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La Giustizia Indiana non è l’ingiustizia italiana

lunedì, 5 marzo 2012

I due marò, i due esperti professionisti dell’esercito italiano hanno sbagliato?

Devono pagare.

Hanno forse scambiato due inermi e disarmati pescatori indiani per degli armati ed agguerriti pirati?

Possono chieder scusa e far comprendere il loro errore.

Quel che pare non abbiano capito i militari e le autorità italiane è che in India, non è come ci ha abituato l’ingiustizia in italia, paese dove puoi tranquillamente uccidere, ammazzare e massacrare, puoi stuprare (preferibilmente in gruppo, in modo da evitare certamente la galera, come da recente sentenza della suprema corte di cassazione), puoi fare il porco comodo e violare tutte le leggi che vuoi senza mai andare in galera.

Un pluriomicida come stecchino in India sarebbe già appeso ad una corda.

Ma in italia, non sta nemmeno in galera!

Stecchino pluriomicida sta comodamente a casa sua per scelta della giustizia italiana!

Gli italiani dovrebbero imparare da questo caso, cosa è una giustizia giusta e che funziona in un paese civile.

Cosa credevano gli italiani, che la giustizia indiana si sarebbe bevuta la “sospetta scomparsa” dei dati sulla scatola nera dalla nave napoletana Lexie così come la giustizia italiana si è bevuta la “sospetta scomparsa” dei dati della scatola nera della costa concordia, ovvero della “sospetta scomparsa” del personal computer del napoletano stecchino?

E pensavano forse gli italiani che la magistratura indiana non si sarebbe domandata perché le costose apparecchiature salva-navi (sistema satellitare AIS) della capitaneria di porto di livorno comandate dal militare napoletano che falco non fossero in funzione e servizio di prevenzione, sorveglianza e vigilanza degli incidenti o dei suicidi-omicidi alla stecchino?

E gli italiani si meravigliano pure del fatto che, le autorità indiane, abbiano rifiutato la collaborazione degli esperti militari italiani nell’esame e nella analisi delle prove sul caso della nave Lexie?

Forse gli italiani pensano che gli indiani siano ancora seduti in meditazione sulle sponde del fiume Gange?

Forse non sanno gli italiani che l’India ha ripreso il suo passato ruolo di leader economico mondiale insieme alla Cina?

Talvolta viene da chiedersi:

ma dove vivono gli italiani, nella preistoria?

Altro che bizantinismo:

questa è arroganza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Riforme strutturali e Liberalizzazioni: vademecum

mercoledì, 30 novembre 2011

Liberalizzazione della Informazione

L’informazione in Italia è controllata, limitata, filtrata, deviata, governata, ma mai è libera informazione, come si evince dalle classifiche mondiali in tema della libertà di informazione, che vedono l’Italia a pari merito con “pseudo democrazie-vere dittature” del terzo e quarto mondo.

Urge una riforma che liberi la strozzatura all’accesso alle persone autorizzate a fare informazione (già, purtroppo in Italia occorre essere iscritti ed autorizzati per fare informazione, attività invece negata a tutti i cittadini ed addirittura punita dalla legge).

A questo proposito, nulla vale di più della esemplificazione che fece il presidente Giovanni Spadolini nel suo libro “Come si diventa giornalista”:

“Parliamoci chiaro, le nostre leggi sull’ordinamento della professione giornalistica per tanti aspetti si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla figura del direttore responsabile (io l’ho ricoperta per quasi vent’anni) che non esiste in nessun’altra legislazione del mondo. Una figura derivata da un ordinamento in cui il direttore responsabile era nominato da un partito politico autoritario e onnipotente, in contrapposizione all’editore e mantenuto con privilegi economici, ma senza il controllo politico della testata”.
Giovanni Spadolini. Citazione tratta dal libro “Come si diventa giornalista” – Piero Morganti – Ed.Einaudi.

Mentre l’articolo 21 della Costituzione Italiana (libretto pieno di belle dichiarazioni, quasi tutte rimaste irrealizzate in toto o i parte nella realtà del paese) così recita nel suo primo comma:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Beh, vi posso garantire che se stampate e distribuite un giornale che trasmetta il vostro pensiero senza prima essere passati per le forche caudine dell’obbligatorio direttore iscritto all’albo dei giornalisti, avrete violato la legge ordinaria, benché tale comportamento, sia previsto, tutelato e garantito dalla costituzione come una delle libertà fondamentali dei cittadini italiani.

Riforma della Giustizia

Va sottolineato come, nell’attuale regime, anche per assassini pluripregiudicati, mafiosi e soggetti socialmente pericolosi è previsto il recupero e non la mera punizione nell’ambito carcerario.

Tale indirizzo ha appena iniziato a mutare, come nel caso dell’applicazione del carcere duro per i soggetti mafiosi.

Ma non basta e siamo appena all’inizio di un processo evolutivo che deve intendere la carcerazione come una punizione da scontare duramente (con una gradualità direttamente proporzionale al reato commesso, alla sua pericolosità ed al rischio di recidiva) e non un processo di recupero di tutti e tutto, senza distinzione e selezione fra un padre di famiglia che ruba per sfamare la propria famiglia ed un sistema politico e burocratico ampiamente corrotto, sistema alla base del fallimento socio-economico-finanziario italiano in atto.

Vi è infatti da evidenziare il livello elevato di pericolosità sociale che assumono i delitti di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, come pure
lo stesso dicasi per la troppo tollerata evasione fiscale, eretta a simbolo di un sistema statuale gravemente malato e concausa primaria della erezione di un debito pubblico ormai divenuto impagabile e non rifinanziabile nei modi ordinari della emissione di titoli di stato.

Va assunto quindi che, piuttosto che procedere a “scarcerazioni obbligate” a causa della insufficienza del sistema carcerario italiano (ma non esistono celle carcerarie sufficienti per un sistema illegale, corrotto e mafioso come è quello italiano), piuttosto che procedere con amnistie o altri metodi scellerati al ricollocamento nella società di soggetti socialmente pericolosi, andrebbe invece maturata una sensata riforma delle pene che preveda:

la pena di morte per il reato di associazione mafiosa, l’ergastolo da scontare in regime di carcere duro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, la decuplicazione delle pene relative all’abuso di potere pubblico come la corruzione, la concussione e l’abuso di ufficio, anche in questo caso, senza sconti e da scontare in un regime di carcere duro.

Va inoltre previsto uno sbarramento eterno di accesso alle funzioni pubbliche per chi si sia macchiato di violazioni ed abusi proprio del potere pubblico e delle sue funzioni, o di altre gravi violazioni di legge, con perdita del diritto al posto di lavoro, dello stipendio ed alla pensione.

Urge inoltre snellire il sistema procedurale che intasa volontariamente i tribunali e garantisce vie d’uscita alternative ai soliti furbi che si vedono impuniti ed impunibili grazie a mille subdoli meccanismi tecno-burocratici che sembrano essere stati messi lì apposta, proprio per creare una “uscita di emergenza selettiva” dalle potenziali punizioni giudiziarie per gli associati alle caste e alle corporazioni del vero potere italiano.

La Questione Meridionale, la Questione Settentrionale e le Organizzazioni Mafiose Meridionali

Professor Mariano D’Antonio, ordinario di Economia dell’Università Federico II di Napoli ed assessore al Bilancio della giunta napoletana Bassolino tra il 2008 e il 2010:

“…. Le Regioni, da Roma in giù, sono un cancro. Quando va bene sono orientate alla gestione del consenso, quando va male alla gestione del malaffare ….”.

Renato Brunetta ministro della Pubblica Amministrazione:

la “….. conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’é, non c’é la politica, non c’é la società”.

Dalla pagina facebook di Ferdinando Imposimato, giudice, avvocato, e politico italiano, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, con decenni di esperienza in lotta alle mafie ed al terrorismo:

“La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalità organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.”

Dati resi pubblici nel 2008 che analizzano le “attività economiche” delle organizzazioni mafiose meridionali:

fatturato complessivo di 130 miliardi di euro;
utile che sfiora i 70 miliardi;
il solo ramo commerciale mafioso che incide direttamente sul mondo delle imprese italiane (quelle che sono restate e non hanno nel frattempo delocalizzato i loro siti produttivi) ha superato i 92 miliardi di euro, rappresentando il 6% del PIL (dal 2008 ad oggi il PIL italiano è vertiginosamente caduto, il dato andrebbe aggiornato);
dalle tasche dei commercianti e delle imprese italiane passano nelle nelle mani dei mafiosi:
160 mila euro al minuto
10 milioni di euro ogni ora
250 milioni di euro al giorno;
l’usura mafiosa colpisce 180.000 commercianti;

L’isola napoletana:

nel napoletano si contano 1.300 forni abusivi (nel solo comune di Afragola vi sono 17 panifici legali e 100 illegali) dove si usa qualsiasi tipo di combustibile, 2.500 panifici illegali, il prezzo si aggira su 2.00/2.50 euro al chilo, a fronte di 1.80/2.00 euro di quello legale;

nella sola provincia di napoli si contano ben 100 cosche mafiose camorristiche, di cui ben 50 presenti nella sola città di Napoli;

nella città di Napoli si calcola che ben 7 abitazioni su 10 siano abusive;

la sola emergenza della monnezza napoletana ha procurato danni impagabili in termini di immagine e di credibilità del paese e della sua classe dirigente di voler e poter risolvere i problemi italiani e napoletani, oltre che ad aver contribuito a danneggiare il marchio commerciale “made in Italy”.

A tener conto solo di questi pochi dati, si ritiene impensabile alcun finanziamento per lo sviluppo del meridione italiano, visto che esso, potrebbe certamente finire nelle mani delle organizzazioni mafiose e non a beneficio delle aziende e delle famiglie meridionali.

Inoltre, nel lunghissimo elenco delle liberalizzazioni e delle riforme che urgono al paese, vanno elencate anche:

trasporto privato con concessione pubblica;

sicurezza e vigilanza privata con licenza pubblica;

liberalizzazione delle professioni e degli ordini professionali.

Solo per iniziare.

Ma il nodo centrale da sciogliere è e resta quello della eliminazione delle organizzazioni mafiose e della loro eviscerazione totale ed immediata dal tessuto socio-politico-economico del paese.

Senza soluzioni decise e determinate nella soppressione delle mafie e nella risoluzione della questione meridionale (elementi assolutamente correlati), nessun governo otterrà quella fiducia e quella credibilità necessarie a salvare il paese.

Percorrendo altre strade, dissimili da quelle su elencate, si costruirà una corsia preferenziale per le mafie e per la politica e la burocrazia corrotta.

Percorrendo altre strade, fuggiranno ancora precipitosamente all’estero, quelle pochissime energie, umane ed imprenditoriali vitali e capaci di risolvere problemi e non di favorirli.

da questo momento in poi ci si schiera:

o con le mafie ed il sistema delle corruzioni e delle illegalità, ovvero dalla parte di famiglie ed aziende.

Non vi è alternativa.

Non vi è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Sicurezza e Giustizia devono garantire la Legalità

venerdì, 3 giugno 2011

Leggere le notizie italiane, equivale a leggere un bollettino di guerra:

una lunga serie di nomi di caduti sotto la schiavitù del crimine.

Il fiore all’occhiello italiano, il gioco del calcio, viene continuamente scosso sin nelle sue fondamenta da continui scandali che ipotizzano crimini continui e devastanti per l’immagine del gioco:

il calcio non è più solo il calcio, ma è il calcio-scommesse, è calciopoli.

Nulla sembra essere asservito alla legge in questo paese, che appare profondamente piegato da atti criminali che, per entità, frequenza e personaggi coinvolti, proietta l’immagine di un paese fondato sulla illegalità.

Il vento rinnovatore che ha iniziato a spirare con tangentopoli, continua a far emergere un sistema profondamente degradato, lo snida, lo insegue.

Eppure il sistema politico, nonostante sia continuamente colpito da scandali corruttivi, manifesta segni evidenti di incapacità a governare il fenomeno della illegalità diffusa, a cominciare dalla mai realizzata normativa anticorruzione, che dovrebbe impedire l’accesso di soggetti incompatibili con il governo della cosa pubblica, proprio a causa della loro dimostrata corruttibilità.

E tale immobilismo denuncia il sospetto che non ci sia la reale volontà politica di regalare al paese un futuro normale fatto di cieca obbedienza alla legge.

Un paese fondato sulla illegalità presenta un profilo inaccettabile nel contesto internazionale, provocando esso stesso una perdita di immagine e di credibilità nel mondo.

Ma la casta politica sembra puntare più ad una “normalizzazione forzata” del paese, piuttosto che ad una sua evoluzione positiva.

Il messaggio lanciato dalla politica italiana dei parolai parrucconi ed incipriati appare invece, nei fatti, sempre più chiaro ed intelleggibile:

se siamo tutti mafiosi, nessuno è più mafioso e non esiste più una emergenza mafie in Italia;

se siamo tutti corrotti, nessuno è più corrotto e non esiste più una emergenza corruzione in Italia.

Un tam tam subliminale, e nemmeno tanto nascosto.

Questa normalizzazione pare avere un ascendente notevole sulla società italiana, poichè nessuna voce si leva, a parte quella di questo blog, nel denunciare tale “normalizzazione forzata”, che sembra essere anche condivisa, visto il silenzio-assenso che sembra accoglierla.

Ma non è con il silenziare i problemi del paese che si risolvono i problemi del paese, salvo acuirli a tal punto da renderli di impossibile risoluzione.

Riforme e ripristino della legalità nel paese sono due urgenze inderogabili.

Ma le Riforme giacciono sulla carta, mentre la Legalità e le sue due figlie Sicurezza e Giustizia, paiono in difficoltà estrema, se non in conflitto fra loro, se è vero come è vero che, ogni tentativo del ministro dell’Interno di garantire maggiore sicurezza ai cittadini venga ostacolato da sentenze negative.

Ma se Sicurezza e Giustizia non troveranno il modo di collaborare in favore della tutela dei cittadini, la Legalità non regnerà mai sovrana e garantita.

Le riforme urgono, pur nella certezza che basterebbe solo una maggiore collaborazione per ottenere ottimi risultati, così come dimostrato dal metodo ideato dal ministro dell’Interno Maroni e dimostratosi vincente nel più grave contrasto alle organizzazioni mafiose della storia della repubblica.

Cosa sarebbe delle sentenze della magistratura nei confronti dei mafiosi latitanti senza il deciso governo della sicurezza varato da Maroni?

Se la sicurezza non collabora con la giustizia i boss mafiosi, benchè attinti da sentenze della magistratura, vivono tranquillamente la loro latitanza.

E se la giustizia non collabora con la sicurezza, come si fa a garantire la Legalità in un paese che sembra invece fondato sulla illegalità?

Unire le forze dell’ordine e la magistratura in una stretta collaborazione nel respingere l’illegalità appare infatti l’unico modo per ottenere Legalità, appunto.

Non serve una riforma per capire questa verità.

Basta solo la buona volontà e la diligenza del buon padre di famiglia.

Sempre che si sia scevri da pregiudizi ideologici e si punti esclusivamente al bene comune ed alla tutela dei diritti del cittadino.

E se un paese sembra fondato sulla illegalità, qualcuno ci dovrà pur dire perchè questo avviene.

Qualcuno ci dovrà dire perchè diviene così difficile assicurare sicurezza e giustizia al popolo sovrano.

Non si può continuare in questo conflitto fra poteri dello stato:

l’unico a rimetterci è il popolo.

Quel popolo cui lo stato dovrebbe servire e non asservire o disservire.

Diamoci un taglio ai pregiudizi politici e diamoci da fare:

il popolo non aspetterà sicurezza e giustizia in eterno
.

Specie quando una crisi spaventosa bussa alle porte delle case dei cittadini.

Serve collaborazione, non competizione o conflitto fra i poteri dello stato.

Altrimenti, qualcuno ci dovrà pur dire a cosa serve uno stato se non serve ai cittadini che ne pagano il mantenimento.

Serve solo alla sopravvivenza di se stesso, sottovalutando in modo allucinante ed impossibile, il peso che hanno i problemi irrisolti di questo paese.

Almeno sino a quando, questi problemi irrisolti a causa della irragionevolezza di taluni, cercheranno altre strade per garantire sicurezza e giustizia al popolo.

E non è proprio così che nacque la dittatura fascista, offrendo garanzie di sicurezza e di giustizia che altri si dimostrarono incapaci di garantire?

Ed è proprio questa la fine che vogliamo per la nostra democrazia?

Siamo proprio sicuri che è questo il futuro che vogliamo?

Gustavo Gesualdo

La Sicurezza nel nuovo mondo fa rima con Privata

venerdì, 6 maggio 2011

Un tempo venivano definiti come mercenari, al soldo del potente di turno.

Oggi, sono sempre più utilizzati anche dai governi per azioni di sicurezza internazionale, affiancati agli eserciti regolari.

Sono i Contractor, specialisti della sicurezza.

Il caso più conosciuto in italia è quello di Fabrizio Quattrocchi, componente italiano di una compagnia militare privata che agiva in Iraq, dove fu assassinato dai suoi rapitori cui disse prima di morire la famosa frase:
“toglietemi la benda dagli occhi, vi faccio vedere come muore un italiano”.

Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d’oro al valor militare.

Oh, pardon, al valore civile ….

I contractor sono molto utili alle milizie governative, poichè essi svolgono il lavoro sporco di ogni guerra, senza lasciare segni e tracce sulle bandiere nazionali.

Nei soli territori afgano ed iracheno per esempio, dal 2001 fino a giugno 2010 il numero dei soldati Usa morti in battaglia sono stati 5.531, con 16.210 feriti, mentre i caduti in combattimento fra i contractor sono stati oltre 2.000 e 44.152 i feriti.

Si tratta di una escalation di morte:

per il teatro delle due guerre prese in considerazione, nel 2003 i contractor morti erano solo il 4% del totale, salgono al 40% nel biennio 2008/2010, e superano il 53% dei deceduti in combattimento dal 2010 ad oggi.

Come vedete, le guerre odierne non le combattono più le milizie governative.

L’Italia, spinta da questo nuovo indirizzo militare mondiale, sta approntando una nuova normativa che autorizzerà l’uso di contractor per assicurare la sicurezza delle navi mercantili italiane, in specie contro il pericolo sempre maggiore della pirateria.

Un salto di qualità notevole, per un paese nel quale era sinora illegale la figura del contractor.

Il pregiudizio politico tipicamente italiano nell’affidare incarichi e funzioni di natura pubblica a privati è antico, e risale al timore che, come nel caso del fascismo, un partito politico possa dotarsi di una polizia come di in esercito privato per prevalere nella lotta politica.

Un pregiudizio idiota, che ha impedito sinora al nostro paese di utilizzare tutte le strategie moderne contro i pericoli alla sicurezza, sia interna che esterna del paese.

Ma finalmente, qualcosa sembra muoversi in tal senso, con il riconoscimento della figura del contractor per la sicurezza delle nostre navi mercantili.

Per quanto riguarda la sicurezza interna del paese, invece, resta immutata la normativa italiana che nega l’esistenza di un comparto della Sicurezza Privata, come pure nega l’esistenza di una Polizia Privata.

Infatti, il comparto delle Vigilanza Privata come pure la figura della Guardia Particolare Giurata, sono lasciati in una sorta di limbo giuridico che vede le guardie giurate agire in un momento come semplici operai muniti di pistola, in un altro, come incaricati di pubblico servizio (dalla legge), ed in altri momenti ancora come pubblici ufficiali (dalla giurisprudenza della cassazione), creando un pasticcio giuridico e legislativo che mette in pessime condizioni nello svolgimento del loro servizio ben 50.000 guardie giurate italiane, che ma vengono definite e tutelate chiaramente come agenti di polizia privata.

Qual’è la differenza?

Eccola:

se una Guradia Giurata intervieve e sventa una rapina uccidendo uno o più rapinatori, si becca l’accusa di omicidio volontario plurimo, mentre se ad intervenire in egual modo è un agente di polizia giudiziaria, gli danno una bella medaglia.

In realtà, una modifica della normativa nel settore della sicurezza privata c’è stata, ma solo nei confronti degli investigatori privati, cui è stato concesso (finalmente!) di produrre prove nell’ambito del processo penale, cosa negata in precedenza.

La normativa della sicurezza privata in Italia, è in fervida attività ed in movimento.

Bisogna adeguare con celerità la legislazione italiana alle nuove sfide cui il nostro tempo ci chiama.

Occorre riconoscere lo svolgimento di attività di milizia privata come pure l’attività di polizia privata, per far concorrere dignitosamente l’operato pubblico e quello privato, nella corsa verso la garanzia di una sempre maggiore sicurezza dei cittadini e del territorio italiano.

Bisogna solo prendere atto della realtà, senza nemmeno ipotizzarne una futura.

Poichè il termine Sicurezza in Italia, come nel mondo odierno, fa sempre più rima con Privata, svolgendo altresì un ruolo di sano antagonismo e di stimolo con la tradizionale Sicurezza Pubblica, oltre che di maggiore garanzia e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sana e ordinata concorrenza in qualsiasi settore umano, produce sempre e solo ottimi risultati sotto il profilo della efficacia e della efficienza dei servizi offerti, e provvede ad offrire inoltre una ampia gamma di soluzioni ai più disparati bisogni di sicurezza, sia dei cittadini e delle famiglie italiane, sia del mondo delle imprese e del lavoro.

Bisogna solo ratificare uno stato di fatto ed una esigenza reale in una normalizzazione legislativa che ne garantisca l’uso regolare e ne inibisca invece ogni abuso, come è sempre giusto che sia quando si tratta della tutela e della garanzia di un valore primario come la Sicurezza.

Gesualdo Gustavo
alias
Il Cittadino X