Basta con questa politica suicida!

Bene, anzi male.

Gianfranco Fini, seguendo le orme del suo predecessore Pierferdinando Casini, ha tentato di rompere la continuità e la stabilità del governo italiano.

Le forze della conservazione di poltrone e privilegi si scontrano ancora con il nuovo che avanza, con il buon governo, con il riformismo e la voglia di cambiamento che pervade ogni strato sociale e produttivo.

Lo aveva chiesto anche la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che le piccole beghe politiche fondate sull’arrivismo e sul personalismo politico non ricadessero come macigni su un sistema produttivo già in profonda crisi.

Tutti gli sforzi politici per evitare un’altro schiaffo al paese reale sono andati falliti, dinanzi all’orgoglio ferito di Gianfranco Fini che dietro una coltre di idealità etiche e morali scuoteva il sistema democratico senza curarsi dei danni che sicuramente procurava.

Ogni tentativo di riconciliazione è andato fallito, rompendosi contro il muro della nuova via finiana.

E così, il paese resta attonito dinanzi alla ennesima bagarre politica della quale non sentiva la necessità e l’esigenza, visto che i problemi da risolvere in questo momento storico, erano ben altri.

E adesso che Fini ha rotto il suo giocattolo, cosa accadrà?

Il governo potrà assicurare stabilità e continuità e realizzare quelle riforme di cui il paese ha così tanto bisogno?

Ovvero dovremo essere obbligati ad una nuova tornata elettorale che potrebbe riprodurre ancora situazioni di rischio politico e di ingovernabilità?

Questo lo vedremo nei prossimi mesi, assistendo agli sforzi di chi, realmente, pensa e lavora per il bene del paese, piuttosto che alla propria realizzazione personale.

Il tentativo di golpe bianco di Fini è fallito miseramente, essendo impossibile che una minuta minoranza parlamentare potesse ricattare il governo del paese.

Se nn si hanno i numeri ed il consenso, bisognerebbe essere almeno dotati di buon senso e diligenza tali da rendersi conto che si è persa la battaglia, e forse pure la guerra.

Ma tutto questo, alla morale ed alla etica finiana, non interessa.

Al moralizzatore Fini non interessa aver prodotto squilibri nel governo che gode dei maggiori consensi elettorali degli ultimi 55 anni di storia repubblicana.

Al moralizzatore Fini non interessa quanto costerà alle famiglie e alle aziende italiane questa sua alzata di testa orgogliosa e testarda, forse inutile e certamente pericolosa.

Al moralizzatore Fini interessava solo assicurarsi un potere enormemente più grande di quello espresso dal consenso elettorale ricevuto, operando all’interno del sistema un vero e proprio golpe bianco, una presa del potere con una manciata di voti.

Altro che fedeltà alle istituzioni, altro che garantismo democratico e liberale, altro che questione morale.

Ma a pagare il costo di queste aspirazioni fallite, sarà ancora una volta il paese, coinvolto senza colpa in manifestazioni insopportabili di irresponsabilità istituzionale, politica ed umana.

Come si è permesso Berlusconi di negare il bel giocattolo che Fini desiderava?

E’ esattamente come quando si nega ad una bambino una cosa desiderata.

Incurante delle conseguenze, il bambino sferra una guerra a tutto campo, strilla, urla, minaccia.

Ed ora che il bluff è stato scoperto, ora che il genitore Berlusconi ha negato il giocattolo al piccolo Fini, ecco la rabbia e la vendetta esplodere senza ritegno, senza pudore.

Ora ti faccio vedere chi sono io, e quanto male sono in grado di fare.

Ma a distruggere, son buoni tutti.

Soprattutto quelli che nella loro vita non hanno mai dovuto sudare per sopravvivere, quelli che son passati dalla adolescenza alla età adulta senza pagare alcun prezzo, ricevendo in dono o in eredità tutto quello che posseggono, senza aver dovuto spargere lacrime e sudore per costruirlo, per conservarlo, per farlo crescere.

Peccato che a pagare il conto di tanta invidia e gelosia infantile, sia costretto un paese che di tutto ha bisogno, tranne che di dimostrazioni di immaturità e di irresponsabilità così eclatanti.

Peccato si sia persa l’ennesima occasione per dimostrare al resto del mondo, che la casta politica italiana fonda le sue azioni sulla profonda consapevolezza e sul senso di responsabilità

Il sistema produttivo perderà ancora maggior fiducia nella capacità della politica di dare risposte serie e concrete ai mille problemi che la travagliano?

Altre aziende sfiduciate da tutto questa follia politica delocalizzeranno i loro siti produttivi?

Altri padri e madri di famiglia perderanno il loro posto di lavoro?

Altri giovani senza un futuro lasceranno il paese per condizioni socio-politico-economiche migliori di quelle che offre oggi l’Italia?

E tutto questo per colpa di chi, per esponsabilità di chi?

E continuiamo a farci del male, continuiamo a subire le personalità palesemente immature di chi sogna gloria e potere, senza sentire il peso della responsabilità delle proprie azioni.

E qualcuno avrebbe anche il coraggio di bollare come illegittimo il sentimento di quella parte del paese che chiede l’indipendenza da questa serra di follie che generano danni maligni e gratuiti?

Dopo la fuga dei cervelli, dopo la fuga delle aziende, non c’è da aspettarsi altro che la fuga di chi non condivide assolutamente questa irresponsabilità politica ed istituzionale, di chi non condivide questi stili di vita così distanti dal quotidiano lavoro che produce ricchezza e benessere, che altri sprecano e contribuiscono a disperdere in modo così indecente.

Chi non condivide questo suicidio collettivo, chi non vuol essere corresponsabile di questa mattanza inumana, ha il pieno diritto di dire:

io non ci sto.

E me ne vado.

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