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La Legalità non è un dogma, ma è prassi quotidiana

giovedì, 29 marzo 2012

La Legalità non è un dogma.

La Legalità è prassi quotidiana.

Dolorosa, faticosa, procedura che impedisce ai soliti furbi di prevalere sui soliti onesti.

E se gli onesti periscono, cadono abbattuti dalla violenza prevaricatrice, allora la prassi è sbagliata e la procedura è da cambiare.

Chi è disposto a fare pulizia?

Interrogato il morto, nessuno rispose.

No, il morto non è l’ennesimo caduto sotto i colpi delle mafie e dell’omertà sociale.

Il morto è lo stato, ucciso da quelli che la legalità avrebbero dovuto difendere ed affermare.

La Legalità non è un dogma:

è una umana affermazione quotidiana del bene sul male.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Istigazione a delinquere di stato: lo stato criminale e criminogeno

domenica, 18 dicembre 2011

Può uno stato di diritto scendere a patti con quelle parti sociali ed economiche definibili come l’anti-stato mafioso senza incarnare un comportamento favorevole alla difesa e alla tutela delle organizzazioni mafiose e contrario alla difesa degli interessi del popolo sovrano e della cittadinanza tutta?

Può uno stato di diritto subire e tollerare una evasione fiscale stimata in duecento miliardi di euro annui senza incarnare un comportamento traditore della tutela dei diritti e della difesa degli interessi di famiglie ed aziende cardini insostituibili del corpo sociale e di quello economico?

Può uno stato di diritto consentire alla propria struttura politica, burocratica ed amministrativa di arricchirsi illegalmente ed illecitamente di una corruzione valutata in quaranta miliardi annui senza che nessun politico, nessun burocrate e nessun amministrativo abbia mai denunziato un proprio collega per i reati di corruzione ed abuso di ufficio?

Può uno stato di diritto accettare e acconsentire che un sette volte Presidente del Consiglio dei ministri; otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria; una volta ministro del Tesoro, dell’Interno, dei Beni Culturali e ministro delle Politiche Comunitarie, può uno stato sedicente democratico accettare che un tale senatore a vita giudicato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa ed accusato di “concreta collaborazione” con esponenti di spicco di Cosa Nostra possa essere prosciolto da tali gravissime accuse con un “non doversi procedere” a causa della (voluta, ricercata, ed infine, trovata) sopravvenuta prescrizione del reato sebbene si sia riconosciuta ed accertata la sua responsabilità e partecipazione in Cosa Nostra ed il favoreggiamento verso le attività illecite da essa svolte almeno fino alla primavera del 1980 senza che un tale stato si sia macchiato di alto tradimento del popolo sovrano e della giustizia?

Può uno stato di diritto produrre (volutamente) un disservizio impossibile nell’amministrazione della giustizia che favorisca certamente i cittadini con enormi possibilità economiche e finanziarie e si dimostri invece barriera inabbattibile nei confronti della difesa delle ragioni di quei cittadini che versano in condizioni economiche e finanziarie più deboli?

Può uno stato di diritto gravare ingiustamente per decenni di tassazioni e di imposizioni fiscali i settori più deboli dei lavoratori dipendenti e dei pensionati anziché distribuire equamente e proporzionalmente il peso dei costi dello stato pubblico?

Può infine, alla luce di queste ed altre immense ingiustizie sociali, uno stato di diritto definirsi tale, ovvero sarebbe meglio denudare il re e definire la repubblica italiana come la più colossale truffa ai danni di un popolo che sia mai esistita nell’intero pianeta?

Può allora, tutta questa merda restare impunita?

Può insomma questo continuo condono, può questa continua amnistia, può questo continuo indulto verso i comportamenti socialmente pericolosi su esposti ed altri e molti ancora essere definito come una infinita, continuata ed aggravata istigazione a delinquere da parte dello stato italiano, già definito come uno stato criminale, ovvero uno stato addirittura criminogeno?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione ed Evasione: la truffa del debito pubblico italiano

giovedì, 8 dicembre 2011

Il debito pubblico italiano, frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale, continua a preoccupare l’economia e la finanza globalizzata.

L’agenzia di rating internazionale cinese Dagong Global Credit Rating ha ieri declassato il debito pubblico sovrano della repubblica italiana da A – a BBB, con un outlook negativo, il che, per un paese avanzato e complesso come è l’Italia, equivale a ridurre la valutazione finanziaria (ma anche e soprattutto di tenuta economica e politica del paese) ad un livello che porta l’Italia al di fuori del giro delle grandi potenze economiche mondiali.

L’Italia è fuori dal grande giro che conta, con un futuro che promette solo peggioramenti, sacrifici immensi e dolorose perdite di potere d’acquisto, potere contrattuale e peso politico.

Il rischio di contagio della crisi italiana, mette in pericolo l’intera Eurozona.

Infatti il giorno successivo al downgrade italiano e la minaccia da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s di declassare l’intera eurozona, ecco arrivare il declassamento effettivo del rating francese da AA- ad A+.

La situazione europea, ed in particolare la condizione italiana, appaiono sempre più critiche e pericolose.

L’Italia, in particolare, è ormai solo ad un passo dal vedersi valutati i bond italiani (BOT e BTP), emessi a garanzia e rifinanziamento del debito pubblico sovrano al valore della mera carta sulla quale sono stampati.

L’indicazione del rating italiano a BBB infatti, porta il bond italiano ad un passo dalla definizione di “junk bonds” (titolo spazzatura), così come è definito nella Bond Rating Definition:

AAA and AA: High credit-quality investment grade

AA and BBB: Medium credit-quality investment grade

BB, B, CCC, CC, C: Low credit-quality (non-investment grade), or “junk bonds”

D: Bonds in default for non-payment of principal and/or interes

Il declassamento ulteriore del debito sovrano italiano porterebbe ad un indirizzo di disinvestimento e di non investimento in titoli italiani.

Sarebbe la certificazione di morte della repubblica italiana, sarebbe la realizzazione del completo fallimento dell’entità statuale italiana, sia come unità politica che come unità economica e finanziaria.

Ma il passo è più breve di quel che si pensi.

Esiste infatti un debito pubblico italiano nascosto fra le pieghe dei bilanci (e fuori da essi) locali, regionali, provinciali e comunali, compreso e soprattutto l’universo delle società pubbliche e pubblico-private di “presunto servizio pubblico” locale.

La domanda giusta è:

le agenzie di rating internazionale hanno dati ed informazioni analitiche su questo debito pubblico grande quanto quello sovrano?

Le agenzie di rating sono a conoscenza che il debito pubblico italiano è frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale?

Le agenzie di rating sono a conoscenza del fatto che il 90% dei grandi appalti pubblici italiani viene aggiudicato alle organizzazioni mafiose?

Inoltre, perché dovrebbe pagarlo il popolo italiano questo debito pubblico costruito con la corruzione politico-burocratica?

E perché dovrebbe pagarlo un francese piuttosto che un tedesco o un olandese il debito pubblico italiano della truffa organizzata e continuata?

E perché lo stato italiano non rende pubblici i dati sulla partecipazione al prelievo fiscale?

Quanto partecipano effettivamente al prelievo forzoso fiscale i lavoratori dipendenti ed i pensionati?

E quanto gli artigiani?

Quanto i commercianti?

Quanto i professionisti?

Quanto gli industriali?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe dirigente italiana? Fa ridere!

domenica, 23 ottobre 2011

L’ho detto e lo ripeto:

in italia sarebbe molto meglio che i comici governassero il paese, visto che i politici di professione italiani, fanno ridere tutto il mondo.

Cessi politici, interessati, corporativi, egoisti, costosi, spreconi, presuntuosi, arroganti, ignoranti, inetti, incapaci, idioti, immeritevoli, corrotti e mafiosi.

Tutti, di tutte le parti politiche, istituzionali, sindacali e burocratiche, senza nessuna esclusione.

http://www.youtube.com/watch?v=8a8hI1uimNU&feature=player_embedded

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Governo italiano: ultimi atti di pura follia

domenica, 25 settembre 2011

In questi giorni, assistiamo agli ultimi ingloriosi attimi di vita della maggioranza parlamentare che sostiene l’ormai insostenibile (s)governo berlusconi.

Questi attimi, restano conditi dalle idiozie più incredibili e dalle follie più impensabili.

Che dire del ministro delle finanze europeo più anti europeo di tutti, l’italiano giulio tremonti che dichiara pubblicamente il suo auspicio di lunga vita alla Unione Europea?

Forse il ministro si è finalmente accorto che è la UE l’unica via di uscita dalla crisi italiana, nella speranza che l’elemosina richiesta dal governo italiano di massicci acquisti di BTP incontri la carità dei popoli del nord europa, chiamati a salvare in solido tutti i paesi euro-mediterranei, colpiti dal comune e diffuso morbo del mal governo e della malversazione del denaro pubblico e dell’abuso del potere pubblico.

Che dire del governo italiano che, chiamato urgentemente dai governi europei, dai mercati internazionali e dalla Banca Centrale Europea a diminuire drasticamente la spesa pubblica ed il relativo debito pubblico, dopo ben quattro inutili manovre finanziarie riesce invece ad aumentare la spesa pubblica, anziché diminuirla?

Che dire dei continui voti parlamentari di salvataggio per membri del governo o parlamentari della maggioranza di governo coinvolti in losche faccende di corruttele, abusi e connivenze e condivisioni con le organizzazioni mafiose?

Sembrerebbe attualmente l’unico indirizzo dell’esecutivo italiano salvare dalla galera ovvero impedire la rimozione di ministri e parlamentari chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati in violazione del codice penale vigente.

Nella misera condizione in cui versa la casta politica dominante in italia oggi, si può certamente disperare che tali qualità umane e politiche siano in grado di salvare alcunché, se non i propri interessi ed le proprie poltrone del (pre)potere pubblico.

Il salvataggio europeo invocato a gran voce dal governo italiano, si allontana sempre più, scacciato da atroci dubbi di connivenze politico-mafiose e dall’immobilismo dell’esecutivo più folle della seconda repubblica.

Gli ultimi atti di questo governo risultano essere assai irragionevoli, spesso irrazionali, in ogni caso contrari all’interesse del paese e opposti alla tutela delle famiglie e delle aziende italiane.

La stessa organizzazione sindacale degli industriali italiani attacca ormai apertamente un esecutivo assai imbarazzante, protagonista delle più illusorie promesse elettorali di libertà economica e nel contempo, dei più grandi e gravi fallimenti nel campo delle liberalizzazioni e della realizzazione effettiva di quelle riforme strutturali che servono al paese per liberarsi dei legacci estorsivi di certa politica e di certa burocrazia che impediscono alle aziende italiane di mantenere fette di mercato importanti maturate in decenni di duro lavoro di costruzione di marchi, immagine e qualità produttiva ed aziendale.

Il governo italiano è completamente isolato, sia all’interno che all’esterno del paese, restando ancora aperti ed irrisolti i nodi centrali della diminuzione della spesa pubblica, dell’aumento dell’efficienza nella pubblica amministrazione e della drastica diminuzione del debito pubblico italiano, in continua ascesa, come pure la medesima spesa pubblica.

Sono molte le questioni morali che uccidono questo governo, questioni che pesano moltissimo sul futuro del paese, unito o diviso che sia.

E se le sinistre italiane non offrono molte speranze di maturazione politica e di governo, di contro, l’attuale maggioranza di governo offre uno spettacolo deprimente e degradato di cosa non si debba fare per salvare il salvabile.

La follia regna sovrana nella casta politica italiana, imprimendo ad un paese stressato e immiserito, una spinta letale verso il proprio fallimento.

Un fallimento che deve i suoi maggiori punti di sostegno alla inazione della casta politica piuttosto che all’azione negativa della crisi economica in atto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa politica alla napoletana: promettere sempre, mantenere mai

domenica, 17 luglio 2011

Cosa unisce l’intera casta politica italiana è certamente la sua ferrea volontà di raggiungere e mantenere il potere pubblico con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

Sul come si possa arrivare a conquistare la maggioranza del consenso elettorale le notizie che raccontano di rischieste più o meno esplicite di voti a componenti delle organizzazioni mafiose e gli accordi cui sono costrette le forze politiche deboli e vili con le mafie, descrivono un impietoso scenario di bassezze umane e politiche che vanno dallo scambio voto – favori politici (appalti pubblici, posti di lavoro pubblici, etc) sino a condizioni di vero proprio cointeresse politico-mafioso, ben raccoglibili nella frase del premier che impedì la candidatura del ministro napoletano Mara Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli per non doverla consagnare alla camorra, come fosse già evinto che, un cittadino napoletano, ancorchè ministro della repubblica, non sia in grado e non abbia qualità sufficienti per resistere alle tentazioni delle sirene mafiose.

Sul come invece si conservi tale potere raggiunto con il contributo di simili mezzi vergognosi, non vi è alcun dubbio:

procedere nell’iter tecnico-giuridico per il perseguimento di quelle riforme come il Federalismo Fiscale, procrastinadone invece l’effettiva e completa realizzazione in tempi futuri piuttosto lontani, potendo così scaricare la responsabilità del non raggiungimento di tali promesse riforme su condizioni future non prevedibili e non previste.

Così, la casta politica impedisce il regolare alternarsi delle forze politiche al governo del paese, inchiodandosi alle poltrone del potere, piegando tutto e tutti alla continuazione di un potere che diviene esclusivamente fine a se stesso, e mai e non più fine al raggiungimento della realizzazione dei programmi elettorali.

In sintesi si può disegnare un triste panorama politico ed umano nel quale, le partitocrazie che raggiungono il potere pubblico, evitano subdolamente di raggiungere quegli obiettivi programmatici promessi in campagna elettorale il cui eventuale raggiungimento, svilirebbe ogni altra motivazione di esistenza e resistenza al potere, così come, il raggiungimento degli obiettivi e degli scopi associativi dei partiti e dei movimenti politici, segnerebbe la fine della esistenza stessa dei partiti e dei movimenti, per raggiunto scopo sociale.

Così, si rimanda artatamente ogni obiettivo raggiungibile, continuando a prometterne il raggiungimento, pur rimandando contestualmente sine die la loro effettiva realizzazione.

Questa filosofia deriva direttamente dalla prassi della prima repubblica in pieno stile democristiano, all’interno della cui ispirazione si raccomandava strettamente di promettere un “sì certo e convinto” a coloro i quali si avvicinassero al potere pubblico per ottenere un appalto pubblico o la vittoria in un pubblico concorso ovvero un qualsiasi favore, negandone successivamente la realizzazione di un tale evento, poichè una volta raggiunto l’obiettivo di quei potenziali elettori, non sarebbe stato più possibile indirizzarne e condizionarne il voto ed il consenso.

Uno squallore schifoso trasformato in procedura politica di governo, un vomito umano eretto a prassi politica di riferimento attraverso il male assoluto dell’italia:

la raccomandazione politica degli immeritevoli portatori di voti e di consenso, costituiti a futura dirigenza burocratica a sostegno di questa immonda casta politica.

Questa è la casta politica italiana, questa la loro miserevole condizione umana e politica, questa è la loro classica truffa alla napoletana:

promettere sempre e mantenere mai, occupare il potere con qualsiasi mezzo per non rinunciarvi mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La forza della mediocrazia: il gioco di squadra

sabato, 9 luglio 2011

Quando si ascoltano ripetuti richiami nei confronti di un soggetto ad un maggior impegno nel cosìddetto “gioco di squadra”, non vi sono dubbi sullo scopo finale di un tale invito:

assoggettare l’individuo intellettualmente superiore ed il soggetto meritevole alla mediocrazia ed alla idiocrazia imperante.

Non vi è alcun dubbio infatti, che se tale soggetto viene invitato ad un maggior gioco di squadra e non viene semplicemente invitato ad “uscire dalla squadra”, è perchè il suo valore è necessario a tutti, mentre appare più evidente che, sua pure nell’ottica dell’adagio “tutti sono necessari, nessuno è indispensabile”, di tutti gli altri giocatori si potrebbe fare certamente a meno, tranne proprio di quello che pare non fare il gioco di squadra.

La distorta visione di una democrazia che sia la dittatura degli idioti e degli immeritevoli sui soggetti razionali ed intelligenti oltre che meritevoli, affonda le sue radici storiche nel concetto erroneo che i soggetti, gli individui e le persone, siano tutti uguali.

Questa evoluzione negativa della democrazia in un concetto distorto di cittadinanza avverte le coscienze di quale grado di mediocrità e di irrazionalità si sia raggiunti in una società che immagina non un punto di partenza uguale per tutti, ma una uguaglianza obbligatoria e senza soluzione di continuità che sostenga la crescita di ognuno.

Ma la realtà ci avvisa che, sostenendo sempre e comunque un idiota nella sua crescita formativa umana, professionale, politica e di cittadinanza, si formano solamente eserciti di mediocri affatto inclini al sacrificio, soggetti che sono stati abituati a credere che il loro pensiero vale quanto se non più di quello degli altri.

Questa pantomima dell’umanità incontra poi il concetto deviato di uguaglianza, facendosene scudo e spada:

poichè siamo in democrazia, ognuno ha diritto di pensiero e di parola ed io penso e manifesto i miei pensieri, che devono essere sostenuti dal concetto errato di eguaglianza secondo cui, il pensiero di un idiota, in assenza di una Pubblica Opinione ben educata e formata che sappia discernere fra il pensiero di un mediocre da quello di un intelletto superiore, valga infine il pensiero di un essere intelligente e razionale.

E siamo alla fiera dell’imbecillità, supportata dalla assenza di una cultura generale sufficiente a discernere fra mediocrazia e democrazia.

In una condizione del genere, chiedere ad un intelletto culturalmente e razionalmente superiore alla media di fare “gioco di squadra” con dirigenze che sono il risultato della selezione mediocratica, sarebbe come chiedere ad un medico chirurgo cui sia stato affidato il Premio Nobel, di utilizzare la sua arte e la sua manualità chirurgica nel ripulire i canali di scolo delle fogne pubbliche.

Eseguire poi questa “delicata operazione” all’interno di sistemi corporativi di caste privilegiate sì, ma affatto meritevoli, singificherebbe per lo sfortunatissimo chirurgo, dover dipendere anche dalle indicazioni e dalle direttive di soggetti assolutamente mediocri (nella media le caste corporative possono generare mediocrità profonde perchè appunto, protette), ignoranti, intellettualmente carenti, oppure, peggio di ogni altra cosa al mondo, di ignoranti grossolani che hanno imparato a sostituire il proprio deficit intellettivo con la furbizia, divenendo così degli impareggiabbili praticoni del “so tutto io”, autentica mania dell’essere e riferimento sociale proiettato dalla comunità in cui sono nati e cresciuti.

E come ogni deficit, esso è di natura genetica, e si trapassa di generazione in generazione, formando nuove leve di idioti assoluti, patentati e laureati, ma molto lontani anche dallì’originale furbetto del quartierino che si è fatto da solo ed interpretando quindi la loro nucleazione comunitaria come un dovere sociale da parte degli altri soggetti e di un imprescindibile diritto atavico per se stessi, oramai divenuti uomini-dei, e come tutti gli uomini che si credono un Dio, ignoranti ed arroganti all’infinito.

Passa la palla!

No, a me, a me!

No, non così, devi cambiare fascia!

Ma cosa combini: non capisci nulla!

Tutti giocatori di talento, figli d’arte e allenatori del gioco di squadra sin dalla culla.

E non si avvedono nemmeno che le partite le stiamo perdendo tutte, ma proprio tutte.

Essi non hanno il dovere di essere giocatori normali, cittadini esemplari, soggetti meritevoli:

essi hanno la vocazione genetica a volere sempre ragione, sempre e comunque, anche quando la loro ragione, fa perdere una partita dopo l’altra a tutta la squadra, dando ovviamente la colpa di tutto questo a chi, secondo loro, non fa il gioco di squadra.

Motivo per il quale sono tanti quelli che con capacità di problem solving elevate che preferiscono fare gli spettatori che i giocatori, in questa follia dell’idiozia, in questa fiera dell’imbecillità.

Chi rompe paga, ed i cocci sono i suoi.

Anche questo adagio popolare può proiettare un futuro che è sempre più concreto e tangibile:

il declino delle democrazie liberali moderne, fraintese in mediocrazie della sopraffazione degli idioti sugli intelligenti.

Faites votre jeu, mesdames et messieurs, faites votre jeu.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Se le classi politiche avessero un rating, la casta italiana avrebbe rating Junk

mercoledì, 6 luglio 2011

Il Rating Junk è espressione gergale dei frequentatori dei mercati finanziari.

Significa “spazzatura” e ratifica l’impossibilità sopravvenuta di un paese di assolvere alle proprie obbligazioni assunte.

Tale impossibilità ad assolvere alle proprie obbligazioni, deriva da questioni strettamente legate alla conduzione dei conti pubblici, delle situazioni debitorie, del deficit o disavanzo raggiunto, dell’andamento dell’economia, del risparmio pubblico, del risparmio privato, del buon funzionamento del sistema creditizio, dell’andamento dell’indice del Prodotto Interno Lordo.

Sapete, è un po come quando un buon padre di famiglia si reca in una banca per chiedere un prestito, o una linea di credito:

valutano il suo rating, la sua capacità di poter rimoborsare quel prestito, di garantire quella linea di credito, di assolvere alle sue obbligazioni.

Ecco come, i nostri diligentissimi, fedelissimi, onestissimi ed incorruttibili dirigenti poilitici e burocratici, hanno condotto i conti pubblici, il deificit ed il debito pubblico ad un elevato grado di rischio per il paese, poichè, pur di mantenere inalterati privilegi e prebende politiche e burocratiche, poltrone e prepoteri della casta, essi hanno martellato negli anni sia cittadini lavoratori e famiglie, sia imprese e mondo economico, aumentando sempre più la pressione fiscale (pur avendo spudoratamente mentito nella sua diminuzione), invece di ridurre i costi di una politica che, è ampiamente dimostrato, non vale assolutamente nulla, è anzi assai dannosa e conduce l’intero paese al collasso.

Ecco, per fare un parallelo molto realistico, se la casta politica italiana avesse un rating, questo giudizio sarebbe appunto junk, spazzatura.

Proprio perchè incapaci assoluti ad assolvere alle obbligazioni prese nei confronti del popolo, proprio perchè menzogneri di professione durante le campagne elettorali, proprio perchè assolutamente inaffidabili sotto ogni punto di vista.

Spazzatura, solo e solamente spazzatura.

Senza voler inserire nel giudizio di rating, il grado di corruzione e/o di mafiosità …

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X