Archivio di gennaio 2016

David Bowie Blackstar

lunedì, 11 gennaio 2016

Ci siamo.

È arrivato il momento della stella nera, l’inquietante stella nera.

Hai raccontato anche questo, come hai raccontato ogni cosa della vita umana.

In Blackstar c’è tutta la tua sofferenza, il senso dell’addio terreno, la ricerca di un oltremondo, di qualcosa che rendesse significativo e rappresentativo il distacco dalla vita.

C’è l’abbandono, il fremito del movimento che esorcizza l’immobilità eterna.

C’è l’amarezza di un sentimento infinito ancora non completamente espresso, che tu avresti chiamato amore, amore per la vita.

Ma niente piagnistei.

Racconto freddo, distaccato, come si addice a un Duca Bianco che si straformi in una stella nera.

Lo stile l’hai mantenuto, in una forma di insanità mentale che non ricorda affatto Alladin Sane.

Il dolore lo ha trasformato in un gemito continuo, che dura ben dieci minuti.

Hai raccontato tutto:

“Nel giorno dell’esecuzione, nel giorno dell’esecuzione”

Come tale l’hai vissuta, come un oltraggio, una imposizione, non una liberazione.
Quel viso celato in parte da una benda, che accenna un po il tuo umano qualunquismo, l’essere tutti e nessuno, e un po rafforza il concetto di esecuzione, di morte ingiusta, imposta, come quelle bende che si mettevano ai condannati a morte per fucilazione, per impedire a chi li fucilava di guardare quegli occhi di un essere umano prossimo alla morte, condannato a morte.

“Al centro di tutto, nel centro di tutto
I tuoi occhi, i tuoi occhi”

Il ricorso all’amore, che unico da conforto, scritto negli occhi di chi ti ama.

“Il giorno in cui è morto è successo qualcosa
Lo spirito è salito di un metro e si fece da parte
Qualcun altro prese il suo posto, e coraggiosamente urlò
Sono una Stella Nera, sono una Blackstar”

L’elevazione e l’abbandono terreno, lo spirito indomito ancor vivo, la dolorosa accettazione che, caduta una stella, ne nasce un’altra.
Ma grande come te, sarà veramente difficile vederne ancora.

“Quante volte cade un angelo?
Quante persone mentono invece di parlare di fatti scomodi?
Egli calpestò una terra consacrata, gridò rumorosamente in mezzo alla folla
Io sono una Blackstar, sono una Blackstar, io non sono un membro di una banda”

L’autoriconoscimento della tua grandezza, del tuo essere una star in ogni caso, non solo un membro di una banda, la valorizzazione della tua misura umana, solitaria, incompresa, di una grandezza che è tale da descrivere freddamente ed artisticamente anche il proprio addio terreno, il proprio trapasso, viverlo e raccontarlo.
Immenso sei quando percorri ancora una volta, per l’ultima volta, la tua immensa umanità e canti:
“Quante volte cade un angelo?
Quante persone mentono invece di parlare di fatti scomodi?”
Ed è il momento del trapasso, la ricerca rassicurante dei quegli occhi, di quell’amore che unici sostengono la tua mente ad un passo dalla follia della morte, della disperazione.
Quelle mani giunte in preghiera, quel libro che evoca una bibbia con stampigliata una stella nera sul fronte, quell’ambientazione in penombra in un sottotetto che richiama il momento in cui non sei più luce e non sei ancora buio, non sei più giù, ma non sei ancora sù, quella mimica sproporzionata, teatrale e un po folle, quella raffigurazione cristiana della crocifissione, quel continuo movimento convulso, quel contorcersi che racconta il dolore, l’ormai perduto controllo del corpo terreno, tutto questo estrinseca figurativamente questa nuova forma di follia che pervade il tuo essere:
l’umana incertezza, l’espiazione e la continua ricerca del vero e del giusto che ha caratterizzato la tua vita terrena, facendo di te un portatore del verbo umano, no, non un profeta qualsiasi, ma il cantore di un bene assoluto che l’umanità respinge, non comprende e prende solo per interesse o per piacere, che mercifica e monetizza.

“Non posso rispondere perché sono una Blackstar
Seguimi non sono una stella del cinema
Ti porterò a casa sono una Blackstar
Prendi il tuo passaporto e le scarpe non sono una stella del pop
E i tuoi sedativi, sono un Blackstar
Sei un fuoco di paglia non sono una stella da ammirare
Sono il grande sono una Blackstar”

La spoliazione della grandezza umana e terrena, la definizione di stella nera per ogni tuo atto umano e per quello oltreumano, una visione senza tempo, fuori dal tempo ristretto di una vita terrena, l’abbandono delle vesti del grande artista vivo, l’esplorazione del nuovo abito di stella nera.

“Non posso rispondere perché non sono un gangstar
Ma posso dirti come io non sono una stella imbrogliona
Siamo nati a testa in giù sono la stella di una stella
Nati al contrario non sono una stella bianca
Io sono una Blackstar, non sono un gangstar
Sono una Blackstar, sono una blackstar
Non sono una pornostar, non sono una stella vagante
Sono una Blackstar, io sono una Blackstar”

Il limiti del concetto nuovo ed omnicomprensivo di stella nera lo definisci qui:
le storture della umanità, i suoi imbrogli, il suo essere umana, troppo umana.
Nati al contrario, a testa in giù.
Sì, son fatti così, il tuo esatto contrario.
O forse tuo esatto eguale, del tuo essere comunque umano.
E questo sentimento di distacco, di differenza e di incomprensione è quel che io condivido di più con te.
Quel distacco che racconti in The Man who sold the world, quando cadesti su questa terra, come un corpo estraneo, concetto che riprendi nel video di Blackstar, in quella tuta da astronauta che contiene un teschio impreziosito di gioie, portato come reliquia di un essere venuto da un altro tempo e da un altro mondo, un essere che non c’è più e che non è di quel mondo.

“Nella villa di Ormen si trova una candela solitaria
Ah ah ah ah
Al centro di tutto, i tuoi occhi
Il giorno dell’esecuzione, Solo le donne si inginocchiavano e sorridevano
Ah ah ah ah
Al centro di tutto, i tuoi occhi, i tuoi occhi
Ah-ah-ah”

Il ritorno al concetto di morte come sopruso, inaccettabile, se non per quegli occhi, per quell’amore.
Quell’amore che hai narrato in molti modi, vissuto in altrettanti modi.

Hai raccontato la tua vita.

Hai raccontato la tua morte.

Solo tu potevi essere così grande:

un vero professionista, una vera star, unica, umana ed eterea allo stesso tempo.

Quella di Blackstar è stata la tua migliore interpretazione figurativa.

Buon viaggio,
amico mai conosciuto,
colonna sonora della mia vita,
fratello della mia mente,
gemello delle mie emozioni,
anima dissimile e unica,
messaggero senza seguito,
Blackstar di ogni tempo e di ognuno.

Ci vediamo, là dove tu credi di andare e io non so dove cercare.

https://www.youtube.com/watch?v=kszLwBaC4Sw

Germania sotto attacco – Germany under attack – Allemagne sous attaque – Deutschland unter Beschuss

domenica, 10 gennaio 2016

La Germania è sotto attacco.

Non si contano le provocazioni gravi e gli attacchi veri e propri che subisce il popolo tedesco a causa del suo ritorno nel novero delle potenze mondiali.

I fatti di capodanno sono solo l’ultimo atto di una serie di eventi tutt’altro che casuali e rappresentano il più grave e serio attacco terroristico islamico subito dall’Europa, un attentato organizzato e premeditato:

chissà da chi e perché.

Non è casuale lo scandalo Volkswagen, messo in atto dall’America di Barack Hussein Obama II, servitore assoluto della lobby gay americana e della espansione musulmana globale sostenuta dai sauditi.

No, non cercate riscontri a queste alleanze, non ne troverete:

Obama infatti, non ha mai reso pubblico l’elenco dei suoi sostenitori e finanziatori.

Un vero democratico:

trasparente e fedele alla patria americana.

Sta di fatto che è molto probabile che lo scandalo Volkswagen sia stato organizzato e preparato dai servizi segreti americani, totalmente riorganizzati sostituendo i capi di ogni servizio.

I segreti industriali di Volkswagen sono stati probabilmente violati dalla NSA, che invece di controllare il terrorismo islamico dell’ISI e di Al Quaida per prevenire attacchi terroristici in Occidente, usa le intercettazioni per conoscere i segreti dei politici e delle industrie tedesche, al fine di avviare una vera e propria guerra di spionaggio economico e politico contro la Germania e tutti i leader europei, al fine di poterli ricattare e piegare a lobby gay ed espansionismo islamico (Berlusconi non è caduto a caso).

Questa nuova Unione Europea, nonostante i tanti errori e il distacco che ha evidenziato dalle volontà dei popoli europei, rappresenta un pericolo mortale per una America disfatta e sfiancata, attaccata e terrorizzata, islamizzata e sottoposta al governo della lobby gay.

Questa è una guerra, cari signori e care signore, una vera e propria guerra cui il leader italiano Matteo Renzi è tutt’altro che estraneo.

Infatti, è solo grazie al mancato controllo e governo dei flussi migratori che l’Italia, sotto comando americano, ha determinato una invasione islamica senza precedenti nella storia, con numeri e cifre importanti, imponenti, inaccettabili.

Gli obiettivi sono chiari:

provocare la Germania, mantenerla sotto pressione, indurla in errore sulla gestione dei migranti clandestini al fine di poterla attaccare con la solita solfa del razzismo e del nazismo.

Ma, Angela Merkel, è leader vero:

non ha prestato il fianco a nessuna di queste provocazioni, salvo punire doverosamente Renzi per non aver preso le impronte digitali ai clandestini che entravano in Italia, e quindi, in Europa e in Germania, creando i presupposti per una infiltrazione terroristica totale e pervasiva del territorio europeo e tedesco.

Resiste la Merkel, condivisa da un popolo che è granito puro, che soccorre il suo rappresentante nel mondo sino a quando egli/ella è tale, senza se e senza ma.

I tedeschi non sono gli italiani.

L’attacco terroristico di capodanno rappresenta però una svolta in ogni caso nelle politiche europee, pressate dai vassalli inglesi e italiani del prepotente americano di turno.

La Francia e i francesi hanno compreso anche loro cosa sta accadendo, ma i loro politici sono tutti impegnati a difendere il potere dall’avvento dei Le Pen per poter offrire una risposta adeguata a questo attacco ad una Grande Europa, che troppo vicina alla Russia (che è in Europa, al contrario dell’America), rischia di divenire una potenza tale e tanta da essere indipendente dalle risorse strategiche e quindi, dai sauditi, cavallo di troia obamiano in Europa.

In realtà, questa America è finita, fallita quando mortalmente colpita dal terrorismo islamico di cui ha costruito la nascita e (forse) perso il controllo, ha eletto un presidente musulmano alla Casa Bianca:

una vera e propria resa incondizionata al mondo islamico.

Scrivo queste considerazioni perché possiate meglio comprendere la reale posta in gioco, i ruoli dei personaggi, la trama di un momento storico assai delicato e rischioso, una vera e propria pre-guerra.

Francia e Gran Bretagna hanno destabilizzato la Libia su comando americano.

Israele è stata abbandonata al suo destino e data in pasto ai musulmani.

Interessante la posizione della Cina, che ha guadagnato una grande influenza in Africa, senza guerre, spionaggio, violenze:

finanzia in modo massiccio i paesi emergenti, tentando di renderli indipendenti dai giochi oscuri che una classe politica americana vecchia e stanca mette in campo per destabilizzare e provocare, aizzare e denigrare.

Donald Trump, in questa condizione, è un vero e proprio salvatore della patria americana, attore che rischia seriamente di mettere in cantina l’oligarchia dei clan Bush e Clinton, ripristinare il valore del sogno americano, del benessere americano, dell’essere americano.

La Russia procede in modo diverso dopo i colloqui di Parigi per l’ambiente con Obama:

c’è da domandarsi perché si sia rallentata grandemente l’offensiva russa ai danni dell’ISIS.

Come c’è da domandarsi che fine abbia fatto la promessa di dura reazione all’ISIS da parte di Obama, reazione che non c’è mai stata ed apre ulteriori dubbi sul rolo americano di Obama, piuttosto del suo ruolo saudita, arabo e musulmano.

Insomma, la Polemologia torna di moda, e forse, non è mai andata via.

Venti di guerra soffiano nel mondo, provocati da una America irriconoscibile, incondivisibile, almeno in questa presidenza disgraziata e globalmente pericolosa.

Credo di aver espresso tutto il mio pensiero.

Meditare è d’obbligo, prima di agire.

Ma (re)agire è divenuto ancor più urgente.

In moto meccanismi furbetti, del tipo dei 36 stratagemmi cinesi.

Nesssuno fa il primo passo per non dare all’avversario le ragioni di una reazione giustificata dalla strategia, dalla furbizia.

Io tifo per l’intelligenza e non per la furbizia, che ne è limite invalidante e pericoloso, che può consentire la ragione a chi ha torto marcio, sol perché si presenta come offeso e giustificato alla reazione.

L’intelligenza sa come si fa a governare il mondo con logica e promozione delle differenze piuttosto che del loro confliggere.

Ma, di intelligenza in vista, ce ne è poca o niente.

Siamo alle schermaglie:

le vere strategie, i veri colpi da maestro, le genialità devono ancora iniziare a ballare.

Per ora, come in ogni pre-guerra, è corsa alle risorse che consentono di sostenere una eventuale guerra.

La tecnologia e la strategia come l’intelligenza faranno la differenza, specie in quei paesi deboli come l’Italia e privi di risorse energetiche strategiche.

E qui, consentitemi un grande vaffanculo ai traditori che hanno privato l’Italia di una indipendenza strategica energetica:
prima, con l’assassinio di Mattei e la svendita dell’ENI;
poi, con l’antagonismo idiota e analfabeta che ci priva di energia nucleare.

Se scoppia una guerra, credo che queste saranno le prime teste a cadere.

Il tradimento non è consentito in tempi di guerra e viene duramente punito.

Ad ognuno le proprie responsabilità.

L’oste della storia chiede di pagare il conto.

Chiamatela come volete:

III Guerra Mondiale o I Guerra Globale.

Ma questa è guerra, senza alcun dubbio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il cittadino X

Il Sud, la mafia, la politica e la democrazia mafiosa

mercoledì, 6 gennaio 2016

Et voila

Come Volevasi Dimostrare

Anche i grillini pizzicati a far patti con la camorra napoletana per avere voti e garantire posti di lavoro pubblici per i parenti dei mafiosi:

l’onestà andrà di moda.

Ma non in questa Italia, non nel sud di questa Italia.

Sempre le intercettazioni tra mafiosi (Dio le benedica e le mantenga) ci rivelano uno spiraglio di verità reale in questo nuovo scandalo della pizza connection condita di cannuoli alla siciliana:

«Adesso si deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul Movimento 5 Stelle»

Questo fatto non mi sorprende e non mi meraviglia:

affatto.

Chiunque prenda voti nel sud deve scendere a patti con la malavita, con i delinquenti, con la criminalità e con le organizzazioni mafiose.

E tutti prendono voti al sud, tranne la Lega Nord.

E il fatto che gli ultimi tre mandati alla presidenza della repubblica italiana siano andati ad un napoletano (con il record assoluto di due mandati consecutivi) ed a un siciliano raccontano bene questa condizione di sudditanza del sistema democratico al controllo assoluto e totale che hanno le mafie nel Paese Reale.

Se ci andasse un veneto o un lombardo al Colle del Quirinale o a palazzo Chigi, magari ascolteremmo ben altra musica, come ai bei tempi di Roberto Maroni.

Ma la mafia vieta allo stato di concedere che anche il nord venga rappresentato equamente nelle istituzioni come in tutti i livelli burocratici e tecnocratici, nei gangli di quello stato che parla dialetti meridionali, che nasconde segreti maligni e stringe patti e trattative con le mafie.

E non è un caso che il leader del M5S sia un napoletano.

Come non è un caso che beppe grillo chiese ed ottenne di incontrare giorgio napolitano, il gran maestro dell’inciucio stato-mafia.

E sempre nelle intercettazioni di una indagine contro la ‘ndrangheta (operazione “Kyterion 2″) si legge:

” … quando sono andato io c’era Massimo Ranieri, Gianni Letta… in questa caserma che abbiamo fatto insieme pure le fotografie ho e un latro… era un latro importante… invece ora, a novembre, mi danno Cavaliere del lavoro, devo andare da Napolitano, devo andare… perché poi conosci una fascia di persone…”.

Per un attento osservatore come me, nato e cresciuto nel sud, non serve leggere per capire, non serve chiedere per capire:

nel sud tutto è mafia, è tutta una mafia, la stessa, senza distinzione di ruolo e di parte, di stato o antistato.

La puzza si sente, appesta ogni cosa, soprattutto il potere pubblico.

La mancata previsione e punizione del Reato di comportamento mafioso in un paese così mafioso attesta e certifica da quale parte stiano le istituzioni politiche e i legislatori italiani.

Le troppe volte in cui si stralciano posizioni scomode dai processi mafiosi, le troppe volte in cui i mafiosi escono di galera per prescrizione o per decorrenza dei termini ovvero, udite udite, perché un giudice non ritenga di origine mafiosa una guerra sanguinosa tra clan mafiosi nelle strade di Bari a colpi di pistole e mitra d’assalto, tutte queste “troppe volte” sono di troppo, ma rappresentano anche il pane quotidiano nel sud, purtroppo.

Non se ne esce.

Non certo in una democrazia così piegata al ricatto mafioso del consenso, non con un voto così fortemente e totalmente indirizzato dalle mafie verso politici accondiscendenti, ricattabili, complici, idioti e incompetenti, messi lì apposta perché nulla cambi, perché lo stato non prevalga, perché la mafia resti il potere assoluto, l’unico potere.

La mafia infiltra lo stato attraverso la politica, ricattandola con il voto:

non potrà mai essere una casta politica piegata a codesto ricatto a sconfiggere la mafia, ad eliminarla, a metterla al muro e fucilarla come merita.

Non c’è che una sola via d’uscita:

Dichiarare lo Stato di Emergenza

Adottare il codice militare penale di guerra

Istituire la Pena di morte per i mafiosi e i corrotti, per politici e burocrati che violano il giuramento di fedeltà allo stato, che lo tradiscono

Altrimenti ci prendiamo tutti in giro.

Ed io, non amo perdere il mio tempo con chi non vuol cambiare nulla perché sguazza bene nella merda.

Depenalizzare?
Indulgere?
Amnistiare?
Perdonare?

Tutti verbi che si coniugano con mafia, democrazia mafiosa, stato mafioso.

No grazie, preferisco vivere e morire da uomo libero.

Magari morire sotto i colpi di questa società mafiosa, che uccide negando il lavoro, la libertà e la dignità umana piuttosto che con la pistola o con il mitra.

Ti deridono, attentano alla tua integrità morale e materiale, fisica e mentale.

Ma io non mollo, non cedo, non mi piego e sogno il momento in cui li vedrò davanti ad un plotone di esecuzione, in pubblica piazza, dopo la messa domenicale e prima del sacro pranzo domenicale, dinanzi alle loro famiglie, ai loro figli, ai loro amici di merende.

Sogno quella scarica di piombo che, unica, potrà salvare questa Italia da questi italiani.

Che siano maledetti.

In questa vita e non in un’altra, in questo tempo e non mai.

O loro o io:

insieme MAI.

Non c’è posto per entrambi in questa mia vita massacrata dal vostro essere merda di fogna tracimata ed emersa in enormi quantità sino ad assurgere al merito di dignità umana, di corpo sociale, di classe dirigente.

Non c’è una terza via.

Non c’è mai stata.

Quando quella merda raggiungerà anche le vostri menti e rischierà di affogarvi, allora capirete che non vi è una via di mezzo, che non può coesistere lo stato con la mafia, capirete che uno dei due è di troppo.

E capirete anche che il perdonismo e il perbenismo non sono altro che frecce nell’arco del vostro assassino.

Allora e solo allora capirete che è una questione di sopravvivenza, di vita o di morte.

Allora sognerò Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa e li vedrò ridere, finalmente soddisfatti, finalmente vendicati.

Siamo in stato di guerra contro mafia e corruzione, contro mafiosi e corrotti:

combattete, difendetevi o fuggite, come fanno i tanti italiani che scelgono l’esilio rifuggendo da questa merda pestilenziale, da questo cancro mortale.

Torneranno solo se voi vi dimostrerete all’altezza della grande storia italiana, romana e latina.

Altrimenti, quella storia e quella grandezza saranno condannate alla estinzione, per sempre confuse con furbizia e ignoranza, masochismo e menefreghismo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X