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L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Intervista ad un soldato: la disfatta italiana

lunedì, 12 marzo 2012

Chi è lei?

Sono un soldato, faccio parte di un esercito a leva obbligatoria, un esercito un po’ anomalo a dire invero.

E’ un esercito di fuggitivi.

Non ha comandanti, non ha ufficiali o sottufficiali.

Non vi sono gradi in questo esercito perché non servono:

questo esercito non fa guerre, ma fugge.

E’ l’esercito che in soli due anni ha mosso l’equivalente di due grandi città di 350.000 abitanti dal sud al nord per cercare fortuna, libertà e futuro.

Ma da cosa fuggite?

Dalla povertà, sia materiale che morale.

Anche se, nel mio caso, è stata quella morale a far scattare la molla.

Dopotutto, il pane quotidiano l’ho sempre guadagnato a Foggia, anche se il mio lavorare mi ha portato all’età di 44 anni ad avere solo pochi anni di contribuzione pensionistica, tanto pochi da poter essere contati sulle dita di una sola mano.

Ma come, anche lei è un fannullone, anche lei ha lavorato così poco?

Magari, magari:

non conosco nella mia esperienza personale, lavoratori maggiormente produttivi del sottoscritto, sia nel sud che nel nord del paese.

E’ che l’unico lavoro che ho trovato è sempre stato quello in nero, con buona pace degli organi di controllo, di giustizia e di ispezione sul lavoro.

Da dove viene il soldato Gesualdo?

Viene da Foggia, la città dalla quale tutti fuggono, per un motivo o per un altro.

Ma perché fuggono, da cosa fuggono, da chi fuggono?

Si fugge dalla povertà di partecipazione, dall’omertà, dai posti di lavoro negati, da quelli pagati, da quelli in uso esclusivo ai gruppi di (pre)potere, si fugge dalla sanità pubblica che funziona male e da quella privata convenzionata che costa troppo.

Si fugge dall’ignoranza, dalla prepotenza, dalla violenza, dalla stupidità.

Parole pesanti, qualunquiste: come si può pensare che una comunità sia così devastata, e chi, o cosa l’avrebbe ridotta in questo stato?

Ha presente un allevamento di bovini?

Ma cosa c’entra …

C’entra, c’entra.

In un allevamento di bovini, si selezionano i capi che producono più latte, quelli che forniscono maggiori quantità di carne.

Un toro non si accoppia più con una pluralità di vacche, producendo così una varietà infinita di vitelli, ma si inseminano le vacche solo con spermatozoi selezionati, che tendono a dare un risultato, sempre lo stesso.

E’ una selezione innaturale.

Sì, sì, va bene: ma cosa c’entra con Foggia?

Ebbene, dalla sua nascita Foggia ha subito una selezione simile, innaturale, immorale, oserei dire.

Pensi al fatto che ogni nuova generazione ha dovuto confrontarsi con una mentalità dura, conservatrice, illiberale, non orientata a svilupparsi e a guardare al futuro.

E allora?

Allora i giovani più volenterosi, quelli più intraprendenti, quelli che avevano un sogno nel cassetto e la voglia di realizzarlo, sono fuggiti, andati via.

E questo, per generazioni e generazioni, provocando una selezione innaturale che ha visto le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe, fuggire da Foggia.

Da cui l’adagio popolare: “Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i foggiani” …

Già.

Perché, Lei come pensa si sia selezionata, al contrario, la comunità foggiana, la sua leadership, il suo gruppo dirigente?

Quali menti, quali braccia e quali gambe conducono, sorreggono e trasportano questa comunità?

Ed anche vi fosse rimasta qualche risorsa umana intraprendente, che fine pensa possa fare in una società così chiusa, omologata ad un modello umano fortemente condiviso e mediamente simile a se stesso?

Una brutta fine:

alla fine, a furia di essere respinto dalla comunità, si convince di essere diverso, malato, inutile.

Un mobbing sociale, un razzismo condiviso, comunitario direi …

Già, il fenomeno del mobbing nella sua accezione più autentica, che deriva dal verbo inglese to mob:

l’isolamento e l’avversione violenta contro ogni forma di essere vivente diversa dalla media comunitaria, l’annientamento materiale e spirituale di ciò che viene visto come un pericolo per il sistema sociale, per il suo ordine, per la sua continuità.

E questo, accade in tutto il meridione?

Non so, le realtà sono a macchia di leopardo e l’Italia intera naviga velocemente verso una disfatta totale.

L’Italia meridionale è stata unita a quella settentrionale contro la stessa volontà delle popolazioni del sud, che sono assai diverse fra di loro per stirpe, provenienza, cultura, indole, propensione.

Il fatto comune è che si fugge da tutto il meridione, come dall’italia in generale, per un motivo o per un altro, per una monnezza o per un’altra.

Si fugge perché cacciati, perché sentiti come diversi, non accomunabili, non assimilabili.

Ma per Dio, come potrei essere assimilato ad un mafioso io?

Mai e poi mai!

E le mafie, cosa c’entrano in tutto questo, qual’è il loro peso?

La mafia è una organizzazione delinquenziale unica nel suo genere.

Essa si omologa perfettamente al tessuto sociale, ne aderisce come un cancro, lo infiltra, lo corrode dal di dentro, sino ad impossessarsene completamente.

E questa sua pericolosa tendenza alla omologazione, non la fa sentire come una entità estranea al corpo sociale, che non la combatte, non le resiste, non la avversa, riconoscendola come simile a se stesso.

Alla fine di questo processo, non è più possibile distinguere il corpo sociale dalla società mafiosa.

Non esageriamo, parlare addirittura di società mafiosa …

A Foggia, entrando nel particolare, questo concetto di “società mafiosa” rappresenta una realtà piuttosto tangibile.

La mafia locale tradizionale era denominata “ ‘a uasta ” (nel dialetto locale), cioè il guasto, ciò che è malato, manifestando una estraneità alla normalità sociale, sin nel nome stesso che si era data.

Ma oggi la mafia foggiana viene denominata “la società”, esprimendo così la sua perfetta integrazione negli assetti sociali, pretendendo di essere essai stessa la società, l’unica possibile.

E ripensando alle risorse umane di cui dispone la società foggiana a seguito del continuo dissanguamento umano e della selezione al contrario cui è stata sottoposta, non si può dar loro tutti i torti:

questa presunzione di onnipotenza è reale e concreta, inavversata, non combattuta, non contrastata.

Ecco, è come un virus che entri in un organismo che non lo riconosce come un pericolo, lasciando che esso agisca indisturbato, sino alla morte dell’organismo stesso.

E questo è il pericolo che vive anche il nord del paese.

Non riconosce il fenomeno mafioso come un pericolo mortale, non lo aggredisce perché lo vede lontano da se.

Invece, l’aggressione mafiosa alla società del nord è quantomai contemporanea:

dal sud non sono fuggite solo le migliori intenzioni.

Va bene, l’analisi è incredibile, terribili le conseguenze, temibili le sue evoluzioni, ma cosa si può fare per fermare tutto questo?
Cosa fare per impedire ad un giovane che nasce nel sud, di abbandonarlo, di essere costretto a fuggire da esso, sottraendo allo stesso sud, quella forza vitale che lo aiuterebbe ad uscire dalla questione meridionale?

Ma ha idea di cosa significa essere mobizzati?

Ha idea di come ci si sente ad essere continuamente avversati e combattuti?

Alla fine il giovane intraprendente (non solo anagraficamente) va via, e lo fa per ripicca, per vendetta.

Non ha nel cuore la voglia di aiutare chi lo ha relegato al destino di rompiscatole di turno o di scemo del paese.

Egli è costretto a lasciare la propria madre terra, i propri amici, i propri parenti, tutti i suoi affetti ed i suoi ricordi.

Egli fugge, amareggiato, tradito, fugge da una condizione che egli sa di non poter mutare restando nelle regole democratiche e civili.

La sua integrazione in un altro territorio coincide con la snaturalizzazione della sua personalità:

non puoi aspettarti aiuto da chi hai tradito e vessato per una vita intera.

Tiriamo le somme.
Il meridione non lo possono cambiare i meridionali perché, in fondo, stanno bene così come sono, almeno per il momento.
Non lo aiutano gli ex meridionali migrati altrove, perché segnati profondamente dalle devastazioni morali e materiali subite.
Non lo aiutano le popolazioni del nord sempre più intolleranti al mantenimento di popolazioni che costano troppo e sembrano produrre solo problemi e grattacapi.
Ma allora, chi può risolvere la questione meridionale e conseguentemente quella settentrionale e salvare così il Paese?

Viviamo in un regime di democrazia repubblicana, regime che, purtroppo o per volontà negativa, non ha la forza per imporre un comportamento piuttosto che un altro.

Può solo proporlo, incentivarlo, cercando di dissuadere i comportamenti negligenti, con i risultati che tutti vediamo.

Ma è insufficiente.

La reazione delle popolazioni del nord è l’unico cardine di svolta, anche se è visto come una reazione intollerante ed egoistica.

Ma veda, la questione settentrionale nasce come altra faccia di una medaglia che è stata sinora definita come la questione meridionale.

E la questione meridionale è avviluppata in modo definitivo a quella del comportamento mafioso.

Difficile distinguere chi è mafioso da chi non lo è, per i motivi che ho già spiegato prima.

Ma allora?
Non vi è nulla da fare?
I meridionali non possono tentare il riscatto da questa condizione?
Gli italiani non potranno risolvere la questione meridionale, quella settentrionale, quella morale?

Roberto Saviano ci ha provato, ed ora è condannato a nascondere il suo viso sino alla fine dei suoi giorni.

Falcone e Borsellino ci hanno provato e a differenza di Saviano, ci sono anche riusciti nei fatti, per un certo periodo, almeno sino a quando lo stato non è stato piegato al volere delle organizzazioni mafiose.

Nel comune sentire, queste esemplari testimonianze di fedeltà alla propria comunità e allo stato di diritto come quelle dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, risultano efficaci, ma infine perdenti.

Non rappresentano una testimonianza positiva da seguire, purtroppo.

Gli altri, quelli che vogliono fare, stanno andando via, cercando un futuro possibile altrove.

Chi resta, sta bene così come sta, visto che non si organizza nemmeno in movimenti sociali e politici che abbiano come fine ultimo, la liberazione del meridione dalla povertà, dalle mafie e dalla ignoranza.

Veda lei, per me la soluzione ultima non è applicabile in una democrazia repubblicana.

Personalmente io credo nello stato di diritto ed ho giurato fedeltà alla repubblica ed analizzo le questioni italiane esclusivamente da questo punto di vista.

Il problema è serio ed è di difficile soluzione.

Soprattutto se manca una volontà politica forte e l’applicazione della giusta forza, della coercizione sui comportamenti negligenti, della punizione dell’esempio negativo come del premio per quello positivo, oltre all’ottima arma (a doppio taglio) del pentimento.

Forse, come accadde per il terrorismo, sarebbe utile una legislazione speciale.

Forse l’istituzione della pena di morte per i reati mafiosi, forse, questa ed altre soluzioni, darebbero il giusto impeto, applicherebbero la giusta forza per disgiungere il destino del sud da quello delle mafie, per evitare che tutto il paese si ammali e muoia di questo cancro.

Forse punire il reato di mafia con la pena di morte.

Forse punire il sostegno esterno alle mafie con la pena dell’ergastolo (fine vita effettiva) da scontare in regime di carcere duro, potrebbe invertire la tendenza.

Ecco, forse.

Forse aveva ragione Giovanni Falcone quando scriveva che:

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

E non è forse la morte la fine naturale di ogni fenomeno umano, fenomeno mafioso compreso?

Ma in Italia, con il potere del Vaticano, la pena di morte non è pensabile come contributo alla soluzione.

E la politica, cosa può fare la politica?

La politica è fatta di uomini e di donne, e la mafia è furba:

non uccide i politici che contano come fa il terrorismo, ma li corrompe, li ricatta, li affilia.

Resto della opinione che solo la forza e la determinazione delle popolazioni del nord possa risolvere questi complicati problemi, almeno sino al giorno in cui, una crisi terribile privi il nord della sua forza economica, rendendolo facilmente aggredibile ed infiltrabile dalle organizzazioni mafiose.

Ma non si può guarire un malato contro la sua stessa volontà.

Abbiamo bisogno di segnali forti dal sud, come pure dal nord, segnali che vanno raccolti, valorizzati e indirizzati.

Ma io non vedo segnali di fumo, vedo solo il fumo.

La brutta fine di inchieste giudiziarie come Poseidon e Why Not poi, la dicono lunga sulla volontà di “certa politica” di abbandonare la condizione di zona franca dalla legalità che offre oggi il meridione.

Il fatto che, le inchieste giudiziarie più importanti e scandalose nel meridione e nella procura della repubblica di potenza e napoli portino il nome di Henry John Woodcock, non lascia molte ombre e dubbi sul dove siano schierati i vari “gennaro” napoletani, i “totò” siciliani ed i “cetto” calabresi.

Nella sia pur breve storia italiana, solo la dittatura fascista combatté duramente la mafia, sino a farla immigrare (anch’essa) nelle americhe, infiltrandole.

Ma l’America non è l’Italia e una dittatura è una cosa che elimina le libertà, ed io per primo, non desidero privarmene.

Ho abbandonato i miei affetti e i luoghi della mia adolescenza per la mia libertà e quella dei miei figli.

Non la voglio perdere.

La voglio solo difendere.

Il solito pessimista: tanta analisi e nessuna soluzione

Beh, io l’ho detto.

Punire i reati i mafia con la pena di morte è una delle soluzioni possibili, come inseguire i flussi finanziari prodotti illecitamente, così come fecero in America con Al Capone.

Ma l’America non è l’Italia e i cannoli alla siciliana, li mangiano in troppi in Italia.

E cercando nei paradisi fiscali le ricchezze della mafia, non si troverebbero solo quelle dei mafiosi.

Ora, giochiamo un po’, ribaltiamo i ruoli e le faccio io una domanda:

lei pensa che troverà un editore che pubblicherà mai queste cose?

Ora si è fatto tardi, devo andare.

Grazie per la collaborazione.

Grazie a lei …

Questa intervista immaginaria, interpretata da un giornalista immaginario e da un intervistato reale, vuol essere un contributo alla comprensione dei problemi che viviamo in questa Italia contemporanea.

Una esperienza di vita come tante altre, troppe altre.

Nasconde in se una speranza:

che nessuno e mai più sia costretto a fuggire dalla propria terra, poiché la libertà di vivere e morire laddove si nasce, è una libertà che viene prima di qualunque altra.

Solo chi l’ha persa, ne conosce il valore.

Come pure il dolore.

Gustavo Gesualdo
detto
“Il Cittadino X”

Il default greco è il fallimento del sud

sabato, 10 marzo 2012

Le società di rating internazionale Fitch, Moody’s e Dagong, decretano insieme a tutto il mondo economico globale che conta il fallimento del sud europa, seria fonte di preoccupazione per l’economia e la finanza globale a causa di uno stile di vita aberrante ed errato, costoso e sprecone, in ogni caso, insostenibile ed impagabile.

Il collasso contemporaneo di quasi tutti i paesi che si affacciano nel Mar Mediterraneo, sia africani che europei, dimostra quanto siano sbagliate le scelte operate nel bacino mediterraneo ed in generale nel sud dell’Europa.

Stili di vita completamente folli ed impagabili, oltre che profondamente egoisti, hanno scosso come un terremoto l’egitto come la spagna, la libia come la grecia, il portogallo come il maroccco, l’italia come la tunisia.

Resteranno incise nella pietra della storia le parole scritte dal giornalista tedesco Jan Fleischhauer (Der Spiegel) che descrivono meglio di ogni altra cosa qual cancro stia portando alla morte questa Unione Europea:

“Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?

Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

……

Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta.

Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso. ….”.

Bastava una semplice visita a Napoli o in Grecia per prendere coscienza della natura maligna del cancro che infiltra ed uccide il mondo economico, politico e finanziario europeo, occidentale e globale.

Un cancro che viene straordinariamente sottovalutato ed ignorato dalla stragrande maggioranza della casta politica italiana che dovrebbe pur comprendere dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi quando è il momento di parlare (mai per i responsabili del default italiano) e quando tacere.

Ma, evidentemente, essi non sanno più quel che fanno.

Sia pure essi lo abbiano mai saputo in vita loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Grande Guerra Fredda ritorna: nord-ovest VS sud-est

domenica, 4 marzo 2012

Avevo ragione quando teorizzai con il professor Normanno nelle aule dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose durante un corso di formazione politica voluto dall’Arcivescovado di Foggia che il futuro conflitto del pianeta si sarebbe spostato su di un asse nord-ovest VS sud est.

Son passati parecchi anni da allora.

Ed è storia di questi giorni che il fondamentalismo religioso islamico ed il fondamentalismo ideologico comunista (o presunto ex tale) taglino a metà il globo secondo quella linea tutt’altro che teorica.

Dopo gli anni occidentali della nascita e crescita del poliziotto del mondo americano, anni che hanno interrotto la sequela di leadership economiche indio-cinesi, ecco che, la fine della Guerra Fredda e la caduta del Muro di Berlino della contrapposizione ideologica, liberano il campo per un ritorno delle naturali leadership economiche globali di Cina, India e Russia.

Ritorna la Guerra Fredda, una seconda Grande Guerra Fredda che vede da un canto ideologie e religioni fondamentaliste applicate direttamente alla realtà terrestre senza alcun filtro umano, e dall’altro canto l’alleanza delle democrazie occidentali vittoriose ma stanche e spossate da una crisi globale che ha messo in discussione l’intero sistema socio-economico globale.

Manca la terza via italiana, quella via che si presenta sempre come una via di mezzo che propone la convivenza pacifica di culture, religioni e ideologie assai diverse se non contrapposte fra di loro.

Ma questi sono gli anni del dolore, gli anni difficili della violenza e della prevaricazione:

non vi sarà nessuna altra terza via, nessuna.

Uomini capaci di osare tanto non se ne vedono.

Spazio e risorse per sostenere questa terza via non ve ne sono in questi tempi di crisi.

Prepariamoci ad insanabili conflitti interni ed esterni, conflitti sociali, economici, ideologici e religiosi.

Prepariamoci a resistere ai forti venti di Guerra Fredda che i preannunciano potenti:

potenti come non mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Italia: un paese di comici e di politici

sabato, 25 febbraio 2012

Resto dell’avviso che, in questo strano ed anormale paese, gioverebbe la sperimentazione.

Da dove iniziamo?

Beh, potremmo cominciare dall’uso dei comici nel governo del paese e l’uso dei politici nei teatri comici italiani.

Dovremmo poterne trarre profitto tutti in tempi ragionevolmente brevi.

Ovvero potremmo esalare l’ultimo respiro tutti insieme, appassionatamente, in unica grande risata.

Siamo messi talmente male che una comica provocazione ha più successo di una riforma del sistema.

Ma non potevo nascere tedesco, americano, svizzero?

Lì almeno sanno come distinguere un comico da un pagliaccio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Vergogne Italiane: Corruzione, Evasione Fiscale, Usura e Mafia

venerdì, 24 febbraio 2012

Gli ultimi dati ufficiali indicano che in italia, la corruzione non dovrebbe essere inferiore ai 60.000.000.000,00 (sessanta miliardi) di euro annui e l’evasione fiscale non inferiore a 200.000.000.000,00 (duecento miliardi)di euro annui.

Il dato va preso ovviamente con le pinze e l’uso del condizionale pare d’obbligo, visto che solo pochi mesi fa, si stimava la corruzione in italia pari a “soli” 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro nel solo anno 2011.

Probabilmente, il dato effettivo (che sfugge ovviamente ad un calcolo ufficiale) è di gran lunga più importante, supportando coloro i quali ipotizzano che il debito pubblico italiano non sia altro che la sommatoria delle corruttele e non dei debiti contratti per garantire servizi efficienti ai cittadini-lavoratori-consumatori-contribuenti.

Intanto, il fenomeno dell’usura si presenta come l’attività economica più redditizia nel paese con un fatturato di 40.000.000.000,00 (quaranta miliardi) di euro, fagocitando nei soli ultimi tre anni ben duecentomila imprenditori, ma anche famiglie, commercianti, piccole e medie imprese con un volume di danaro “movimentato” superiore di ben quattro volte a quello già ricco del famigerato racket del pizzo.

In un teatro di guerra in cui, la Mafia Spa risulta essere il maggior agente economico italiano, primeggiando fra le imprese italiane per fatturato e profitti realizzati, la sommatoria fra corruzione, evasione fiscale ed usura dovrebbe offrire maggiori valori che quelli sopra riportati, di gran lunga, maggiori.

Se pur volessimo adottare il dato di una corruzione annua pari a 60 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale intascassero una tangente di 1.000,00 euro pro-capite ogni anno.

Se pur volessimo adottare il dato di una evasione fiscale annua pari a 200 miliardi di euro, dovremmo arrenderci ad una egualmente terribile e temibile evidenza secondo cui, è come se ogni cittadino italiano, compresi i neonati appena giunti in questa valle di lacrime e quelli che invece hanno già un piede nella fossa cimiteriale evadessero contributi fiscali pari a una cifra di di 3.333,33 (numero periodico) euro pro-capite ogni anno.

Impressionante, vero?

Ma non è mia intenzione impressionare, spaventare o divertire alcuno.

Sia pure mi domandi e domandi alle autorità competenti se, posto che in italia il fenomeno della corruzione sia talmente dilagante da essere egli stesso sistema-paese, non fosse il caso di depenalizzare gli atti di violenza nei confronti di concussori e corrotti, come pure nei confronti degli autori del delitto di abuso d’ufficio.

Insomma, il solito burocrate o politico mi impone e mi estorce la solita tangente?

Bene, io per tutta risposta gli spacco la faccia, devasto il suo viso a furia di calci e pugni offerti senza alcuna pietà, e vedo riconosciuto questo mio comportamento come un comportamento non perseguibile e non punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come la concussione, la corruzione e l’abuso d’ufficio.

Come pure mi pare doveroso ritenere che, l’omicidio di un usuraio come quello di un mafioso che sia commesso da un cittadino costretto a subire l’usura e/o la violenza mafiosa, non debba essere ritenuto un comportamento perseguibile e punibile dalla legge e dalla giustizia italiana.

Mi pare un equo indennizzo per un popolo che venga quotidianamente massacrato da fenomeni come l’usura e la mafia.

Uccidere un mafioso o un usuraio non è reato, direbbe qualcuno.

Come pure spaccare il viso di un corruttore e di un corrotto come di chi abusi del potere di un ufficio pubblico, sarebbe evidentemente il trionfo e l’affermazione di una giustizia legale, giudiziaria, sociale, politica, finanziaria ed economica assai giusta ed equilibrata, che difenda il cittadino dalla usurpazione della sua sovranità, usata poi come mazza coercitiva da parte delle caste mafiose, delle corporazioni corrotte e delle mafie usuraie.

E poi:

volete mettere la soddisfazione e l’indubbio deterrente che una tale azione offrirebbe alla tutela dello stato democratico e del suo popolo di cittadini oppressi e usurati a volontà e senza limiti dalla classe dirigente politica e burocratica più corrotte e mafiose dell’intero globo terrestre?

Senzadubbiamente.

P.S.
In alternativa resto in attesa del versamento di euro 6.000,00 annui a compensazione della corruzione italiana (1.000,00 euro a persona per i sei membri della mia famiglia = 6.000,00 euro) e la detrazione annua di euro 19.999,98 annui dal pagamento delle tasse (per effetto di 3.333,33 euro di evasione fiscale per ogni cittadino italiano sempre moltiplicata per i sei membri di cui è composta la mia famiglia).
Aggiungerei anche un indennizzo forfettario pari a 100.000.000,00 di euro per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa della inarrestata presenza dei fenomeni della corruzione, della concussione e dell’abuso di ufficio, un analogo indennizzo per la perdita di immagine della mia famiglia nel mondo civile occidentale a causa dello scandalo continuato ed aggravato della Monnezza Napoletana ed un ulteriore ed analogo indennizzo a causa della presenza onnipotente delle organizzazioni mafiose nella società e nella economia del paese.
Infine, un ulteriore indennizzo, pari a 1.000.000.000,00 di euro da commisurare per ogni membro della mia famiglia a causa della inefficienza cronica ed acuta della pubblica amministrazione e dei servizi da essa offerti in regime di monopolio.
E visto che siamo in tema di resa dei conti, un indennizzo forfettario una tantum per la sperequazione fiscale cui sono soggette le famiglie numerose in questo paese che non provvede, sia pur promettendolo costantemente in sede di tornate elettorali, alla formazione di un coefficiente contributivo che tenga presente che uno stipendio base di mille euro/mese per una persona sola è certamente sufficiente, ma che lo stesso stipendio per un padre o una madre di famiglia, ancor più se numerosa, non è equo e nemmeno socialmente ed economicamente corrispettivo.
Ovviamente, riferendo tale quoziente familiare alle famiglie strettamente italiane, per non offrire (come al solito) un insperato aiuto a chi sbarca in italia con armi, bagagli e decine di mogli e di figli da far mantenere al prossimo suo considerando altresì che, se la Sua Religione gli consente di avere un numero infinito di mogli e di figli, mi sembra più che giusto che si rivolga conseguentemente all’origine ed alla causa del proprio male, e quindi al Suo Dio, per il relativo mantenimento di mogli, figli e nipoti, parenti e affini, armi e bagagli compresi.
Ovviamente, desidero anche ottenere il licenziamento in tronco con perdita del diritto alla pensione e alla assistenza sanitaria gratuita per i corrotti, i parassiti, gli scansafatiche, i raccomandati e di tutti quegli immeritevoli che si vedono corrispondere un analogo corrispettivo al mio, senza averne sudato nemmeno un euro, mai.
Personalmente, io non sono più disposto a mantenere e/o sopportare più nessuno:
io voglio vedere riconosciuti i miei diritti, compresi e non esclusi quelli di vivere serenamente e dignitosamente.
Di tutti gli altri, non me ne frega (rispettosamente) un bel nulla.
Sono disposto ad offrire tanto rispetto tanto quanto me ne si rivolge.
Chiamatela pure:
la mia “coesione sociale” e familiare ad uno stato di diritto condizionato grandemente da mafiosi, usurai e corrotti.
E basta così.
Almeno per il momento.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Unione Europea si infrange sullo scoglio napoletano

martedì, 7 febbraio 2012

“Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?

Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare.

E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla.

In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti.

Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé.

Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio.

D’accordo, questa era una mossa davvero scorretta.

Abbiamo da tempo perso l’abitudine di mobilitare stereotipi culturali nei giudizi espressi nei confronti dei nostri vicini.

E’ considerato un modo retrogrado o, peggio ancora, razzista (anche se, tanto per rimanere in tema, non è del tutto chiaro fino a che punto l’italianità possa già di per sé costituire una razza).

Il carattere nazionale è un po’ come le disparità fra i sessi.

Anche se sono state abolite da tempo, nella vita quotidiana ci andiamo a sbattere continuamente contro.

Basta trascorrere un solo pomeriggio all’asilo per mettere in discussione tutto ciò che la pedagogia illuminata ci ha insegnato sulla costruzione sociale del genere maschile e femminile. Effettivamente c’è tutto un mercato clandestino che campa in maniera più che discreta sulla differenza tra Marte e Venere e su come affrontarla.

A tale istruzione per l’uso fa da pendant la guida turistica che ci introduce nelle caratteristiche proprie, e quindi nella tipicità, di una cultura straniera. In qualche modo, almeno mediaticamente, continua a nascondersi in noi l’unno.

Sono soprattutto i tedeschi ad avere un problema con le attribuzioni culturali.

Per esempio gli inglesi ci considerano da sempre non particolarmente dotati di senso dell’umorismo, nonostante anni di satira e cabaret di artisti importanti come Mario Barth, o Achtung Kabarett, Hagen Rether.

I francesi, invece, prendono in giro la cucina britannica e i belgi la presunta avarizia degli olandesi.

Noi conosciamo il carattere nazionale solo in senso negativo, come autoaccusa.

Appena saltano fuori da qualche parte un paio di ragazzi che sbraitano stupidità, imperversa sulla stampa il sociologo ed esperto in conflitti Wilhelm Heitmeyer, e spiega perchè la pace sociale sia in pericolo (“situazione esplosiva”) e che incombe una ricaduta.

In un modo o nell’altro, fino ad oggi è rimasto in noi l’unno che aspetta solo di tornare a battersi.

E stranamente funziona sempre.

Non occorre scomodare la genetica, per arrivare alla conclusione che le nazioni si distinguono tra loro.

Esistono infatti motivi climatici e anche la lingua ha la sua importanza.

Normalmente questo è secondario, ma nessuna politica dovrebbe basarsi sulla considerazione che le frontiere conservano il loro significato solo in senso figurato.

Cosa può succedere quando per motivi politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria, che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perchè “l’uomo nel castello” ha accentrato tutta l’attenzione su di sé.

Lo scoglio davanti alla nave qui sono i tassi d’interesse del mercato.

Difetto congenito dell’euro?

La camicia di forza per culture diverse

Se ora dappertutto si parla delle diverse capacità di prestazione dei paesi, allora questo è un modo pulito per affermare che alcuni stereotipi hanno, invece, la loro fondatezza.

Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta.

Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso.

Adesso si cerca disperatamente una soluzione. La risposta della cancelliera è che tutti diventino come noi.

Si vedrà come andrà a finire.

Le nazioni possono cambiare.

Questa, volendo, è la consolazione.

Gli italiani duemila anni fa dominavano su un impero che si estendeva dall’Inghilterra all’Africa.

I tedeschi, nel frattempo, hanno difficoltà a garantire il traffico ferroviario quando c’è troppa neve e ghiaccio.

Talvolta ci vuole, infatti, molto tempo per sfatare alcuni stereotipi.

A volte più di una generazione.

Jan Fleischhauer”.

Ma il signor Jan Fleischhauer sa che il citato capitano Schettino è napoletano e non italiano?

Poiché il prosieguo del suo scritto cambierebbe grandemente il suo oggetto finale se così fosse.

Non lo stereotipo italiano alla gogna della storia e del volgere generazionale, bensì lo stereotipo e lo stile di vita malato e deteriorato napoletano alla ghigliottina dell’umanità.

Agli occhi di un tedesco, come di un europeo come di un occidentale la differenza fra un italiano ed un napoletano non sembrerà così importante, ma in italia, tale differenza è sostanziale e vitale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Ogni vita deve lasciare un segno

domenica, 29 gennaio 2012

Il mio pensiero in questi tempi di crisi, va rivolto a quelle donne che dimostrano di essere migliori degli uomini nella conduzione e nel governo della Cosa Pubblica, quelle donne che sono state e sono interpreti della politica del rigore e del realismo.

Purtroppo, gli esempi migliori in tal senso, non sono italiani:

Margaret Hilda Thatcher nata Roberts, Baronessa Thatcher di Kesteven;

Angela Dorothea Merkel, nata Angela Dorothea Kasner.

Questo post, è dedicato a queste donne di ferro, donne d’acciaio, donne che hanno cambiato e stanno cambiando il volto di questa vecchia Europa.

E allora, viva le donne, viva queste donne, viva tutte le donne.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X