Archivi per la categoria ‘Mario Monti’

Il Welfare, la Crisi, la partitocrazia e Super Mario Monti

martedì, 10 aprile 2012

Il welfare italiano è tutto da rifare, poiché pieno di privilegi arroganti per i furfanti e totalmente privo di diritti per i cittadini:
siamo in pieno medioevo, ed in questa cosa, Monti non c’è.

Ma c’è invece tutta la partitocrazia che, invece di difendere famiglie ed aziende si è definitivamente compromessa in una Questione Morale Infinita, senza soluzione di continuità.

Qualcuno dice che in italia le leggi le fanno i fuorilegge.

Può darsi.

Certo è che questa casta politica, burocratica, partitocratica e sindacale rappresenta un freno potente contro ogni forma di liberalizzazione e di riforma in senso progressista.

Una sorta di coagulo di sottosviluppati trogloditi riuniti in caste abusa del potere pubblico a fini di arricchimento personale tramite la difesa ad oltranza, anche contro gli interessi dell’intero paese, di uno status quo impagabile da qualunque popolo civile, da qualunque comunità sociale.

In tutta questa follia incivile e mafiosa, il cambiamento è sempre stato punito, invece della dovuta punizione al male oscuro del paese.

Così sono caduti Benito Mussolini, Aldo Moro, Bettino Craxi, Umberto Bossi.

Ognuno di loro, con volontà, obiettivi, modalità, effetti e prassi differenti ha tentato il cambiamento.

Ognuno di loro è stato politicamente ucciso per aver cambiato lo stato o solo per aver tentato di farlo.

Cosicché, in questo paese mafioso, usurato ed assai corrotto, “i peccatori” si salvano sempre, attraverso la loro cancerogena infiltrazione dello stato e di quei poteri che dovrebbero contenere gli eccessi e gli errori del potere politico (informazione, magistratura, sindacati, parti sociali, etc), mentre chi tenta il cambiamento “in meglio”, viene pomposamente redarguito con il solito: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Se rubi poco ovvero rubi senza essere autorizzato dal consociativismo delle caste mafiose, vieni scandalosamente additato come il solito moralista preso con le mani nel sacco.

Ma se rubi con il metodo mafioso consociativo, allora sei dei loro, e qualcuno farà la telefonata giusta al giudice giusto, per salvarti, o per ammazzarti, a seconda della convenienza del momento.

Ma, queste caste mafiose così attaccate alle poltrone del potere pubblico non molleranno mai la presa.

Occorre una nuova politica che chiuda il rubinetto delle carote ai membri di queste caste mafiose e lo apra in favore di cittadini lavoratori, delle famiglie, delle aziende.

Occorre un bastone per questa gente, non una carota, ma un lungo bastone nodoso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa

giovedì, 29 marzo 2012

Leggo del fallimento pilotato a mezzo concordato preventivo della storica Cooperativa Muratori Reggiolo.

Un simbolo del mondo cooperativistico naufraga in un fallimento che espone centocinquanta milioni di euro di debito e danneggia pericolosamente tutte le aziende che attendono pagamenti arretrati e servizi inevasi dalla coop.

Il rimborso delle somme vantate come crediti è previsto differente a seconda della qualificazione:

il 100% del rimborso va soltanto ai primi creditori, e cioè dipendenti, artigiani, cooperative di produzione e lavoro, professionisti.

Ma il percorso è lungo e vi sara ancora molto da attendere per un eventuale recupero delle somme.

Sempre che la crisi possa attendere un recupero di liquidità così lento e farraginoso per garantire un futuro alle stesse aziende creditrici.

Si manifestava così il caso del “fallimento cooperativistico”, un fallimento che viene visto e letto in molti modi differenti.

L’efficienza e l’efficacia amministrativa di una cooperativa deve fare, secondo la mia opinione, i conti con la latitudine e la longitudine del suo realizzarsi, del suo riprodursi.

Insomma, una cooperativa che preveda piani pluriennali di investimento e di lavoro produce uno scopo economico certo, assolutamente previsto, cercato e voluto.

Certo che le politiche di un paese come Israele che nel passato è stato riconosciuto come una delle più avanzate economie mondiali basate sulla conoscenza, l’inglese know how (knowledge economies), e con il più alto tasso pro capite di capital-risque (venture capital) globale nel segno del più gran numero di aziende quotate nella Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli (Nasdaq) dopo gli Stati Uniti d’America, queste economie non possono essere parametrate sic et simpliciter alla condizione italiana.

Bisogna ricordare che, nei territori in cui i palestinesi coltivavano sì e no qualche albero di ulivo, l’insediamento e l’applicazione dell’ingegno israeliano hanno consentito la nascita e la crescita del primato mondiale agricolo nella produzione del pompelmo, che nella sua crescita, necessita di grandi quantità di acqua.

Ed occorre anche ricordare come sino alla metà degli anni ‘90 Israele riceva una quantità trascurabile di investimento straniero, investimento che invece decolla letteralmente solo dopo la profonda riforma della privatizzazione e della liberalizzazione del mercato del lavoro e del capitale.

Che sia di insegnamento agli avversari delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni del mercato del capitale e del lavoro italiano.

E sono sempre gli israeliani hanno inventato lo stimolo delle nuvole a mezzo bombardamento con ioduro d’argento sin dal 1961, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da precipitare al suolo sotto forma di pioggia.

Il colosso comunista cinese aperto all’economia di mercato, che di cooperative ha dimostrato di sapere qualcosa, in questi giorni e su questo tema sembra fare sul serio:

qualche giorno fa Pechino fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone rese aride dalle siccità derivanti dai cambiamenti climatici.

Capirete bene l’ordine di grandezza di conoscenza e di applicazione di cui andiamo discorrendo.

Ma torniamo alle cooperative italiane ed al fallimento del loro modello.

Con tutti i privilegi di nicchia, le defiscalizzazioni e le agevolazioni nel costo del personale (cooperative di lavoro), le cooperative italiane dovrebbero reggere benissimo alla crisi economico-finanziaria, anzi, dovrebbero svettare come modello di riferimento da seguire per salvare una economia di mercato.

Se solo le coop italiane non si occupassero di politica partitica e sindacale, i risultati sarebbero molto differenti.

Ma dove differisce ancora il modello cooperativistico mondiale da quello italiano?

Beh, il dato identificativo italiano più deteriore è certamente quello dello stile di vita definito come un “bizantinismo” dallo stesso premier Mario Monti.

E questo bizantisnismo, ha prodotto nel tempo un sistema abominevole in cui l’efficacia e l’efficienza amministrativa sia nel pubblico che nel privato, siano state pesantemente condizionate da fattori estranei alla produzione di merci e servizi.

Perché il sistema cooperativistico italiano, laddove tutti sono padroni e nessuno è padrone, ha lasciato emergere un mondo di piccoli e grandi arbitrii ed abusi.

E allora, come si potrebbe mantenere inalterata l’intelligenza del modello cooperativo in un sistema alterato come quello italiano, laddove la ricerca di una sicurezza assoluta nel mondo del lavoro ha prodotto una devastante modifica degli scopi cooperativistici e non solo quelli?

Insomma, per evitare abusi ed arbitrii ed ottimizzare contemporaneamente le finalità cooperativistiche, andrebbe inserito un artificio anti-bizantino che imponga al momento della costituzione di una cooperativa, l’indicazione di una durata della Coop pari ad un anno solare e non ai soliti 99 anni inseriti per prassi.

Così, ad ogni scadenza annuale, il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa deve garantire i risultati economici comuni promessi ai soci oltre che una efficiente ed efficace azione economico-amministrativa, se intende confermarsi presidente della prossima e “nuova” coop.

Dimostriamo così, infine, che ll precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa come al normale andamento del mondo economico e del lavoro, così come avviene in tutto il mondo civile ed avanzato.

Ed ora, che si dia fuoco alle polveri:

gli amanti di una impagabile sicurezza personale nelle prospettive del mondo del lavoro italiano e globale e della garanzia del posto fisso, più fisso di una crocifissione, possono aprire il fuoco di chi ha torto sapendo di aver torto, di chi non conosce che il proprio arido egoismo da contrapporre alla produttività, allo sviluppo economico e ad una diffusione della ricchezza così prodotta anche sulla base del merito oltre che della naturale solidarietà umana nel paese in cui si vive e del resto del mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il default greco è il fallimento del sud

sabato, 10 marzo 2012

Le società di rating internazionale Fitch, Moody’s e Dagong, decretano insieme a tutto il mondo economico globale che conta il fallimento del sud europa, seria fonte di preoccupazione per l’economia e la finanza globale a causa di uno stile di vita aberrante ed errato, costoso e sprecone, in ogni caso, insostenibile ed impagabile.

Il collasso contemporaneo di quasi tutti i paesi che si affacciano nel Mar Mediterraneo, sia africani che europei, dimostra quanto siano sbagliate le scelte operate nel bacino mediterraneo ed in generale nel sud dell’Europa.

Stili di vita completamente folli ed impagabili, oltre che profondamente egoisti, hanno scosso come un terremoto l’egitto come la spagna, la libia come la grecia, il portogallo come il maroccco, l’italia come la tunisia.

Resteranno incise nella pietra della storia le parole scritte dal giornalista tedesco Jan Fleischhauer (Der Spiegel) che descrivono meglio di ogni altra cosa qual cancro stia portando alla morte questa Unione Europea:

“Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?

Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

……

Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta.

Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso. ….”.

Bastava una semplice visita a Napoli o in Grecia per prendere coscienza della natura maligna del cancro che infiltra ed uccide il mondo economico, politico e finanziario europeo, occidentale e globale.

Un cancro che viene straordinariamente sottovalutato ed ignorato dalla stragrande maggioranza della casta politica italiana che dovrebbe pur comprendere dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi quando è il momento di parlare (mai per i responsabili del default italiano) e quando tacere.

Ma, evidentemente, essi non sanno più quel che fanno.

Sia pure essi lo abbiano mai saputo in vita loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X