Archivio di marzo 2015

Lettera di un bimbo manipolato

martedì, 24 marzo 2015

Un giorno a scuola mi hanno detto che oltre ai maschietti come me e alle femminucce come mia sorella esistono altri generi di sesso.

Io mi sono meravigliato, ho sorriso, mi sono sopreso credendo ad uno scherzo.

La figura della mia maestra è molto per me:

da quella imparo cosa è la vita, cosa è il mondo che mi circonda.

Ho imparato tanto da lei, ma questa del sesso inesistente che diventa improvvisamente sesso materiale e morale mi pare proprio strana, assurda.

Vero che di cavolate scambiate per modernità ne sento a bizzeffe ogni giorno, ne vedo in tv, ne sento raccontate dai miei genitori, che sono un uomo e una donna, mica un genere x ed uno y.

Insomma, quel che mi impone la maestra mi suona sbagliato.

Eppure io sono privo di quel senso critico minimo necessario per poter contestare alla figura autorevole ed autoritaria, univoca e universale della mia maestra di scuola e di vita che sta sbagliando, che non esiste nessun altro sesso, che le donne possono portare indifferentemente gonne e/o pantaloni e che questa forma differente, non cambia la loro sostanza:
restano delle femmine, delle donne, delle signore.

Non si diventa donna con un intervento chirurgico e una minigonna.

Donna è madre, donna è sorella, donna è nonna e donna è zia, donna è mia cugina, che risveglia in me sentimenti molto maschili.

Ma donna non sono io, che sono maschio e tutta questa pagliacciata gender, tutto questo mescolare le carte sul tavolo della vita sessuale, tutta questa confusione tra stili di vita, uso e abuso di orifizi fecali scambiati per atto sessuale da cui discenderebbe addirittura una nuova categoria sessuale, a me, che sono un bimbo, pare proprio una stronzata.

Ma io sono piccolo, sono bimbo, sono alunno:

e tutto questo non lo posso opporre con successo e con ragione alla mia maestra, alla mia scuola, che mi da voti e mi impone comportamenti, scelte e modelli di vita invece di farli scegliere a me, LIBERAMENTE, come dovrebbe invece essere.

Ma io sono anche figlio ed ho guardato dritto negli occhi mio padre quando gli raccontavo di queste stronzate che fanno a scuola, un po una via di mezzo tra la ricreazione e l’ora di deviazione e di imposizione (a)morale e (in)civile, e con quello sguardo chiedevo aiuto, perché tutto questo mi provoca un DISAGIO, che io vivo male, ma al quale io NON POSSO RIBELLARMI, un gioco che NON MI PIACE al quale IO SONO OBBLIGATO a giocare.

E mio padre mi ha risposto con lo sguardo:

amore mio, cucciolo di uomo, tu hai ragione e il tuo disagio è anche il mio disagio.
Questa imposizione, questa coercizione snaturata ed incivile è dannosa al tuo animo come lo è per la tua mente, ed io, soggetto cui la natura e le legge impone il diritto-dovere della potestà e della scelta in vece tua, credo che questa stronzata sia un modo violento e prevaricatore del tuo diritto di piccolo uomo e di figlio maschio, come della piccola donna e della figlia femmina che è tua sorella.

Io condivido il tuo disagio e protesto vivamente, anche per te, per tua madre e per tua sorella, io protesto per tutta la nostra famiglia, celluala fondamentale della civiltà alla quale apparteniamo, non per caso, ma per LIBERA SCELTA, io protesto con codesta lettera che questo stato abusa i suoi poteri, questa scuola erige muri discriminatori rispetto alla sessualità naturale imponendo modelli e stili di vita e miscugli comportamentali innaturali come da accettare coercitivamente.

Io protesto, io Uomo, protesto, io Uomo, contesto, io Uomo, pretendo che mio figlio e mia figlia vengano rispettati e non traviati, vengano educati e non modellati o manipolati come cavie da laboratorio.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, pretendo rispetto da uno stato che impone con la forza e la violenza una educazione innaturale, impone la persecuzione del mio modello di vita, impone la distruzione non solo comportamentale, ma anche e soprattutto esistenziale della mia famiglia:

io chiedo e pretendo il RICONOSCIMENTO ALLA ESISTENZA MIA, DEI MIEI FAMIGLIARI E DELLA MIA FAMIGLIA.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, CHIEDO che i MIEI FIGLI non vengano sottoposti a questa violenta persecuzione sessuale, che mette alla berlina l’eterosessualità introducendo sessualità inesistenti nel modello educativo, ponendo un FONDAMENTO IDEOLOGICO al posto di un FONDAMENTO GIURIDICO ad un nuovo modello sessuale e di società che NON È LA MIA SOCIETÀ, NON È LA NOSTRA SOCIETÀ, ma è la SOCIETÀ DI QUALCUN ALTRO, che d’oltreoceano impone questa coercizione a me, a mia moglie, a mia figlia e a mio figlio.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, io mi OPPONGO a codesta violenza.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, mi pongo a difesa della famiglia naturale e dell’istituto del matrimonio così come è e così come deve essere e sarà.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, RESPINGO queste violenze imposte ai miei figli e alla mia famiglia.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, DICHIARO CHE GENDER, NON È NEL MIO INTERESSE, NON È NELL’INTERESSE DI MIA FIGLIA E DI MIO FIGLIO, NON È NELL’INTERESSE DI MIA MOGLIE, NON È NELL’INTERESSE DI MIO PADRE E DI MIA MADRE, NON È NELL’INTERESSE DELLA MIA FAMIGLIA.

Gustavo Gesualdo
della Famiglia Gesualdo

Reminiscenze – Un fatto vero, degno della burocrazia romana

domenica, 8 marzo 2015

Basta stress, basta tran tran quotidiano, diamoci un taglio, dico a mia moglie:
perché non andiamo a trovare Nino e Valentina a Roma per un fine settimana?
Ok, fatto.
Così, partiamo con tutta la famiglia (moglie e tre figli), e raggiungiamo, il padrino del mio primo figlio in Roma, città nella quale egli lavora e vive con la sua famiglia.
Arrivo verso le 22:00 del venerdì scorso e, dopo aver scaricato l’auto dai bagagli, cerco inutilmente per più di mezzora un parcheggio per l’auto.
Ma finalmente, ecco un parcheggio al fianco della stazione Tiburtina.
E’ un parcheggio a pagamento situato sotto il ponte che eleva la Circonvallazione Nomentana.
Parcheggio avendo cura di centrare le strisce blu, conscio che al mattino seguente avrei dovuto pagare il relativo pedaggio.
Chiudo l’auto e finalmente, entro in casa degli amici, contento di aver trovato parcheggio in una zona dove è impossibile trovarne uno.
Al mattino vengo svegliato da una telefonata della nostra ospite Valentina:
Gustavo ascolta, non ne sono sicura, ma penso di aver visto un carro attrezzi rimuovere la tua auto. Dove avevi parcheggiato? Scendi, fa presto.
Scendo in tutta fretta pensando che non avendo trovato il pagamento del parcheggio, la polizia municipale avesse rimosso l’auto, ma mi sbagliavo.
L’auto non c’era più, ma un cartello che campeggiava all’ingresso del parcheggio a pagamento recitava che i giorni festivi non si era tenuti al pagamento, e quel sabato, era un giorno festivo.
Chiamo quindi il numero 06/0606 del Comune di Roma e vengo dirottato alla polizia municipale, dove un signore mi chiede il numero di targa dell’auto e l’indirizzo al quale era parcheggiata la mia auto, e risponde: no, la sua auto non l’abbiamo prelevata noi. Comunque chiami questo numero di telefono e chieda direttamente al deposito se hanno ricevuto la sua auto.
Chiamo il deposito, ma la risposta è la medesima: non abbiamo noi la sua auto.
Richiamo ancora la polizia municipale e lo stesso signore mi risponde: ah, è di nuovo lei? mi dia il numero della targa e l’indirizzo dove era parcheggiata che controllo …. no, non abbiamo noi la sua auto.
Torno a casa affranto e sconsolato, poiché debbo accettare l’idea che la mia auto è stata rubata e che io, non sarò risarcito dall’assicurazione perché non avevo assicurato l’auto per questo rischio.
Avevo infatti acquistato la mia auto, una Kia Rio, scegliendola accuratamente fra quelle che non venivano affatto rubate, poiché non ricercate dal mercato della mala-vita.
Ma, evidentemente a Roma, rubano proprio di tutto.
Dopo un po’, richiamo ancora e per la terza volta la polizia municipale e, lo stesso signore di prima, mi risponde seccato che l’auto non la hanno loro e che io dovevo fare subito una denuncia per il furto dell’auto.
Ma la nostra amica Valentina non  si arrende, e forte della sensazione d’aver visto rimuovere un’auto proprio nel punto in cui io le avevo indicato di aver parcheggiato la mia, chiama anche lei la polizia municipale.
Ancora un maltrattamento telefonico e l’ennesimo invito a non chiamare più la polizia municipale, ma di fare subito una denuncia per furto.
Mi arrendo e mi reco al Commissariato di P.S. Sezionale “Porta Pia” per la denuncia.
Qui l’aria è completamente diversa.
Una agente di polizia mi accoglie gentilmente, mi ascolta con attenzione, mi interrompe solo per fare una domanda: avete chiamato la polizia municipale nel caso l’abbiano rimossa loro?
E giù, a ripetere tutta la storia delle telefonate e delle risposte poco urbane ricevute.
Un attimo, ci dice, che controllo.
E così, la polizia municipale di Roma riceve la quinta telefonata nell’arco di una mattinata, che chiede se per caso, avessero prelevato loro la mia auto.
Risposta negativa, l’ennesima.
L’agente mi invita gentilmente ad attendere nella apposita sala d’attesa e mi avverte che ci sarà da attendere, visto che mi precedono alcune persone per effettuare una denuncia. Indica due macchinette distributrici di caffè, acqua e stuzzichini vari, nel caso avessi sete o fame, o solamente voglia di un caffè.
Ringrazio e attendo, ma di caffè non ne voglio più: sono già abbastanza nervoso di mio.
Il Vice ispettore si sbriga prima del previsto e vengo ricevuto gentilmente ed ascoltato con pazienza, interrotto solo quando era necessario chiarire alcune situazioni.
Egli verbalizza il tutto e mi congeda con comprensione, visto il danno che avevo ricevuto ingiustamente.
Esco veramente soddisfatto: non ho trovato la mia auto, ma ho trovato persone veramente professionali e gentilissime a ricevere la mia denuncia. Mi riprometto di scrivere ai loro superiori per segnalare, una volta tanto, un episodio positivo, meritevole di menzione, nonostante si trattasse semplicemente di adempimento al dovere. Ma di questi tempi, non è sempre detto che l’adempimento al proprio dovere sia la “consueta risposta” alle esigenze dei cittadini qualunque. Anzi.
Ma il dubbio mi perseguita: e se l’avesse presa la polizia municipale?
In tal caso, la mia denuncia, sarebbe un falso.
Decidiamo insieme agli amici di chiamare ancora la polizia municipale di domandare a quale deposito vengano indirizzate le auto rimosse da loro nella zona della stazione Tiburtina - Circonvallazione Nomentana.
Sappiamo dov’è: ci andiamo tutti.
All’ingresso fanno l’ennesimo controllo: ma la mia auto non risulta nella disponibilità della polizia municipale, lì, come altrove. Molto gentilmente ci viene concesso di controllare di persona.
E così facciamo: percorriamo tutto il deposito in lungo ed in largo, ma della mia macchina, neppure l’ombra.
Decidiamo così, di metterci una pietra sopra e procediamo nel tentativo di rilassarci in un week end capitolino con la buona compagnia dei nostri amici e dei loro figli.
Infine rientriamo a Foggia, a bordo di un’auto offertaci in prestito dai nostri amici che ci evitano così, la gogna del rientro con i mezzi di Trenitalia in un week end con ponte.
Questo avveniva l’8 dicembre scorso.
Oggi, 12 dicembre, dopo soli quattro giorni, un solerte agente municipale di Foggia (non mi trova in casa, mi rintraccia sul mio cellulare e a sue spese), mi consegna una notifica che mi informa che, la mia auto è stata ritrovata lì dove l’avevo lasciata, ma “visitata” e danneggiata da malviventi sconosciuti, e successivamente rimossa dalla polizia municipale di Roma e convogliata al deposito, laddove avrei dovuto presentarmi per pagare trasporto e diaria di parcheggio e ritirarla.
Ma …. come … che …
Al tempo, una cosa per volta.
Primo: la mia auto è stata aperta e derubata, ma lasciata nello stesso posto dove l’avevo parcheggiata.
Secondo: la polizia municipale di Roma ha avuto sempre al piena disponibilità della mia auto, negando a me, ai miei amici ed al commissariato di P.S., questo possesso.
Terzo: mi chiedono di pagare per il soggiorno obbligato della mia auto nel deposito, quando, trattandosi di rinvenimento di un corpo del reato, io dovevo essere immediatamente avvisato, e quindi, non sono affatto tenuto al pagamento di questo stazionamento.
Quarto: ora vado a rettificare la denuncia di furto, non più reato commesso da anonimi, ma da organi ufficiali della polizia municipale di Roma.
Quinto: come faccio a riprendere la mia auto a Roma e riportarla a Foggia se, grazie allo sciopero degli autotrasportatori, non c’è una goccia di carburante in tutti i distributori italiani? 
 Dio mio….
Sono
Pazzi
Questi
Romani
Il cittadino X, alias, Gustavo Gesualdo.

Link al Post originale del 12/12/2007