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Lo stato mafioso

giovedì, 15 marzo 2012

Leggo le notizie e mi raggelo:

A Boscoreale, un piccolo centro del napoletano con ‎26.984 abitanti compresi neonati ed anziani sono stati scoperti 1.206 immobili fantasma come villette, magazzini, capannoni ed un albergo con piscina e parco attrezzato, il tutto per un mancato introito annuo stimabile in mezzo milione di euro di evasione fiscale.

Ricordo di aver letto anche che sette abitazioni su dieci a napoli non siano mai state denunziate e, conseguentemente, non esistano per il fisco.

Mi domando:

in regioni come la campania, la calabria e la sicilia, lo stato è uno stato democratico, repubblicano e sano oppure ci troviamo di fronte ad uno stato di fatto mafioso?

E mi domando ancora:

quale valore civico e civile, quale inclinazione sociale e comunitaria, quale indicazione offre il voto elettorale raccolto in queste regioni?

E rifletto:

quale maggioranza parlamentare e quale governo del paese hanno indirizzato decenni e decenni di classi dirigenti siciliana, calabrese e campana e quale valore aggiunto hanno apportato al Paese, quale il loro contributo sociale e quale il loro contributo politico, quale qualità e professionalità hanno apportato nella Pubblica Amministrazione e nella vita personale?

Ma soprattutto, quanto hanno inciso i voti determinanti raccolti in queste tre regioni nell’indirizzo politico nazionale e nella formazione della politica nazionale italiana dalla sua nascita sino ad oggi?

E con quali risultati?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monti, Berlusconi, Napolitano e la casta politica italiana

lunedì, 14 novembre 2011

Il dado è tratto.

L’esecutivo tecnico Monti sostituisce l’esecutivo politico Berlusconi.

Obiettivo:

realizzare quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni del mondo del lavoro che urgono al paese e che nessun governo politico ha sinora mai realizzato, benché promesso.

Resta incomprensibile, essendo invariata la composizione della casta politica parlamentare, come sia possibile modificare, per esempio, una legge elettorale che promette attualmente un collegio ed una elezione sicura ad vitam ai parlamentari italiani.

Come anche non si comprende come e perché la medesima casta politica dovrebbe realizzare urgentemente quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni decretate dal governo Monti che la medesima casta politica non ha voluto realizzare con le decretazioni del governo Berlusconi, e proprio ad iniziare da quella decretazione anti-corruzione che più di ogni altra, assicura discontinuità alla peggiore evidenza della casta politica e burocratica italiana:

quella troppe volte e troppo spesso coinvolta in scandali corruttivi o in presunte connivenze e cointeressenze negoziali con le organizzazioni mafiose a danno della libertà dello stato italiano e dei suoi cittadini.

Ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente incuriosisce nella transizione italiana contemporanea, posto che, dai vari interventi politici resi pubblici nel corso delle consultazioni del Capo dello Stato Napolitano, pare siano scomparsi problemi storici di grossa evidenza come il contrasto alle organizzazioni mafiose, la questione Morale, la questione Meridionale e la questione Settentrionale, per fare solo alcuni esempi che saltano agli occhi.

Ma così è scomparsa anche l’emergenza della così detta Monnezza Napoletana, della quale si è perduta ogni traccia, benché non ancora la presenza.

A meno che non si voglia ulteriormente deresponsabilizzare la casta dominante dinanzi alla crisi italiana, eludendo la realtà di una spesa pubblica impossibile e di un debito pubblico invalidante, e discutendo invece di una crisi che non pare trovare fondamento nella incapacità politica italiana nel dibattito politico attuale, ma sembra cercare motivi e responsabilità del default italiano in una più volte paventata e mai dimostrata incapacità francese, tedesca od europea, ovvero in una fantasmagorica onnipresenza giudo-plutaico-massonica da indicare a seconda del caso e della opportunità.

Come se l’illegalità diffusa, il lavoro nero, l’evasione fiscale, il cancro mafioso, la crescita della spesa pubblica e del conseguente indebitamento pubblico italiano, fossero responsabilità imputabili ai parlamentari ed ai capi di governo europei.

In questa ottica di de-responsabilizzazione politica, pare di assistere al solito teatrino italico dello scarica barile, nel quale i problemi del paese non vengono mai risolti, perché semplicemente essi sono ridotti alla “non esistenza” o ridotti al silenzio dalla classe dominante italiana, che controlla integralmente anche l’informazione, grazie ad una normativa anch’essa vetusta ed antiquata, bisognosa di una tempestiva e complessiva liberalizzazione dai “controlli politici” imposti da una normativa fascista che nessun parlamento repubblicano ha mai abrogato e riformato.

Per cui, d’un tratto, sono risolte senza fatica alcuna, questioni annose e dannose come quella delle presenza potente delle mafie nella società italiana che possiamo sintetizzare nel paradigma:

tutti mafiosi? Nessuno mafioso.

Ovvero : tutti corrotti? Nessuno corrotto.

Tutti indebitati? Nessuno indebitato.

Ma questo rappresenta un gioco assai pericoloso, poiché forzare il gioco adesso, equivarrebbe al veder comparire il Tilt nel gioco del Flipper, con l’oscuramento del piano di gioco e la sua immediata immobilizzazione.

E dopo il Tilt, come tutti sanno, non resta che attendere che appaia la scritta luminosa Game Over.

Ed il gioco è finito.

Per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe dirigente italiana? Fa ridere!

domenica, 23 ottobre 2011

L’ho detto e lo ripeto:

in italia sarebbe molto meglio che i comici governassero il paese, visto che i politici di professione italiani, fanno ridere tutto il mondo.

Cessi politici, interessati, corporativi, egoisti, costosi, spreconi, presuntuosi, arroganti, ignoranti, inetti, incapaci, idioti, immeritevoli, corrotti e mafiosi.

Tutti, di tutte le parti politiche, istituzionali, sindacali e burocratiche, senza nessuna esclusione.

http://www.youtube.com/watch?v=8a8hI1uimNU&feature=player_embedded

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Forza Gnocca: il governo prepara condoni, indulti e gnocca gratis per tutti

domenica, 9 ottobre 2011

L’italia è un paese ad altissimo rischio in questo momento, non solo economico e finanziario.

Il mancato varo di una dura e decisa normativa anti corruzione e la determinata volontà di silenziare ogni critica nel mondo della informazione come nel libero mondo del web, racconta della evoluzione maligna di una maggioranza di governo che si dimostra sempre più pericolosa ed incapace.

Pericolosa nel mancato contrasto alla corruzione politica e burocratica.

Incapace nel contrastare la crisi economico-finanziaria in atto.

La terza via percorsa dall’esecutivo italiano, senza risolvere alcun problema fondamentale, lavora incessantemente per mettere a tacere ogni critica ed ogni opinione differente da quella di un governo sempre più scosso da scandali e crisi politiche interne ai due partiti che compongono la maggioranza.

Il risultato finale è l’ingovernabilità del paese e l’immobilismo più totale nel governo del paese.

Così, invece di abbattere la spesa pubblica che cresce spingendo all’aumento il debito pubblico, il governo progetta il varo di manovre per lo sviluppo dal fiato corto e dalle gambe corte, come l’ennesimo condono che non fa altro che sostenere e premiare chi nel tempo ha violato o eluso la legge italiana e punisce i cittadini, le famiglie e le aziende italiane che invece hanno rispettato la legge e che vedono questo governo e questa maggioranza a difesa di chi sbaglia e non di chi ben si porta.

D’altronde, la gran massa di scandali che hanno coinvolto a tutti i livelli questa maggioranza e questo governo, fanno ben intendere a favore della tutela di quali interessi è schierato l’esecutivo italiano.

Il grado di pericolosità di questo governo sale di ora in ora, condito da dichiarazioni del premier (forza gnocca) che varcano la soglia della razionalità ed aumentano la sfiducia dei paesi europei ed occidentali nella capacità di questo esecutivo e di questa maggioranza parlamentare di mettere in atto quelle procedure richieste all’italia per un suo eventuale salvataggio.

PDL e Lega sono continuamente scossi da forti malumori interni, che molto probabilmente sfoceranno in un dissenso pesante alle prossime elezioni politiche, sia che si voti oggi, sia che si voti alla fine naturale della legislatura.

In realtà, non esiste miglior promozione delle opposizioni politiche oggi in italia, della esistenza di questo governo e di questa maggioranza.

Nonostante il gran vuoto pericoloso ed incapace che esprime tutta la casta politica italiana, di governo come di opposizione.

Il paradosso politico italiano è talmente importante da aver completamente snaturato il sistema politico tradizionale, tanto da validare posizioni politiche antagoniste di comici prestati alla politica.

Per cui oggi, sarebbe molto più appropriato vedere un comico come premier italiano, mentre per la casta politica, sarebbe molto più appropriato esibirsi in qualche spettacolino di cabaret in un piccolo teatro di periferia.

Questo detto, per misurare il grado di pericolosità e di incapacità raggiunto dalla casta politica italiana.

La follia governa e l’incapacità regna sovrana oggi in italia.

Chiunque e qualunque politica sarebbe certamente meglio di questo squallore scandaloso.

Purché contrasti la corruzione politica e burocratica, elimini le organizzazioni mafiose, ristrutturi e riformi una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, ma anche oltremodo costosa.

Invece del solito condono pro-illegalità e del solito indulto di cui si paventa sempre più.

Un governo orientato alla tutela della illegalità non merita di sopravvivere a se stesso.

Un governo incapace di contrastare la crisi economico-finanziaria che massacra cittadini, famiglie ed aziende italiane, è meglio che faccia un passo indietro.

Anzi, due.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politici: ora basta

domenica, 2 ottobre 2011

La casta politica italiana è andata oltre ogni limite.

Accuse di corruzione morale e materiale piovono ovunque ed ora giungono prese di posizione importanti anche dagli industriali italiani, sia nella loro massima espressione sindacale, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sia nella recente esternazione a pagamento di Diego Della Valle, proprietario della Tod’S e dei marchi Hogan e Fay, sia nei ripetuti inviti al sostegno alla economia da parte dell’AD Fiat Sergio Marchionne.

L’economia italiana si muove intera contro la casta politica italiana.

E non lo fa un presidente qualsiasi di Confindustria, ma lo fa Emma Marcegaglia, protagonista di una innovativa politica industriale ad escludendum dei mafiosi.

E non lo fa un industriale qualsiasi, ma lo fanno i rappresentanti dei migliori marchi italiani.

Il fatto poi che sia trasversale agli schieramenti politici un comune sentimento di disprezzo nei confronti delle esternazioni degli industriali italiani, racconta bene come non vi siano più caste politiche, ma una sola, omertosa e complice, posta a difesa del proprio status quo, indifferente ed anzi, insofferente alle proteste della economia come delle famiglie, delle aziende e del popolo sovrano dei cittadini italiani.

Inoltre, il vile attacco portato nei confronti di Emma Marcegaglia da parte di certa informazione televisiva che fu ed è oggetto di profondi dubbi relativi al conflitto di interessi fra il Berlusconi-imprenditore della informazione e il Berlusconi-premier e governatore della informazione pubblica, fa comprendere meglio la qualità mafiosa di un certo agire di certi poteri, come se l’incolpevole esposizione dell’abbigliamento intimo della onorabilissima presidentessa del più grande sindacato italiano degli industriali fosse paragonabile al continuo scandalo corruttivo ed ormai più che dubbiamente mafioso che offre la casta politica italiana.

La distanza fra il paese reale e la politica si dimostra così incolmabile, per responsabilità assoluta e completa dei politici italiani, sempre più orientati a trascinare il paese verso un degradato composto democratico molto ben aggredibile da parte delle organizzazioni mafiose, quasi esistesse un piano preordinato di dismissione dei poteri dello stato che consentano all’anti-stato per eccellenza, le organizzazioni mafiose, di prevalere sul popolo sovrano e di assoggettarlo ai propri esclusivi interessi.

Va infatti ben chiarito che:

la prima azienda italiana per fatturato risulta essere l’organizzazione mafiosa calabrese definita ‘ndrangheta;

nel 2009, il giro d’affari delle mafie nella sola città di Milano, era pari al 10% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Pare veramente difficile sostenere che l’invasione delle mafie nel tessuto economico, politico e sociale del paese, possa essere avvenuto senza il preventivo consenso della casta politica ovvero, senza un adeguato contrasto opposto dalla casta politica, se si eccettua l’opera del potere giurisdizionale e l’opera del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Condivido anch’io persone come Roberto Maroni, Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne e Diego della Valle, poiché è giunto il momento di dire a questa casta politica:

ora basta!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il crack italiano e La Divina Provvidenza

venerdì, 30 settembre 2011

La casta politica italiana, sempre più coinvolta in scandali corruttivi e di sospetti di connivenza se non addirittura di concorso, sia pure esterno, con le organizzazioni mafiose, resta immobile dinanzi al paventato fall out del sistema paese.

La causa fondamentale del crack italiano sta tutto nella rigidità del sistema economico e finanziario italiano, nella rigidità del mondo del lavoro (sia in ingresso come nel caso delle mancate liberalizzazioni delle professioni o del settore dei taxi, sia in uscita, nella impossibilità effettiva di licenziare un lavoratore dipendente, sia pubblico che privato), nelle assurde lentezze della macchina della giustizia italiana, nella incapacità da parte della casta politica italiana di governare il cambiamento e di varare realmente quelle riforme strutturali che il paese reale invoca ed attende ormai da decenni.

Attenzione, si usa il termine “realmente” a tutela del rischio tipico italiano:

l’annuncio di riforme strutturali, la loro programmazione, la loro approvazione ed il loro varo, a scapito di una effettiva e reale applicazione delle stesse.

Un trucchetto di cui la casta politica italiana abusa ormai da sempre, posticipando all’infinito la risoluzione dei problemi urgenti e gravi del paese, od approvando pacchetti normativi di riforme necessari quanto impopolari che però non incideranno mai effettivamente sul sistema paese, lasciando inalterati gli status quo della casta politica e di quella burocratica, veri e propri elementi di accelerazione del sistema evolutivo senza freni della spesa pubblica e del conseguente innalzamento del debito pubblico.

In buona sostanza, la casta politica italiana fa solo finta di governare il paese, lasciando invece intatto il sistema di abuso continuo ed aggravato del potere pubblico così come è sempre stato.

La fitta rete di corruttele che unisce politica e burocrazia, resta un esempio perfetto per la comprensione di questo fenomeno della democrazia bloccata volontariamente.

Si pensi infatti, che il paese non riesce a dotarsi di una adeguata normativa anti-corruzione a causa di una serie di veti incrociati fra maggioranza di governo ed opposizioni, che fanno registrare continui rinvii e bocciature da parte della casta politica nella approvazione del ddl anti-corruzione presentato dalla maggioranza di governo, ultimamente fermato dalle opposizioni al senato della repubblica e mai seriamente affrontato, sia nelle proposte della maggioranza che della opposizione.

Un teatrino politico che ha solo il compito di sollevare grossi polveroni di contrapposizione ideologica che trova invece improvvise unità della maggioranza di governo nel mentre si debba negare l’autorizzazione alle richieste di carcerazione per parlamentari, ministri ed ex ministri, sottosegretari e politici di spicco della coalizione politica di maggioranza o addirittura dell’opposizione (il caso Tedesco), spesso accusati di corruzione o addirittura di concorso in associazione mafiosa.

Tale condizione storica è conosciuta con il termine di “democrazia bloccata”, un sistema del potere pubblico bloccato ad arte per impedire la realizzazione e l’attuazione delle garanzie minime fondamentali di tutela dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane, da sempre sottoposte ai vari ricatti di una casta politica che controlla ferreamente gli accessi ai poteri pubblici, agli incarichi pubblici, ai posti di lavoro pubblici.

Così, nei decenni, si è costruito un sistema che consente la perpetuazione personalistica delle presenze nelle poltrone del potere pubblico, fenomeno che viene spesso definito come “attaccamento morboso alla poltrona del potere”, attaccamento che consente la perpetuazione sine die di caste corporative che impediscono il rinnovamento generazionale del paese, impedendo il libero accesso ai giovani professionisti nel mondo delle professioni, ai giovani tassisti nel mondo del trasporto, ai giovani politici nel mondo del potere pubblico, e così via, in ogni settore, in ogni potere.

L’analisi storica di questo fenomeno fa comprendere meglio perché le migliori menti, le migliori braccia e le migliori gambe italiane, migrano continuamente all’estero, in rapida fuga da un paese immobile, sempre uguale a se stesso, gravemente aggredito dalla organizzazioni mafiose e dalla illegalità diffusa, fenomeni negativi che si estendono a macchia d’olio in tutto il paese.

La condizione generale di crisi economico-finanziaria globale dei nostri tempi, ha messo completamente a nudo questa condizione di blocco sociale, economico, professionale, comunitario, della ricerca e dello sviluppo di un paese che è ormai fermo al palo della decrescita da ben dieci anni, perlomeno.

Il rischio di crack italiano definitivo, aumenta di giorno in giorno, accompagnato da un crescente e diffuso sentimento di sfiducia da parte del mondo intero sulle capacità politiche e di governo italiane di trovare una via d’uscita.

Il fall out italiano appare ogni giorno più concreto, essendo le probabilità di rischio del fallimento italiano, direttamente correlate alla crescita della spesa pubblica e del suo debito pubblico.

Un rischio che, in pochi mesi, ha superato quello greco e quello spagnolo, portando in evidenza il rischio italiano come il rischio europeo, laddove un fall out greco potrebbe anche essere “digerito” dalla potenza economica e politica tedesca, sempre più leader europea indiscussa, mentre il fall out di un paese complesso come l’italia, segnerebbe anche la fine della unione europea, messa in profonda crisi di identità proprio dalle divergenze nate sulla obbligatorietà e sulla convenienza del salvataggio dei paesi meridionali e mediterranei europei.

Così, il fallimento annunciato italiano, resta a pesare sul piatto politico europeo in modo determinante, stante anche l’insolvenza dell’esecutivo italiano rispetto alle precise richieste delle autorità europee preposte al salvataggio della stessa italia.

Così, nel terzo millennio, appare sempre più evidente che, lo stile di vita italiano, sai un peso eccessivo per gli italiani come rappresenti un pasto indigeribile per i partner europei, chiamati a rispondere con il sacrificio dei popoli del nord europa, alla deficienza cronica , alla inettitudine, alla corruzione morale e materiale ed alla mafiosità italiana.

Vincerà un rinnovato senso di unità europea, ovvero deflagrerà questa europa nata e cresciuta come l’europa delle nazioni e della burocrazia, piuttosto che una europa dei popoli e della integrazione identitaria europea?

Servirà il fallimento italiano come monito perché gli abusi che sono alla base del crack italiano vengano definitivamente abiurati e non difesi e tutelati?

L’impressione più forte che si riceve da questa analisi è che un paziente, per quanto bravo, non può fare la diagnosi e trovare la cura per il proprio male patologico.

L’impressione è che, se le autorità europee non dovessero imporre in modo deciso ed ultimativo un cammino fatto di profondi sacrifici e di abbandono di quei comportamenti che aprono dubbi atroci sulla monumentale corruzione materiale e morale della casta politica e burocratica italiana, allora, il paziente diverrebbe un malato terminale inguaribile, ed andrebbe abbandonato al proprio destino.

Analisi ed impressioni a parte, l’unica certezza che salta agli occhi anche dell’osservatore meno attento è che non sarà mai capace questa casta politica e burocratica, ignorante, arrogante, egoista e presuntuosa, di mettersi umilmente al servizio del paese, dimostrando improvvisamente di avere quella voglia e quella capacità di fare, di riformare, di governare e di indirizzare il paese nella giusta direzione e in un clima di umiltà e di rispetto reciproco, umiltà che sinora, non ha dimostrato di avere, e soprattutto, di incarnare.

Dopotutto, un pallone gonfiato resta tale, come un mafioso resta un mafioso ed un corrotto resta pur sempre un corrotto.

Quali speranze si possono nutrire, allora?

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

(Dante Alighieri – La Divina Commedia – Inferno, Canto III, vv. 1-9)

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La casta italiana è pericolosa: a rischio democrazia e libertà

venerdì, 16 settembre 2011

Non esiste nulla di peggio di un perfetto idiota politico che si sia messo in testa la malsana idea di essere il salvatore della patria, l’unico unto dal signore in grado di salvare il futuro di un paese che ha disconosciuto il suo passato.

Ed è la continuazione ininterrotta della casta al governo del paese durante la prima e la seconda repubblica il maggior epericolo che vive un paese in cui il premier delegittima quotidianamente le istituzioni ed il paese che pretende di governare.

Il pericoloso bavaglio che la casta tenta di mettere ormai da anni alle principali libertà dei cittadini italiani, prima e soprattutto quella della libertà di informazione, appare evidente nel paradosso per cui, la casta abusa della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche della magistratura in corso di indagine per massacrare i propri avversari politici e nel contempo chiede di poter negare la loro pubblicazione quando evidenziano scandali politici continuiati ed aggravati.

Il vero pericolo di questa casta allo sbando è che essa eseercita molti poteri, sia pubblici che privati, dei quali poteri abusa continuamente per tacitare voci avverse ai loro interessi di casta corporativa.

Molteplici tentativi di imbavagliare la libertà di opinione, di cirtica, di parola e di scrittura sul web sono stati per fortuna scongiurati, anche se il comportamento nel senso della limitazione del diritto di informazione della casta italiana pareggia ampiamente simili tentativi che si perpetrano in altri paesi affatto democratici, laddove governano partiti unici e non criticabili, come la Cina.

La casta italiana inoltre, ha l’impellente esigenza di tacitare soprattutto le critiche che si levano in difesa di una questione morale che è completamente sconosciuta alla casta del potere, delle critiche che mettono a nudo la diffusissima corruzione del mondo politico e burocratico che esercita ed abusa del potere pubblico.

I dubbi che taluni ambiti della casta nel passato abbiano potuto imbastire trame oscure (nere e rosse, senza alcuna differenza) che vedevano apparati pubblici tradire il loro giuramento di fedeltà, poteri dello stato scendere a patti con le organizzazioni mafiose, seervizi segreti infedeli oscurare ogni verità, cancellare ogni traccia ed ogni prova di tradimento dello stato da parte della casta del potere che governa le assunzioni, le carriere e le strutture organizzative nei servizi segreti.

Il metodo preferito da questa pericolosa casta di prepotenti è sempre quello della legittimazione dell’avversario:

distruggere l’immagine di un politico che si oppone al potere della casta corporativa, togliere il lavoro ed il conseguente sostentamento alle voci libere, eliminare con certosina malvagità ogni voce non asservita alla casta.

Il pericolo di una casta corporativa così ignorante ed arrogante che possa esercitare e/o abusare del potere pubblico e condizionare pesantemente molto del potere privato appare evidente, limpido e trasparente.

La convinzione poi che la casta possa essere l’unico argine all’interno del quale rinvenire quelle risposte politiche e di governo che hanno il compito di trascinare fuori dalle secche di una crisi terribile un paese grandemente mortificato da decenni di politici senza alcuna capacità politica, lascia assai interdetti e manifesta una vera e propria patiologia psichiatrica che va dalle manie ossessive quali le manie di persecuzione e finisce in vere e proprie patologie di schiavitù sessuale che espongono molti politici della casta alla estorsione di soggetti socialmente pericolosi ovvero vengono utilizzati come clave politiche sui giornali per distruggere la credibilità politica degli avversari alla casta politica del potere pubblico.

L’italia naufraga quindi in una condizione di sudditanza totale ad una casta che impedisce ogni modifica del proprio status quo e impedisce l’accesso al potere pubblico a chiunque non si pieghi e si asserva alla propria ineguagliabile arroganza, fenomenale arroganza ed incredibile presunzione.

Ma questo è quanto, questa è la misera realtà italiana contemporanea.

Questa è la realtà nella quale si muovono voci libere come quelle di questo blog.

Almeno sino a quando qualche prepotente di turno non decida di tacitarle per sopravvivere alla propria ignoranza.

Ovviamente, usando l’arroganza.

Questa è la condizine italiana:

una condizione di forte instabilità politica e di abiura dei diritti e delle libertà.

Questa è la casta italiana:

pericolosa ed incapace.

Oltre che idiota e priva di ogni significativa intelligenza.

Una idiozia provata quotidianamente dalla dimostrata incapacità della casta di risolvere i problemi del paese.

Salvo aggravarli con la propria presenza ed (in)azione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Declassamento italia – Downgrade italy – Downgrade italien

lunedì, 12 settembre 2011

Come ben si legge in un pezzo del quotidiano Il Sole 24 Ore a firma Stefano Folli dell’11 settembre, vi è un “Quadro politico debole, la corda si sta spezzando”.

Il quadro politico italiano infatti crolla letteralmente sotto le proprie debolezze e le proprie menzogne, tutte tese a frodare ancora una volta il popolo sovrano dei cittadini lavoratori italiani, le aziende e le famiglie italiane.

Infatti, come nel caso della Devolution (Devoluzione) del 2006, anche oggi la promessa diminuzione del numero delle poltrone politiche nel parlamento italiano, è silenziosamente quanto omertosamente scomparsa dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri italiano (come pure è scomparsa la normativa anti corruzione), offrendo uno spaccato di viltà e di grave debolezza della casta politica italiana.

Questa sfiducia ormai certificata anche a livello internazionale sulle insufficienti capacità politiche e sulla incapacità di mantenere una promessa fatta al paese da parte della casta dominante politico-burocratico-sindacale italiana, eleva di per se il rischio di declassamento del rating di fiducia ed espone il paese ad un nuovo quanto antico rischio:

la determinata volontà della casta di sopravvivere a se stessa ed al collasso del paese, mentendo spudoratamente.

La menzogna che sottace una frode, è vista molto, ma molto male dai mercati internazionali che, in tempi di crisi come questi, valutano contestualmente il rischio paese legato ai parametri del proprio debito pubblico e della capacità di diminuirlo, ma valuta anche e soprattutto la fiducia che offre la classe politica dominante.

Insomma, se i conti pubblici italiani non piacciono ai mercati internazionali, non sarà certo la “credibilità” della casta a garantire e rassicurare le società internazionali di rating, anzi, tutt’altro.

Anzi, il fattore politico della casta politico-burocratico-partitico-sindacale italiana, diviene esso stesso elemento negativo, fattore di sfiducia, di insicurezza.

In effetti, la casta italiana naviga in una serie di scandali che coinvolgono l’ex dirigente del partito democratico, molto vicino ai segretari (DS-PD) Fassino e Bersani, leader dell’opposizione politica italiana, come pure continua la catena di scandali nei quali viene coinvolto da anni il premier Berlusconi, sia in prima persona che come leader dell’ormai famigerato “partito degli onesti”.

E se la questione morale nella politica italiana di destra e di sinistra, di governo e di opposizione, viene costantemente travolta, e da sempre in dubbi continui di corruzione, allora la fiducia dei mercati nella capacità politica italiana di uscire fuori dal tunnel della crisi, si valorizza intorno allo zero assoluto, ovvero in qualcosa di meno dello zero.

La contestuale espulsione delle due principali banche italiane (Intesa Sanpaolo e Unicredit) dall’Euro Stoxx 50 (indicatore che rappresenta i titoli delle 50 blue chip più capitalizzate della Zona Euro, elaborato dalla Stoxx Limited, una joint venture formata da Deutsche Borse AG, Dow Jones & Company e SWX Group) e del nuovo stato di osservazione da parte delle agenzie di rating sull’italia, che potrebbe portare ad un declassamento dell’italia a motivazione congiunta:

– I – sfiducia nella capacità dell’economia e della finanza italiana di resistere alla crisi;
– II – sfiducia nella capacità della politica e della burocrazia italiana di opporsi alla crisi.

Ma la casta italiana continua a mentire garantendo che il sistema bancario italiano fosse solido.

La notizia odierna che vede nell’occhio del mirino delle agenzie di rating internazionale (Moody’s) un prossimo declassamento delle principali banche francesi (Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole) a causa della loro eccessiva esposizione verso la Grecia, conferma che l’emozione negativa di piena sfiducia che i mercati internazionali hanno assunto nei confronti della zona euro, dei paesi ad alto rischio di fallimento come Italia, Spagna e Grecia (già crollata) e nei confornti del sistema bancario italiano e francese, anche se per motivi diversi.

Se infatti, per le banche francesi vale una sovra-esposizione nei confronti del fallimento greco, in quello italiano valgono motivazioni differrenti quali l’immaturità del sistema banacario italiano (da poco passato da un sistema usuraio che produceva ricchezza con i tassi di interesse ad un sistema legale nel quale le banche guadagnano sui servizi offerti e non sulla capacità di “strozzare” i propri clienti) e la sudditanza eccessiva del sistema delle banche al potere partitico della casta.

La sempre maggiore irrequietezza della Germania, il paese che viene chiamato a saldare i conti in saldo negativo dei paesi a rischio fall out europei racconta invece di una solida economia, di un sano sistema bancario e di una forza finanziaria ancora sufficienti a mantenerla sul podio di leader europeo, podio che non viene riconosciuto invece dal partner francese.

L’irrequietezza tedesca si evidenzia proprio nelle crisi intervenute nella scelte economiche fatte a livello di BCE, pagate nei fatti da una Germania stanca di mantenere stili di vita incivili ed immorali, se non proprio illeciti, che stanno conducendo al fallimento dei paesi del sud europa.

I prossimi giorni che partono dal 15 settembre e sino alla fine del mese, riveleranno il destino dell’italia e dell’europa, compresi eventuali colpi di scena e improvvise quanto prevedibili crisi finali di un sistema, quello italiano, impossibile da mantenere, eccessivamente costoso, comprendente una spesa pubblica allucinante e una casta politica inutile.

Per chi non crede ai miracoli, esistono veramente pochi motivi per essere ottimisti, nonostante taluni imbelli, abbiano sinora eretto gran parte della politica economica italiana proprio sull’ottimismo, a copertura ovviamente della truffa sotto celata:

la frode di una casta politica che tenta di sopravvivere continuando a sprecare e sgovernare, senza preoccuparsi molto delle conseguenze di tali azioni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X