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Il Welfare, la Crisi, la partitocrazia e Super Mario Monti

martedì, 10 aprile 2012

Il welfare italiano è tutto da rifare, poiché pieno di privilegi arroganti per i furfanti e totalmente privo di diritti per i cittadini:
siamo in pieno medioevo, ed in questa cosa, Monti non c’è.

Ma c’è invece tutta la partitocrazia che, invece di difendere famiglie ed aziende si è definitivamente compromessa in una Questione Morale Infinita, senza soluzione di continuità.

Qualcuno dice che in italia le leggi le fanno i fuorilegge.

Può darsi.

Certo è che questa casta politica, burocratica, partitocratica e sindacale rappresenta un freno potente contro ogni forma di liberalizzazione e di riforma in senso progressista.

Una sorta di coagulo di sottosviluppati trogloditi riuniti in caste abusa del potere pubblico a fini di arricchimento personale tramite la difesa ad oltranza, anche contro gli interessi dell’intero paese, di uno status quo impagabile da qualunque popolo civile, da qualunque comunità sociale.

In tutta questa follia incivile e mafiosa, il cambiamento è sempre stato punito, invece della dovuta punizione al male oscuro del paese.

Così sono caduti Benito Mussolini, Aldo Moro, Bettino Craxi, Umberto Bossi.

Ognuno di loro, con volontà, obiettivi, modalità, effetti e prassi differenti ha tentato il cambiamento.

Ognuno di loro è stato politicamente ucciso per aver cambiato lo stato o solo per aver tentato di farlo.

Cosicché, in questo paese mafioso, usurato ed assai corrotto, “i peccatori” si salvano sempre, attraverso la loro cancerogena infiltrazione dello stato e di quei poteri che dovrebbero contenere gli eccessi e gli errori del potere politico (informazione, magistratura, sindacati, parti sociali, etc), mentre chi tenta il cambiamento “in meglio”, viene pomposamente redarguito con il solito: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Se rubi poco ovvero rubi senza essere autorizzato dal consociativismo delle caste mafiose, vieni scandalosamente additato come il solito moralista preso con le mani nel sacco.

Ma se rubi con il metodo mafioso consociativo, allora sei dei loro, e qualcuno farà la telefonata giusta al giudice giusto, per salvarti, o per ammazzarti, a seconda della convenienza del momento.

Ma, queste caste mafiose così attaccate alle poltrone del potere pubblico non molleranno mai la presa.

Occorre una nuova politica che chiuda il rubinetto delle carote ai membri di queste caste mafiose e lo apra in favore di cittadini lavoratori, delle famiglie, delle aziende.

Occorre un bastone per questa gente, non una carota, ma un lungo bastone nodoso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La cioccolata, la merda e lo sviluppo

sabato, 31 marzo 2012

Perché l’Italia non trova la strada per uno sviluppo che sia umano, politico, economico e finanziario?

Perché in questo paese la cioccolata ha deciso di non condividere più la merda.

Se chi ha responsabilità di governo non elimina la merda dal paese, la cioccolata o si isola e se ne frega, o se ne va in altri luoghi dove la cioccolata venga ricompensata da cioccolata e non da merda e dove la merda, non venga pagata come cioccolata.

Ed è tutto qui, tutto in questa svista l’empasse del paese, una svista che confonde i sensi:

stesso colore, ma non lo stesso sapore ed odore.

La casta politica ha il dovere di agire eliminando questa svista prodotta da un eccesso di benessere che ha privilegiato la merda, e non può ne deve chiedere maggiore partecipazione e coesione sociale ad una cioccolata ormai distaccata ed isolata dai maltrattamenti ricevuti.

La casta politica deve agire, deve ricondurre la cioccolata ad elemento principe da assaporare e deglutire e la merda a mero escremento da defecare.

Altrimenti è tutto inutile.

Altrimenti lo sviluppo non potrà insediarsi un un paese in cui si è commesso un grave errore di valutazione che si pretende paghino cioccolate estere e nazionali.

Non si può pagare la merda al prezzo della cioccolata e pretendere di pagare la cioccolata ad un prezzo di merda.

E men che meno, si può pretendere una fusione ed una coesione fra merda e cioccolata, poiché la cioccolata preferirebbe fuggire piuttosto che essere disciolta in un cesso.

Ed è tutta questa merda che frena lo sviluppo, più di ogni altra cosa.

E non è di alcun interesse che la merda sia maggioranza nel paese e possa prevalere con il pretesto democratico:

merda è, e merda resta.

Una maggioranza di merda non produce il cibo degli dei, ma solo tanta altra merda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Meridionale, la Crisi Europea e il Modello Elvetico Europeo

mercoledì, 28 marzo 2012

Nella Svizzera di questi giorni, si dibatte politicamente e pubblicamente di una annessione della Lombardia alla Confederazione Elvetica.

Il che, unito alle medesime ipotesi che riguardano due regioni del sud della Germania (Baviera e Baden-Württemberg), propone una interessante quanto affascinante ipotesi di una Nuova Europa che nasce e si estende basandosi sull’ormai consolidato modello elvetico di coabitazione italo-austro-franco-tedesca.

Quel che mi fa rabbia però, è vedere il sud migliore (per me, sicilia, calabria e campania le può anche inghiottire il mare, non ho alcun interesse al loro destino) che si compiace in idiozie di specie simil-culturali ed in finezze convegnistiche senza senso e senza nesso alcuno, allorquando si ergono sfide storiche di questa grandezza da analizzare e da affrontare.

La questione meridionale esiste e resiste:

non è stata nemmeno analizzata e valorizzata sul nuovo modello europeo che sta nascendo in Svizzera.

Dormite, ironizzate, compiacetevi pure:

vedrete che bel futuro vi attende.

Sarà il futuro che voi vi sarete costruiti.

Niente altro che quello.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Questione Morale e l’Etica nella Sicurezza e nella Legalità

mercoledì, 21 marzo 2012

Non esiste sicurezza senza legalità.

Non esiste legalità senza giustizia.

Non esiste giustizia senza etica.

Non esiste etica senza morale.

Insomma, la sicurezza è una questione morale.

E non la possono impugnare corrotti, mafiosi e loro amici di merende.

Poiché la dilagante presenza della corruzione e infiltrazione delle mafie rappresenta la più grande Questione Morale Italiana.

Nessuna politica e nessun politico ha il diritto di dividere un paese ed un popolo imponendo di scegliere fra sicurezza e legalità, fra forze dell’ordine e magistratura:

esse sono la stessa cosa e possiedono la stessa natura morale dell’ordine pubblico, dell’essere pubblico, dell’essere civile.

Un popolo, non è un agnello sacrificale da immolare sul posizionamento elettorale o da spartire, come si fa con una tangente, nelle “riserve di caccia” del consenso popolare.

Il popolo è una cosa seria:

il popolo è sovrano.

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto
l’Incorruttibile

La corruzione politica ed il finanziamento illecito ai partiti

sabato, 17 marzo 2012

L’Italia è l’unico paese al mondo in cui tutti sanno che i politici rubano, sia per il proprio arricchimento personale che per quello del partito, della fondazione o del movimento di appartenenza.

Tutti ladri?

Nessuno ladro.

Tutti corrotti?

Nessuno corrotto.

Questa è l’italia peggiore.

Non certo i precari.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’etica, la morale, la professionalità, il dio danaro e gli uomini veri

venerdì, 16 marzo 2012

Il Dio danaro non governa tutti gli uomini.

C’è ancora chi crede nell’essere umano.

Bravo Greg Smith, che si è licenziato dal colosso Goldman Sachs perché:

“disgustato dalla freddezza con la quale la gente parla di come truffare i clienti”.

Greg Smith, Manager e Vice Presidente del settore Trading, ha manifestato la propria contrarietà licenziandosi e scrivendo al New York Times una lettera di accusa del clima “tossico e distruttivo” che abusa della clientela bancaria considerata alla stregua di “pupazzi” (“muppets”) cui vendere i titoli che la banca non desidera più nel proprio portafogli.

La banca in questione è la famigerata Goldman Sachs, regina di Wall Street.

Levata di scudi dalla banca americana a tutela del servizio “di qualità” offerto alla propria clientela.

Ma l’erede della stessa Goldman, Henry Goldman III, bisnipote del fondatore Marcus Goldman dichiara in una intervista rilasciata a Business Insider che Greg Smith ha ragione e che “la cultura è peggiorata” dai tempi in cui la famiglia aveva il controllo diretto del colosso bancario americano.

“Ho pensato che l’articolo fosse un riflesso di Wall Street in generale”, aggiunge Marcus Goldman.

Paul Volcker, ex presidente della FED dopo 12 anni, ha commentato la lettera di Greg Smith definendola “forte, radicale”.

Sta di fatto che, da quando le banche hanno smesso di finanziare imprese che costruiscono beni o servizi per il cittadino globale ed hanno iniziato ad arricchirsi nel trading finanziario più spietato, l’economia mondiale ne ha risentito grandemente.

Il mondo intero sta collassando sotto il peso di una strutturazione economico-finanziaria che risponde esclusivamente al dio danaro, cui solo pochi uomini veri come Greg Smith, sanno dire di no.

E allora, viva gli uomini veri, che sanno rinunziare al proprio facile e sicuro arricchimento e mantenimento personale per affermare che un valore etico, una questione morale e la stessa professionalità, non sono strumenti inutili ad un arricchimento umano, utile, diffuso e sostenibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lo stato mafioso

giovedì, 15 marzo 2012

Leggo le notizie e mi raggelo:

A Boscoreale, un piccolo centro del napoletano con ‎26.984 abitanti compresi neonati ed anziani sono stati scoperti 1.206 immobili fantasma come villette, magazzini, capannoni ed un albergo con piscina e parco attrezzato, il tutto per un mancato introito annuo stimabile in mezzo milione di euro di evasione fiscale.

Ricordo di aver letto anche che sette abitazioni su dieci a napoli non siano mai state denunziate e, conseguentemente, non esistano per il fisco.

Mi domando:

in regioni come la campania, la calabria e la sicilia, lo stato è uno stato democratico, repubblicano e sano oppure ci troviamo di fronte ad uno stato di fatto mafioso?

E mi domando ancora:

quale valore civico e civile, quale inclinazione sociale e comunitaria, quale indicazione offre il voto elettorale raccolto in queste regioni?

E rifletto:

quale maggioranza parlamentare e quale governo del paese hanno indirizzato decenni e decenni di classi dirigenti siciliana, calabrese e campana e quale valore aggiunto hanno apportato al Paese, quale il loro contributo sociale e quale il loro contributo politico, quale qualità e professionalità hanno apportato nella Pubblica Amministrazione e nella vita personale?

Ma soprattutto, quanto hanno inciso i voti determinanti raccolti in queste tre regioni nell’indirizzo politico nazionale e nella formazione della politica nazionale italiana dalla sua nascita sino ad oggi?

E con quali risultati?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Intervista ad un soldato: la disfatta italiana

lunedì, 12 marzo 2012

Chi è lei?

Sono un soldato, faccio parte di un esercito a leva obbligatoria, un esercito un po’ anomalo a dire invero.

E’ un esercito di fuggitivi.

Non ha comandanti, non ha ufficiali o sottufficiali.

Non vi sono gradi in questo esercito perché non servono:

questo esercito non fa guerre, ma fugge.

E’ l’esercito che in soli due anni ha mosso l’equivalente di due grandi città di 350.000 abitanti dal sud al nord per cercare fortuna, libertà e futuro.

Ma da cosa fuggite?

Dalla povertà, sia materiale che morale.

Anche se, nel mio caso, è stata quella morale a far scattare la molla.

Dopotutto, il pane quotidiano l’ho sempre guadagnato a Foggia, anche se il mio lavorare mi ha portato all’età di 44 anni ad avere solo pochi anni di contribuzione pensionistica, tanto pochi da poter essere contati sulle dita di una sola mano.

Ma come, anche lei è un fannullone, anche lei ha lavorato così poco?

Magari, magari:

non conosco nella mia esperienza personale, lavoratori maggiormente produttivi del sottoscritto, sia nel sud che nel nord del paese.

E’ che l’unico lavoro che ho trovato è sempre stato quello in nero, con buona pace degli organi di controllo, di giustizia e di ispezione sul lavoro.

Da dove viene il soldato Gesualdo?

Viene da Foggia, la città dalla quale tutti fuggono, per un motivo o per un altro.

Ma perché fuggono, da cosa fuggono, da chi fuggono?

Si fugge dalla povertà di partecipazione, dall’omertà, dai posti di lavoro negati, da quelli pagati, da quelli in uso esclusivo ai gruppi di (pre)potere, si fugge dalla sanità pubblica che funziona male e da quella privata convenzionata che costa troppo.

Si fugge dall’ignoranza, dalla prepotenza, dalla violenza, dalla stupidità.

Parole pesanti, qualunquiste: come si può pensare che una comunità sia così devastata, e chi, o cosa l’avrebbe ridotta in questo stato?

Ha presente un allevamento di bovini?

Ma cosa c’entra …

C’entra, c’entra.

In un allevamento di bovini, si selezionano i capi che producono più latte, quelli che forniscono maggiori quantità di carne.

Un toro non si accoppia più con una pluralità di vacche, producendo così una varietà infinita di vitelli, ma si inseminano le vacche solo con spermatozoi selezionati, che tendono a dare un risultato, sempre lo stesso.

E’ una selezione innaturale.

Sì, sì, va bene: ma cosa c’entra con Foggia?

Ebbene, dalla sua nascita Foggia ha subito una selezione simile, innaturale, immorale, oserei dire.

Pensi al fatto che ogni nuova generazione ha dovuto confrontarsi con una mentalità dura, conservatrice, illiberale, non orientata a svilupparsi e a guardare al futuro.

E allora?

Allora i giovani più volenterosi, quelli più intraprendenti, quelli che avevano un sogno nel cassetto e la voglia di realizzarlo, sono fuggiti, andati via.

E questo, per generazioni e generazioni, provocando una selezione innaturale che ha visto le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe, fuggire da Foggia.

Da cui l’adagio popolare: “Fuggi da Foggia, non per Foggia ma per i foggiani” …

Già.

Perché, Lei come pensa si sia selezionata, al contrario, la comunità foggiana, la sua leadership, il suo gruppo dirigente?

Quali menti, quali braccia e quali gambe conducono, sorreggono e trasportano questa comunità?

Ed anche vi fosse rimasta qualche risorsa umana intraprendente, che fine pensa possa fare in una società così chiusa, omologata ad un modello umano fortemente condiviso e mediamente simile a se stesso?

Una brutta fine:

alla fine, a furia di essere respinto dalla comunità, si convince di essere diverso, malato, inutile.

Un mobbing sociale, un razzismo condiviso, comunitario direi …

Già, il fenomeno del mobbing nella sua accezione più autentica, che deriva dal verbo inglese to mob:

l’isolamento e l’avversione violenta contro ogni forma di essere vivente diversa dalla media comunitaria, l’annientamento materiale e spirituale di ciò che viene visto come un pericolo per il sistema sociale, per il suo ordine, per la sua continuità.

E questo, accade in tutto il meridione?

Non so, le realtà sono a macchia di leopardo e l’Italia intera naviga velocemente verso una disfatta totale.

L’Italia meridionale è stata unita a quella settentrionale contro la stessa volontà delle popolazioni del sud, che sono assai diverse fra di loro per stirpe, provenienza, cultura, indole, propensione.

Il fatto comune è che si fugge da tutto il meridione, come dall’italia in generale, per un motivo o per un altro, per una monnezza o per un’altra.

Si fugge perché cacciati, perché sentiti come diversi, non accomunabili, non assimilabili.

Ma per Dio, come potrei essere assimilato ad un mafioso io?

Mai e poi mai!

E le mafie, cosa c’entrano in tutto questo, qual’è il loro peso?

La mafia è una organizzazione delinquenziale unica nel suo genere.

Essa si omologa perfettamente al tessuto sociale, ne aderisce come un cancro, lo infiltra, lo corrode dal di dentro, sino ad impossessarsene completamente.

E questa sua pericolosa tendenza alla omologazione, non la fa sentire come una entità estranea al corpo sociale, che non la combatte, non le resiste, non la avversa, riconoscendola come simile a se stesso.

Alla fine di questo processo, non è più possibile distinguere il corpo sociale dalla società mafiosa.

Non esageriamo, parlare addirittura di società mafiosa …

A Foggia, entrando nel particolare, questo concetto di “società mafiosa” rappresenta una realtà piuttosto tangibile.

La mafia locale tradizionale era denominata “ ‘a uasta ” (nel dialetto locale), cioè il guasto, ciò che è malato, manifestando una estraneità alla normalità sociale, sin nel nome stesso che si era data.

Ma oggi la mafia foggiana viene denominata “la società”, esprimendo così la sua perfetta integrazione negli assetti sociali, pretendendo di essere essai stessa la società, l’unica possibile.

E ripensando alle risorse umane di cui dispone la società foggiana a seguito del continuo dissanguamento umano e della selezione al contrario cui è stata sottoposta, non si può dar loro tutti i torti:

questa presunzione di onnipotenza è reale e concreta, inavversata, non combattuta, non contrastata.

Ecco, è come un virus che entri in un organismo che non lo riconosce come un pericolo, lasciando che esso agisca indisturbato, sino alla morte dell’organismo stesso.

E questo è il pericolo che vive anche il nord del paese.

Non riconosce il fenomeno mafioso come un pericolo mortale, non lo aggredisce perché lo vede lontano da se.

Invece, l’aggressione mafiosa alla società del nord è quantomai contemporanea:

dal sud non sono fuggite solo le migliori intenzioni.

Va bene, l’analisi è incredibile, terribili le conseguenze, temibili le sue evoluzioni, ma cosa si può fare per fermare tutto questo?
Cosa fare per impedire ad un giovane che nasce nel sud, di abbandonarlo, di essere costretto a fuggire da esso, sottraendo allo stesso sud, quella forza vitale che lo aiuterebbe ad uscire dalla questione meridionale?

Ma ha idea di cosa significa essere mobizzati?

Ha idea di come ci si sente ad essere continuamente avversati e combattuti?

Alla fine il giovane intraprendente (non solo anagraficamente) va via, e lo fa per ripicca, per vendetta.

Non ha nel cuore la voglia di aiutare chi lo ha relegato al destino di rompiscatole di turno o di scemo del paese.

Egli è costretto a lasciare la propria madre terra, i propri amici, i propri parenti, tutti i suoi affetti ed i suoi ricordi.

Egli fugge, amareggiato, tradito, fugge da una condizione che egli sa di non poter mutare restando nelle regole democratiche e civili.

La sua integrazione in un altro territorio coincide con la snaturalizzazione della sua personalità:

non puoi aspettarti aiuto da chi hai tradito e vessato per una vita intera.

Tiriamo le somme.
Il meridione non lo possono cambiare i meridionali perché, in fondo, stanno bene così come sono, almeno per il momento.
Non lo aiutano gli ex meridionali migrati altrove, perché segnati profondamente dalle devastazioni morali e materiali subite.
Non lo aiutano le popolazioni del nord sempre più intolleranti al mantenimento di popolazioni che costano troppo e sembrano produrre solo problemi e grattacapi.
Ma allora, chi può risolvere la questione meridionale e conseguentemente quella settentrionale e salvare così il Paese?

Viviamo in un regime di democrazia repubblicana, regime che, purtroppo o per volontà negativa, non ha la forza per imporre un comportamento piuttosto che un altro.

Può solo proporlo, incentivarlo, cercando di dissuadere i comportamenti negligenti, con i risultati che tutti vediamo.

Ma è insufficiente.

La reazione delle popolazioni del nord è l’unico cardine di svolta, anche se è visto come una reazione intollerante ed egoistica.

Ma veda, la questione settentrionale nasce come altra faccia di una medaglia che è stata sinora definita come la questione meridionale.

E la questione meridionale è avviluppata in modo definitivo a quella del comportamento mafioso.

Difficile distinguere chi è mafioso da chi non lo è, per i motivi che ho già spiegato prima.

Ma allora?
Non vi è nulla da fare?
I meridionali non possono tentare il riscatto da questa condizione?
Gli italiani non potranno risolvere la questione meridionale, quella settentrionale, quella morale?

Roberto Saviano ci ha provato, ed ora è condannato a nascondere il suo viso sino alla fine dei suoi giorni.

Falcone e Borsellino ci hanno provato e a differenza di Saviano, ci sono anche riusciti nei fatti, per un certo periodo, almeno sino a quando lo stato non è stato piegato al volere delle organizzazioni mafiose.

Nel comune sentire, queste esemplari testimonianze di fedeltà alla propria comunità e allo stato di diritto come quelle dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, risultano efficaci, ma infine perdenti.

Non rappresentano una testimonianza positiva da seguire, purtroppo.

Gli altri, quelli che vogliono fare, stanno andando via, cercando un futuro possibile altrove.

Chi resta, sta bene così come sta, visto che non si organizza nemmeno in movimenti sociali e politici che abbiano come fine ultimo, la liberazione del meridione dalla povertà, dalle mafie e dalla ignoranza.

Veda lei, per me la soluzione ultima non è applicabile in una democrazia repubblicana.

Personalmente io credo nello stato di diritto ed ho giurato fedeltà alla repubblica ed analizzo le questioni italiane esclusivamente da questo punto di vista.

Il problema è serio ed è di difficile soluzione.

Soprattutto se manca una volontà politica forte e l’applicazione della giusta forza, della coercizione sui comportamenti negligenti, della punizione dell’esempio negativo come del premio per quello positivo, oltre all’ottima arma (a doppio taglio) del pentimento.

Forse, come accadde per il terrorismo, sarebbe utile una legislazione speciale.

Forse l’istituzione della pena di morte per i reati mafiosi, forse, questa ed altre soluzioni, darebbero il giusto impeto, applicherebbero la giusta forza per disgiungere il destino del sud da quello delle mafie, per evitare che tutto il paese si ammali e muoia di questo cancro.

Forse punire il reato di mafia con la pena di morte.

Forse punire il sostegno esterno alle mafie con la pena dell’ergastolo (fine vita effettiva) da scontare in regime di carcere duro, potrebbe invertire la tendenza.

Ecco, forse.

Forse aveva ragione Giovanni Falcone quando scriveva che:

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”

E non è forse la morte la fine naturale di ogni fenomeno umano, fenomeno mafioso compreso?

Ma in Italia, con il potere del Vaticano, la pena di morte non è pensabile come contributo alla soluzione.

E la politica, cosa può fare la politica?

La politica è fatta di uomini e di donne, e la mafia è furba:

non uccide i politici che contano come fa il terrorismo, ma li corrompe, li ricatta, li affilia.

Resto della opinione che solo la forza e la determinazione delle popolazioni del nord possa risolvere questi complicati problemi, almeno sino al giorno in cui, una crisi terribile privi il nord della sua forza economica, rendendolo facilmente aggredibile ed infiltrabile dalle organizzazioni mafiose.

Ma non si può guarire un malato contro la sua stessa volontà.

Abbiamo bisogno di segnali forti dal sud, come pure dal nord, segnali che vanno raccolti, valorizzati e indirizzati.

Ma io non vedo segnali di fumo, vedo solo il fumo.

La brutta fine di inchieste giudiziarie come Poseidon e Why Not poi, la dicono lunga sulla volontà di “certa politica” di abbandonare la condizione di zona franca dalla legalità che offre oggi il meridione.

Il fatto che, le inchieste giudiziarie più importanti e scandalose nel meridione e nella procura della repubblica di potenza e napoli portino il nome di Henry John Woodcock, non lascia molte ombre e dubbi sul dove siano schierati i vari “gennaro” napoletani, i “totò” siciliani ed i “cetto” calabresi.

Nella sia pur breve storia italiana, solo la dittatura fascista combatté duramente la mafia, sino a farla immigrare (anch’essa) nelle americhe, infiltrandole.

Ma l’America non è l’Italia e una dittatura è una cosa che elimina le libertà, ed io per primo, non desidero privarmene.

Ho abbandonato i miei affetti e i luoghi della mia adolescenza per la mia libertà e quella dei miei figli.

Non la voglio perdere.

La voglio solo difendere.

Il solito pessimista: tanta analisi e nessuna soluzione

Beh, io l’ho detto.

Punire i reati i mafia con la pena di morte è una delle soluzioni possibili, come inseguire i flussi finanziari prodotti illecitamente, così come fecero in America con Al Capone.

Ma l’America non è l’Italia e i cannoli alla siciliana, li mangiano in troppi in Italia.

E cercando nei paradisi fiscali le ricchezze della mafia, non si troverebbero solo quelle dei mafiosi.

Ora, giochiamo un po’, ribaltiamo i ruoli e le faccio io una domanda:

lei pensa che troverà un editore che pubblicherà mai queste cose?

Ora si è fatto tardi, devo andare.

Grazie per la collaborazione.

Grazie a lei …

Questa intervista immaginaria, interpretata da un giornalista immaginario e da un intervistato reale, vuol essere un contributo alla comprensione dei problemi che viviamo in questa Italia contemporanea.

Una esperienza di vita come tante altre, troppe altre.

Nasconde in se una speranza:

che nessuno e mai più sia costretto a fuggire dalla propria terra, poiché la libertà di vivere e morire laddove si nasce, è una libertà che viene prima di qualunque altra.

Solo chi l’ha persa, ne conosce il valore.

Come pure il dolore.

Gustavo Gesualdo
detto
“Il Cittadino X”

Il default greco è il fallimento del sud

sabato, 10 marzo 2012

Le società di rating internazionale Fitch, Moody’s e Dagong, decretano insieme a tutto il mondo economico globale che conta il fallimento del sud europa, seria fonte di preoccupazione per l’economia e la finanza globale a causa di uno stile di vita aberrante ed errato, costoso e sprecone, in ogni caso, insostenibile ed impagabile.

Il collasso contemporaneo di quasi tutti i paesi che si affacciano nel Mar Mediterraneo, sia africani che europei, dimostra quanto siano sbagliate le scelte operate nel bacino mediterraneo ed in generale nel sud dell’Europa.

Stili di vita completamente folli ed impagabili, oltre che profondamente egoisti, hanno scosso come un terremoto l’egitto come la spagna, la libia come la grecia, il portogallo come il maroccco, l’italia come la tunisia.

Resteranno incise nella pietra della storia le parole scritte dal giornalista tedesco Jan Fleischhauer (Der Spiegel) che descrivono meglio di ogni altra cosa qual cancro stia portando alla morte questa Unione Europea:

“Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano?

Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

……

Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta.

Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso. ….”.

Bastava una semplice visita a Napoli o in Grecia per prendere coscienza della natura maligna del cancro che infiltra ed uccide il mondo economico, politico e finanziario europeo, occidentale e globale.

Un cancro che viene straordinariamente sottovalutato ed ignorato dalla stragrande maggioranza della casta politica italiana che dovrebbe pur comprendere dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi quando è il momento di parlare (mai per i responsabili del default italiano) e quando tacere.

Ma, evidentemente, essi non sanno più quel che fanno.

Sia pure essi lo abbiano mai saputo in vita loro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X