Archivio di ottobre 2014

L’Italia non va Riformata: va Rifondata

mercoledì, 29 ottobre 2014

P R E M E S S O CHE

– la peculiarità delle organizzazioni mafiose italiane consta nell’infiltrare i poteri pubblici dello stato per tutelare e difendere interessi illeciti, illegittimi o illegali, clandestini e non pubblici, individuali, corporativi, di casta e di associazioni di persone, gruppi o pluralità di soggetti uniti dal fine del trarre vantaggio dalla occupazione del potere prevaricando il diritto e l’interesse altrui, la legge e le norme minime indispensabili di solidarietà e di unità della comunità sociale e della società civile, dello stato e della nazione, una e indivisibile, fatta eccezione per le mafie, che esitono, crescono e si sviluppano in modo straordinario nello stato italiano, come se fosse esso il più favorevole e non il peggiore e più avverso degli humus per accogliere e accrescere le organizzazioni criminali e mafiose, come se esistesse un ben visibile indirizzo politico che veda nella estensione delle mafie in tutto il paese partendo dalle loro origini storiche come ad una unità nazionale costituzionalmente interessante, interessata, difesa e tutelata;

– la partitocrazia non rappresenta più il segmento di mediazione tra paese reale e stato, incarnando piuttosto interessi di piccole e grandi lobby e negando sempre più il riconoscimento, la difesa e la tutela dei diritti della persona, della donna, dell’uomo e del bambino/a, della famiglia e del cittadino, ponendo che, nella carta costituzionale il termine lobby o gruppo di pressione non viene mai citato o garantito al contrario di quello di cittadino/cittadina;

– il mondo della informazione è regolato da una legge fascista orientata a sottoporre il controllo della informazione al potere pubblico e politico attraverso un condizionamento della informazione attiva, nel suo formarsi, nel suo propagandarsi e diffondersi e non nelle possibilità di essere ricevuta (informazione passiva), in piena violazione dell’articolo 21 della costituzione italiana e nel totale immobilismo e silenzio delle istituzioni che dovrebbero difenderla e custodirla, altresì, come in una recente modifica della legislazione, questa drastica riduzione dei soggetti abilitati a fare e diffondere informazione, garantita dal modello degli albi obbligatori e delle iscrizioni obbligatorie in detti albi, è stata pericolosamente ed ulteriormente ristretta, imponendo come conditio sine qua non che questi soggetti debbano essere laureati, restringendo ancor più il diritto a fare e diffondere informazione, più di quanto non lo fosse già prima, limitando ancor più il diritto costituzionale alla informazione in maniera subdola, strangolando nella fase attiva e non in quella passiva l’opinione pubblica, in queste ristrette e delittuose condizioni più facilmente orientabile, condizionabile, indirizzabile, destituita, usurpata, defraudata e depredata di ogni diritto a esprimere idee con la parola e con lo scritto;

– la giustizia non garantisce sicurezza, nella misura in cui, il sistema della matematica lentezza della macchina della giustizia garantisce quei soggetti che possono sostenere costi, oneri e danno successivamente e maggiormente intervenuto a causa della mancata giustizia o della giustizia intempestiva e tardiva per periodi anche lunghissimi, sovrumani, inumani, che spesso portano alla prescrizione del reato (se penale) ovvero a gravi e frequenti errori (derivanti dall’eccesso dei carichi pendenti? E se i carichi pendenti dell’amministrazione della giustizia sono sempre calcolatamente eccessivi, non si configura forse una volontà politica, un indirizzo ben preciso nel volere che cosi sia?) come la decorrenza dei termini, o il valutare con poca serenità soggetti potenzialmente pericolosi come non pericolosi, ovvero, grazie alla gravosa e diffusa corruzione politica e burocratica, o alla infiltrazione, al ricatto o alla estorsione mafiosa e criminale nei confronti dei soggetti che esercitano l’amministrazione della giustizia, alla vittoria in causa o alla liberazione da imputazioni e pene, ovvero alla rinuncia a difendere e rivendicare dinanzi alla giustizia i propri interessi civici e civili a causa dell’eccessivo onere che anni e anni di contenzioso giudiziario comporta, tutto questo massacro giudiziario non espone forse che, in questo “stato di diritto” non vince la causa in tribunale chi ha ragione, ma chi ha maggiore disponibilità di risorse finanziarie, economiche, famigliari, aziendali, di impresa e personali, provvedendo a servire, offrire e garantire certamente ad una giustizia sicuramente quanto profondamente ingiusta ed all’accertamento di una verità giudiziaria che in realtà è sicura punizione per i meno abbienti e capaci di risorse e sicura vittoria per i più abbienti e capaci di risorse, dimostrando così una dittatura della forza bruta, nemmeno lontanamente avvicinabile ad una democrazia costituzionale, repubblicana e democratica dei cittadini, così come quella italiana pretende di essere riconosciuta?;

– l’incertezza del diritto e della pena così magistralmente ottenute garantisce l’illegalità diffusa, il crimine organizzato, individuale e/o mafioso, la violazione impunita di ogni regola ed il suo riconoscimento sociale ed economico, l’emersione di un potere arrogante che prevarica cittadini e stato e si impone come esso stesso stato e sistema,
e visto altresì che,
il reato di comportamento mafioso non viene né previsto né punito dal legislatore italiano, che ritiene evidentemente l’articolo 27 della costituzione non molto chiaro nella individuazione della responsabilità penale in soggettiva, piuttosto che al suo contrario, in associativa e consociativa, o plurale, così come è attualmente ed esclusivamente formato l’indirizzo politico del legislatore italiano in tema di reato mafioso;

- le annose questione morale e questione meridionale non sono mai state affrontate e risolte dalle istituzioni politiche italiane, che hanno sprecato enormi risorse pubbliche per tentare di risolverle con il triste e perdente risultato di aver alimentato la questione morale con la corruzione che favorisce le mafie e il mondo della illegalità nell’accesso a dette risorse, altresì, alimentando così la questione meridionale, legata a filo doppio a quella morale e a quella mafiosa e ponendo l’esito atroce di un fallimento totale, continuo e indiscutibile dei governi, dei parlamenti e delle massime istituzioni italiane sin qui affermatesi e cadute nella sconfitta più totale rispetto alle sfide e alle questioni da sempre contrapposte allo stato, irrisolte, in maniera matematica, ponderata e determinata in favore dell’anti-stato, che oggi prevarica, controlla, condiziona, ricatta, estorce o corrode il potere statale dal di dentro, dal suo interno, pe rmezzo del suo potere;

– il cittadino onesto, probo, volenteroso, sempre orientato ad osservare le regole morali, le leggi statali e il rispetto dei suoi concittadini, della storia e del territorio che con essi condivide, viene oggi deriso, mobilizzato, messo alla berlina, ridicolizzato, abusato, violentato e punito dal sistema statale dei poteri costituzionali, istituzionali e dalla pubblica amministrazione in generale, sempre attenta e pronta ad aggredire e perseguire i cittadini onesti per qualche peccato veniale, e impegnata invece a tenersi ben alla larga dai delinquenti, dai criminali e dai mafiosi, dei quali hanno evidentemente paura, timore reverenziale, se non dimostrano vere e proprie connivenze e complicità, cointeressenze e convergenze con le mafie e il crimine (il voto in Italia è condizionato dalle mafie, che lo vendono o lo scambiano con i partiti), come la realtà insegna e prova ogni giorno in questo stato di diritto solamente formale, affatto sostanziale, incoerente rispetto alle proprie regole costituzionali così come può essere solo uno stato ed una pubblica amministrazione che trova interessante e profittevole esserlo;

- la casta burocratica è oramai vero potere antidemocratico e anti-stato sostitutivo del potere e del primato politico, aberrazione e devianza conclamata di un sistema stato della rappresentanza che è fallito, come l’esempio lampante e fulminante della mancata abolizione di senato e province dimostra, laddove i tagli alla casta burocratica si presentano impossibili da realizzare e il licenziamento dei burocrati od anche solo un taglio salariale e/o pensionistico nei loro confronti diviene cosa impossibile da realizzare per una casta politica troppo debole e ricattabile, vecchia e vetusta, stanca e arresa, incipriata e parruccona, assai corrotta e condizionata come è quella politica, complice e succube di un apparato burocratico deviato, corrotto e inefficiente, sprecone e malvivente, visibilmente incapace di governare e legiferare e di imporre l’osservanza delle regole democratiche e dell’azione esecutiva ad una macchina burocratica ormai impazzita, fuori controllo e fuori da ogni realtà, vero e proprio elemento negativo di impedimento continuo nella realizzazione degli obiettivi statali e pubblici piuttosto che servizio pubblico ai cittadini, un vero e proprio anti-stato (l’ennesimo coltivato dallo stato stesso e non combattuto e contrastato) nello stato. La prova più evidente della complicità tra casta politica e casta burocratica sta nel fatto che, nei casi di corruzione e/o di infiltrazione mafiosa, raramente è il controllo burocratico a denunciare l’errore politico ovvero, il controllo politico a denunciare l’errore burocratico;

D E N U N C I A

il fallimento dello stato italiano e la sua ormai incorreggibile deriva antisistema, antistato, antidemocratica, antirepubblicana e anti-italiana.

C H I E D E

- l’immediata dichiarazione dello Stato di Emergenza;

- l’adozione del Codice Penale di Guerra;

- la sospensione di ogni organo istituzionale e costituzionale sino a nuovo ordine e per un limite temporale massimo non superabile di anni venti;

- la semplificazione della verticale esecutiva del potere pubblico con la eliminazione degli attuali regimi nazionali, locali e intermedi;

- l’assegnazione di ogni potere esecutivo ad un premier nominato sulla base della realizzazione di un programma di rifondazione dello stato italiano, un soggetto unico che governi, rappresenti, riscriva, riformi e riordini lo stato italiano in funzione delle rinnovate esigenze dei tempi e dei fondamenti civici e civili, della sua storia e delle sue cellule fondamentali:
la famiglia e l’azienda, nel pieno rispetto del concetto di persona, di lavoratore e di cittadino/a;

- la collocazione di un commissario plenipotenziario in ogni provincia ed in ogni comune:
quello nelle province, di nomina diretta del premier e quelli in ogni comune di nomina diretta del commissario provinciale su proposta del premier;

- unificazione delle forze di polizia ad eccezione dell’Arma dei Carabinieri, che si deve rendere garante ed esecutore fedele del compimento di una tale delicata quanto necessaria rifondazione;

- il premier è a capo delle Forze Militari e delle forze di Polizia e dei Carabinieri;

- il controllo della esecuzione della rifondazione è affidato ad un consiglio europeo nominato dai singoli premier delle nazioni UE e di uno per gli USA, nominato nello stesso modo, che godano ognuno singolarmente e collegialmente della approvazione del premier che potrà chiederne la sostituzione, ma non imporla;

- il potere giudiziario viene messo sotto il controllo diretto del premier nella misura in cui deve essere anch’esso rifondato, ricostituito, riformato e adattato alle esigenze e ai servizi che deve offrire;

- ogni libertà di idee, di espressione attraverso la parola e lo scritto viene garantita ad ogni singolo cittadino come a spontanee associazione di cittadini che vogliano partecipare e offrire collaborazione a questo processo rifondativo, nei termini e nei modi che il premier adotterà;

- ogni dimostrazione pubblica di contrasto alla esecuzione rifondativa dello stato è invece vietata nella sua forma violenta;

- ogni forma di protesta o di critica pacifica sarà tollerata e consentita, purché non vi sia un evidente intento meramente e solamente antagonista o di avversione al modello statale rifondato.

Gesualdo Gustavo alias Il Cittadino “X”

Osservatore Attento

Osservatore Attento

+ In hoc signo vinces +

sabato, 25 ottobre 2014

Credo che la storia abbia regole immortali

Credo che la storia abbia cicli ripetitivi

Credo che dovremo difenderci dalle aggressioni incivili

Credo che dovremo tornare a combattere sotto un vessillo crociato

In hoc signo vinces

In hoc signo vinces

gay: unioni, matrimoni, adozioni e tutta l’ignoranza che c’è

mercoledì, 8 ottobre 2014
Sentinelle in Piedi

Sentinelle in Piedi

Io Sto Con I Passeggini

Io Sto Con I Passeggini

Voglio La Mamma

Voglio La Mamma

Della questione ‪gay,‬ traggo questa spiegazione confezionata frettolosamente da me per una amica su facebook.
La ripropongo pubblicamente per offrire motivi di riflessione sulla questione.

“In democrazia esistono regole, che vanno rispettate, se si pretende di autodefinirsi “democratici”. Inoltre, nel caso delle coppie e delle adozioni gay esiste un problema serio di base, giuridico:
non esiste un fondamento giuridico né nel diritto naturale e nemmeno nella giurisprudenza italiana a sostegno delle rivendicazioni gay.
Ma c’è anche di peggio: senza un fondamento giuridico, la coppia gay si ritrova propulsa solo da un fondamento ideologico, che diviene per sua natura, un pregiudizio.
Non esiste in nessuna democrazia un diritto che si basi su di un fondamento ideologico o religioso, tranne negli stati etici arabi, laddove la norma religiosa si sovrappone a quella giuridica. In sintesi e solo per far capire il gran casino giuridico che stanno combinando questi ignoranti del diritto, se passa un diritto privo di fondamento giuridico e invece basato su un fondamento ideologico, avremmo realizzato uno stato etico come quello mussulmano (all’interno del quale i gay vengono massacrati e giustiziati, non garantiti e rispettati), laddove la legge della shar’ia potrebbe trovare valore ed applicazione ovvero uno stato come quello sovietico, laddove una ideologia, quella socialista, trovava applicazione arbitraria nel diritto, costituendo così quello che è passato alla storia come il socialismo reale.
Devo dire che in Italia, anche e soprattutto tra i laureati in giurisprudenza, esista una ignoranza che fa accapponare la pelle ed espone il paese a gravi rischi. Secondo me, infine, i gay hanno sbagliato tutto nella proposizione di un loro preteso diritto al matrimonio o alla adozione.
Dovevano scegliere altre strade. invece, si sono dimostrati assai arroganti nel voler affermare sic et simpliciter un diritto senza costruirne e dimostrarne il relativo fondamento giuridico in un sistema dal quale si richiede il riconoscimento.
Scusa la lunghezza, ma non sono riuscito a fare di meglio.”