Archivio di febbraio 2015

Chi sta cambiando l’Italia? Marchionne e la FCA

lunedì, 9 febbraio 2015

Rispondo qui come in un altro luogo ad una mamma che critica il limite anagrafico imposto nelle assunzioni in FCA a Melfi, limite che evidentemente nuoce ad un suo figlio, scartato nelle selezioni per questo motivo (a suo dire).
Raccolgo e pubblico alcuni miei pensieri in libertà su questo argomento.
Buona lettura.

Condivido le preoccupazioni di questa mamma.
Purtroppo e troppo spesso, il discrimine selettivo in Italia passa per una laurea (comprata, rubata, scambiata, immeritata?) che ha valore giuridico, ma dimentica di essere affiancata con un test del Quoziente Intellettivo o con una prova delle effettive capacità del candidato lavoratore.

Di buono c’è che Marchionne con la sua FCA ha messo un po da parte partiti e sindacati (grazie a Dio, mancava un po d’aria fresca!), corporazioni e caste che facevano la voce grossa ed il tutto esaurito nelle assunzioni della Fiat (e non solo in Fiat) nel passato, con i risultati che tutti possiamo ammirare.

Sbaglia questa mamma quando rimette nel mezzo politici e sindacalisti rivolgendo ad essi il suo appello, proprio a quei partiti e a quei sindacati che hanno distrutto questo paese ed esiliato i migliori lavoratori meritevoli e le grandi industrie come Fiat, espulsa malamente dal vizio partitocratico e sindacalistico.

I diritti dei lavoratori devono coincidere con le strategie aziendali, altrimenti parliamo del passato e dal quel cattivo passato stiamo tutti fuggendo, mi pare.

La mia condivisione con questo appello sta nel fatto che ho passato da qualche mese il mezzo secolo di vita e pur restando in condizioni psico-fisiche invidiabili ed avendo raccolto (lavorando in Puglia, in Veneto e in Lombardia) lusinghe ed apprezzamenti importanti nel mio modo di lavorare, mi scontro purtroppo quotidianamente con un limite anagrafico che non rispecchia la mia realtà personale, intellettuale, attitudinale, produttiva, fisica e operativa.

Ho una moglie e quattro figli e non ho un lavoro, ma quando una mattina nella palestra in cui mi reco giornalmente a tenere in allenamento il mio fisico (e la mia mente) ho appreso che un “giovane collega della palestra” era stato chiamato in FCA a Melfi per lavorare, mi sono sentito il cuore pieno di felicità per lui, perché so che egli lo meritava e voglio credere che non lo abbia rubato a nessuno, quel posto di lavoro.

Quel che proprio non sopporto è questa lurida guerra tra poveri cui ci costringono politici e sindacalisti, laddove io dovrei essere posto contro gli interessi di un giovane che si affaccia alla vita ed ha il pieno diritto di avere un lavoro senza pagare tangenti corruttive o sottomettersi al mafioso di turno che ricatta il politico di turno.

Eppure anche i miei figli crescono ed hanno dei diritti anch’essi:
come potrei o essere contro di loro, o contro uno come loro?

Lo stato si è dimostrato un vero e proprio peso e non una risorsa per loro e per me:

lo abbiamo avuto e lo abbiamo sempre come avversario pericoloso e non come doverosa offerta di servizi alla cittadinanza delle famiglie e delle imprese.

Le industrie come la FCA di Marchionne ci stanno liberando da questa schiavitù mafiosa della corruzione politica e sindacale, e se qualcuno di noi resterà fuori dai giochi, non me la prenderò certo con chi mi ha soffiato l’occasione, meritandola.

Ma solo nel caso egli la meriti io non farei opposizione alcuna.

In caso contrario non sono disposto ad accettare alcuna limitazione delle mie libertà fondamentali e di quelle dei miei figli, per nessun motivo e per nessuna ragione:

il lavoro dona libertà, una libertà che a certi apparati vecchi (in tutti i sensi), putridi e criminali non è gradita.

Ebbene, dobbiamo comunicare a questi apparati che LORO non sono graditi e che devono LORO andare all’estero ad elemosinare il pane quotidiano (ed imparare il valore del lavoro che nobilita e che insegna a campare) e non le migliori braccia, le migliori gambe e le migliori menti italiane, bocciate in concorsi-truffa e in selezioni-truffa e costrette a cercare fortuna altrove.

Basta con questo suicidio cui viene costretto un magnifico paese, evidentemente molto male arredato.

Cambiamo arredamento, costi quel che costi.

Gustavo Gesualdo