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Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, le mafie e la credibilità italiana

domenica, 5 febbraio 2012

Giulio Andreotti dinanzi alla Commissione per le Autorizzazioni a Procedere che voterà la richiesta dei giudici di Palermo di sottoporlo ad indagine per associazione mafiosa:

“Io mi sono trovato in tanti anni ad avere una rappresentanza internazionale.
Un paese che si lasciasse prendere per il naso da un referente della mafia non acquista credibilità di fronte all’opinione pubblica all’estero.
Quello che accade, non getta discredito solo su di me.”

La credibilità italiana, ridotta oggi al lumicino, è stata definitivamente compromessa dall’agire di Giulio Andreotti come da quello di Silvio Berlusconi, anch’esso più volte sospettato od indagato di essere compromesso con le mafie.

La verità è che la mafia ha sempre governato questo paese e lo ha fatto con il condizionamento elettorale, con il ricatto, con l’estorsione.

La verità è che sino a quando resteranno in questo paese regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania, uomini dalla smisurata ambizione personale malcelata sotto le mentite spoglie di un amore divino per il bene comune come Andreotti o come Berlusconi, troveranno il modo di raggiungere il potere con i voti controllati dalle mafie.

La verità è che sino a quando resteranno in questo paese regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania, questo non sarà un paese libero ed i suoi cittadini non vivranno in una autentica democrazia, vissuta in piena libertà di scelta.

Quella in cui viviamo, è la dittatura delle mafie.

Questa è la verità, piaccia o non piaccia.

Quando pensate alla verticale caduta di credibilità nei confronti dell’italia, dello stato italiano, della società civile italiana, del governo italiano, del Made in Italy, dovete pensare alla presenza delle organizzazioni mafiose e della loro enorme influenza sul governo del potere pubblico, sulla amministrazione della cosa pubblica.

Non per niente, le mafie vengono anche denominate l’anti-stato o Cosa Nostra:

esse sono antitetiche alla esistenza di uno stato democratico della cosa pubblica.

La verità e che sino a quando resterà in vita anche un solo mafioso, questo paese non sarà un paese civile, ne tanto meno, normale o democratico.

La verità è che uccidere un mafioso, non dovrebbe essere un reato, ma un dovere civico e civile.

Ed ora, ammazzatemi pure:

Sarà sempre meglio che dover sopportare questa quotidiana e storicamente affermata infamia mafiosa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Salvare le mafie? Senzadubbiamente

domenica, 20 novembre 2011

Insperato almeno quanto evocato, l’aiuto salva tutto per le potentissime organizzazioni mafiose italiane viene dalle istituzioni italiane ed estere.

La crisi globale ha individuato nel fallimento italiano il momento di rottura della stabilità internazionale, provocando una serie di spontanee offerte di aiuto allo stato italiano.

Così, definendo il salvataggio italiano come punto di criticità massima dell’intero sistema mondiale, si da un aiuto insperato ed incredibile alle mafie italiane, l’ennesimo di una lunghissima serie.

Spieghiamo meglio questo passaggio storico, in modo tale che chi sia deputato alle scelte politiche in questa fase così delicata, non possa dire un domani, irresponsabilmente:

ma … io … non sapevo …. non credevo ….

La crisi economico-finanziaria globale si sovrappone in Italia alla crisi di un sistema politico/burocratico che vive in modo parassitario e privilegiato in un paese economicamente ben strutturato, tutto sommato ancora ricco, sia pure in vertiginosa discesa economica..

Ma chi volesse intraprendere una attività economica in Italia, deve sapere che, alle tasse governative statali e locali, si sono aggiunte le “tasse dell’antistasto”, quel mondo di piccole e grandi corruzioni, estorsioni e vessazioni pubbliche che gravano, insieme al pizzo ed alla estorsione mafiosa, sul mondo privato italiano, sia produttivo che sociale ed economico.

Ma se non paghi le tasse allo stato, se ti pizzicano il peggio che può capitare è che le paghi con ritardo, probabilmente senza mora e senza interessi, in via concordata.

Ma se non paghi la corruzione pubblica e burocratica, non solo non accedi al mondo del lavoro privilegiato degli appalti pubblici troppo generosamente finanziato con danaro pubblico, ma rischi per di più di essere sottoposto a continue ostruzioni e vessazioni politico-burocratiche, contrastato nella normale attività produttiva come in quella personale e familiare, oltre che sociale,

E non esiste alternativa in Italia:

si paga l’estorsione burocratica e la corruzione politica, si pagano le tasse (forse, ma non tutte) e si paga anche il prezzo delle organizzazioni criminali del pizzo mafioso e della usura mafiosa.

Da un canto, uno stato deviato e degradato che opprime, dall’altro un anti-stato violento e pericoloso che opprime anch’esso:

in mezzo un popolo di cittadini qualunque che fuggono disperati da un paese gravemente malato.

Sembra quasi un regime usuraio creato ad arte, volontariamente, premeditatamente:

semplicemente perfetto.

E così, scappano via i soggetti più intraprendenti, fuggono i cervelli di valore, insieme a braccia e gambe capaci, sottratte inopinatamente allo sviluppo sociale ed economico.

Questo, è lo stato dell’arte oggi, come ieri, in Italia.

Una azienda italiana, per quanto geniale, ben gestita ed intraprendente, non può combattere ad armi pari con le aziende mafiose che non rispettano le regole del gioco, non pagano le tasse, non pagano o addirittura frodano il contributo previdenziale, sono privilegiate nell’accesso al credito ed al finanziamento, sono tutelate dagli attacchi della criminalità organizzata e comune, non pagano il pizzo, non subiscono l’usura bancaria e nemmeno quella mafiosa.

Inoltre, oggi le aziende sane sono in gran parte in difficoltà economiche e finanziarie, per cui maggiormente soggette al rischio della usura e della infiltrazione mafiosa che aggredisce quotidianamente il tessuto economico sano.

Ecco rappresentato in parte il contesto italiano:

la prima azienda per fatturato in Italia è l’organizzazione criminale mafiosa calabrese denominata ‘ndrangheta;
il 90 % dei grandi appalti pubblici sono in mano alle organizzazioni mafiose.
nelle regioni meridionali si raccoglie un consenso democratico capace di incidere in modo determinante nelle scelte politiche nazionali;
nelle regioni meridionali le organizzazioni mafiose dimostrano di poter incidere sul libero voto democratico e sul consenso popolare;
l’evasione fiscale è molto diffusa;
la corruzione politica e burocratica è un fenomeno dilagante;
il lavoro svolto in nero, sia da lavoro dipendente che autonomo, è presente.

Questa contesto offre condizioni di squilibrio economico notevoli e non consente la creazione ed il mantenimento di un libero mercato, che sia governato dalle leggi fondamentali e primordiali della domanda e dalla offerta di beni e servizi.

Nel contempo, si assiste alla scomparsa dal tavolo politico di questioni importanti:
la Questione meridionale, la Questione morale, la Questione mafiosa.

Traspare anzi una scelta politica volta alla coesione obbligatoria fra la società civile e le mafie, organizzazioni criminali che oggi interpretano l’unica economia ancora trainante (droga, usura, prostituzione, riciclaggio, estorsione, etc).

Una scellerata scelta, non pubblicamente espressa, ma certamente agita e voluta.

Per salvare l’Italia, la politica si arrende alla ricchezza prodotta in modo illecito e/o illegale, poiché quella ricchezza è oggi molta parte di un PIL ormai ridotto allo stremo, come il paese stesso.

Anzi, si osserva anche un notevole peggioramento del quadro politico in tal senso:

le ipotizzate scelte di indirizzo politico della coesione sociale e dell’ennesimo aiuto pubblico alle regioni meridionali, propongono scenari allucinanti di grandi appalti pubblici da dare in pasto alle mafie, di enormi finanziamenti statali da dare in pasto alle mafie, di enormi sacrifici nazionali da dare in pasto alle mafie.

Quasi che il punto di riferimento nazionale sia finanziare le mafie per salvare l’economia del paese, quella oscura e nascosta, quella del mondo del lavoro nero, quella della riduzione in schiavitù di persone umane, quella che è sopravvissuta alla crisi grazie alla sua collusione politico-burocratica, quella che, in un modo o nell’altro, sembra l’unica economia rimasta in piedi in Italia oggi, per ferrea ed irresponsabile volontà politica.

Fa riflettere infine la precedente provocazione di un comico italiano, Beppe Grillo, che chiese pubblicamente all’indomani degli scandali (mai chiariti) fatti emergere dalle indagini calabresi Why Not e Poseidon, che fossero interrotti i finanziamenti europei all’Italia, poiché oggetto di troppi appetiti, sia politici che mafiosi.

La provocazione sembrò a taluni commentatori ed osservatori italiani un po troppo forte e forse, anche un po suicida.

Ma alla luce delle osservazioni riportate in questo post di un libero cittadino qualunque, un cittadino X, la proposta non sembra più tanto provocatoria, ne tanto suicida.

La cosa singolare è che si scoprì che la richiesta provocatoria di non finanziare con danaro europeo alcunché in Italia non fosse attribuibile al comico italiano, bensì, al Commissario Europeo Anti-Frode, ad un ministro europeo!

Mille riflessioni si aprono agli occhi del lettore in questo momento, mille domande e mille dubbi, cui il sottoscritto non vuole dare risposte, per non influenzare le scelte personali di ognuno.

Certo è, che l’equazione “salvare la stabilità mondiale = salvare l’economia mafiosa italiana” diviene ogni giorno più probabile.

Qualche sgherro ben nutrito e privilegiato dal potere pubblico deviato griderà certamente al tradimento dello stato ed al tradimento della coesione sociale, per non dover ammettere pubblicamente, come in cuor suo che sino ad oggi in Italia si sia vissuti in uno stato mafioso, per non dover ammettere che oggi, la coesione sociale, è solo l’ennesimo colpo di spugna sulla imperante mafiosità italiana.

E allora, perché non un altro bellissimo indulto, perché non un altro patto fra stato e mafie e, dulcis in fundo, un bel dicastero della coesione socio-politico-mafiosa?

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Coesione Sociale – di Gesualdo Gustavo

venerdì, 18 novembre 2011

Il nuovo governo della fallimentare repubblica italiana vara un nuovo dicastero:

il ministero alla Coesione sociale.

La evidente volontà di premier e capo dello stato si indirizza inequivocabilmente al salvataggio della unità nazionale così come è, senza alcun senso critico e sentiero razionale, salvando tutti e tutto:

mafiosi, amici di merende dei mafiosi, grandi evasori fiscali, pluriomicidi, stupratori ed assassini alcoolizzati stradali extracomunitari, corrotti e corruttori, parassiti e fannulloni di ogni genere e razza.

I due “grandi statisti” non si avvedono della evidente incongruenza e del fatto che, molto più che evidentemente, la necessità di munire l’azione del potere esecutivo di un dicastero della Coesione sociale, comprova essa stessa come non esista una coesione sociale unitaria italiana.

Un errore di quelli con il botto, una svista allucinante che denuncia con quali pregiudizi ideologici (altro che tecnocratici) si imposti l’azione del governo che intende salvare tutto e tutti, comunque, senza alcuna selezione, in assenza di un qualunque criterio intellettivo.

Il capo dello stato aveva già dismesso i suoi panni di soggetto istituzionale super partes nel suo ultimo viaggio a napoli, la sua città natale, nella quale dichiarò pubblicamente il suo campanilismo napoletano e meridionale, a tutto danno e nocumento del resto del paese, aggiungerebbe un attento osservatore.

Napoli, è la città sulla quale grava gran parte della responsabilità nella perdita verticale di fiducia e nel pregiudizio internazionale sulla Italia intera, nella sua ostinata continuata ed aggravata difesa di uno stile di vita insostenibile ed incivile, nella non persecuzione della illegalità e nella conclamata incapacità di governare la continua emergenza (ormai emergenza nazionale da qualche anno) della Monnezza napoletana, emergenza che è stranamente scomparsa dai disonori della cronaca, sia pure non sia scomparsa la sua monnezza:

dove è finita e/o dove finirà la monnezza napoletana è divenuto un segreto di stato gelosamente custodito.

Altro che KGB, altro che Putin.

Quel che è certo e comprovato è che sia Napolitano che Monti agiscano all’unisono nel rimuovere ogni oggettiva responsabilità napoletana, campana, calabrese, siciliana e, generalmente meridionale (questione assolutamente irrisolta) dalle pur evidenti responsabilità dello stile di vita meridionale nella escalation violenta con cui i mercati ed i paesi esteri hanno preso d’assalto l’intero paese.

Il sospetto che si voglia salvare in toto un paese così chiaramente non coeso e non unito da aver addirittura bisogno di un ministero della coesione sociale, sale vertiginosamente nella lettura attenta della stampa allineata al potere del nuovo MinCulPop, versione tecnocratico-burocratico-comunista, nella convinzione assoluta che, il voler imporre al paese una coesione che non esiste nei fatti, urti irrimediabilmente contro un paese reale frammentato ed oramai spezzato in almeno tre tronconi geografici e territoriali.

Ecco la visione ideologica del potere istituzionale italiano, l’ideologia dell’unitarismo reale (leggi socialismo reale delle repubbliche sovietiche unite con la forza di una dittatura tecnocratico-burocratico-comunista) che si avvale della forza del potere esecutivo per imporre al paese una volontà pregiudizievole ed ideologica, da applicare con tutta la forza pubblica e coercitiva del governo nazionale al paese reale, piaccia o non piaccia, sia condivisa o meno, sia questa volontà possibile, o paradossalmente assurda.

Insieme, uniti, per forza, con la forza, con la propaganda.

Se non è un atto di violenza questo, allora io non so cosa sia la violenza.

Se non è un atto arbitrario questo, allora io non so cosa sia uno stato liberale di diritto.

Se non è una palese ammissione di disunità del paese questa, allora io non cosa significhi il detto popolare “simili con i simili”.

A questo governo che piace così tanto alle autorità europee vorrei ricordare come i trattati europei difendano in modo netto e determinato il valore del diritto della autodeterminazione dei popoli.

A questo Capo dello stato europeista vorrei ricordare che l’adesione dell’Italia alla Unione Europea sottopone la stessa costituzione italiana ad ordinamenti e livelli di giudizio superiori a quello nazionale, difesa e tutela superiore dei diritti che è stata inoltre recepita dalla stessa Italia.

Insomma, non si può far finta di non vedere e non sentire che l’agire dell’esecutivo all’unisono con la massima carica istituzionale italiana “fanno finta” di non sapere e di non capire in relazione al diritto di autodeterminazione dei popoli e di tutela e di difesa delle eventuali minoranze secessioniste italiane richiamata e ammonita in trattati e convenzioni che recano la firma italiana.

Questa limitazione dei diritti fondamentali dell’uomo e delle comunità umane è inaccettabile, è irricevibile.

L’ostinazione con la quale si profonde un enorme impegno nel tacitare le disuguaglianze e le impossibili coesistenze italiane e nel voler imporre a mezzo ministero esecutivo una “coesione sociale” lascia amareggiati e rammaricati, profondamente ed ingiustamente feriti nella più profonda libertà dell’uomo e della donna e di ogni popolo:

quella di autodeterminarsi e decidere in piena libertà di scelta con chi coesistere e con chi no.

Il violento impatto che una coesione imposta coercitivamente ed esecutivamente potrà avere su di un paese reale già molto distante da uno stato di diritto così povero di giudizio giuridico equilibrato e non di parte ed ideologico supera ogni previsione.

In effetti, il voler arbitrariamente salvare comunque e per forza chi è camorrista da chi non lo è, chi è mafioso da chi non lo è, potrebbe avvitare definitivamente il paese reale in un pericoloso vortice che allontani ancor più il paese reale dallo stato di diritto, il paese produttivo di ricchezza dal paese che produce ed esporta illegalità, il paese del made in Italy dal paese che distrugge l’immagine del made in Italy.

Oggi, il potere pubblico italiano ha fatto una scelta ben determinata e precisa, scelta fatta ignorando un reale grido di allarme sulla non unità di un paese che si vuole imporre coeso.

La politica del potere che redistribuisce una ricchezza che non produce, impicca l’economia che produce la ricchezza che altri pretendono di redistribuire arbitrariamente, in un momento di spaventosa crisi interna ed internazionale può creare certamente il presupposto per un fall out totale del sistema economico, stanco di trascinarsi dietro pesi importanti di popolazioni improduttive e parassitarie, di popolazioni fortemente propense alla illegalità ed al degrado.

Non si può chiudere la questione meridionale in questo modo, senza discernere, senza selezionare, senza razionalizzare.

Si conferma così una evidente volontà politica ed istituzionale del potere pubblico che impone messaggi ripetitivi ed arbitrari da MinCulPop:

tutti mafiosi, nessuno mafioso; tutti corrotti, nessuno corrotto; tutti nella monnezza, nessuno nella monnezza.

No, non è così che si risolvono le questioni importanti e storicamente radicate di un paese che è sempre stato definito come quello “delle due italie”.

Ora, la nuova dittatura tecno-burocratica che non è stata eletta direttamente dal popolo sovrano impone il suo diktat:

questo è un governo di salvezza nazionale nel senso che, noi, potere pubblico ed istituzionale, sacrificheremo una parte dle paese (il nord) per salvare un’altra parte del paese (il sud).

E questo atto di imperio, è inaccettabile, irricevibile, ingiustificabile.

L’economia non è una scienza e nemmeno solo una parola:

l’economia è quella cosa che consente a tutti di mettere un piatto a tavola ogni giorno.

L’economia, come la finanza, non accetta imposizioni, non accetta regole anti-economiche, non può consentire il sacrificio del motore economico di una nazione per salvare chi non produce ricchezza sufficiente per il proprio sostentamento, obbligandosi ad elemosinarne in mani altrui.

Non vi è alcuna dignità in tutto questo.

Non vi è alcuna regola economica in tutto questo.

Non vi è alcuna ragione umana in tutto questo.

Non si può risolvere la questione meridionale in questo modo, come non si può mettere a rischio il futuro ed il presente di un intero paese per salvare con la forza chi, non solo non contribuisce in modo importante e nemmeno sufficiente allo sviluppo economico complessivo, ma pesa invece gravemente come un parassita su di esso.

Non si può sacrificare lo sviluppo economico complessivo in una coesione forzata fra chi produce ricchezza e chi la brucia senza rispetto alcuno, bruciando contemporaneamente anche l’immagine stessa di chi produce quella ricchezza, mettendolo in gravi difficoltà, contraffacendo quella ricchezza, derubando quella ricchezza, gravando su quella ricchezza.

Ma quella ricchezza e quella economia sta prendendo il largo da un simile modo di intendere la coesione sociale e la comunità nazionale.

Le imprese fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

I capitali fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

Chiunque sia dotato di intelletto, fugge precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

E se si è arrivati oggi alla imposizione di un ministero della coesione sociale, a cosa arriveremo domani?

Al mobbing ed alla intolleranza del potere pubblico, o peggio, alla persecuzione morale e materiale di ogni libertà fondamentale?

Verrà perseguitato ed incarcerato chiunque dovesse scendere in piazza al grido di libertà?

Quale avallo popolare sorregge tale coesione?

Non so se per fall out economico-finanziario o per fallimento politico-burocratico, ma è forte la sensazione che questa distanza fra stato di diritto (inteso soprattutto come casta tecno-burocratica e come casta politica) ed il paese reale aumenterà considerevolmente, invece di diminuire, sino alla dimensione del distacco.

In quel giorno, eserciti di tecnocrati, burocrati e politici capiranno l’importanza ed il valore della economia che produce ricchezza, del lavoro che produce ricchezza.

E dovranno cercarsi un lavoro, uno vero, per sbarcare il lunario, maledicendo quel giorno in cui decisero di sottomettere arbitrariamente gli interessi di quella parte del paese che producevano ricchezza, ad un sultanato dello sbafo pubblico, ad una dittatura dello spreco pubblico.

Ad ognuno le proprie responsabilità, compresi quei politici che le ragioni riportate in queste righe proclamano a parole, ma non difendono nei fatti.

Poiché è stato varcato il confine della democrazia rappresentativa.

Poiché è stato superato il limite della tolleranza economica.

E non vi è alcuna giustizia in tutto questo.

E men che meno, una coesione sociale, una giustizia sociale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monti, Berlusconi, Napolitano e la casta politica italiana

lunedì, 14 novembre 2011

Il dado è tratto.

L’esecutivo tecnico Monti sostituisce l’esecutivo politico Berlusconi.

Obiettivo:

realizzare quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni del mondo del lavoro che urgono al paese e che nessun governo politico ha sinora mai realizzato, benché promesso.

Resta incomprensibile, essendo invariata la composizione della casta politica parlamentare, come sia possibile modificare, per esempio, una legge elettorale che promette attualmente un collegio ed una elezione sicura ad vitam ai parlamentari italiani.

Come anche non si comprende come e perché la medesima casta politica dovrebbe realizzare urgentemente quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni decretate dal governo Monti che la medesima casta politica non ha voluto realizzare con le decretazioni del governo Berlusconi, e proprio ad iniziare da quella decretazione anti-corruzione che più di ogni altra, assicura discontinuità alla peggiore evidenza della casta politica e burocratica italiana:

quella troppe volte e troppo spesso coinvolta in scandali corruttivi o in presunte connivenze e cointeressenze negoziali con le organizzazioni mafiose a danno della libertà dello stato italiano e dei suoi cittadini.

Ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente incuriosisce nella transizione italiana contemporanea, posto che, dai vari interventi politici resi pubblici nel corso delle consultazioni del Capo dello Stato Napolitano, pare siano scomparsi problemi storici di grossa evidenza come il contrasto alle organizzazioni mafiose, la questione Morale, la questione Meridionale e la questione Settentrionale, per fare solo alcuni esempi che saltano agli occhi.

Ma così è scomparsa anche l’emergenza della così detta Monnezza Napoletana, della quale si è perduta ogni traccia, benché non ancora la presenza.

A meno che non si voglia ulteriormente deresponsabilizzare la casta dominante dinanzi alla crisi italiana, eludendo la realtà di una spesa pubblica impossibile e di un debito pubblico invalidante, e discutendo invece di una crisi che non pare trovare fondamento nella incapacità politica italiana nel dibattito politico attuale, ma sembra cercare motivi e responsabilità del default italiano in una più volte paventata e mai dimostrata incapacità francese, tedesca od europea, ovvero in una fantasmagorica onnipresenza giudo-plutaico-massonica da indicare a seconda del caso e della opportunità.

Come se l’illegalità diffusa, il lavoro nero, l’evasione fiscale, il cancro mafioso, la crescita della spesa pubblica e del conseguente indebitamento pubblico italiano, fossero responsabilità imputabili ai parlamentari ed ai capi di governo europei.

In questa ottica di de-responsabilizzazione politica, pare di assistere al solito teatrino italico dello scarica barile, nel quale i problemi del paese non vengono mai risolti, perché semplicemente essi sono ridotti alla “non esistenza” o ridotti al silenzio dalla classe dominante italiana, che controlla integralmente anche l’informazione, grazie ad una normativa anch’essa vetusta ed antiquata, bisognosa di una tempestiva e complessiva liberalizzazione dai “controlli politici” imposti da una normativa fascista che nessun parlamento repubblicano ha mai abrogato e riformato.

Per cui, d’un tratto, sono risolte senza fatica alcuna, questioni annose e dannose come quella delle presenza potente delle mafie nella società italiana che possiamo sintetizzare nel paradigma:

tutti mafiosi? Nessuno mafioso.

Ovvero : tutti corrotti? Nessuno corrotto.

Tutti indebitati? Nessuno indebitato.

Ma questo rappresenta un gioco assai pericoloso, poiché forzare il gioco adesso, equivarrebbe al veder comparire il Tilt nel gioco del Flipper, con l’oscuramento del piano di gioco e la sua immediata immobilizzazione.

E dopo il Tilt, come tutti sanno, non resta che attendere che appaia la scritta luminosa Game Over.

Ed il gioco è finito.

Per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La vergognosa fine della repubblica italiana

sabato, 5 novembre 2011

Cade anche la seconda repubblica sotto i colpi della corruzione morale e materiale della casta politica e di quella burocratica.

Inettitudini professionali, incapacità personali e idiozie politico-burocratiche sovraffollano i tempi della democrazia repubblicana provocandone un vergognoso ed indecoroso decesso.

Crolla tutta la classe dirigente italiana, immeritevole, privilegiata, corporativa ed egoista.

Da Tangentopoli ad oggi nulla risulta cambiato, mentre tutto appare deviato e traviato.

Illegalità diffuse, corruzioni dilaganti e mafiosità imperanti infiltrano e governano il paese, impoverendolo e soffocandolo in una matassa estorsiva e usuraia del tessuto comunitario, produttivo e sociale sano, piegando ogni ricchezza, spezzando ogni vagito di civiltà,

I movimenti ed i partiti politici che si presentarono all’indomani dell’era di Tangentopoli come l’unica salvezza del paese hanno miseramente fallito ogni obiettivo, costretti anche a cambiar nome e casacca a causa di una questione morale irrisolta ed irrisolvibile in un paese la cui unica volontà di aggregazione si esplica nelle associazioni e nelle aggregazioni malavitose.

Scandali continui hanno scosso governo e parlamento, istituzioni democratiche e alte cariche pubbliche.

Il potere pubblico è stato ancora una volta abusato e violentato per meri fini di interesse e di arricchimento personali.

Le istituzioni finanziarie europee e mondiali hanno infine commissariato di fatto la più vergognosa e scandalosa classe dirigente politica e burocratica manifestando così una assoluta sfiducia nella dirigenza istituzionale, politica e di governo della classe dirigente italiana.

Il paese deve fare i conti con un limite invalicabile ed impossibile da sopportare:

la propria casta dirigente del potere pubblico.

Si può disegnare la parola “fine” anche sulla seconda repubblica democratica italiana, nata e morta dello stesso male che ha massacrato la prima repubblica:

la corruzione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe dirigente italiana? Fa ridere!

domenica, 23 ottobre 2011

L’ho detto e lo ripeto:

in italia sarebbe molto meglio che i comici governassero il paese, visto che i politici di professione italiani, fanno ridere tutto il mondo.

Cessi politici, interessati, corporativi, egoisti, costosi, spreconi, presuntuosi, arroganti, ignoranti, inetti, incapaci, idioti, immeritevoli, corrotti e mafiosi.

Tutti, di tutte le parti politiche, istituzionali, sindacali e burocratiche, senza nessuna esclusione.

http://www.youtube.com/watch?v=8a8hI1uimNU&feature=player_embedded

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Forza Gnocca: il governo prepara condoni, indulti e gnocca gratis per tutti

domenica, 9 ottobre 2011

L’italia è un paese ad altissimo rischio in questo momento, non solo economico e finanziario.

Il mancato varo di una dura e decisa normativa anti corruzione e la determinata volontà di silenziare ogni critica nel mondo della informazione come nel libero mondo del web, racconta della evoluzione maligna di una maggioranza di governo che si dimostra sempre più pericolosa ed incapace.

Pericolosa nel mancato contrasto alla corruzione politica e burocratica.

Incapace nel contrastare la crisi economico-finanziaria in atto.

La terza via percorsa dall’esecutivo italiano, senza risolvere alcun problema fondamentale, lavora incessantemente per mettere a tacere ogni critica ed ogni opinione differente da quella di un governo sempre più scosso da scandali e crisi politiche interne ai due partiti che compongono la maggioranza.

Il risultato finale è l’ingovernabilità del paese e l’immobilismo più totale nel governo del paese.

Così, invece di abbattere la spesa pubblica che cresce spingendo all’aumento il debito pubblico, il governo progetta il varo di manovre per lo sviluppo dal fiato corto e dalle gambe corte, come l’ennesimo condono che non fa altro che sostenere e premiare chi nel tempo ha violato o eluso la legge italiana e punisce i cittadini, le famiglie e le aziende italiane che invece hanno rispettato la legge e che vedono questo governo e questa maggioranza a difesa di chi sbaglia e non di chi ben si porta.

D’altronde, la gran massa di scandali che hanno coinvolto a tutti i livelli questa maggioranza e questo governo, fanno ben intendere a favore della tutela di quali interessi è schierato l’esecutivo italiano.

Il grado di pericolosità di questo governo sale di ora in ora, condito da dichiarazioni del premier (forza gnocca) che varcano la soglia della razionalità ed aumentano la sfiducia dei paesi europei ed occidentali nella capacità di questo esecutivo e di questa maggioranza parlamentare di mettere in atto quelle procedure richieste all’italia per un suo eventuale salvataggio.

PDL e Lega sono continuamente scossi da forti malumori interni, che molto probabilmente sfoceranno in un dissenso pesante alle prossime elezioni politiche, sia che si voti oggi, sia che si voti alla fine naturale della legislatura.

In realtà, non esiste miglior promozione delle opposizioni politiche oggi in italia, della esistenza di questo governo e di questa maggioranza.

Nonostante il gran vuoto pericoloso ed incapace che esprime tutta la casta politica italiana, di governo come di opposizione.

Il paradosso politico italiano è talmente importante da aver completamente snaturato il sistema politico tradizionale, tanto da validare posizioni politiche antagoniste di comici prestati alla politica.

Per cui oggi, sarebbe molto più appropriato vedere un comico come premier italiano, mentre per la casta politica, sarebbe molto più appropriato esibirsi in qualche spettacolino di cabaret in un piccolo teatro di periferia.

Questo detto, per misurare il grado di pericolosità e di incapacità raggiunto dalla casta politica italiana.

La follia governa e l’incapacità regna sovrana oggi in italia.

Chiunque e qualunque politica sarebbe certamente meglio di questo squallore scandaloso.

Purché contrasti la corruzione politica e burocratica, elimini le organizzazioni mafiose, ristrutturi e riformi una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, ma anche oltremodo costosa.

Invece del solito condono pro-illegalità e del solito indulto di cui si paventa sempre più.

Un governo orientato alla tutela della illegalità non merita di sopravvivere a se stesso.

Un governo incapace di contrastare la crisi economico-finanziaria che massacra cittadini, famiglie ed aziende italiane, è meglio che faccia un passo indietro.

Anzi, due.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X