Archivio di agosto 2011

L’università italiana non beve vino

mercoledì, 31 agosto 2011

Una bottiglia di vino su cinque vendute nell’intero globo è italiana.

Un dato confortante in un settore industriale come quello del vino che è trainante di molteplici settori:

dal settore agricolo di produzione delle uve, alla raccolta delle uve, al trasporto delle uve, al loro trattamento, alla loro trasformazione in vino, la suo imbottigliamento ed alla sua relativa commercializzazione e distribuzione.

Un intero universo economico si muove attorno ad una bottiglia di vino.

Eppure, pare che la ricerca italiana si tenga a doverosa distanza da questo settore.

Non esiste infatti in italia una “università del vino”, che collabori nella ricerca e nella selezione del vitigno, del terreno adatto al suo impianto, come non esiste una ricerca diretta alla produzione del vino, dei metodi utilizzati, della miscelazione fra vini diversi.

Una deficienza che pare pesa allorquando si tratti di vini di qualità (e non di quantità) e si tratti di incidere sul costo della singola bottiglia di vino, elevandolo alla sua qualità produttiva.

I vini italiani infatti, concorrono verso prezzi sempre più bassi, vista l’enorme produzione nazionale, favorendo e rendendo più economiche in questo modo, le sofisticazioni e le adulterazioni del vino.

Le ispezioni ed i controlli sul vino infatti, sono tutte postume, relative cioè alla verifica dle prodotto già imbottigliato e commercializzato, mentre la collaborazione della ricerca universitaria, offrirebbe l’opportunità di un controllo all’origine del vino e di un controllo diretto durante tutte le fasi della lavorazione come della produzione del prodotto primario:

l’uva.

Le inutili autorità alimentari non sono in grado di offrire quel controllo che solo una ricerca universitaria affiancata al mondo dell’uva e del vino potrebbe offrire.

Così, produciamo vini come fosse acqua, differenti e molteplici vini che fanno la ricchezza di molti, ma non la qualità di un unico marchio produttivo che rechi impresso anche il logo della ricerca universitaria.

Cos’, l’italia vanta una università (come una scuola) fra le più distaccate dal mondo economico e produttivo e sempre più sede di baronie familiari, parenterali e politiche.

Ottima scelta:

continuate così.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Grazie, signora Thatcher – Brassed Off

domenica, 28 agosto 2011

Ho rivisto con estremo piacere un film veramente interessante:

Grazie, signora Thatcher, che nella versione originale titola Brassed Off

Certo, le musiche ed il magnetismo di alcuni attori che recitano in questo film svolgono un ruolo importante, ma è lo scenario storico-narrativo nel quale si svolge la trama che avvince più di ogni altra cosa.

Era il tempo della Lady di Ferro, era il tempo di Margaret Hilda Thatcher nata Roberts, Baronessa Thatcher di Kesteven, premier di un governo conservatore che ebbe il coraggio di tagliare i rami secchi dell’economia inglese, in una era di sconvolgimenti storici ed economici importanti (oggi furoreggia la Cina, in quell’epoca era il Giappone il protagonista delle economie emergenti, insieme alla Korea del Nord), l’era delle privatizzazioni, l’era delle profonde ristrutturazioni industriali.

A farne le spese fu lo storico settore della estrazione, il mondo industriale delle miniere, che vide la chiusura di 140 miniere con la perdita di quasi 250.000 posti di lavoro.

Il film attraversa proprio quel periodo, raccontando delle gesta di una banda musicale e della miniera in chiusura dalla quale essa prendeva il nome.

Siamo all’inizio del secondo mandato della Lady di Ferro, nel quale la Thatcher affrontò il potere dei sindacati e vinse la sfida con le cosìddette Trade Unions.

Furono gli anni delle privatizzazioni e della riduzione dell’intervento statale nella economia, furono gli anni della abiolizione delle roccaforti istituzionali dei laburisti (il Greater London Council ed altre sei analoghe istituzioni), furono gli anni del forte contrasto alla nascente unione europea ed alla unificazione delle monete europee.

Furono quindi circa 250.000 i posti di lavoro privati che si persero nel solo settore minerario in Inghilterra in quei tempi.

Oggi, sono circa 400.000 i posti di lavoro pubblici che verranno eliminati in Inghilterra, in virtù del piano pluriennale di rientro del debito pubblico britannico.

In italia invece, a perdere il posto di lavoro oggi come ieri sono sempre i lavoratori dipendenti del settore privato, mentre quelli del settore pubblico non diminuiscono, ma anzi, aumentano ancora, a dispetto del numero già enorme di dipendenti pubblici che vanta l’italia.

Ed erano i primissimi anni ‘80 quando in Inghilterra si decise di aumentare l’IVA come scelta fiscale volta a raccogliere più fiscalità con le imposte indirette che con quelle dirette.

Oggi siamo nel 2011, più di trent’anni sono passati da quando i paesi europei più avveduti hanno diminuito decisamente l’intervento statale nella vita economica, privatizzato tutto quel che si poteva privatizzare e ristrutturato l’economia del paese.

Oggi siamo nel 2011, anno nel quale i paesi più avveduti e meglio dotati politicamente e sindacalmente come l’Inghilterra puntano ad una forte riduzione della spesa pubblica e dei dipendenti pubblici.

Oggi siamo nel 2011, anno nel quale l’italia naviga ancora in un mare immenso ed incontrollato di corruzione politica e burocratica, con una economia assai demoralizzata e mortificata ed una casta politica che discute con estremo ritardo se puntare su di un prelievo fiscale indiretto piuttosto che diretto e che non si preoccupa nemmeno lontanamente di dimnuire la spesa pubblica ed il debito pubblico anche con la necessaria perdita di posti di lavoro pubblici, che in italia sono troppi e troppo improduttivi, sia nel senso qualitativo che nel senso quantitativo.

Ora, che siamo nel 2011, chi spiegherà a questa casta politica italiana che sono già in ritardo di più di trenta anni sulla ristrutturazione economica e sul dimagrimento statale?

Chi dirà loro con chiare parole che il paese non aspetterà altri trenta anni per vedere un piano di rientro del debito pubblico sanato con una decisa stretta sulla spesa pubblica?

Chi si offre volontario per un così ingrato mestiere?

Poichè non vi è peggior sordo, di chi non vuol sentire.

Poichè non vi è peggior folle di chi pensa di curare i mali degli stati moderni con l’ottimismo anzichè con duri cambiamenti di rotta nello stile del governo della cosa pubblica.

Spiegatelo voi a codesta gente che deve fare ciò che vi è da fare, o che lascino il passo ad altri che avranno il coraggio di fare ciò che loro non vogliono fare.

Così, fermi in mezzo ad una strada, non si può più stare:

passa un tir e spazza tutto via, come fosse niente.

Spiegatelo a voi alla casta tutto questo, che a me, viene da ridere al solo pensiero.

Spiegatelo voi alla casta che napoli non può ne deve essere un territorio fuori legge.

Spiegate voi alla casta che non si può continuare a premiare un intero popolo che si rifiuta di governare i propri rifiuti a danno del prossimo suo, prossimo che viene ancora una volta punito rispetto a chi invece sbaglia, sapendo e volendo sbagliare.

Spiegatelo voi alla casta che in sicilia non si possono assegnare pensioni per dipendenti pubblici da centinaia se non migliaia di euro al giorno, che non si possono fare assunzioni di dipendenti pubblici il cui stipendio verrà pagato da altri popoli ed altri territori, costretti a tale umiliazione e tale mortificazione continua da una unità nazionale che appare sempre più un giogo impossibile da sopportare.

Spiegatelo voi alla casta che il settore pubblico non è un ammortizzatore sociale in toto e che non si può assorbire tutta la forza lavoro meridionale nel settore pubblico per far contente le mafie, ad esempio, che troveranno nella dirigenza della pubblica amministrazione dei conterranei, già abituati da secoli a chinare la schiena dinanzi alle prepotenze, a chiudere gli occhi sulle arroganze, a subire passivamente il ladrocinio e la corruzione da parte di coloro i quali abusano del potere pubblico, piegandolo a interessi, cure e mire che non gli sono propri, che non sono mai stati propri di uno stato democratico, legale, giusto, sicuro, liberale, civile e moderno.

Spiegatelo voi:

io non ne ho più voglia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della casta politico-burocratico-partitocratica

martedì, 23 agosto 2011

La crisi e l’immobilismo del sistema del potere pubblico italiano corrisponde esattamente al rifiuto della casta politico-burocratico-partitocratica di diminuire la spesa pubblica ed il debito pubblico, di cui, questa casta corporativa, si nutre e difende con estrema violenza.

Come nel 2006, anche nel 2011 la casta politico-burocratico-partitocratica si oppone subdolamente ad ogni cambiamento, soprattutto a quei cambiamenti che potrebbero modificare o eliminare quelle sacche di esenzione dal rispetto della legge come è quella delle regioni meridionali italiane, laddove avviene di tutto e di più in violazione della legge, con enormi difficoltà da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nel perseguire, prevenire e punire tali reati, tali violazioni del codice penale, prima fra tutte, la corruzione politica e la corruzione burocratica.

Asserragliati dietro una finzione politica unitaria che di unitario evidenzia solo la tutela e la difesa di interessi che appaiono assolutamente contrari a quelli del popolo sovrano, la casta impedisce l’emanazione di ogni normativa anti corruzione, e soprattutto, ostacola ogni buongoverno che liberalizzi veramente il sistema paese (basti guardare alla liberalizzazione delle professioni, impedita con la violenza politica dei parlamentari della maggioranza di governo che fanno parte della intoccabile corporazione dei “professionisti”), diminuisca il costo della politica e della burocrazia, ne sani i comportamenti illegali, ne governi effettivamente la vita, anzichè esserne governato in disfunzione dell’interesse generale.

L’interesse particolare contro l’interesse generale:

ecco a cosa è ridotta l’azione politica ed istituzionale dei quadri dirigenti politici e burocratici italiani.

Dalla prima repubblica ad oggi, nulla è cambiato, soprattutto non è cambiata la capacità della casta politico-burocratico-partitocratica di bloccare il sistema democratico per poterne governare nelle segreterie delle parti politiche e sindacali il potere pubblico, sottraendolo ad ogni controllo, ad ogni ispezione, ad ogni inchiesta giornalistica e indagine giudiziaria.

La innovativa azione politica del movimento leghista in questi ultimi anni, ha avuto come risultato il riavvicinarsi, il ricompattarsi ed il massificarsi della casta, dispersa e disarmata dallo scandalo di Tangentopoli e riunita sotto l’egida di una mascherata volontà unitaria, che difende invece in esclusiva interessi particolari, personali e di corporazione.

La magnifica azione di contrasto alle organizzazioni mafiose, la prima in assoluto nella storia della repubblica italiana condotta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni inoltre, uccide alla base i sistemi mafiosi che devastano il sud del paese e tentano continuamente l’attacco alle ricche e civili regioni del nord.

Tale contrasto mette in gravi difficoltà tutte quelle forze politiche che raccolgono gran parte del proprio consenso nelle regioni meridionali, in quelle regioni laddove le mafie hanno dimostrato, e da sempre, di poter condizionare il consenso elettorale, indirizzare massicciamente ed efficacemente il voto popolare.

Così il paese appare spaccato e degradato, destinato ad un futuro temibile la cui unica soluzione positiva resta nella scomparsa della sua casta politico-burocratico-partitocratica.

Non vi sarà salvezza in questo paese per nessuno sino a quando la casta resterà salda nella continuazione unitaria dell’abuso del potere pubblico a fini particolari e personali.

Almeno sino a quando il popolo non si rivolterà contro questa casta dispotica ed egoista ovvero sino a quando una parte del popolo rivendicherà la propria indipendenza e secessione da tutta questa infamia inumana, immorale, illegale ed incivile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Berlusconi Kaput

martedì, 23 agosto 2011

Così termina l’epopea berlusconiana, quella miriade di sogni e di promesse liberiste e liberali naufragate in una questione morale che ha prima determinato la fine del movimento politico Forza Italia ed oggi quella del Popolo della Libertà, deceduto anch’esso sotto una pioggia di fragorose risate in risposta al rilancio del partito proposto dal siciliano alfano:

“voglio un partito degli onesti”.

Già, e perchè, sino al giorno prima cosa erano state Forza Italia ed il Popolo della Libertà?

Ridotto ad un movimento politico meridionalista, il PDL di Alfano-Berlusconi naufraga in sempre maggiori e peggiori disastri governativi e scandali politici arrivando a denigrare l’operato dell’unico alleato di governo che non ha mai tradito Silvio Berlusconi:

la Lega Nord.

Attenti osservatori ritengono di poter indicare negli scandali sessuali che hanno visto coinvolto in prima persona il premier italiano la goccia che ha fatto traboccare il Vaso di Pandora, facendone fuoriuscire ogni male contenuto in esso.

Altri indicano nella fallimentare attività governativa il nodo principale che ha impiccato il premier Berlusconi alla corda del fallimento.

Altri ancora vedono nell’immobilismo politico provocato da un PDL arenatosi nella battaglia della riforma della giustizia ovvero nella sempre più evidente impossibilità di varare le riforme che urgono al paese il motivo della caduta del berlusconismo.

Al sottoscritto piace invece sottolineare come sia stata ancora una volta l’infinita questione morale della casta politica italiana il fenomeno primario che ha condotto alla fine del buongoverno liberista e liberale.

Ne volete una prova concreta?

Bene, ne basterà una sola, defintiva.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del berlusconismo è stata la prima volta in cui la Lega Nord non ha votato per salvare dalla galera, dalle intercettazioni o dalle indagini della magistratura inquirente l’ennnesimo berlusconiano coinvolto in scandali politici:

il deputato napoletano PDL Alfonso Papa, già magistrato.

Infatti, è solo dopo che la Lega Nord ha rifiutato il salvataggio del Papa che sono partiti gli attacchi diretti all’azione politica della Lega, cominciando dalla dichiarazione di fallimento del federalismo fiscale annunciata dal governatore pidiellino della regione Lombardia Roberto Formigoni e finendo con le ultme dichiarazioni del Berlusconi che sconfessano il leader leghista Bossi:

“stavolta sbaglia”.

A mio parere l’unico errore commesso dal Bossi fu quello di allearsi con un elemento politico border line come si è sempre dimostrato il Berlusconi (definito dallo stesso Bossi come il “demonio”), continuamente coinvolto in dubbie vicende e scandali continui, cresciuto all’ombra di un leader politico italiano che ha dovuto fuggire all’estero per non subire l’onta del carcere, o peggio, della lapidazione popolare a mezzo monetine metalliche in pubblica piazza.

L’elemento politico berlusconiano si è dimostrato nel tempo pericolosamente attaccabile dalle organizzazioni mafiose che, egli stesso, non ha mai determinatamente attaccato, se non attraverso la magnifica opera di contrasto alle mafie realizzata dal ministro leghista Roberto Maroni, autentico eroe dell’anti-mafia contemporanea.

Ma, l’attacco del Berlusconi alla Lega, rischia isolare la Lega stessa, e non il PDL.

Forse è proprio una volontà politica non secondaria del Berlusconi quella di sostituire lo scomodo alleato leghista con un più accomodante alleato di marca UDC come il Casini, da sempre antagonista sprezzante e disprezzante del leghismo e del buongoverno.

Certo, fra l’epopea leghista maroniana e quella del siciliano Totò Cuffaro (governatore UDC della Sicilia dal 2001 al 2008; indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento a Cosa Nostra, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra in varie indagini della magistratura anti-mafia; Totò Cuffaro è stato inoltre interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, licenziato dalla Regione Sicilia e radiato dall’Ordine dei Medici; lo stesso Cuffaro viene invece “premiato” dall’UDC di Pier Ferdinando Casini con l’elezione al Senato della Repubblica), non corre di mezzo un mare e nemmeno un oceano, ma un intero universo, ma per un elemento assai spregiudicato e disperato come il Berlusconi, la cacciata della Lega anti-corruzione ed anti-mafia dal governo potrebbe essere piacevolmente compensata con l’entrata di un partito politico come quello dell’UDC:

simili con i simili.

D’altronde, il Berlusconi, come pure il Casini, come pure il Fini, come pure il Bersani, raccolgono gran parte del loro consenso elettorale nelle regioni del centro-sud, ed una simile alleanza, un simile matrimonio d’interesse può essere compreso fra le scelte possibili di questa casta politica impossibile invece da sopportare.

Il tutto, condito e benedetto da un capo dello stato napoletano, che ha imposto a governo e parlamento l’ennensimo salvataggio della su napoli, salvataggio che viene pagato ancora una volta dal nord, cui si impone anche di ricevere la mai finita monnezza napoletana e di cui non si sa più nulla:

non si sa dove sia finita, quale regione l’abbia ricevuta, quali termovalorizzatori la stiano smaltendo, se siano state preventivamente fatte delle analisi sulla eventuale presenza di tossico nocivi o di elementi radioattivi nella monnezza napoletana, difficilmente definibile solo come un rifiuto solido urbano.

L’idea che esista un fronte anti-leghista ed anti secessionista del nord, si affaccia con sempre maggior forza nelle analisi delle vicende italiane.

La trappola-estorsione della finta volontà politica federalista in cui è stato infine fatto cadere il leader leghista Bossi, odora infatti di tipica trappola del potere romano, democristiano in specie.

Così, siamo giunti alla fine dell’era berlusconiana, naufragata in una irrisolta ed immensa questione morale.

Ma il dubbio che con Berlusconi cada tutta una trama di “potere pubblico ad interesse privato di corporazione e di casta” ereditata dalla prima repubblica e mai effettivamente contrastata, mette in forse la stessa sussitenza dello stato unitario italiano, così degradato nel malcostume politico-istituzionale, così estraneo alla crisi che sta uccidendo famiglie ed imprese e così lontano dalla vera azione anti-mafia del ministro dell’Interno Roberto Maroni (mai un napoletano, un campano, un calabrese o un siciliano hanno testimoniato politicamente una concreta lotta alle mafie, nessuno di loro, tranne il varesino e lombardo Maroni), così evidentemente chiuso in se stesso e nella unica prospettiva politica di salvare il meridione italiano, anche a costo di massacrare definitivamente tutto il nord per questo motivo.

La lotta politica italiana è infatti oggi inserita tutta in un solo modello politico:

quello di una dirigenza politica e burocratica meridionale (la scelta del Berlusconi di nominare come suo delfino un siciliano la dice tutta in tal senso) degradata e devastante che andrebbe esiliata in blocco in altro luogo, in altro stato.

Le esigenze del Popolo del Nord vengono tutte messe in subordine alla salvezza di questo sud, di questa sua classe dirigente, di una casta corporativa politico-burocratico-partitocratica che è incoronata di “invidiabili primati”, come quello della corruttibilità.

Resta ancora insabbiato infatti, il DDL anti-corruzione, rimpallato e insabbiato nelo senato della repubblica presieduto dal siciliano schifani, ad opera del capogruppo del PD, la siciliana Anna Finocchiaro (che dichiarerà trionfante la propria responsabilità nell’aver impedito l’approvazione del DDL anticorruzione) e di un ministro della giustizia siciliano come alfano, successivamente investito della responsabilità impossibile di fare del PDL, un partito degli onesti.

Da dove provenga il male pubblico italiano, questo non è un mistero.

Basta infatti sfogliare le pagine dei giornali degli ultimi decenni per scoprire chi e cosa uccide questo paese.

Tutto il resto è solo un misero teatrino politico che andrebbe condannato in toto ad un esilio in terra africana, così come avvenne per quello volontario del loro predecessore bettino craxi.

Tangentopoli non è mai finita in questo paese.

Ma la corruzione ha ormai finito questo paese che ha fatto del “togliere al povero per dare al fannullone”, una regola di vita suicida e volgare, degradante e massimalista.

Con la fine di berlusconi si aprono finalmente nuove sfide per il contrasto alle mafie ed alla illegalità diffusa, ivi comresa la corruzione politica.

Sempre che la casta politica italiana non preferisca “questo berlusconi” e lo salvi dalle sue stesse responsabilità.

Tutto può essere in questo paese, laddove il senso di responsabilità e del dovere, come lo spirito di sacrificio, sono da sempre derisi ed emarginati dal potere pubblico, che risulta invece intriso di fannulloni e di corrotti, di troppo sensibili alle sirene mafiose ed affatto spaventati da quelle della polizia di stato.

Togliere al povero per dare al fannullone.

Almeno sino a quando le sane amministrazioni pubbliche del Nord decidano di non rispettare più il patto di Stabilità che quelle del Sud non hanno mai voluto rispettare sino in fondo.

Almeno sino a quando i poveri non decideranno di lapidare a suon di monetine tutti i fannulloni ed i corrotti di questo paese.

Qualunque poltrona del potere pubblico rappresentino.

Qualunque.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Federalismo irrealizzabile e la Secessione tradita

venerdì, 12 agosto 2011

La crisi socio-politico-economico-finanziaria che investe l’italia, rende sempre più difficile, se non impossibile, una affermazione effettiva del federalismo.

Nessuna manovra finanziaria dell’esecutivo infatti, punta a diminuire drasticamente le risorse stoltamente bruciate dallo stato centrale e della pubblica amministrazione, per destinarle alle competenze comunali e regionali (di quelle provinciali possiamo farne tranquillamente a meno), ormai esangui e fortemente indebitate, ovvero, nel migliore dei casi, ridotte ad un grave immobilismo amministrativo e contabile.

E senza l’attribuzione di risorse adeguate, nessun federalismo potrà mai vedere la luce, specie in questi tempi di crisi.

Così, la scelta federalista viene svuotata di significato e di valore, e viene così consegnata ad un futuro incerto, instabile, insicuro.

Ancor più disgraziata è stata la fine della ipotesi secessionista, mai percorsa ufficialmente e solo annunciata e propagandata.

Di fatto, non risulta nessuna richiesta ufficiale di secessione del nord dall’italia.

Così, tra un federalismo irrealizzabile ed una secessione mai nata, l’italia veleggia in una crisi globale che rischia di schiacciarla totalmente, compreso quel nord che si ritroverebbe costretto a pagare ancora una volta per gli errori di un sud, la cui dirigenza, rappresenta il peggior fallimento politico ed umano di tutto il mondo occidentale.

Cosicchè ai napoletani viene perdonata con un atto idio-buonista l’ennesima emergenza della monnezza napoletana, costringendo le regioni del nord a pagare ancora una volta la soluzione della crisi del ciclo dei rifiuti (che non c’è) napoletano e meridionale, ed accettare coercitivamente di smaltire quella monnezza napoletana che i napoletani si rifiutano da sempre di differenziare, raccogliere e smaltire.

Al danno si aggiunge una beffa impossibile da accettare per le popolazioni del nord, ancora una volta costrette dall’uso della coercizione del potere pubblico (in gran parte in mani meridionali), usato come fosse un’arma da fuoco puntata alla tempia dei cittadini del nord, riducendo di fatto in stato di schiavitù il nord sottomesso con la forza pubblica ad un sud impossibile da governare, da mantenere e da salvare.

Ma questo vuole lo stato italiano, questo vogliono le istituzioni ed i poteri pubblici, statali ed istituzionali italiani.

Questa è la volontà politica e “democratica” dei poteri italiani.

Questo è infatti il vero, l’ultimo ed unico scopo e fine dell’unità italiana:

togliere al povero per dare al fannullone.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il doppio gioco, l’inazione e l’assenza di una leadership politica

giovedì, 11 agosto 2011

La politica, quella bella signora che avrebbe dovuto salvare il mondo dalla crisi, si è rivelata invece come un fenomeno umano senza leadership sufficienti ad incidere sull’esistente.

In Italia, in particolar modo ed evitando la pur gravissima questione di assenza di leadership, la politica continua a mantenere un difficile equilibrio fra due azioni, due giochi che restano ben differenti, benchè afferenti l’uno all’altro:

l’azione politica in quanto tale che in questo momento può e deve agire con urgenza per arginare la spesa pubblica in modo drastico e congruo, rimuovere ogni ostacolo e impedimento (compresa e soprattutto la corruzione politica e burocratica) alla crescita socio-economica e diminuire la pressione fiscale che soffoca famiglie ed aziende italiane.

In questi termini, la politica offre pochi o nessun motivo di speranza, non essendo riuscita ad interpretare nemmeno questi minimi impegni essenziali cui la politica deve rispondere per esistere.

L’altra azione che la casta politica può e deve intraprendere è quella di utilizzare il potere pubblico per rilanciare l’economia, come ben rappresenta un progetto proposto da questo blog:

http://www.ilcittadinox.com/blog/progetto-gustavo-gesualdo-la-sfida-per-una-ripresa-economica-interna-veloce-e-sicura.html

Purtroppo, non si vede nascere ed affermare nessuna delle due azioni, non un riformismo che agevoli l’esecuzione delle scelte politiche e nemmeno una leadership umana e politica in grado di rompere questo muro di gomma prodotto proprio dalla inazione di una casta politica assai vile e dannosa.

Una leadership veramente “stupefacente”.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Leader senza credibilità affrontano un mondo in fiamme

mercoledì, 10 agosto 2011

Gli Stati Uniti d’America vivono la più grande crisi di identità della sua intera storia, trascinando il più potente stato mondiale in continue ed umilianti sconfitte storiche:

– l’attacco terroristico alle torri gemelle (Twin Towers), alla Casa Bianca ed al Pentagono del 2001;
– il donwgrade del rating americano da AAA ad AA+ del 2011;
– il fatto che l’intero debito pubblico americano sia nelle mani della repubblica socialista cinese, leader mondiale di quel comunismo che gli Stati Uniti d’America credevano di avere storicamente sconfitto;
– il fallimento definitivo dei tentativi di esportazione della democrazia multirazziale e multietnica americana nei paesi arabi come nella neonata Unione Europea, Europa sempre più diretta invece a tutela e difesa delle proprie identità e sempre più convinta del fallimento dei modelli sociologici multietnici, multireligiosi e multirazziali americani, europei e mondiali.

L’America vive con estrema difficoltà il tramonto del suo predominio mondiale e la propria crisi interna, che appare tutta di natura politica nella mancanza di controlli e nelle scelte sbagliate entro cui si sono mossi segmenti bancari e finanziari interni, rei di aver provocato la più grave crisi economico-finanziaria globale degli ultmi decenni.

Il Mediterraneo è letteralmente esploso in mille rivolte popolari represse duramente e nel sangue da dittatori falso-democratici che si arricchivano ingordamente affamando il popolo che oggi si rivolta contro il loro prepotere e la loro ingordigia.

Il sud dell’Europa è attanagliato da una gravissima crisi socio-economico-finanziaria pesantemente aggravata dallo stile di vita piuttosto improduttivo e disgraziatamente costoso e sprecone delle popolazioni meridionali, lasciando paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia in balia degli eventi ed esposti ad un grave rischio di collasso totale del sistema statuale, sociale ed economico.

Il nord Europa deve fare i conti con i costi che è costretto a pagare per le irresponsabilità di generazioni e generazioni di quadri dirigenti dei paesi meridionali che hanno truffato, corrotto ed abusato il sistema pubblico a danno proprio di quei paesi che ne sostenevano il peso e garantivano il rifinanziamento del loro debito pubblico.

L’Inghilterra si mostra sconquassata da violente rivolte, sfociate in atti vandalici, delinquenziali ed aperte violazioni della legge a causa della depressione socio-economica conseguente al piano di rientro del debito pubblico che prevede misure importanti di taglio alla spesa pubblica, l’aumento delle tasse universitarie e una riduzione di circa 400.000 posti di lavoro.

La Norvegia si sveglia assassinata al cuore dalle gesta violente di un giovane norvegese che punta il dito contro l’immigrazione di soggetti di religione islamica, ormai cresciuti numericamente in tal modo da mettere in pericolo lo stile di vita norvegese ed europeo, in grado di modificare in maniera importante gli usi ed i costumi come in un prossimo futuro anche le leggi dello stato, tradendone le tradizioni, la cultura, la religione, le consuetudini, avendo aggredito il sistema stato come un cancro e rifiutandosi di integrarsi ad esso.

La Francia scopre improvvisamente di essere sull’orlo di un possibile downgrade che la metterebbe in seria difficoltà nelle politiche interne, difficoltà dalle quali il presidente francese aveva tentato di distrarre attraverso una nuova quanto aggressiva politica estera guerrafondaia e neocolonialista.
La Francia vive infatti un grave problema interno essendo il paese europeo con il più alto numero di cittadini residenti non francesi e non cristiani, ma mussulmani.

Il Belgio attraversa la più grave crisi della sua storia con l’assenza di un governo che è durata ben 400 giorni (record mondiale) e si prepara ad una secessione interna della componente fiamminga da quella francofona ovvero ad una forte spinta verso un federalismo politico reale da realizzarsi in tempi brevissimi.
La inconciliabilità e la incompatibilità fra le proposte politiche fiamminghe e quelle vallone, offre la visione ed uno spaccato di un paese in crisi profonda, potenzialmente terminale:
il paese che ospita la capitale europea, Bruxelles, rischia di non esistere più nei termini in cui è esistito sinora, così come l’Unione Europea stessa.

La Germania occupa sempre maggiori spazi di potere europeo, sostituendo ormai le istituzioni europee in piena crisi di indentità nelle scelte politiche, economiche e finanziarie, tanto da far pensare che, dopo il progetto abortito di una Grande Europa, assisteremo alla nascita di una Grande Germania, che conterrà, governerà e rappresenterà l’Europa tutta.

L’Italia, aggravata dalle storiche condanne della presenza di organizzazioni mafiose potenti e condizionanti le scelte politiche, di un meridione in gran parte fuori legge ed appendice costosa e sprecona di ricchezze altrui, e di un settentrione che appare incapace di prendere in mano la situazione per meglio tutelare i propri interessi, vede il suo governo navigare maldestramente in acque molto agitate e condizionate dalle continue richieste dall’alto e dal basso di urgenti riforme da attuare per salvare il paese da un possibile default, cui invece l’esecutivo italiano risponde sordamente con piccoli e “continui aggiustamenti estivi” ad una manovra finanzaria che nulla riforma e nulla risolve, ma i più poveri impoverisce.
Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, ovviamente.
Eppure l’Italia, nella persona del ministro dell’Interno on. Roberto Maroni aveva per qualche mese fatto tremare l’Europa intera e la Francia in particolare nel tema della gestione dei flussi migratori clandestini che arrivavano in Italia da un Mediterraneo avvolto nelle fiamme delle rivolte popolari acuite propio dalla ingerenza guerrafondaia e neocolonialista francese, inglese e americana.
Il ministro Maroni aveva in breve tempo messo in crisi tutti gli accordi europei sulla libera circolazione delle persone (Trattato o Convenzione di Schengen) ottenendo immediatamente l’incondizionato sostegno di componenti politiche francesi e olandesi determinanti, ed aveva costretto le autorità europee in posizioni di difesa indifendibile, ovvero di una resa senza condizioni o di una fuga precipitosa dinanzi a giuste critiche ed ai continui richiami al dovere.
Ma l’intervento congiunto del premier e del capo dello stato italiani sbarrò la strada a questa crescita politica di leadership, raggiungendo un vergonoso accordo proprio con quella Francia che era causa primaria del male italiano, ed ottenendo in cambio di questo “favore”, la poltrona della BCE per l’italiano Draghi, sebbene questo “accordo della vergona e del tradimento”, non sembrasse affatto coincidere con l’interesse nazionale italiano in quel momento storico.
Ma il mondo sa come “comprare” la casta politica italiana:
basta una poltrona del potere e tutto si mette a posto.
E così è stato, infatti e purtroppo, contro ogni interesse del popolo italiano e contro la potenziale emersione di una Grande Italia che si affiancasse alla crescita continua e potente di una Grande Germania.
Ma la carenza di leader politici decentemente dotati e non vendibili al nemico o corruttibili o ricattabili, è stata da sempre la noia maggiore di cui soffre il sistema statuale italiano.
Laddove leader intelligenti si sono imposti, sono sempre stati traditi e sacrificati su altari molto pericolosi, come nel caso di Aldo Moro o di Marco Biagi o come nel caso di Roberto Maroni, tradito e consegnato al nemico come in questo caso, ovvero esposto ad altissimo rischio come nel caso del varo della riforma del lavoro o quello del più grande contrasto mai realizzato nella storia italiana alle organizzazioni mafiose.
I “giusti” in Italia son sempre caduti sotto i colpi delle mafie o del terrorismo.
Ma Roberto Maroni pare esser fatto di una stoffa ben più resistente, anche ai tradimenti assegnatigli dalle più alte cariche dello stato italiano.

Il mondo sembra avvolto nel fuoco della presenza di leader senza alcuna credibilità e capacità, che tentano pedissequamente di contrastare la nascita di veri ed autentici leader politici, gli unici in grado di risolvere i problemi che alimentano le fiamme che avvolgono e soffocano l’intero globo.

Ma la storia non conosce sconfitte:

tornerà l’era dei leader e degli esseri umani eccezionali così come è tornata l’era della crisi delle democrazie.

Chi si opporrà al cammino della storia, ne verrà certamente travolto.

Chi non ha capacità e credibilità sufficienti, è ora che vada a fare altrove quel che non ha il coraggio di fare nei palazzi del potere, poichè non è con povertà umane e morali importanti che si costruisce il futuro del mondo, il futuro di questo mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Diserzione ed il Tradimento della Casta

venerdì, 5 agosto 2011

Nel mentre il paese affonda in acque piuttosto agitate, la casta politica chiude il parlamento e va in vacanza, abbandonando il popolo sovrano al proprio destino, tradendo le aziende e le famiglie italiane, i lavoratori dipendenti come gli imprenditori.

L’insabbiamento del DDL anticorruzione da parte della intera casta politica, offre uno spaccato di come essa nn voglia affatto arginare e contrastare il fenomeno politico e burocratico che più danneggia il paese e la sua immagine:

la corruzione dilagante.

In un finto giro di valzer di fuochi incrociati, PDL e PD riescono ad insabbiare ancora una volta ogni strumento normativo che tenda a moralizzare la casta politico-burocratico italiana ed a contrastare il dilagante fenomeno della corruzione politica.

Il medesimo fronte politico impedisce che venga arrestato il senatore Alberto Tedesco, ex assessore socialista a sostegno della giunta pugliese del governatore Vendola, salvato con la elezione a senatore voluta e realizzata dal PD.

L’esecutivo non riesce più a governare alcunchè, rimandando tutto ai lustri ed ai governi successivi:

dalla approvazione di una urgente e necessaria normativa anti-corruzione al risanamento dei conti pubblici, dal ridimensionamento del debito pubblico ad ogni iniziativa che liberi l’economia italiana dai pesanti gioghi cui viene costretta dalla casta politico-burocratico-partitocratica, dalla liberalizzazione delle professioni alla riforma della giustizia, dal federalismo fiscale sino alla modernizzazione ed alla messa in efficienza della pubblica amministrazione, dalla continua estorsione della monnezza napoletana alla diminuzione della pressione fiscale, dal favoritismo e dalla riserva fuori legge per le regioni meridionali alla sempiterna promessa della diminuzione del numero dei parlamentari, della soppressione di uno dei due rami del parlamento, della chiusura delle prefetture, degli enti provincia, del cnel e degli innumerevoli enti pubblici inutili e costosi.

Tutto rimandato a settembre, tutto rimandato al prossimo governo, tutto rimandato alla prossima legislatura, tutto rimandato ai prossimi anni, lustri e secoli, sine die, come al solito, come sempre.

Questa casta è una vergogna senza misura per il paese, ne è la catena peggiore, ne rappresenta il pericolo maggiore.

La casta politica si è macchiata del disonore della diserzione di fronte al pericolo incombente e del tradimento dei cittadini, avendo abbandonato nei fatti il popolo sovrano nel momento di maggior bisogno e rischio.

Questa casta andrebbe pubblicamente processata e messa alla berlina ed all’indice dal popolo in una pubblica piazza, con l’esecuzione immediata dell’unica pena che essa dimostri di meritare:

la pena capitale, per impiccagione.

Questa è infatti la pena appropriata per la diserzione ed il tradimento.

Essi non meritano altro, visto l’inqualificabile comportamento che mantengono nonostante il rischio cui il paese è gravemente esposto.

Firmato:

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto
l’Incorruttibile