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La Grande Guerra Fredda ritorna: nord-ovest VS sud-est

domenica, 4 marzo 2012

Avevo ragione quando teorizzai con il professor Normanno nelle aule dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose durante un corso di formazione politica voluto dall’Arcivescovado di Foggia che il futuro conflitto del pianeta si sarebbe spostato su di un asse nord-ovest VS sud est.

Son passati parecchi anni da allora.

Ed è storia di questi giorni che il fondamentalismo religioso islamico ed il fondamentalismo ideologico comunista (o presunto ex tale) taglino a metà il globo secondo quella linea tutt’altro che teorica.

Dopo gli anni occidentali della nascita e crescita del poliziotto del mondo americano, anni che hanno interrotto la sequela di leadership economiche indio-cinesi, ecco che, la fine della Guerra Fredda e la caduta del Muro di Berlino della contrapposizione ideologica, liberano il campo per un ritorno delle naturali leadership economiche globali di Cina, India e Russia.

Ritorna la Guerra Fredda, una seconda Grande Guerra Fredda che vede da un canto ideologie e religioni fondamentaliste applicate direttamente alla realtà terrestre senza alcun filtro umano, e dall’altro canto l’alleanza delle democrazie occidentali vittoriose ma stanche e spossate da una crisi globale che ha messo in discussione l’intero sistema socio-economico globale.

Manca la terza via italiana, quella via che si presenta sempre come una via di mezzo che propone la convivenza pacifica di culture, religioni e ideologie assai diverse se non contrapposte fra di loro.

Ma questi sono gli anni del dolore, gli anni difficili della violenza e della prevaricazione:

non vi sarà nessuna altra terza via, nessuna.

Uomini capaci di osare tanto non se ne vedono.

Spazio e risorse per sostenere questa terza via non ve ne sono in questi tempi di crisi.

Prepariamoci ad insanabili conflitti interni ed esterni, conflitti sociali, economici, ideologici e religiosi.

Prepariamoci a resistere ai forti venti di Guerra Fredda che i preannunciano potenti:

potenti come non mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ronin, l’ultimo samurai senza più patria ne padrone

martedì, 18 ottobre 2011

L’ultimo samurai.

“…. ma, non possiamo dimenticare, chi siamo, e da dove veniamo.”

Una razza in estinzione alla quale io appartengo, per nascita, per educazione, per genetica, per convinzione.

Uomini per cui l’onore è quel poco di pace che tutti cerchiamo, e che solo alcuni, raggiungono.

Evitando le trappole tese dal fascino del potere in quanto tale.

poiché il potere pubblico è al servizio del popolo, oppure, non è potere, ma prepotere che asserve il popolo sovrano ad egoismi ed interessi personali, familiari, di corporazione e di casta.


l’ultimo samurai

Ronin
alias
L’Ultimo Samurai

America Mon Amour – 11/09/2001

sabato, 10 settembre 2011

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando acquistammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel primo anniversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paesi che avevano mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e di combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per ricordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino centro abitato con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.

Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandiere americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Italia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frange arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.
In ricordo degli uomini e delle donne che hanno perduto la vita a causa del terrorismo islamico fondamentalista.
Dedicato a coloro i quali difendono quotidianamente la libertà in questo mondo sempre meno libero e sempre più violentato dal terrorismo religioso a matrice islamica.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

PS
Ora, che l’intero sistema arabo del Mediterraneo è imploso, oggi che il Mediterraneo è in fiamme, quali considerazioni possiamo rilevare nei confronti dei fautori e dei sostenotori della politica filo-araba italiana ed europea?

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Italia fallout. Unica soluzione: la Secessione del Nord

domenica, 10 luglio 2011

La questione della monnezza napoletana offre una possibilità irripetibile al secessionismo del nord:

chiedere alla magistratura ordinaria italiana, e se non eventualmente soddisfatti, rivolgendosi ai superiori livelli giudicanti europei ed internazionali per ottenere una sentenza che riconosca come dannoso ed incivile lo stile di vita napoletano, che risonosca quindi, l’assoluta incompatibilità fra lo stile di vita napoletano e quello civile del nord.

Ci fu un tempo lontano in cui, il meridione, esprimeva intelligenze straordinarie come quelle di Ettore Majorana o di Luigi Pirandello.

Ed è proprio ad una novella di Luigi Pirandello cui faccio riferimento:

La Patente.

Il nord, se vuol avviare un processo non rivoluzionario, non bellico, non violento di secessione dal sud o da parte di esso, deve ottenere la patente di territorio e di popolo oppresso e reso schiavo da quello stato unitario dal quale chiede l’indipendenza.

Questo è il solo ed unico modo di fare la secessione in Italia:

quello legale, quello tutelato e garantito dal diritto internazionale.

Bisogna portare in una aula di tribunale tutti quei comportamenti negativi che infrangono i fondamenti dello stato unitario, della sua integrità, della sua immagine comunitaria e sociale:

il concetto di mafiosità, la corruzione elevata a prassi quotidiana, l’illegalità diffusa e promossa.

Bisogna chiedere ed invocare giustizia nei confronti della schiavitù del nord al sud, nei confronti della espansione mafiosa dal sud al nord.

Bisogna fare di ogni singola oppressione subita dla nord, una battaglia civile, politica e giudiziaria.

Solo così si potrà ottenere libertà, benessere e sciurezza.

Solo così.

Ed in nessun altro modo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Umanamente uomo: il sogno umano

giovedì, 30 giugno 2011

La mia vita è stata sempre improntata a valori di riferimento semplici, quanto importanti.

La Famiglia, il Lavoro, l’impegno politico, la Libertà.

I sacrifici che debba sopportare chi incarna lealmente ed onestamente queste semplici cose, ma dal sapore immenso e dal valore eterno, sono indubbiamente importanti, in ogni parte del mondo.

Ma in italia, questo peso è divenuto insopportabile.

La quotidianità intrisa di scandali continui, di immoralità assoluta e di aperto contrasto alla Legalità, rappresenta uno stile di vita che io non condivido, cui io non mi sottometto, di cui io, non mi rendo complice, volutamente.

Ed il costo che debba pagare un uomo che si espone in modo aperto contro ogni vergogna umana, è enorme.

Ed io lo pago, tutti i giorni della mia vita, senza esitare, senza un rimpianto, senza una lacrima versata.

Taluni guardano ad un tale comportamento valutandolo come una immaturità.

Per digerire tutta la merda che si sparge in questo paese ogni giorno infatti, bisogna accettare il compromesso storico con una realtà che è tremendamente reale, assolutamente concreta, quotidianamente incontrata.

La non accettazione di questi compromessi, utili e propredeutici (sine qua non) all’ingresso nella “comunità adulta, matura, civile e democratica italiana” che impera e spadroneggia arrogantemente ovunque, viene infatti definita come un difetto di maturità.

Ne convengo:

io non sono come loro, io non sono italiano.

E questo detto, con assoluto orgoglio e nessun disprezzo:

l’odio ed il disprezzo vanno indirizzati contro un valore non condiviso o, almeno, un disvalore.

Ma lo stile di vita italiano è divenuto senza vergogna, un non valore, una menzogna continua.

Di più, vi è che la casta politico-burocratica procede incessantemente verso una normalizzazione del paese che ha il sapore della tragedia comica, seppure non vi sia nulla da ridere in tutto questo.

I problemi che pur esistono in tutti i paesi del mondo, in italia non vengono affrontati, contrastati e, men che meno, risolti.

Questa è la volontà del potere italiano, che procede criminalmente al silenziamento della realtà, della libera informazione, alla quiescienza soporifera dell’Opinione Pubblica.

L’obiettivo è chiaro, limpido, leggibile.

Vista l’incapacità e/o l’impossibilità di rimuovere in un regime democratico (bloccato e degenerato) le condizioni di illegalità, si opera di contro nella rimozione di ogni differenza, che sollevi il dubbio della normalità di un simile stato di fatto.

Tutti mafiosi?

Nessuno è mafioso.

Tutti corrotti?

Nessuno è corrotto.

Tutti dentro al sistema?

Nessuno fuori.

Ecco, io non ci sto in un simile sistema, io non lo condivido ne lo avallo.

Io, sono fuori da queste miserie.

Perchè sono un uomo nato libero, che ha deciso di morire così come è venuto alla luce:

Libero.

Inflessibile?

Intransigente?

Certo, può essere.

Ma resto convinto che l’accettazione del più sciocco compromesso offerto da questa italianità, preveda la sottoscrizione di un contratto in associazione, nel quale è scritto che ci si impegna a non cambiare nulla, ad accettare tutto giurando di conservarlo nel più assoluto silenzio.

No, il mio concetto di lealtà non prevede un patto ad escludendum della convivenza civile, del senso del dovere, e di quella diligenza del buon padre di famiglia che sembra scomparsa o sommersa nella realtà italiana, che appare impazzita e smarrita in un circolo vizioso dal quale non si esce, una volta accettato, per il quale, non esiste soluzione di continuità e nemmeno la innata speranza che possa esistere un futuro migliore di questo, che va però costruito e non propagandato solamente.

Non so se sia colpa del sangue non italiano che scorre nelle mie vene, non so se sia responsabilità della mia educazione, non so cosa e come, ma quel che so con certezza è che io non condivido tutto questo e non mi posso unire alla unica volontà di autodistruzione di un intero paese, di una intera comunità e, soprattutto, del futuro dei miei figli.

Barlumi di esistenza cosciente ed impegnata esistono ancora, ed io ho interpretato un impegno secessionista da tutto quanto si dimostri antiumano, incivile, suicida.

Ma non si può continuare a vivere così, non è giusto, non è umano.

Nelle esperienze della mia vita, mi sono sempre gratificato nella compagnia di civiltà quali quella svizzera o tedesca, come se fossi nato con loro, cresciuto con loro.

Ed è ora che io assecondi questa esigenza di essere insieme ai miei simili.

Io non sono italiano.

Ed è ora che provveda a trovare asilo umano e politico in civiltà più consone al mio stile di vita.

Lo devo a me stesso, alla mia famiglia, ai miei figli, unico vero ed autentico senso nella mia vita.

A questo sistema malato, degradato e degenerato, io non devo più nulla, pur avendo sempre offerto la massima lealtà e fiducia.

Io devo cercare ancora la mia strada, la mia identità, la mia serenità.

Perchè il peggio di tutto questo, è la perdita di ogni serenità e di speranza di felicità.

E si potrà anche vivere senza esser ricchi, ma non si può vivere senza la propria felicità.

Immaturità o Coraggio?

Io so come chiamarlo questo mio indomito spirito, lui è il mio essere umano, profondamente umano, umanamente umano.

Lui è il mio sogno umano.

Ed è il mio perfetto equilibrio con esso che solo può rendermi felice.

Felice e Libero.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Pontida 2011: Verso la Libertà

lunedì, 20 giugno 2011

Pontida di qua, Pontida di la, Pontida su, Pontida giù.

Tutta la partitocrazia ed il mondo dell’informazione hanno predetto ogni cosa possibile ed immaginabile sulla riunione annuale del Popolo Padano a Pontida.

Ma non ne hanno azzeccata una.

Come al solito, la grande capacità della Lega di essere portatrice di immensi ideali di Libertà, si è sposata con un pragmatismo che sinora, si è sempre dimostrato vincente.

Le parole di Bossi e Maroni, hanno spazzato via la monnezza romana della profezia di una apocalisse leghista.

Il Popolo Padano era lì, presente ed affatto dormiente, (come invece nel caso del sottoscritto, che ha intervallato la giornata di Pontida fra due parentesi di lavoro notturno), presente e cosciente della importanza di questo momento storico.

Il Popolo Padano ha urlato in coro e più volte, e talvolta anche interrompendo il suo leader, la preghiera della invocazione alla secessione padana.

Altro che fritto misto politico arrivato alla frutta:

la Lega c’è, tutta, intera, integra, dura, pura, insofferente, indomabile e pronta a tutto, pur di difendere la libertà del nord.

Il pragmatismo leghista è l’elemento vincente della Lega ed a parer mio, andrebbe studiato nelle università, Legato come è, agli avvenimenti degli ultimi decenni del paese, laddove le proposte politiche leghiste ed il lavoro quotidiano dei ministri, dei parlamentari, dei governatori, e dei sindaci leghisti, si sono dimostrate vincenti e capaci di cambiare le cose, di riformare il sistema, di trovare la strada della famigerata “quadra” leghista, fra il cosìddetto Cerchio Magico ed il demone dell’alleato berlusconiano, realizzando un cambiamento che tutti avevano creduto impossibile, come impossibile sinora, si riteneva fosse il contrasto alle organizzazioni mafiose.

Ma i leghisti come Roberto Maroni, come Roberto Calderoli, come Roberto Cota, come Luca Zaia e come Attilio Fontana, hanno dimostrato di saper trasformare in realtà le magnifiche intuizioni bossiane, sapendone cogliere l’attimo fuggente, cristallizzandolo nella realtà quotidiana.

E’ il trionfo del leghismo, questo, non la sua sconfitta.

E’ la rinascita della Lega questa, non il suo peggior aborto.

Ed è proprio quel pragmatismo, è proprio quella perniciosa volontà di accettare le potenti sfide che la partitocrazia romana lancia e perde quotidianamente, è proprio questo il valore massimo di questa Lega, che ne rappresenta anche la sua capacità evolutiva ed interpretativa di quella “politica di pancia”, tanto bistrattata dalla partitocrazia, quanto invece, apprezzata e condivisa dal popolo sovrano.

Si riconnette infine, quel filo che molti credevano e speravano fosse perduto, il filo che Lega i leader leghisti al proprio popolo, che lega il destino del nord a quello della Lega, pur nella convinzione che talune battaglie leghiste, diano frutti beingni in tutto il paese, gratis et amore dei, spezzando così la visione affatto realistica che la partitocrazia aveva ritagliato su misura alla Lega come si taglia e si cuce l’ultimo vestito per il morto:

ma la Lega c’è, generosa come sempre, granitica come non mai.

L’unico morto di cui si sente un puzzo insopportabile è quel centralismo romano, padrone e ladrone, egoista ed ingeneroso, che vuole mantenere al guinzaglio il popolo del nord, per sfruttarlo e biasimarlo, insultarlo e sconfessarlo, per deriderlo e umiliarlo.

Ma c’è chi dice NO a questa idiozia egoista ed imperialista, centralista e magnacciona.

Gli egoisti sono gli altri, come sempre.

I razzisti sono gli altri, come sempre.

I ladri sono gli altri, come sempre.

I corrotti sono gli altri, come sempre.

I mafiosi sono gli altri, come sempre.

Ed ora, non vi è più spazio per le parole:

il nord ha accettato la sfida del centralismo romano, e si prepara al contrasto vivo ed attivo, usando il suo perfetto pragmatismo politico.

Noi non siamo padroni del nostro futuro, poichè non siamo nemmeno padroni del nostro presente come del nostro passato, ma noi non ci piegheremo mai e poi mai, al regime della partitocrazia corrotta e corruttiva di questo sistema malato, di questo “stato criminale”.

C’è un popolo intero che dice NO.

Ed il suo NO è talmente forte da far tremare la terra delle fondamenta paludose e melmose romane, che saltano su, irretite ed imbarazzate dall’essere state colte di sorpresa per l’ennesima volta:

si aspettavano un tonfo ed hanno assistito all’ennesimo trionfo.

Perchè un popolo intero ha detto NO, perchè nessuno potrà mai fermare, insabbiare o sabotare una volontà così forte e coesa, così tremenda e pur così generosa.

Poiché la Libertà non è una parola, non è un vessillo, non è un simbolo, non è un valore negoziabile, ma la Libertà è la forza incontrastabile di un popolo unito e fermo, un popolo ferito e scontento, ma non per questo, meno libero di chiedere rispetto e di gridare:

libertà, libertà, libertà.

E niente e nessuno potrà fermare questo popolo in marcia verso la sua tanto agognata Libertà.

Niente e Nessuno.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Lega a Pontida deve scegliere: o con mafiosi e corrotti o contro di essi

venerdì, 17 giugno 2011

Quel che vorremmo sentire a Pontida e che non ascolteremo invece mai?

Che nemmeno un voto parlamentare della Lega Nord verrà mai e mai più speso in favore del salvataggio di un politico accusato di essere corrotto o di essere mafioso.

Questa è l’unica cosa che voglio ascoltare.

Perchè il nord è l’ultima spiaggia della Legalità.

Perchè chi tradisce il nord, è condannato all’esilio perenne.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La storia si scrive oggi e la scrivono capitani coraggiosi

mercoledì, 15 giugno 2011

Il sud sottrae e distrae la ricchezza del nord produttivo e lavoratore.

Ma, magari quei 50,6 miliardi di euro distratti al nord ogni anno andassero veramente ad arricchire quella parte delle popolazioni del sud meritevole.

Sono nato nel meridione ed ho sempre vissuto con disagio il modo in cui la casta corporativa della classe dirigente del sud amministra il bene comune, tutto indirizzato all’arricchimento personale e di parte delle organizzazioni mafiose e delle caste corporative che corrodono dall’interno politica e pubblica amministrazione.

I meridionali bravi, onesti, volenterosi, vengono solo penalizzati o costretti ad una precipitosa fuga in cerca di libertà e di un futuro migliore.

Ma il loro silenzio e la loro rassegnazione non li aiuta e non impedisce il ladrocinio della ricchezza pubblica che ha portato un ministro della repubblica a definire questo stato di fatto e di diritto come uno “stato criminale”.

Serve un moto di indignazione popolare delle genti meridionali, ovvero, vista la brutta fine che ha fatto al devoluzione e il postdatarsi sine die del federalismo, non si potrà percorre altra strada da quella del secessionimo.

La storia di questo paese si scrive in questi giorni.

E la scriveranno solo capitani coraggiosi, non certo vili asserviti al prepotere che corrode la ricchezza ed il futuro di questo paese.

D’ora in poi, vinceranno quelle idee che camminano sulle gambe di uomini e donne che fanno della determinazione, dell’ostinazione e del coraggio, una ragione di vita per il raggiungimento della libertà.

Vinceranno i migliori, vincerà chi non molla mai, chi continua a lavorare e perseverare per la costruzione di un futuro ricco e sereno.

Il magna magna è finito, condannato a morte dal coraggio di chi sa dire di NO, chi sa contrastare le organizzaizoni mafiose, la corruzione dilagante ed il ladrocinio perpetuo che, intere generazioni di classi dirigenti meridionali hanno perpetrato a danno esclusivo del progresso socio-economico del sud e della ricchezza sperperata e derubata al nord.

Capitani coraggiosi sono in cammino, e nessuno potrà fermarli, poichè nessuno può fermare quel fenomeno umano incredibile che è la voglia di libertà, il senso di giustizia e l’esigenza di sicurezza.

Doti innate in alcuni uomini che hanno imparato a dire di NO.

Tutti corrotti, nessuno corrotto?

Ma c’è chi dice NO.

Tutti mafiosi, nessuno mafioso?

Ma c’è chi dice NO.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Democrazia, Fascismo, Federalismo e Secessionismo

sabato, 4 giugno 2011

Incredibile quante analogie si possono rilevare fra il periodo ante-fascismo ed i nostri giorni.

Dal più semplice cronico ritardo dei treni al disagio economico e sociale, dalla ingovernabilità ed instabilità politica alla mancanza di giustizia.

Cerchiamo di analizzare e comparare questi temi.

I treni oggi viaggiano sempre in ritardo ed accusano avarie anche quando sono nuovi di pacca.

Chi è costretto ad usarli per viaggiare, lo sa bene.

La differenza con il periodo pre-fascista è che siamo nei tempi moderni dei treni superveloci, quelli che in Italia si chiamano ad alta velocità.

Beh, proprio alta non direi.

La nostra alta velocità ferroviaria, nata per ultima in Europa, è nata già vecchia e di gran lunga meno veloce dei fantasmagorici 300/400 kmh di cui possono godere i francesi, che viaggiano in alta velocità sin dal lontano 1983.

Noi siamo appena nell’ordine di una velocità media di 180/200 kmh e potete rendervene conto quando l’autostrada corre parallela alla TAV:

i treni impiegano un bel po di tempo a scomparire dalla vista di un guidatore che procede alla velocità di 130 kmh.

E per di più, il costo per chilometro di questa nuova linea ferroviaria ad alta velocità è in assoluto e di gran lunga il più alto di tutti:

in Spagna un costo medio di 15 milioni di euro per chilometro, in Francia un po meno, 13 milioni.

In Italia?

Il dato che ho rilevato è parziale e risale al 2008:

44 milioni di euro per chilometro il costo della tav-nata-lenta italiana.

In alcuni tratti, pare che il costo medio per chilometro italiano abbia addirittura superato di decine di volte il costo medio europeo.

Misteri della casta politica e burocratica italiana in tema di appalti pubblici.

Fatto sta che la TAV italiana è nata sinistra, poichè collega Torino e Milano con la direttrice tirrenica sino a Napoli e Salerno.

Cosa avranno fatto di male le regioni adriatiche e geograficamente destre per patire un simile danno, questo non è dato saperlo.

Cosa avrà da meritare la città di Napoli piuttosto della città di Pescara o di Bari, questo poi è un dato illegibile nel governo della cosa pubblica italiana.

Se poi pensiamo a quanto è costata l’eterna incompiuta Salerno-Reggio Calabria, comprendiamo forse un po meglio perchè è preferibile investire in appalti pubblici in regioni come la Campania e la Calabria, piuttosto che l’Abruzzo o la Puglia.

E per fortuna che è scampato il pericolo calabro-siciliano del ponte sullo stretto di Messina!

Beh, sappiamo tutti il potere di attrazione che hanno le organizzazioni mafiose sugli appalti pubblici, specie su quelli più grandi serviti sotto il loro naso.

E veniamo al secondo punto di analisi storica comparata del periodo prefascista con i nostri giorni:

il grado di aggressione della mafia e della criminalità sulla sicurezza dei cittadini.

Il Fascismo mise a posto entrambe le cose, sbaragliando per la prima volta la mafia costretta così ad emigrare nelle americhe e rendendo sicure le città italiane, tanto da consetire di lasciare liberamente l’uscio delle case aperto ed inviolato.

Mio padre mi ha raccontato come nacque il Fascismo a Foggia, e questo resoconto può essere di grande chiarimento alla nostra analisi.

La criminalità cresceva ogni giorno di più e la giustizia non si dimostrava in grado di perseguire e punire il crimine ed i criminali, che circolavano liberi ed indisturbati.

Un bel giorno, un gruppo di cittadini, decise di porre fine a questa eterna ingiustizia ed insicurezza sociale ed organizzarono una giustizia privata molto efficace.

Prelevati nottetempo i delinquenti nelle loro case, li portavano in casolari siti in aperta campagna, dove somministravano loro un giudizio sommario, condito da grandi bevute di olio di ricino e portentose manganellate.

Sentenziata la colpevolezza degli “imputati”, essi venivano trasportati presso le Isole Tremiti e lì, giustiziati con un gran salto nel buio nel mare notturno, salto che avveniva dalla sommità di quelle isole.

Morte certa, punizione garantita, sentenza soddisfatta, giustizia compiuta.

In qualche modo, in quel modo.

Quei cittadini, erano i fascisti.

Osservando nel mondo dei nostri giorni la lentezza e l’inefficacia della giustizia, l’incertezza della pena e la debolezza della legge e l’arroganza con cui delinquenti incalliti vengono scarcerati per decorrenza dei termini, errori nelle modalità di arresto e di giudizio, amnistie ed altre cosette simili, il paragone con l’epoca pre-fascista pare calzare benissimo.

Detto per inciso, mio padre non è affatto un fascista, ma ha tenuto a raccontarmi questi episodi vissuti nella sua adolescenza proprio perchè riteneva di mettermi al corrente del pericolo insito nella ingiustizia odierna, facile preda di una sete di giustizia che è da ritenere tutt’altro che silente.

Veniva da una famiglia di fascisti però, come mio nonno, o come lo zio di mia nonna, salito all’onore del servizio di segretario personale del Duce.

Ma questo ultimo inciso non ha rilevanza ai fini della nostra analisi.

Ha un enorme valore invece, la ricorrenza del contrasto opposto alle mafie dall’attuale ministro dell’Interno Roberto Maroni, convinto persecutore di ogni mafia e dei suoi boss latitanti:

sotto il governo del ministro Maroni infatti, quasi tutti i più pericolosi boss mafiosi latitanti sono stati assicurati alla pena detentiva comminata dalla magistratura.

Un risultato eccezionale che propone una suggestione notevole nella nostra comparazione temporale, in specie se, comparando i due più grandi contrastatori delle mafie dall’unità italiana ad oggi, notiamo un significativo sinonimo dei termini Fasciare e Legare e di una mera differenza di colorazione delle camicie:

da nere a verdi.

Ma questa è e deve restare una mera suggestione, vista la notevole differenza di ambiti in cui si sono mossi i nostri due protagonisti:

Mussolini potè dare carta bianca al Prefetto Mori in virtù del potere assoluto di una dittatura, quale era quella fascista, mentre il nostro contemporaneo Maroni ha ottenuto i notevoli risultati raggiunti in tema di contrasto alle mafie governando in una democrazia.

E questa differenza avvalora ancor di più l’azione del Maroni, maggiormente “contenuto” dalla osservanza della legge democratica e niente affatto sorretto da un potere assoluto.

L’opera anti-mafia del nostro Maroni resterà sicuramente nei testi di storia di questo paese, poichè raggiunta e governata con notevoli e maggiori difficoltà rispetto al suo precedente storico.

Passiamo ora dalla comparazione analitica alla proiezione futuribile:

se il federalismo, come dice sempre il ministro Maroni, è incompatibile con le organizzazioni mafiose, basterà solo questo elemento riformatore a salvare il paese da un ritorno al passato?

Mi spiego meglio.

Premesso che le precondizioni del periodo fascista appaiono sovrapponibili a quelle odierne, potrà essere la chiave di volta risolutiva in una democrazia repubblicana l’applicazione del federalismo, ovvero sarà la secessione a dare un aut aut al ripetersi della storia?

Che sfida incredibile pone questa analisi, quale proiezione suggestiva pone dinanzi ai nostri occhi.

Ma, teniamo fuori l’emotività dalla sfera razionale ed analizziamo insieme i possibili scenari.

Scenario Primo:
Il Federalismo

L’ascendente del federalismo come nuova massa collante di una unità nazionale vacillante ed assai degradata, piace a molti.

Sarà perchè risparmia scenari di ritorno ad un passato fascista e dittatoriale, sarà perchè unisce ciò che è diviso, sarà perchè è l’unica ricetta politica in grado di assicurare un futuro all’intero paese e non ad una sola parte di esso.

Ma tutto questo potrà avvenire a certe condizioni:

I – la realizzazione ed applicazione concreta e totale del pacchetto sul federalismo fiscale nel paese;

II – la sempre più probabile ed auspicabile estensione della ricetta federalista dalla fiscalità alla struttura statuale ed alla sua forma di stato e di governo, raggiungendo un federalismo politico che veda ogni regione come uno stato autonomo riunito agli altri sotto un governo federale.

III – l’emarginazione delle organizzazioni mafiose dal controllo del voto popolare e del conseguente potere pubblico;

IV – un formidabile contrasto alla devastante corruzione politica e burocratica;

V – l’adesione totale, convinta e condivisa di tutte le popolazioni italiane alla filosofia federalista;

VI – l’eliminazione di ogni spreco del danaro pubblico e della inefficienza nella pubblica amministrazione;

VII – una completa realizzazione delle riforme che urgono per riavvicinare stato di diritto e stato di fatto, oggi più che mai lontani e distanti l’uno dall’altro.

Di tutti questi, il più importante ed indispensabile risulta essere proprio il punto V.

Senza una incarnazione convinta della ispirazione federalista da parte delle popolazioni che oggi vivono felicemente al di sopra delle loro possibilità socio-economiche grazie allo sfruttamento incessante delle risorse prodotte in gran parte dei territori del nord del paese, ogni sforzo sarà reso vano, inutile, velleitario.

Poichè e impensabile l’applicazione del federalismo in un ambito democratico come un dogma che cada dall’alto:

esso non sarebbe compreso e condiviso, anzi verrebbe visto come un nemico di ogni status quo e per questo, avversato e contrastato.

Non siamo nella dittatura fascista e nessuno ha carta bianca come vorrebbe.

Siamo in una democrazia, immatura, incompleta e bloccata, certamente, ma pur sempre una democrazia:

occorre un rispetto assoluto delle regole, da parte di tutti, compresi quelli che le regole le scrivono.

E questo, è proprio il limite del federalismo applicato:

se non trova consenso in tutte le popolazioni ed in tutti i territori, non funzionerà mai.

Ora, chi lo va a dire alle popolazioni del sud che devono credere ciecamente nel federalismo e contemporanemente fare enormi passi indietro nel proprio stile di vita eccessivo rispetto alle proprie possibilità?

Chi potrà convincerli che un posto di lavoro insicuro e scomodo in una fabbrica lontano dalla propria città sia meglio di un comodo lavoro pubblico-dipendente praticamente sotto casa?

E chi potrà convincerli che non esiste un lavoro che non costa sacrificio, rischio e sudore, e chi li convincerà che l’assenteismo, il pensionamento in giovanissima età, le pensioni di invalidità false, le raccomandazioni politiche, il lavoro in nero e le ricchezze prodotte nella illegalità dell’economia sommersa sono un male impossibile da sopportare?

Tutte queste domande contrastano con la capacità di una democrazia di imporre un comportamento piuttosto che un altro alle popolazioni resistenti al cambiamento.

Difficile garantire la stabilità democratica in questa proiezione.

Scenario Secondo:
Il Secessionismo

L’ossessione dei fannulloni, la paura folle degli spreconi di danaro altrui, visto che, “l’altrui danaro” con la Secessione, tornerebbe a disposizione diretta di chi lo produce e non di chi lo spreca.

Ma quali sono le precondizioni che portano al secessionismo e quali scenari di democrazia aprono?

I – Il fallimento del federalismo è la prima condizione da rispettare per aprire una strada decisa e diretta al secessionismo.

II – L’impossibilità di ricondurre altrimenti il governo del paese a criteri di razionalità e di reciprocità fra spesa e contribuzione.

Ecco i due criteri di scelta obbligata per ottenere il secessionismo delle regioni del nord dal resto del paese.

In questo quadro è difficile prevedere cosa accadrà in caso di secessione di una parte delle popolazioni e dei territori dallo stato italiano, in specie se si guarda alla difficoltà di ottenere una “secessione dolce e civile”, piuttosto di una guerra civile.

Il tema è delicato, ma val la pena di approfondirlo, almeno negli aspetti di una continuità democratica nel caso secessionista.

La stabilità democratica in caso di secessione del nord sarebbe garantita?

Sì, almeno nel nord del paese, che otterrebbe una vittoria civile e democraticamente accettata da tutte le parti, un po come è avvenuto nel passato nella scissione della Cecoslovacchia nelle due repubbliche Ceca e Slovacca, secessione che ha fatto un gran bene all’economia di entrambe i “paesi separati”.

Per quanto riguarda il sud, restano sul tavolo tutte le domande che abbiamo posto nel caso della applicazione federalista, visto che sarebbe il sud del paese a dover cambiare velocemente passo in tutti e due i casi.

O il sud accetta il federalismo e lo condivide incarnandolo, ovvero dovrà subire il secessionismo, sia pur non condiviso, ma obbligatoriamente incarnato.

Il sud si salva in tutti e due casi ed in un regime di stabilità democratica, solo se accetterà la sua sfida vitale:

camminare sulle proprie gambe, eliminare le mafie, distruggere il mondo della illegalità diffusa.

E allora, quale suggestione vi piace di più?

Quale sarà il futuro dell’Italia?

Una rinnovata democrazia federalista ovvero il ritorno di una buia dittatura?

Una secessione civile ovvero una guerra civile?

Ai posteri, l’ardua sentenza.

Ai contemporanei, la difficile leggerezza dell’essere divisi, in un paese unito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X