall’esecutivo italiano, senza risolvere alcun problema fondamentale, lavora incessantemente per mettere a tacere ogni critica ed ogni opinione differente da quella di un governo sempre più scosso da scandali e crisi politiche interne ai due partiti che compongono la maggioranza.

Il risultato finale è l’ingovernabilità del paese e l’immobilismo più totale nel governo del paese.

Così, invece di abbattere la spesa pubblica che cresce spingendo all’aumento il debito pubblico, il governo progetta il varo di manovre per lo sviluppo dal fiato corto e dalle gambe corte, come l’ennesimo condono che non fa altro che sostenere e premiare chi nel tempo ha violato o eluso la legge italiana e punisce i cittadini, le famiglie e le aziende italiane che invece hanno rispettato la legge e che vedono questo governo e questa maggioranza a difesa di chi sbaglia e non di chi ben si porta.

D’altronde, la gran massa di scandali che hanno coinvolto a tutti i livelli questa maggioranza e questo governo, fanno ben intendere a favore della tutela di quali interessi è schierato l’esecutivo italiano.

Il grado di pericolosità di questo governo sale di ora in ora, condito da dichiarazioni del premier (forza gnocca) che varcano la soglia della razionalità ed aumentano la sfiducia dei paesi europei ed occidentali nella capacità di questo esecutivo e di questa maggioranza parlamentare di mettere in atto quelle procedure richieste all’italia per un suo eventuale salvataggio.

PDL e Lega sono continuamente scossi da forti malumori interni, che molto probabilmente sfoceranno in un dissenso pesante alle prossime elezioni politiche, sia che si voti oggi, sia che si voti alla fine naturale della legislatura.

In realtà, non esiste miglior promozione delle opposizioni politiche oggi in italia, della esistenza di questo governo e di questa maggioranza.

Nonostante il gran vuoto pericoloso ed incapace che esprime tutta la casta politica italiana, di governo come di opposizione.

Il paradosso politico italiano è talmente importante da aver completamente snaturato il sistema politico tradizionale, tanto da validare posizioni politiche antagoniste di comici prestati alla politica.

Per cui oggi, sarebbe molto più appropriato vedere un comico come premier italiano, mentre per la casta politica, sarebbe molto più appropriato esibirsi in qualche spettacolino di cabaret in un piccolo teatro di periferia.

Questo detto, per misurare il grado di pericolosità e di incapacità raggiunto dalla casta politica italiana.

La follia governa e l’incapacità regna sovrana oggi in italia.

Chiunque e qualunque politica sarebbe certamente meglio di questo squallore scandaloso.

Purché contrasti la corruzione politica e burocratica, elimini le organizzazioni mafiose, ristrutturi e riformi una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, ma anche oltremodo costosa.

Invece del solito condono pro-illegalità e del solito indulto di cui si paventa sempre più.

Un governo orientato alla tutela della illegalità non merita di sopravvivere a se stesso.

Un governo incapace di contrastare la crisi economico-finanziaria che massacra cittadini, famiglie ed aziende italiane, è meglio che faccia un passo indietro.

Anzi, due.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Downgrade italia – fall out italia – fallimento italia

mercoledì, 7 settembre 2011

Cade sotto il peso del suo immobilismo il governo italiano, schiacciato fra una crisi profonda del sistema paese ed una totale incapacità della casta politica di rispondere adeguatamente alla crisi, di contrastarla.

I piccoli interventi previsti nelle manovre finanziarie dei governi italiani sono affatto incisivi sul piano del cambiamento del sistema e di un suo adeguamento ai modelli più tradizionali delle democrazie liberali.

Il recupero del gettito fiscale da sovrapporre ad una enorme spesa pubblica infatti, non ottiene altro che un continuo aumento della pressione fiscale, causa di notevoli disagi sociali ed economici, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

La mancata riforma della giustizia non offre quel sicuro terreno sul qual potrebbero muoversi i capitali e le imprese dei finanziatori esteri, inibiti assolutamente dall’entrare in un mercato nel quale ogni lite non verrebbe mai sciolta nella prassi giuridico-burocratica in atto.

La mancata realizzazione di una riforma fiscale in senso federale, tutt’ora in via di approvazione e modulata per una approvazione definitiva vicina al 2020, si scontra duramente con una urgente necessità di rimettere ordine in una spesa pubblica proibitiva cui corrisponde una irrazionale corsa all’aumento della pressione fiscale, espellendo le aziende più intraprendenti e meno collocate nel patologico sistema economico italiano e le migliori menti scientifiche, costrette entrambe ad una fuga precipitosa da un paese che punta decisamente verso un suicidio collettivo di massa.

Il federalismo fiscale infatti, se effettivamente realizzato, avrebbe avuto un effetto dirompente sulla enorme spesa pubblica prodotta dallo stato centrale, sviscerandone ogni singola matassa finanziaria, ogni inutile spesa, ogni nicchia di privilegio e di potere pubblico deviato.

Ma il termine di iter per l’approvazione vicino al 2020 non aiuta a spezzare i cardini di una spesa pubblica senza controllo, ma anzi sembra offrire una ulteriore giustificazione ai già gravissimi ritardi nelle scelte dell’esecutivo, che rinvia sine die ogni liberalizzazione come ogni riforma strutturale del paese.

Ma, non solo la spesa pubblica non viene aggredita nel senso di una sua diminuzione, ma addirittura viene aumentata dalle scelte del governo che assume ulteriori 67.000 nuove unità nel solo settore della scuola pubblica, un settore che rappresenta già il ridicolo primato di maggiore datore di lavoro europeo pubblico-privato con ben 1.500.000 addetti.

La drastica diminuzione del numero dei dipendenti pubblici italiani accompaganata da un altrettanto drastico taglio alle spese realtive all’incredibile numero delle poltrone del potere pubblico e dei relativi privilegi, queste e solo queste azioni di governo rappresentano l’unica via d’uscita dal temuto fall out del sistema italiano, già prossimo ad un pericoloso downgrade da parte delle principali società di rating.

Le numerose e sempre più autorevoli voci che accomunano il rischio-paese del sistema italiano e greco inoltre, offrono un altro punto di vista negativo dal quale sembra impossibile fuggire con un semplice aumento della pressione fiscale.

Ma un governo che appare alla mercede delle corporazioni interne, come delle caste corporative, non è certamente in grado di affrontare questo mare tempestoso di una crisi senza precedenti.

L’esempio recente della mancata liberalizzazione delle professioni racconta molto bene come il governo italiano sia succube delle corporazioni interne, che lo hanno sopraffatto in aula impedendo la liberalizzazione delle professioni e successivamente l’eliminazione dal conteggio pensionistico degli anni dedicati alla laurea.

Chissà poi perchè il governo aveva messo nel medesimo pacchetto l’eliminazione degli anni di laurea come di quello della leva obbligatoria, essendo il primo caso facoltativo ed il secondo coercitivo per i cittadini italiani (ovviamente per quelli che non si sono potuti permettere una raccomandazione politica per vitare la leva obbligatoria).

Chissà poi perchè il governo ha ritirato ambedue le misure costretto dalla corporazione dei professionisti, allorquando la misura sulla leva obbligatoria andava mantenuta perchè conseguente ad un uso della coercizione del potere pubblico, cui il singolo cittadino non poteva porre contrasto se non violando la legge, mentre la misura sugli anni della laurea andava eliminata, perchè conseguente ad una libera scelta del cittadino.

Ma in questa italia totalmente impazzita, cercare la ragione nelle scelte del suo governo, può rappresentare un esercizio della razionalità piuttosto inutile.

Il fatto certo è che il governo pare piegato ai mille ricatti delle caste e delle corporazioni che temono ogni diminuzione di quel potere e di quel privilegio pubblico di cui para sappiano e possano godere ed abusare senza limiti.

La volontà politica italiana è tutta rivolta agli eurobond, unica speranza di mantenere status quo impossibili ed impagabili alla casta dominante, ma anche unica possibilità che viene negata senza una decisa e determinata politica di liberalizzazione del sistema, di riforma strutturale, di abbattimento di ogni status quo che implichi un abuso o un danno al potere pubblico ed al popolo sovrano.

Qui finisce il primato della politica italiana, assai corrotta ed incapace.

Qui naufraga una casta di cittadini che restano al potere solo per il mantenimento del potere stesso, senza concedere nulla alle promesse mancate e alle riforme negate che essi stessi avevano issato a bandiera di un cambiamento che non c’è, e non c’è mai stato.

Politici incapaci di professione erano prima, e politici incapaci di professione sono ora.

Gli stessi politici che per decenni hanno assciurato un futuro certo e comodo a generazioni e generazioni di loro amici, parenti ed elettori in quella pubblica amministrazione che costa in modo insopportabile sul bilancio del paese, generazioni di fannulloni privilegiati che hanno tolto il diritto ad un lavoro ai meritevoli, fuggiti ed indignati da questa storica barbarie italiana, storica almeno quanto la criminalità e la pericolosità delle famiglie mafiose.

Poichè se in italia non appartieni ad una “famiglia baronale” (politica, sindacale, corporativa, universitaria, scolastica, di casta, mafiosa, etc), rischi di dover combattere chi esercita il potere pubblico abusandone, e rischi di restar fuori da ogni possibilità di arricchimento personale meritevole, poichè la casta dona al suo “fannullone di famiglia” quel che toglie al cittadino qualunque meritevole.

Ed è così che muore un paese, ucciso nella speranza di un cambiamento che non arriva mai, poiché chi dovrebbe realizzare il cambiamento, è interessato a far sì che nulla cambi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’orizzonte degli eventi, la democrazia bloccata, la speranza delusa ed il punto di non ritorno

venerdì, 15 luglio 2011

Analizziamo i fenomeni, gli eventi e le condizioni che coinvolgono l’italia in questi tempi.

Il peso di un debito pubblico importante, una spesa pubblica che sembra non trovare alcun freno, una volontà politica non sufficiente a cambiare effettivamente lo status quo delle caste, delle corporazioni, delle organizzazioni mafiose e dei gruppi di potere che risultano capaci di indirizzare le scelte politiche e di sottomettere ogni esecutivo.

Il debito pubblico in continua crescita viene solo e a malapena contenuto, senza intaccarne mai le misure e gli elementi che sono alla base della sua maligna evoluzione.

La spesa pubblica non fa alcun riferimento al merito dei funzionari preparati, onesti, leali e corretti, ma persegue solamente le follie politiche che inseguono e comprano il consenso, invece di interpretarne le volontà e soddisfarne le esigenze popolari.

Lo prova la nuova stabilizzazione dei cossìddetti precari del comparto scuola, nella misura di circa 67.000 nuove assunzioni a tempo indeterminato di soggetti che in pratica non potranno mai essere puniti o licenziati se il loro comportamento e la loro produttività non si dimostrassero almeno al livello della media dei paesi occidentali ed europei.

In una scuola pubblica che in italia vede già impegnati ben 1.500.000 addetti (divenuti tali con l’ultima stabilizzazione di più di 70.000 precari da parte dell’ultimo governo Prodi) ed il cui impegno di risorse umane la vede eleggere al primo posto nella incredibile classifica europea delle aziende con il più alto numero di addetti e nonostante un risultato di effcienza e di produttività che la vede invece classificata negli ultimi posti del mondo, non solo europeo ed occidentale, vediamo ancora impegnate notevoli risorse e speranze occupazionali abusive.

Evidentemente questo è stato il ticket pagato dal governo per ottenere il voto favorevole delle opposizioni politiche alla manovra finanziaria.

Il risultato complessivo dell’analisi sulla spesa pubblica vede ancora concorrere una insostenibile condizione di parcheggio di disoccupati e di inoccupati cronici e di abuso della pubblica amministrazione come ammortizzatore sociale invece che come amministrazione erogatrice di servizi efficienti e competitivi che rispondano alle esigenze dei cittadini, cosa che non risulta affatto in itinere in questi tempi, come nel passato anche recente, come nel putativo futuro di una entità statale caduta in una profonda e forse, irrebersibile crisi.

Le battaglie del ministro Renato Brunetta nei confronti del fannullonismo, delle conurbazioni del degrado civile, sociale ed economico calabro-campane e dei precari (definiti giustamente dallo stesso ministro come “l’italia peggiore”), del lassismo e dell’assenteismo sul luogo di lavoro nella pubblica amministrazione avevano disegnato in qualche modo una prassi del governo, procedimento che è stato invece moderato, frenato, impedito.

Il freno maggiore alla corsa della spesa pubblica doveva essere una riforma fiscale che tagliasse ogni spreco ed ogni eccesso pubblico, consentendo una immediata lettura del buongoverno o del cattivo governi delle pubbliche amministrazioni, una riforma fiscale che venne definita come il “federalismo fiscale” e rinviata nella sua completa attuazione al 2019.

Qui si ha il dovere di evidenziare come sia praticamente impossibile con una resistenza così forte e potente delle caste e delle corporazioni che effettivamente governano il paese, portare ad una autentica riforma delle entrate e della spesa nel settore pubblico a tutti i livelli che incida sullo status quo e sull’arricchimento delle caste e delle corporazioni del potere.

A tal proposito, si rinvia alla già citata stabilizzazione dei precari che non servono a nulla e a nessuno (non vi è alcuna esigenza effettiva da coprire, anzi, l’attuale enrome ed inutile forza lavoro della scuola pubblica andrebbe almeno dimezzata se non ridotta ad un terzo dell’attuale per avvicinarla ai modelli europei), ed al ricatto imposto dalle corporazioni professionali che hanno deviato profondamente il senso e il valore della liberalizzazione delle professioni, riducendola ad una mera frase scritta su di un pezzo di carta e resa impossibile nella realtà, dimostrando nel contempo di avere un potere assoluto e tempestivo di condizionamento del potere esecutivo.

A tutta questa serie di analisi dei fenomeni e delle condizioni che pesano evidentemente sulla vita quotidiana di famiglie ed aziende oggi come ieri in italia, va aggiunta la formidabile aggravante di uno stato centralista ed accentratore, di una illegalità estremamente diffusa, di una corruzione che sfonda ogni termine di paragone con lo stesso scandalo di Tangentopoli (essendosene dimostrata la sua perfetta continuazione organica e non certo interruzione inorganica al sistema), ed infine, ma non certo finale nella classifica dei condizionamenti che stanno massacrando lo stato di fatto come lo stato di diritto italiano, l’imperativo del potere mafioso, di quelle organizzazioni criminali di stampo mafioso che hanno dimostrato di saper condizionare il voto popolare anche al di fuori di quelle regioni dalle quali traevano storico radicamento, sino ad insidiare il potere economico e finanziario sin nel cuore della ricca Lombardia, nella sua capitale finanziaria milanese, che è oggi tragicamente divisa in aree di influenza mafiosa delle famiglie e delle cosche mafiose, molto ben precise, contornate e determinate.

La stessa vicenda della eterna emergenza rifiuti campana meglio conosciuta come quella della monnezza napoletana, lascia ben comprendere quali limiti gravosi abbia lo stato nella difesa e nella tutela degli interessi nazionali rispetto al degrado sociale, civile ed economico che vivono molte aree del meridione d’italia, degrado che accende serie e pesanti ipoteche sul futuro della intera collettività, senza che mai nessuno ne sia costretto a pagare veramente ed effettivamente il costo ed a risarcirne il danno ingiusto causato a tutta la società, a tutta la collettività, in nome di una identità nazionale che non esiste e non è mai esistita storicamente.

Resta infatti iscritta nella storia di questo paese una identità legata molto più agli scandali ed alle evenienze e conseguenze negative dei comportamenti illeciti ed illegali, condivisi ed incarnati, piuttosto che da segni significativi di valore a se stante, fondante e fondente di identità estremamente differenti, inconciliabili ed incompatibili fra di loro.

Quel che resterà scritto nei testi di storia di questo paese resta infatti la storia di una prima repubblica assai corrotta e ricolma di dubbi pesanti su condizionamenti ideologici contrapposti, imposti ad arte alla base di una “democrazia bloccata” che è servita esclusivamente a far arricchire in modo indecente poteri, potentati e caste politiche di un certo colore e di una certa colorazione, lasciando inalternativo a se stesso il sistema del potere.

Quel che resterà scritto nei testi di storia di questo paese resta infatti la storia di una seconda repubblica nata dalle ceneri della prima, andata in fiamme sull’onda della indignazione popolare contro il fenomeno malavitoso della “corruzione eretta a sistema istituzionale e democratico” e cresciuta nella speranza di un vero cambiamento sorretto da nuove forze politiche che offrivano differenti visioni future e promettevano cambiamenti epocali.

Entrambe queste repubbliche denunciano pubblicamente invece, limiti grossolani di attaccamento al potere in quanto tale e non di effettive volontà riformatrici, sventolate al vento della indignazione popolare ed ora sotterrate insieme ai rifiuti tossici, nascoste e disconosciute.

La vera differenza fra le due repubbliche sta nel fatto che la prima, era pienamente cosciente di essere profondamente corrotta e non si è sottratta al suo destino di punizione che passò attraverso le vicende delle mani pulite e di tangentopoli.

La vera differenza sta proprio in questa presenza di ipocrisia di cui soffre terribilmente questa seconda repubblica, nata sotto il segno della moralizzazione, del cambiamento e del riformismo e consclusasi in questi giorni con la resa incondizionate di quel berlusconismo foriero di speranze e di benessere per tutti e di quel leghismo che doveva smarcare il nord dalla schiavitù del sud e che invece oggi ne resta imprigionato proprio ad opera della dirigenza leghista, che ha deciso di salvare il sud ed il potere di questo governo al costo di un disinteresse assoluto per il nord, per il suo territorio e per il suo popolo, accettando compromessi sempre più stringenti con la dirigenza meridionale del partito berlusconiano, tutta orientata a ricattare i leghisti con un federalismo che serve solo come trampolino di lancio del loro potere personale nei prossimi anni, serve solo come assicurazione a garanzia della loro vecchiaia politica.

La differenza fra la prima e la seconda repubblica infine, è nella razionale continuazione di un sistema scandaloso di gestione del potere pubblico, inchinato e prono alla difesa esclusiva degli interessi di caste politiche e di corporazioni sociali e professionali che puntano alla loro esclusiva salvezza e garanzia.

Tale differenza fa quindi apparire la diversa numerazione fra prima e seconda repubblica solo come un accessorio, un orpello estetico:

nella sostanza nulla è cambiato, sia nella gestione che nell’abuso del potere pubblico, sia nella questione morale che in quella settentrionale (ampiamente tradita) e quella meridionale (pozzo nero dentro il quale spariscono enormi entità di danari pubblici).

Questi signori al governo sono degni figli dei craxi come degli andreotti, dei forlani come dei fanfani.

Questi signori hanno profondamente tradito ogni promessa elettorale, ogni orizzonte degli eventi, hanno mantenuto volontariamente bloccata l’alternanza democratica al fine di restare al potere per sempre, hanno deluso la speranza di chi ha creduto nel vento moralizzatore e riformatore che oggi non spira più, assassinato alle spalle dalla volontà infinita di potere di cui sembrano ebbri.

Il punto di non ritorno verso un futuro denso di incognite e di miseria per questa italia è ormai stato sorpassato, volontariamente soprassato da una casta politica, burocratica e partitocratica che resta essa stessa, il primo e più grande limite e difetto dell’intero paese.

L’improvvisa condivisione di intenti e di forze politiche intorno alla manovra finanziaria del governo, ha scoperto le carte della pletora politica italiana, pronta a sostenere e difendere se stessa contro gli interessi di aziende e famiglie italiane.

Questo rappresenta un punto di non ritorno assoluto per l’italia, che assegna la massima sfiducia verso l’intera casta politica da parte del popolo sovrano e contestualmente la massima sfiducia dei mercati esteri, assai preoccupati che un tal governo scandaloso del paese, sia in grado di mettere rimedio ai danni provocati dalla sua stessa incapacitàe non volontà di cambiare alcunchè.

Siamo molto vicini alla resa dei conti.

L’oste della storia sta preparando il conto da pagare e si ode nell’immaginario collettivo, un tintinnar di monete che rimbalazano sul selciato, lanciate da indignati e sempre più disperati cittadini frodati, non tutelati, dissanguati e immiseriti da una casta politica che non pare meritare proprio più di qualche centesimo di euro.

Di elemosina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Se io fossi Berlusconi, di Gustavo Gesualdo – Parte Prima

lunedì, 6 giugno 2011

Cosa farei se avessi il potere del premier Berlusconi per un solo giorno?

1 – imposizione del salario minimo garantito per legge per tutti i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, visto che è sempre per legge che si attuano i contratti collettivi nazionali di lavoro;

2 – regionalizzazione della contrattazione del lavoro dipendente in base a criteri di corrispondenza con il costo della vita, suddividendo il paese in macro regioni con caratteristiche omogenee;

3 – defiscalizzazione totale del lavoro straordinario, eccetto ovviamente il prelievo Irpef;

4 – defiscalizzazione totale degli investimenti per anni 5 in tutto il territorio italiano con il corrispettivo simbolico di una tassa una tantum annuale, correlata alla misura dell’investimento ed inversamente proporzionale alla forza lavoro assorbita: più assumono dipendenti, meno pagano di tassa una tantum;

5 – abbattimento della spesa pubblica attraverso la imposizione di un rapporto fra il numero di cittadini che risiedono in ogni regione ed il numero dei dipendenti pubblici, para-pubblici, regionali e degli enti locali compreso tutto l’arcipelago delle aziende pubblico-private che offrono servizi locali: la parte eventualmente eccedente tale rapporto, va eliminata attraverso il ricollocamento nei servizi pubblici carenti di personale, anche localizzati in zone differenti da quella in cui si presta opera e servizio;

6 – abolizione di tutti gli atenei universitari eccedenti il numero di 1 per ogni regione, eccetto le università private o quelle di maggior rilievo, funzionalità e produttività nella ricerca universitaria;

7 – riorganizzazione della offerta dei servizi sanitari:
a) scelta dei medici in opzione obbligatoria fra esercizio della professione nel settore pubblico o nel settore privato;
b) collegamento diretto fra i servizi sanitari offerti sul territorio con le farmacie e gli ambulatori dei medici curanti, per la prenotazione di tutte le prestazioni sanitarie in sede ambulatoriale o farmaceutica;
c) pagamento diretto delle prestazioni sanitarie così prenotate via internet o tramite casse ticket e sportelli automatici;
d) eliminazione di ogni decretazione cartacea con pubblicazione ed archiviazione obbligatoria sui siti istituzionali sanitari;
e) eliminazione delle duplicazioni di reparti ospedalieri e di clinica universitaria all’interno di strutture miste ospedaliero-universitarie;
f) gestione degli appalti e delle prestazioni sanitarie in convenzione, attraverso commissioni pubbliche visibili in diretta web;

8 – obbligatorietà della protocolazione automatica in ogni struttura, ente o amministrazione locale e regionale, pubblica, o pubblico-privata, con possibilità di accesso alla visualizzazione del protocollo per chiunque in tempo reale via web;

9 – uso della forza pubblica e della coercizione statale su tutta la pubblica amministrazione nella erogazione dei servizi in tempi certi e predeterminati, nella loro effettiva erogazione, nella loro efficacia;

10 – delega ai sindaci per la sicurezza urbana, con affidamento della gestione dell’ordine pubblico nei casi derivanti da disagio sociale (accattonaggio, stato di ubriachezza molesta, comportamenti asociali o dannosi per la collettività) alla polizia locale;

11 – affidamento del potere di controllo e di ispezione nella erogazione di tutti i servizi offerti ai cittadini dagli enti regione e provincia ai sindaci.

12 – affidamento del potere di controllo e di ispezione nella erogazione dei servizi ai cittadini dalle amministrazioni comunali ai governatori regionali;

Per il momento, possiamo fermarci qui.

C’è materia sufficiente per far saltare molte persone dalle poltrone di certi poteri pubblici troppo inclini ad asservire interessi affatto pubblici.

Ovviamente, via libera ad ogni riforma che riposa nei cassetti ministeriali e, soprattutto, ad una riforma della giustizia che risolva definitivamente la lentezza cronica della giustizia italiana ed alla decretazione anti-corruzione, che, se ben regolamentata ed applicata, impedirebbe l’arricchimento degli amministratori e dei burocrati infedeli e la conseguente evasione fiscale sulla montagna di ricchezza prodotta dalla corruzione in cui naviga il nostro paese.

In ultimo, applicazione della Class Action nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Niente male per uno che si crede un Berlusconi per un giorno.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X