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America Mon Amour – 11/09/2001

sabato, 10 settembre 2011

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando acquistammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel primo anniversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paesi che avevano mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e di combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per ricordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino centro abitato con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.

Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandiere americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Italia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frange arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.
In ricordo degli uomini e delle donne che hanno perduto la vita a causa del terrorismo islamico fondamentalista.
Dedicato a coloro i quali difendono quotidianamente la libertà in questo mondo sempre meno libero e sempre più violentato dal terrorismo religioso a matrice islamica.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

PS
Ora, che l’intero sistema arabo del Mediterraneo è imploso, oggi che il Mediterraneo è in fiamme, quali considerazioni possiamo rilevare nei confronti dei fautori e dei sostenotori della politica filo-araba italiana ed europea?

Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo mondo non attende nessuno

sabato, 30 luglio 2011

Gli Stati Uniti d’America in crisi su un debito pubblico a stelle e strisce che è totalemente in mano ai cinesi.

L’Europa in crisi profonda di identità paga il costo del fallimento di un modello socio-politico multiculturale che è fallito in partenza ed il malfare dei paesi che si sono indebitati sino al collo nella convinzione che avrebbero trovato in ogni caso un idiota che rifinanziasse il loro debito pubblico all’infinito, consentendogli un tenore ed uno stile di vita ben superiore alle loro possibilità e capacità.

Cina e India riprendono il loro naturale posizionamento di leader economici globali, perduto con la nascita e l’evoluzione degli Stati Uniti d’America, l’avvento del colonialismo e delle due grandi guerre.

La Russia post-comunista, pur nelle sue difficoltà sociali ed identitarie, si profila come un paese solido, politicamente esperto e ricco di risorse strategiche naturali.

Dalle ceneri di una Europa devastata dall’invasione di flussi migratori soprattutto islamici, poco o affatto integrati, risorge una Germania finalmente riunita, equilibrata, forte e politicamente razionale, leader indiscussa dotata di importanti capacità di tenuta socio-economica alla crisi e di resistenza alle aggressioni esterne.

Francia e Gran Bretagna, scosse sin dalle fondamenta da questioni sociali ed economiche importanti ed alle prese con presenze importanti di immigrati islamici affatto integrati o intenzionati ad integrarsi, rifuggono dai problemi interni avviando una neo colonizzazione dei paesi ricchi di risorse energetiche come la Libia, contribuendo ad accendere il fuoco delle sollevazioni popolari in tutto il Mediterraneo.

L’Italia perde negli ultimi venti anni tutte le posizioni dominanti nelle classifiche dei paesi industrializzati e di potenza economica, riducendo sempre più il proprio ruolo e la propria identità, sia interna che esterna.

Alle prese con una situazione dei conti pubblici impossibile ed un sistema di gestione della cosa pubblica che sembra fatta apposta per favorire un sistema corrotto e politicamente instabile, dotato di una classe dirigente che appare più come un fattore di aggravio di ogni crisi piuttosto che elemento di propulsione e di soluzione delle crisi stesse.

Dotata di un welfare e di una pubblica amministrazione costosi, inefficienti e spreconi, che non fanno la felicità dei cittadini, bensì quella dei furbetti e dei corrotti, impedita nella competizione produttiva da una pressione fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori dipendenti, bloccata da una giustizia lenta e incerta che allontana i finanziatori esteri e fa fuggire precipitosamente le aziende italiane che delocalizzano le loro imprese all’estero in paesi dove la corruzione sia un fenomeno contenuto, constratato e controllato, la giustizia un elemento di certezza e di equilibrio, la pressione fiscale un fenomeno sopportabile e lo spreco ed il ladrocinio continuo del danaro pubblico solo un vecchio ricordo da dimenticare.

In questo quadro si muovono gli interpreti della crisi del secolo, di una crisi che offre aspetti di positiva selezione dei paesi come delle aziende che corrispondono a criteri di sana efficienza, come pure dei soggetti individuali e delle corporazioni che in uno stato inefficiente e politicamente malgovernato, trovano molteplici motivi di arricchimento ingiusto ed immorale, se non illecito ed illegale, così come l’informazione pubblica quotidianamente asservita e silenziosa, tanto da imporre a nuovi segretari di partito, la mera intenzione di costruire “partiti degli onesti”.

Il rischio default è vicino ad ogni paese che non riesca a garantire efficienza amministrativa, buongoverno dei conti come degli apparati e dei poteri pubblici, senso del dovere e spirito di sacrificio.

Soprattutto, di una classe politica che sia costituita da lavoratori ed imprenditori, e non di politici di professione, mai impegnati (nemmeno un giorno) nel mondo del lavoro privato non collegato o condizionato dalle scelte politiche (la storia imprenditoriale del premier dimostra come l’impresa italiana sia subordinata totalmente alle scelte politiche e richiami imprenditori indirizzati al facile arricchimento procurato dagli appalti pubblici, dalle riserve pubbliche, dai finanziamenti pubblici e dai concorsi pubblici), in grado di interpretare e conseguentemente di governare un paese che lavora per vivere, nelle difficoltà di una profonda crisi aggravata dalle scelte opportunistiche, egoistiche ed assolutamente idiote di una casta politica che andrebbe rinnovata in toto, di un sistema politico-istituzionale che andrebbe riformato, dimagrito e indirizzato a migliori intenzioni di tutela degli interessi di un popolo sovrano che è stato espropriato di ogni bene, compreso quel bene comune che una res pubblica nazionale come è quella italiana, pretende arrogantemente di governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Knights Templar 2083 – Anders Behring Breivik’s Video

lunedì, 25 luglio 2011

Ho appena finito di vedere il video rintracciabile sulla rete web di Anders Behring Breivik:

Knights Templar 2083.

Anch’io credo che i maggiori pericoli per i popoli europei ed occidentali provengano da un ingannevole modello socio-culturale multietnico che attraverso il metodo democratico e la legge dei numeri demografica, puntano a prendere il potere pubblico insieme alle sinistre comuniste, grandi sostenitrici del tradimento storico del popolo europeo.

Non vi sono dubbi su questo.

Quel che avrei voluto meglio comprendere nella visione di Anders, era la motivazione razionale che lo ha spinto a scegliere cittadini norvegesi di sinistra come obiettivo stragista e terrorista, nonchè come monito iniziale di una guerra mai dichiarata che serpeggia nei paesi europei ed occidentali contro l’espansione islamica.

Ho una serie di domande che non hanno risposta su questo caso.

1 – Perchè Anders Behring Breivik ha scelto di compiere una strage fra giovani norvegesi laburisti (di sinistra) piuttosto di attaccare direttamente invece i simboli di quello che egli stesso vede come il pericolo maggiore: i mussulmani?

2 – Perchè Anders Behring Breivik non ha cercato di connettersi alla rete di resistenza politica europea che combatte politicamente per la tutela e la difesa della storia, della cultura, della religione e della libertà dei popoli euro-occidentali?

Ne ho ancora di domande, ma per risolvere l’enigma “Anders Behring Breivik”, mi acconteterei almeno di queste risposte.

Certo, in Norvegia non ci sono le mafie come in Italia, non ci sono popolazioni di africani con cittadinanza italiana che si rifiutano di gestire i propri rifiuti, costruiscono edifici senza alcuna autorizzazione e si rifiutano di obbedire alla legge creando di fatto uno stato illegale nello stato democratico.

Personalmente aggiungerei ai pericoli comunista e islamico messi in evidenza da Anders Behring Breivik che vive il modello socio-culturale nord-euro-occidentale, anche:

gran parte delle popolazioni delle regioni meridionali italiane,

tutte le organizzazioni mafiose italiane,

molto del sistema degenerato italiano che produce continue ingiustizie nell’abuso corrotto e corruttore del potere pubblico;

tutte quelle isituzioni democratiche che favoriscono i napoletani che si rifiutano di smaltire la propria monnezza e puniscono invece tutto il resto del paese nella mancata richiesta di danni da avanzare ai napoletani per la perdita di immagine dell’Italia e del del marchio commerciale Made in Italy a causa del loro stile di vita incivile,

tutte le popolazioni meridionali che non contrastano le organizzazioni mafiose e l’espansione islamica.

Per l’islam, di cui si è ampiamente e storicamente dimostrata l’incompatibilità con le libere democrazie occidentali, andrebbe immediatamente dichiarata la sua illegalità nei paesi europei, in modo da poter espellere immediatamente tutti i mussulmani che non si sono integrati e che rappresentano un grave e mortale pericolo per il popolo nord-euro-occidentale.

Per i comunisti si potrebbe prevedere un loro esilio immediato in paesi islamici, vista la vicinanza culturale e di intelligenza che rende fratelli due modelli culturali di cui il mondo intero farebbe molto volentieri a meno.

E visto che si sta facendo un po di pulizia di modelli inadeguati ed incompatibili con quelli nord-euro-occidentali, potremmo pensare all’esilio della nostra intera casta politica nel continente africano, in blocco, con un biglietto di sola andata.

Su questo, il mio pensiero e la mia azione si differenziano certamente con quelli di Anders Behring Breivik:

per cambiare le cose e salvare il salvabile, possiamo evitare le stragi e le guerre civili, semplicemente esiliando i modelli socio-culturali incompatibili con il nostro, ricomponendo omogeneità sociali che gravi errori storici hanno procurato, come quello dell’unità italiana.

C’è tanto spazio in africa per napoletani, mussulmani e politici scandalosi:

se essi non corrispondono al modello civile occidentale, andranno benissimo per quello africano.

Simili con i simili, e non vi saranno mai più problemi di integrazione.

Ma questo deve accadere adesso, non dopo il 2013:

Secessione da tutte queste degenerazioni incompatibili con il nostro modello e stile di vita.

Secessione, adesso, subito, immediatamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il multiculturalismo è fallito: ma la mancata integrazione crea violenza

domenica, 24 luglio 2011

Un giovane trentaduenne decide razionalmente di far esplodere un’autobomba nel centro della capitale norvegese Oslo, fra la sede del governo e la redazione del tabloid Vg, provocando ingenti danni e la morte di almeno 7 persone.

Due ore dopo, travestito da agente di polizia ed armato di una pistola, un fucile da caccia ed un’arma automatica, il reo confesso Anders Behring Breivik si è recato sull’isoletta di Utoya dove era in corso il ritrovo annuale dei giovani laburisti ed in 90 minuti circa, ha ucciso 85 giovani laburisti.

Si direbbe il solito gesto del folle di turno, se non fosse che, il Breivik, pare abbia organizzato (da solo?) l’attentato e la strage ben due mesi prima, sin nei minimi dettagli.

L’eccezionale razionalità e freddezza con cui egli ha progettato e realizzato il duplice gesto violento, fanno trasparire ben più di un gesto irrazionale, anzi, tutt’altro che irrazionale.

Il giovane è un agricoltore, ideologicamente collocato a destra, avverso alla espansione islamica nel mondo occidentale, contrario alle politiche di integrazione forzata che poggiano sul modello di società multiculturale.

Il suo profilo è netto, senza ombre e perfettamente coerente con quanto ha realizzato:

nulla fa pensare ad un atto improvvisato, irragionevole, irrazionale, proprio nulla.

Le idee di questo giovane potrebbero essere le idee di chiunque in questa Europa contemporanea, compresi alcuni leader di paesi anche importanti (“Il multiculturalismo di stato ha fallito” David Cameron; “il modello multiculturale è totalmente fallito” A. Merkel) e l’azione piuttosto isolata a difesa dei confini europei e di revisione del Trattato di Schengen del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, poi seguito a ruota da Il Front National di Marine Le Pen in Francia e dal Partito del Popolo in Danimarca.

In effetti, il profilo sociologico e politico di questo giovane norvegese potrebbe essere quello di tanti, di molti altri giovani europei, senza alcun dubbio, come pure io non trovo molti punti di differenza fra il pensiero di questo giovane norvegese e molti giovani francesi, tedeschi, italiani, polacchi, olandesi, danesi, o inglesi.

Vi prego di non fraintendere questa analisi, totalmente concentrata sulle motivazioni che sono all’origine di gesti impazziti come questi, certamente, ma altrettanto orientata a far emergere l’intera matassa sociologica, politologica, ideologica, religiosa, identitaria, territoriale, popolare e comunitaria che è alla base degli avvenimenti contemporanei in Europa.

Quindi io non sto paragonando leader europei di tutto rispetto con i gesti violenti ed assassini del giovane norvegese, ma sto operando una analisi complessiva che offra la comprensione della evoluzione azione-reazione in tema di fallimento del modello di società multiculturale oggi in Europa.

E se oggi piangiamo la morte di decine di giovani norvegesi, lo dobbiamo proprio ad una assenza di modelli culturali e sociali che rispondano alle esigenze dei popoli europei, lasciandoli soli di fronte ad un modello multiculturale che, pur essendo fallito, insiste e persiste ad imporsi.

Non stiamo qui trattando del multiculturalismo perfetto che è alla base della Confederazione Elvetica, per esempio, assolutamente omogenea nella componente culturale e popolare, identitaria e storica, ma stiamo trattando di una inerme Europa che si è fatta letteralmente invadere da soggetti affatto inclini ad integrarsi, favoriti da una cultura interna piuttosto degenerata che propone l’estinzione del modello culturale europeo in virtù della nascita di una grande europa islamica ed anti-occidentale, anti-cristiana ed orientata ad un suicidio di massa delle civiltà esistenti, delle loro storie, delle loro tradizioni, delle loro identità.

Reazioni anche violente e/o violentissime a visioni così infauste e suicide, possono essere prevedibili.

Vero è che, atti di violenza così eclatanti in nord europa, non se ne vedevano da un bel pezzo.

Ma l’Europa vive acque agitate già da un po rispetto all’espansionismo islamico tanto sostenuto, propagandato e difeso dalle sinistre europee come l’unico modello culturale possibile.

Basterà ricordare le polemiche che sono sorte sulle dichiarazioni di amore sfrenato per l’immigrazione clandestina e l’espansionismo islamico del neo sindaco di Milano Pisapia e del leader del Sel Vendola durante l’infuocata campagna elettorale amministrativa di qualche mese fa.

La volontà suicida delle sinistre europee di puntare tutto sul multiculturalismo, offre ben più di un fianco alle aspre critiche politiche che indicano Pisapia e Vendola come dei traditori dei territori e dei popoli che governano, in virtù di una accelerazione verticale negli ingressi di immigrati clandestini in Puglia come a Milano, con buona pace del futuro dei giovani pugliesi e milanesi, che dovranno contendersi un pezzo di pane, un lavoro, il benessere, il welfare, una casa ed un futuro (assai incerto) con immigrati affatto inclini ad integrarsi nel tessuto sociale pugliese e milanese, ma altrettanto certamente determinati a concorrere nel futuro dei giovani italiani, nel governo del potere pubblico e nella determinazione delle scelte politiche future italiane ed europee.

Il fuoco che cova sotto la brace dei conflitti sociologici, economici e politici europei, parte da lontano, parte da quel maggio 2002 in cui fu ucciso a colpi di pistola il leader della destra olandese del Partito per una Olanda Vivibile, quel Pim Fortuyn che si dichiarava al “servizio del paese” e che aveva vinto un paio di mesi prima le elezioni amministrative con lo slogan “l’Olanda è piena”, raggiungendo il ragguardevole risultato del 34% dei consensi.

Pim Fortuyn viene assassinato a pochi giorni dal voto nazionale, dal quale si poteva facilmente prevedere una forte affermazione della sua lista che aveva promesso la fine dell’immigrazione mussulmana in Olanda.

Populista, anti europeo, anti islamico: questo era il Fortuyn, che fu assassinato perché non prendesse il potere in Olanda.

Come potete vedere, non sono pochi i punti di pensiero che si toccano nel pensiero di Breivik e quello di Fortuyn.

Certo, Fortuyn non ha mai messo in atto violenze premeditate come quelle messe realizzate da Breivik, anzi, egli stesso è caduto sotto la violenta mano altrui.

Ma il comune sentire, la medesima ispirazione, i progetti politici condivisi, le analisi sociologiche identiche, fanno pensare allo sviluppo di un pensiero comune della nuova destra europea che va oltre il canone classico dell’antisemitismo (ma come si fa ad essere di destra, anti-islamici e anti-semiti? Fra Palestinesi arabi e mussulmani e Israeliani ebrei e “cristiani” non c’è possibilità di scelta: un bianco, cristiano, europeo, occidentale non può stare dalla parte dei mussulmani!) e punta tutto sulla difesa del territorio e del popolo europeo dalla espansione demografica islamica, volta a raggiungere il potere attraverso il metodo democratico dei numeri.

Questi contrasti emergono sempre più prepotentemente nella realtà dei paesi europei, chiedendo validazione istituzionale, rappresentanza politica ed incarnazione esecutiva in quei paesi in cui tali “disconnessioni comunitarie” nascono e crescono tumultuosamente.

Da un lato, la volontà di offrire difesa in Olanda agli olandesi ed in Norvegia ai norvegesi, e dall’altro la volontà di far prevalere gli interessi di soggetti non olandesi e non norvegesi in tutta Europa.

Non c’è affatto da meravigliarsi se la Unione Euorpea viva oggi i suoi peggiori giorni, visti i termini politici e sociali in cui si pone la questione, avvolta come è in una crisi di identità che molto probabilmente, la porterà alla sua fine di ente di governo e di rappresentanza europea.

Il multiculturalismo è sicuramente fallito, però la mancata integrazione dei generazioni e generazioni di flussi migratori in Europa pare creare forti contrasti, dissidi insanabili e, purtroppo, anche violenze di notevole entità.

Personalmente sono molto curioso di ascoltare le dichiarazioni di questo giovane norvegese ai suoi giudici naturali, previste per lunedì.

La razionalità dei suoi gesti violentissimi ed atroci, preannuncia una forte motivazione del Breivik, una granitica ostinata ed assai determinata volontà di agire nei confronti di coloro i quali, secondo la estrema visione di un giovane norvegese, sarebbero in qualche modo responsabili di quei dissidi e contrasti che il Breivik non è riuscito a contenere e razionalizzare, se non ottenendo una reazione come quella di cui assistiamo sbigottiti dinanzi ai report informativi che si succedono su questa assurda strage di giovani norvegesi.

Sono convinto che le tesi del giovane Breivik potrebbero essere inattaccabili dal punto di vista della razionalità.

Più che esserne convinto, ne ho il vivo timore.

Commenteremo su questo blog anche quelle sue dichiarazioni, per cercare di capire perché questo nostro mondo, sembra improvvisamente quanto repentinamente impazzito e perché un giovane norvegese non abbia avuto alternative a questa per far sentire la propria voce, la propria opinione, senza violenze e senza spargimenti di sangue.

Poiché ancora riecheggiano nelle mie orecchie le sue ultime dichiarazioni su quanto avvenuto:

atto atroce, ma necessario“.

Ed aveva anche scelto come slogan personale quello del filosofo inglese John Stuart Mill:

Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che coltivano solo i loro interessi“.

Il nostro mondo deve fare i conti con se stesso, con i suoi modelli di valorizzazione, con i suoi modelli sociologici, se vuole evitare che accadano altre violenze come queste, a mio parere personale, affatto imprevedibili.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La crisi dell’islam non produce libertà e democrazia

lunedì, 30 maggio 2011

La crisi che devasta le società mussulmane nel mondo, non trova la via per la Libertà e la Democrazia.

Il basso grado di civiltà che consente la religione islamica, impedisce alle popolazioni mussulmane di progredire nel benessere e di incontrare quella libertà individuale necessaria alla costruzione di ordinamenti statuali democratici.

Le notizie di continue repressioni dei moti popolari nei paesi islamici e delle violenze che subiscono gli insorti da parte delle dittature islamiche, raccontano quotidianamente di un quadro di difficile soluzione, anche nei casi in cui le potenze occidentali intervengono in favore degli insorti.

Gli accordi fra gli interventisti occidentali ed i capi della ribellione infatti, non sembrano indicare cambiamenti di rotta tali da far prevedere la nascita di liberi stati democratici quanto invece la mera sostituzione del dittatore di turno, sempre in nome dell’islam.

Ma ad un attento osservatore non può sfuggire che la crisi del mondo mussulmano trova un unico denominatore:

la religione islamica, appunto.

Pare infatti impossibile coniugare l’islam con la democrazia e questa incompatibilità, rende vano ogni sforzo dell’Occidente nel favorire una primavera democratica in un mondo arido di libertà come quello mussulmano.

A meno che non si voglia intravedere in questa volontà altruistica ed umanitaria, una tutela di interessi economici nazionali legati allo sfruttamento delle risorse energetiche di cui sono ricchi solo alcuni di questi paesi.

Mentre il numero dei caduti delle forze militari e dei contractor occidentali salgono vertiginosamente, la stabilità dei paesi islamici in crisi non aumenta e non si intravede nemmeno una fine della durata di questi interventi.

Passa sempre più il pensiero che restare in quei paesi sia assolutamente inutile, come inutile si dimostra la perdita di vite umane e di mezzi finanziari che questi interventi costano al mondo occidentale.

E pare non valere nemmeno il pensiero che abbandonando l’intervento militare si destini il mondo mussulmano da restare ostaggio del retaggio islamico più integralista e fondamentalista, visto che non si ha nemmeno il coraggio di sterminare le tribù talebane, responsabili di gran parte degli eccidi e delle violenze.

Così,la situazione resta in una perenne crisi, costosa e sanguinaria, senza via d’iscota e senza speranza di veder vincere libertà e democrazia.

Ma allora, cosa ci stiamo a fare noi italiani in quei paesi e per quale scopi, quali utilità, quali obiettivi?

Passa sempre più il pensiero razionale che, senza la distruzione totale delle componenti tribali che terrorizzano il globo moderno e senza l’abbandono della religione islamica, dimostratasi ampiamente incompatibile con il sistema democratico statuale, le popolazioni mussulmane non troveranno soluzione di continuità alle loro crisi sociali, economiche e religiose.

Ma si prende atto che, i talebani non verranno sterminati e l’islam resterà l’unica religione degli stati etici religiosi islamici.

Una domanda sorge spontanea e ragionevole:

ma allora, cosa ci stiamo a fare noi occidentali in quei paesi?

Via da lì, subito.

E che si tengano stretto il loro maometto stupratore di bambini e guerriero, che muoiano pure di fame facendo arricchire incredibilmente i loro imam ed i loro folli dittatori, che stiano in assenza di libertà e senza democrazia visto che non le vogliono.

E soprattutto, che restino a casa loro, poiché non è ammissibile che essi invadano l’Italia e l’Europa portandosi dietro un irrinunciabile, intraducibile e non integrabile bagaglio religioso e culturale arrogante ed ignorante, violento ed altezzoso, razzista e sessista.

Che ognuno resti padrone a casa propria, e finiamola così.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il modello multietnico è fallito, come pure il modello comunista

martedì, 24 maggio 2011

Viaggio a Foggia, nella Puglia governata da Vendola.

Tunisini a gruppi e famiglie che scavano con le mani nei cassonetti dei rifiuti, tunisini ricoverati in ospedale, tunisini a frotte nelle mense dei poveri, tunisini galvanizzati in feste di piazza della sinistra che inneggiano alla migrazione e chiedono di affidare il voto agli immigrati.

Una follia terribile aleggia in queste lande.

La resa della società civile pugliese alla volontà suicida della sinistra, corrisponde alla fine della civiltà pugliese in quanto tale, alla fine del modello religioso cristiano, alla fine del modello culturale italiano, svenduto allo straniero mussulmano.

Quel che accade oggi in Puglia, può essere rivelatore e di monito a quei milanesi che intendono dare credito all’allucinante programma elettorale del candidato delle sinistre Pisapia, il quale ha incentrato tutto il suo programma sugli stranieri, e non sui milanesi, sui mussulmani, e non sui cristiani, sui tunisini e non sugli italiani.

Anche gli affezionati sostenitori dell’unità italiana dovrebbero provare ripugnanza e sdegno di fronte a tali assurde pretese in favore di un modello culturale multietnico che è già fallito in tutta Europa.

Ed è proprio il fallimento sociale, cultutale e politico delle sinistre comuniste a sostenere e favorire l’ingresso di immigrati clandestini in Italia, consegnando loro un diritto al voto per compensare il netto rifiuto delle popolazioni italiane alle folli proposte politiche delle sinistre.

L’obiettivo politico sembra molto più che evidente:

sostituire gli italiani con gli immigrati dai quali si spera gratitudine e consenso.

Uno squallore inaudito, un suicidio civile senza alcuna giustificazione, un tradimento inaccettabile del popolo sovrano, della tutela e della garanzia dei suoi interessi e dei suoi diritti.

In tutti i paesi europei è stata abbandonata la speranza di una convivenza fra popoli, culture, culture e religioni incompatibili fra loro, mentre in Italia le sinistre puntano tutto il loro programma in quella multietnicità che sta provocando enorme dissenso popolare ed un sentimento di netto rifiuto ad un modello di convivenza e di integrazione che è fallito in partenza.

Uno zingaro, un rom, non andrà mai a scuola e non avrà mai un lavoro, un rom non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Un mussulmano non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione: un mussulmano non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Così come un comunista non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.

Un comunista non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Il residuo comunista italiano tenta di uccidere la società ed il modello italiano al solo fine di imporre il modello comunista attraverso una sostanziale modifica della società italiana e del popolo sovrano al fine di ceare artificiosamente quel consenso che viene loro negato loro e da sempre dal popolo italiano.

Se maometto non va alla montagna, la montagna andrà da maometto.

Così i comunisti italiani procedono nello spostare la montagna italiana per genufletterla al cospetto dell’islam.

Votare Vendola o Pisapia, significa votare islam, votare mussulmano, votare anti-pugliese, votare anti-italiano.

Orgogliosi italiani tanto affezionati all’italianità ed alla sua unità:

dove siete?

In queste elezioni si misura una identità culturale, sociale, storica e religiosa:

o gli italiani bocciano il modello Vendola-Pisapia, ovvero avalleranno l’osservazione che questo paese non sia unito, non abbia una identità nazionale unica ed univoca, non debba necessariamente e forzatamente restare unito per servire popoli stranieri invece del popolo sovrano.

Questa è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.

E le guerre, si sa, non finiscono mai in pareggio:

ne resterà uno solo, sopravviverà un solo modello.

Bisogna votare secondo coscienza sapendo di votare per il popolo italiano o contro il popolo italiano.

Sempre che il popolo italiano sia unito, sia uno solo e sia disposto a scomparire in favore degli stranieri.

Sopravvivere o soccombere, questa è la scelta.

Ed ora, votate.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Gli ultimi saranno i primi: così la Confraternita del Cannuolo riduce il popolo in schiavitù

venerdì, 20 maggio 2011

Bisogna aiutare gli immigrati, accogliere i profughi, dar loro un lavoro, una casa, un futuro.

Sì, il nostro lavoro, la nostra casa, il nostro futuro.

Per carità, vi risparmio le analisi dei dati, il rapporto fra abitanti e territorio, la densità di popolazione, l’esplosione demografica, il rapporto sui limiti dello sviluppo, il tasso di crescita della popolazione mondiale, il rapporto di relatività e di sostenibilità fra ecologia e economia, vi risparmio tutta questa montagna di numeri e vado dritto al punto:

su questo pianeta siamo in troppi perchè si possa continuare a vivere, o meglio, a sopravvivere.

Le risorse del pianeta sono ormai non compatibili con la massa umana che popola il pianeta.

Consumiamo risorse ed energie, produciamo gas letali e rifiuti.

Stiamo uccidendo questo pianeta, solo con la nostra presenza.

E allora, perchè lasciare che la popolazione mondiale continui a crescere?

Perchè consentire ai flussi migratori di impennare considerevolmente il già squilibrato rapporto fra territorio e popolazione in Italia ed in Europa?

Sentite qualcuno che grida al razzismo?

Lasciatelo perdere:

è solo un idiota senza cervello che ragiona con i piedi.

Nel mondo occidentale c’è il caso americano, che è riuscito a conservare un rapporto decente fra ambiente, territorio, risorse, consumi e popolazione.

Ma lo ha fatto costruendo muri con i paesi limitrofi e chiudendo praticamente le sue frontiere a tutti coloro i quali volessero entrare negli States senza avere un lavoro od un motivo valido per farlo.

Razzisti?

No, solo un popolo intelligente che sta salvando la propria vita ed il proprio futuro.

Sentite ancora un cretino che grida al razzismo?

Lasciate perdere, è sempre l’imbecille di prima:

a furia di ragionare con la materia organica presente dal tallone di Achille in giù, è arrivato alla conclusione che il mondo è razzista e che sono solo le persone come lui ad avere ragione.

Dal tallone di Achille in giù nel deretano, a calcioni forti e ripetuti:

solo questo merita un essere umano così deficiente.

Ora, se siamo già troppi con questa popolazione in Italia, se già non abbiamo un lavoro per i residenti, una casa per i residenti, perchè dovremmo far entrare ancora altre persone nel nostro territorio?

Per farne cosa?

Schiavi nel mondo sommerso del lavoro nero?

Manovalanza a basso costo per le mafie?

E perchè dovremmo stuprare ancora oltre il nostro territorio per urbanizzare selvaggiamente e costruire alloggi, scuole ed ospedali per ospitare altri soggetti?

Tutto questo per fare un piacere a chi?

Alle lobby dei palazzinari?

A quei partiti politici che desiderano far entrare altri immigrati per affidare loro il diritto di voto e veder crescere un consenso che il paese gli nega da sempre?

Questo è il carnevale dei folli:

la corsa degli idioti per l’autodistruzione dell’umanità.

Va considerato che, impedire l’ingresso di nuovi immigrati nei paesi a maggiore sviluppo e benessere nel mondo, non solo tutela meglio chi già vive e lavora in quesi territori, ma impedisce anche un ulteriore aumento della popolazione nei paesi di origine dei flussi migratori, che trovano uno sfogo nella migrazione, una valvola di sicurezza ove esondare l’eccesso incontrollato di aumento demografico interno.

Questo processo di osmosi alimenta l’aumento della popolazione:

interromperlo, costringerebbe i paesi che “producono eccessivamente popolazione”, a governare questi folli incrementi e a prendere tutte quelle misure che servono per controllare la crescita demografica interna.

Invece, grazie all’idiozia dei deficienti che vogliono lasciare aperte le valvole di accesso nel nostro paese, l’eccesso demografico dei paesi “produttori di soggetti umani senza alcun criterio” viene sempre compensato ed alimentato dal fenomeno migratorio.

Così, detti paesi si deresponsabilizzano totalmente, ben sapendo che nei paesi occidentali vi sarà sempre un qualche idiota a caccia di un facile consenso falsamente perbenista e perbuonista che spalancherà loro le porte della propria casa, ed anche e purtroppo, delle case di altri soggetti affatto interessati a questo genere di ospitalità.

Ma se non accetti il ricatto morale di questo falso perbenismo di facciata, profondamente idiota e suicida, ecco tuonare il grido di denuncia della presunzione ipocrita dell’idiozia fatta persona:

razzista!

Viene da domandarsi quale sia il pericolo maggiore:

una popolazione di sfortunati che fuggono da condizioni di vita impossibili ovvero questi sfaccendati idioti dell’accoglienza a tutti i costi.

Ma se è vero come è vero che i flussi migratori creano economia, posti di lavoro ed un probabile futuro consenso elettorale, bisogna anche evidenziare che esista molto probabilmente un interesse personale e di parte politica e sociale oltre che morale a sostenere l’ingresso di immigrati nel nostro paese.

E questo fatto spiegherebbe non poche cose, comprese le innumerevoli truffe peretrate ai danni di questi miserabili da parte di soggetti che vantano la possibilità di offrire loro un lavoro che non esiste e una cittadinanza che spalanca le porte all’assistenza sociale gratuita, alla assistenza sanitaria gratuita, alle concessioni di aiuti e di incentivi per le fasce della popolazione più deboli.

Magari un lavoro no, non lo avranno, ma avranno una ottima possibilità di vivere alle spalle di chi si ammazza di fatica per guadagnare il pane quotidiano e che, involontariamente quanto artificialmente, diviene un soggetto economico benestante nei confronti di un immigrato, vedendosi sbarrata così la possibilità di accedere a quegli aiuti ed a quegli incentivi per i quali generazioni di suoi pari si sono battutti, mentre essi non li ricevereanno mai, perchè troppo ricchi rispetto a chi non ha nulla.

Così, il welfare decede sotto il peso dell’idiozia umana.

Così, la popolazione dei cittadini-lavoratori viene condannata a retrocedere sempre più nella scala sociale ed economica, vedendosi persino raggiunti dalla beffa che, un immigrato, producendo un maggior numero di figli, oltre a pesare maggiormente sul sistema assistenziale, scolastico e sanitario, ottiene anche un maggior potere sociale attraverso la delega politica del voto.

Così, massacrando il popolo cristiano, creiamo i presupposti per un popolo mussulmano, ad esempio.

Sino a quando, un bel giorno, raggiunta la maggioranza demografica e democratica in un paese occidentale, tali immigrati ringrazino profondamente l’idiota che ne ha favorito l’arrivo imponendo la legge coranica sulla legge democratica a suon di consenso elettorale maggioritario nel paese.

Ed il cerchio si chiude, con la volontaria morte civile e sociale di una gran massa di idioti, e la contestuale sopraffazione del popolo sovrano, reso egli stesso schiavo di quegli schiavi che ha voluto aiutare.

Una civiltà decadente dove l’idiozia umana trova troppo spesso canali di amplificazione e di riconoscimento, merita di morire per sua stessa mano.

Perchè è la legge della natura.

Perchè in natura, i deboli ed i troppo stupidi soccombono sempre.

Ora, abbiamo due strade di fronte a noi:

– consentire che tutto questo accada, semplicemente non opponendo il giusto contrasto a cotanta idiozia e stupidità;

– non consentire che tutto questo accada, opponendo la giusta forza a cotanta idiozia e stupidità.

Io non voglio accettare l’ingresso di ulteriori masse di immigrati e non voglio soccombere alla idiozia di chi non comprende il male che sta facendo a se stesso ed a tutto il paese.

Io non morirò per loro.

Io morirò, certamente, ma contro di loro.

Perchè Dio mi ha fatto il dono dell’intelligenza, ed io, ho l’obbligo di non sprecarlo.

E non è un frainteso primato degli ultimi che può darmi torto:

Matteo 20,1-16

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
12 Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Messaggio per i primi:

avete lavorato di più e siete stati compensati per meno, e per di più, pagati per ultimi.

Vi hanno fregato gli idioti che si credono buoni.

Loro, sono i vostri nemici.

Loro, sono il decesso civile di questo paese.

Loro, stanno massacrando il futuro dei vostri figli.

Per quanto tempo ancora accetterete di essere sempre e solo gli ultimi a casa vostra?

Per quanto tempo ancora accetterete che il proprietario della vigna dissipi la ricchezza prodotta dal lavoro delle vostre braccia per negarvi un diritto e regalare il frutto del vostro lavoro ad altri?

Nel buonismo del proprietario della vigna sta il razzismo nei vostri confronti.

Nella vostra coscienza, sta il futuro di questo paese, come quello dei vostri figli.

Nelle vostre mani, nei vostri piedi e nelle vostre teste, sta la salvezza di un popolo intero, di un mondo intero.

Sappiate farne buon uso.

Questo carnevale dei folli deve terminare.

Questa autodistruzione incivile, deve avere fine.

Sappiate vivere da uomini e donne liberi.

O preparatevi a morire da schiavi senza un futuro.

Io non morirò per loro.

Io morirò, certamente, ma contro di loro.

Perchè Dio mi ha fatto il dono dell’intelligenza, ed io, ho il dovere di non sprecarlo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Bin Laden è morto. Bin Laden è vivo.

domenica, 8 maggio 2011

Dalle immagini diffuse dalla Presidenza degli Stati Uniti d’America, possiamo vedere come la cabina di comando del terrorismo fondamentalista ed integralista islamico, non era nella casa di Bin Laden.

Un uomo che guarda e riguarda se stesso nei tempi in cui dominava il mondo con il terrore e la violenza, un povero vecchio assorto in filmati registrati su vecche videocassette, ecco cosa appare il mito del terrorismo mondiale Bin Laden.

Da questa immagine del leader di Al Quaida e del popolo talebano viene fuori una organizzazione meno verticistica di quel che si pensava potesse essere.

Il terrorismo islamico è capillare e diffuso, unito non da una ferrea organizzazione militare verticistica, ma dall’odio verso l’infedele, verso i cristiani, verso le democrazie occidentali tutte, nessuna esclusa.

E’ il dettato del Corano che unisce territori diversi e popoli diversi in una sola guerra.

L’impressione che se ne trae è quella di essere di fronte ad un male diffuso e trasversale, che si nutre della ignoranza tribale, della ricchezza prodotta dalla produzione e dal commercio di droghe per acquistare quelle armi che fanno grandi i Signori della Guerra Santa.

No, Bin Laden non coordinava tutto questo, Bin Laden non governava tutto questo:

egli era solo un povero vecchio recluso in due stanze con un paio d’ore d’aria al giorno da trascorrere passeggiando in un piccolo cortile interno alla sua abitazione.

L’azione del terrorismo di matrice islamica si ispirava alle sue “gesta”, ma non ne dipendeva direttamente, a quanto pare.

Altri coordinavano e gestivano il terrore in nome e per conto di Bin Laden, ridotto ad un povero fantoccio da esibire come l’alter ego dell’Occidente.

Le domande cui occorre dare delle risposte sono le seguenti:

Come si finanzia oggi Al Quaida?

Come si finanziano i Talebani?

Come si finanziano i gruppi islamici terroristici sparsi nel mondo e Chi e Come li guida?

Resto sempre più convinto che, aldilà di ogni interpretazione che vogliamo dare alla morte di Bin Laden, dobbiamo fare i conti con un mostro dotato di molte teste, un Cerbero messo a guardia dei peggiori inferi mussulmani.

Il mostro che ci troviamo ad affrontare oggi, non è il mostro che abbatte grattacieli con aerei, ma è un mostro che attenta alle libere democrazie proprio attraverso il metodo della usurpazione del potere attraverso il metodo democratico della legge dei numeri.

Cosa accadrà al primo paese occidentale che dovesse vedere raggiungere al suo interno una maggioranza demograficamente e democraticamente raggiunta di matrice islamica?

Vedrà approvare in un democratico e libero parlamento la legge coranica della Sharia?

Vedrà abolire ogni libertà individuale e collettiva, ogni culto religioso differente da quello islamico, ogni identità etnica differente da quella mussulmana?

Sarà il momento delle leggi razziali coraniche?

E quale è il terrore che dobbiamo temere di più, quale di queste teste dobbiamo temere di più?

Quella armata di Kalasnikov e bombe umane oppure quella della più subdola infiltrazione demografica?

Si aprono scenari nuovi ed antichi dopo la morte di Bin Laden.

L’unica certezza che abbiamo è che, Bin Laden è morto.

E che Bin Laden e tutto quello che egli rappresentava, è ancor vivo e vegeto, nelle mani e nelle teste di altri Signori della Guerra, di altri Sceicchi dle Terrore.

Il filo che lega il terrore è sempre lo stesso:

il dettato del Corano.

Non dobbiamo mai dimenticare che ogni islamico è stato educato a vedere nell’infedele il suo primo nemico.

E quell’infedele siamo noi, tutti noi.

Che impugni un Kalasnikov ovvero una copia del Corano, egli rappresenta un rischio altissimo per la nostra stessa sopravvivenza.

E non a caso, nella mitologia terroristico-religiosa islamica, si dipinge spesso un vessillo con due braccia tese:

una imbraccia un Kalasnikov e l’altra il Corano.

Bin Laden è morto, certo.

Ma il pericolo rappresentato da Bin Laden è ancor vivo e vegeto.

Vietato abbassare la guardia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X