Archivio di luglio 2011

Il nuovo mondo non attende nessuno

sabato, 30 luglio 2011

Gli Stati Uniti d’America in crisi su un debito pubblico a stelle e strisce che è totalemente in mano ai cinesi.

L’Europa in crisi profonda di identità paga il costo del fallimento di un modello socio-politico multiculturale che è fallito in partenza ed il malfare dei paesi che si sono indebitati sino al collo nella convinzione che avrebbero trovato in ogni caso un idiota che rifinanziasse il loro debito pubblico all’infinito, consentendogli un tenore ed uno stile di vita ben superiore alle loro possibilità e capacità.

Cina e India riprendono il loro naturale posizionamento di leader economici globali, perduto con la nascita e l’evoluzione degli Stati Uniti d’America, l’avvento del colonialismo e delle due grandi guerre.

La Russia post-comunista, pur nelle sue difficoltà sociali ed identitarie, si profila come un paese solido, politicamente esperto e ricco di risorse strategiche naturali.

Dalle ceneri di una Europa devastata dall’invasione di flussi migratori soprattutto islamici, poco o affatto integrati, risorge una Germania finalmente riunita, equilibrata, forte e politicamente razionale, leader indiscussa dotata di importanti capacità di tenuta socio-economica alla crisi e di resistenza alle aggressioni esterne.

Francia e Gran Bretagna, scosse sin dalle fondamenta da questioni sociali ed economiche importanti ed alle prese con presenze importanti di immigrati islamici affatto integrati o intenzionati ad integrarsi, rifuggono dai problemi interni avviando una neo colonizzazione dei paesi ricchi di risorse energetiche come la Libia, contribuendo ad accendere il fuoco delle sollevazioni popolari in tutto il Mediterraneo.

L’Italia perde negli ultimi venti anni tutte le posizioni dominanti nelle classifiche dei paesi industrializzati e di potenza economica, riducendo sempre più il proprio ruolo e la propria identità, sia interna che esterna.

Alle prese con una situazione dei conti pubblici impossibile ed un sistema di gestione della cosa pubblica che sembra fatta apposta per favorire un sistema corrotto e politicamente instabile, dotato di una classe dirigente che appare più come un fattore di aggravio di ogni crisi piuttosto che elemento di propulsione e di soluzione delle crisi stesse.

Dotata di un welfare e di una pubblica amministrazione costosi, inefficienti e spreconi, che non fanno la felicità dei cittadini, bensì quella dei furbetti e dei corrotti, impedita nella competizione produttiva da una pressione fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori dipendenti, bloccata da una giustizia lenta e incerta che allontana i finanziatori esteri e fa fuggire precipitosamente le aziende italiane che delocalizzano le loro imprese all’estero in paesi dove la corruzione sia un fenomeno contenuto, constratato e controllato, la giustizia un elemento di certezza e di equilibrio, la pressione fiscale un fenomeno sopportabile e lo spreco ed il ladrocinio continuo del danaro pubblico solo un vecchio ricordo da dimenticare.

In questo quadro si muovono gli interpreti della crisi del secolo, di una crisi che offre aspetti di positiva selezione dei paesi come delle aziende che corrispondono a criteri di sana efficienza, come pure dei soggetti individuali e delle corporazioni che in uno stato inefficiente e politicamente malgovernato, trovano molteplici motivi di arricchimento ingiusto ed immorale, se non illecito ed illegale, così come l’informazione pubblica quotidianamente asservita e silenziosa, tanto da imporre a nuovi segretari di partito, la mera intenzione di costruire “partiti degli onesti”.

Il rischio default è vicino ad ogni paese che non riesca a garantire efficienza amministrativa, buongoverno dei conti come degli apparati e dei poteri pubblici, senso del dovere e spirito di sacrificio.

Soprattutto, di una classe politica che sia costituita da lavoratori ed imprenditori, e non di politici di professione, mai impegnati (nemmeno un giorno) nel mondo del lavoro privato non collegato o condizionato dalle scelte politiche (la storia imprenditoriale del premier dimostra come l’impresa italiana sia subordinata totalmente alle scelte politiche e richiami imprenditori indirizzati al facile arricchimento procurato dagli appalti pubblici, dalle riserve pubbliche, dai finanziamenti pubblici e dai concorsi pubblici), in grado di interpretare e conseguentemente di governare un paese che lavora per vivere, nelle difficoltà di una profonda crisi aggravata dalle scelte opportunistiche, egoistiche ed assolutamente idiote di una casta politica che andrebbe rinnovata in toto, di un sistema politico-istituzionale che andrebbe riformato, dimagrito e indirizzato a migliori intenzioni di tutela degli interessi di un popolo sovrano che è stato espropriato di ogni bene, compreso quel bene comune che una res pubblica nazionale come è quella italiana, pretende arrogantemente di governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il ricatto napoletano

mercoledì, 27 luglio 2011

Contro ogni regola di legge,

contro ogni sentenza della magistratura,

contro ogni senso del pudore,

contro ogni logica e ragione,

contro ogni principio della legalità,

contro ogni principio morale e politico,

contro ogni senso di giustizia,

contro ogni tutela degli interessi del popolo sovrano,

contro ogni interesse nazionale,

ancora una volta e per l’ennensima volta,

il parlamento più ridicolo, scandaloso e corrotto di tutta l’europa e dell’intero mondo occidentale, ha votato l’ennesima “legem contra legem”, l’ennesima legge che autorizza i napoletani a violare ogni principio giuridico della responsabilità personale e collettiva, ogni senso del dovere, ogni rispetto della legge, ogni rispetto dell’unità nazionale.

Ancora una volta si forza la legge e la giurisprudenza per sottomettere il paese alla volontà arrogante, ignorante ed incivile dei napoletani, obbligando coercitivamente altri territori ed altri popoli a ricevere per l’ennesima volta quella monnezza napoletana che i napoletani si rifiutano di differenziare, raccogliere, smaltire, riciclare.

L’ennesima legge vergognosa, l’ennesimo atto d’imperio, l’ennesimo favoritismo, l’ennesima violazione di legge, l’ennesima volgare ed arbitraria violazione dell’etica, della politica e della morale, l’ennesima evidenza che la casta politica italiana ha eletto i napoletani a popolo fuori legge, senza legge, senza alcun dovere civico e politico, senza alcuna responsabilità verso se stessi e verso quei popoli e quei territori che sono costretti a pagare il conto che i napoletani non vogliono pagare, a smaltire la monnezza napoletana che i napoletani non vogliono smaltire, a pagare danni enormi di perdita di immagine del paese unitario, del suo prodotto interno lordo, del suo marchio commerciale Made in Italy.

Una costellazione di appelli pro-napoletani vengono lanciati da un capo dello stato napoletano che dovrebbe solo trovare il coraggio umano e politico di dimettersi e di allontanarsi e per sempre da qualunque consesso civile e democratico, non dimenticando di portare con se tutti i napoletani che, come lui, credono che l’essere napoletano sia salvacondotto sicuro per violazioni di legge senza alcuna punizione.

Sarà forse per queste motivazioni che un capo dello stato napoletano spende tanto tempo alla difesa della unità nazionale, allo scopo di favorire i napoletani piuttosto dei milanesi, dei veronesi, dei torinesi, dei trevigiani?

Ed è mai possibile che nessuna voce si erga nel parlamento italiano a denunziare questa scandalosa e vergognosa sottomissione della nazione agli interessi esclusivi dei napoletani?

Possibile che nessun professionista dell’informazione insorga, che nessuna associazione protesti, che nessun cittadino denunzi?

Ma che paese è mai questo?

Ma che politica è mai questa?

Ma che schifo inverecondo è questo stile di vita, questo comportamento tenuto dalle istituzioni italiane, nelle sue omissioni, nei suoi favoritismi, nella sua certificazione che la napoletanità è fuori legge, non punibile dalla legge, non sottomissibile alla legge?

Mi vergogno profondamente di essere un italiano, mi vergogno assolutamente di condividere alcunchè con questo paese degenerato e devastato.

Vorrei solo perdere ed al più presto la cittadinanza italiana, per non dover mai più essere confuso con uno qualunque di questi italiani, con una sola di queste schifezze immonde.

Vergognatevi, vergognatevi, vergognatevi.

Siete un male senza speranza, siete il cancro del paese, siete lo squallore e la vergogna di un intero popolo.

E adesso, godete pure dei danari sottratti in emergenza al popolo italiano e continuate pure a gettare per strada i vostri rifiuti nella certezza che qualche altro italiano sarà costretto a occuparsene.

Ma fatelo nella certezza di essere un popolo immorale e fuori legge, senza scrupoli e truffatore per antonomasia.

Un popolo così, non ha il diritto di esprimere il capo dello stato, ne alcuna altra istituzione nazionale.

Mentre il governo coccola i napoletani, li inserisce in un alveo fuori legge di non subordine alla legge, mentre la casta politica insulta il paese favorendo sempre e solo i napoletani, senza imporre l’abbattimento degli edifici costruiti abusivamente, senza imporre la legge ai napoletani.

Di fatto, non esiste più uno stato democratico unitario, ma una dittatura della casta politica che favorisce sempre e solo i napoletani, punendo ingiustamente il popolo del nord.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’imperativo della Casta: “levare al povero per dare al fannullone”

martedì, 26 luglio 2011

Era il 2 maggio 2007 quando Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella pubblicarono il libro- inchiesta:

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.

Solo l’anno precedente, nel famigerato referendum-truffa che impedì il varo della devoluzione, della diminuzione del numero dei parlamentari e dei loro incredibili privilegi, in quel giugno 2006 che segnò l’ennesima truffa al popolo italiano da parte della casta dei politici, di quei soggetti che non vogliono lavorare per vivere al di sopra delle proprie possibilità, si segnò la sconfitta della civiltà in questo paese.

Per offrire la posssibilità di meglio comprendere lo stato d’animo comunemente condiviso dei cittadini di fronte a questa indecorosa condizione, riporto la definizione di un amico di Facebook, Guido, che in poche parole descrive magnificamente il quadro:

“lo stato italiano è una metastasi che ha divorato nel tempo la ricchezza prodotta, ha levato al povero per dare al fannullone, dovunque ha messo le mani corruzione e sprechi …”

Il terzo capitolo del libro “La Casta” è intitolato “Quattro regine al prezzo d’un Napolitano” ed analizza i costi dell’istituzione più inutile (ma potente), quella che vive al Colle del Quirinale, quella della Presidenza della Repubblica, quella del Capo dello Stato.

All’epoca della pubblicazione del libro-inchiesta, il bilancio del Quirinale risultò segreto, non pubblico, mai pubblicato, assolutamente vietato all’accesso dei cittadini che invece, lo pagano per intero, senza aver diritto a conscere a quanto ammonti questo “intero”.

In questo momento preciso, il sito ufficiale della presidenza della repubblica pubblica un bando per l’assunzione di nuovi 6 ragionieri, a conferma del fatto che di conti da fare al quirinale, ve ne sono, e molti anche.

Sempre sul sito ufficiale, si legge che il personale a disposizione del colle si divide in comandato, a contratto e distaccato, e che è stato diminuito dal dicembre 2006 di 374 unità, di cui 72 nel solo 2010.

Il solo personale di ruolo al 31 dicembre 2010 risulta essere di ben 843 unità (144 in meno dal 2006) così ripartite:

74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 468 alla carriera ausiliaria.

Un piccolo esercito di inutili burocrati.

Un parco macchine di 35 unità (12 di proprietà e 23 in leasing) con 41 autisti a disposizione.

Il quirinale è anche quel paradosso per cui, un segretario generale che va in pensione, non va in pensione effettivamente, ma viene nominato “segretario generale onorario”, gli viene costruita intorno una nuova organizzazione burocratica e viene reinserito nel quirinale con il medesimo grado con il quale è uscito (e forse, anche con il medesimo stipendio).

Ma il quirinale è anche quell’istituzione che dispone di circa 300 corazzieri dei quali sarebbe utile sapere dove consumino il vitto (militare o quirinale?), dove alloggino e a spese di chi, con quali nezzi di trasporto si muovano e a spese di chi.

I corazzieri sono citati perchè è l’unica informazione resa pubblica nel 2007 del bilancio del quirinale, ma sono tantissimi i dipendenti pubblici che sono a disposizione del quirinale pur non dipendendo dalla presidenza della repubblica:

in quale bilancio sono iscritte queste spese, chi ne tiene i conti, chi ne rende conto e soprattutto, a chi?

Sempre dati comparati del 2007 fra presidenza italiana e tedesca informano che:

meno d’un decimo di quella del Quirinale la spesa tedesca, molto meno d’un decimo il personale.

Ed ancora apprendiamo dalle stesse nota informativa del colle che il personale complessivo a disposizione della presidenza della repubblica italiana è (2006) risulta essere nel 2006 di ben 2181 dipendenti, mentre nello stesos anno:

la Regina Elisabetta d’Inghilterra dispone di 300 dipendenti;

il Re di Spagna 543;

il Presidente degli Stati Uniti d’America 466.

Sarebbe utile scrivere un secondo libro dedicato alla casta ed ai suoi costi incredibili, con gli aggiornamenti su come i politici italiani siano caduti in basso, sempre più in basso.

Il peggio è che, per mantenere questa casta di politici senza alcun merito, si sprema il cittadino più povero e con meno potere di contrattazione, lasciando “i protetti della Casta”, fuori dalle privazioni cui la crisi economica costringe i cittadini qualunque.

Continuando così, nel “levare al povero per dare al fannullone”, il paese rischia di spaccarsi, ricadendo in rivoli continui di contestazioni e di indignazioni popolari, fra l’altro giustissime e sacrosante.

La casta impera ancora, distruggendo il futuro del popolo sovrano, ed adesso che i politici della casta hanno dinanzi a loro qualche anno senza tornate elettorali, riusciranno a dare e fare il peggio del peggio che la loro incoscienza ed irresponsabilità merita.

O che la loro ingordigia ordina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Knights Templar 2083 – Anders Behring Breivik’s Video

lunedì, 25 luglio 2011

Ho appena finito di vedere il video rintracciabile sulla rete web di Anders Behring Breivik:

Knights Templar 2083.

Anch’io credo che i maggiori pericoli per i popoli europei ed occidentali provengano da un ingannevole modello socio-culturale multietnico che attraverso il metodo democratico e la legge dei numeri demografica, puntano a prendere il potere pubblico insieme alle sinistre comuniste, grandi sostenitrici del tradimento storico del popolo europeo.

Non vi sono dubbi su questo.

Quel che avrei voluto meglio comprendere nella visione di Anders, era la motivazione razionale che lo ha spinto a scegliere cittadini norvegesi di sinistra come obiettivo stragista e terrorista, nonchè come monito iniziale di una guerra mai dichiarata che serpeggia nei paesi europei ed occidentali contro l’espansione islamica.

Ho una serie di domande che non hanno risposta su questo caso.

1 – Perchè Anders Behring Breivik ha scelto di compiere una strage fra giovani norvegesi laburisti (di sinistra) piuttosto di attaccare direttamente invece i simboli di quello che egli stesso vede come il pericolo maggiore: i mussulmani?

2 – Perchè Anders Behring Breivik non ha cercato di connettersi alla rete di resistenza politica europea che combatte politicamente per la tutela e la difesa della storia, della cultura, della religione e della libertà dei popoli euro-occidentali?

Ne ho ancora di domande, ma per risolvere l’enigma “Anders Behring Breivik”, mi acconteterei almeno di queste risposte.

Certo, in Norvegia non ci sono le mafie come in Italia, non ci sono popolazioni di africani con cittadinanza italiana che si rifiutano di gestire i propri rifiuti, costruiscono edifici senza alcuna autorizzazione e si rifiutano di obbedire alla legge creando di fatto uno stato illegale nello stato democratico.

Personalmente aggiungerei ai pericoli comunista e islamico messi in evidenza da Anders Behring Breivik che vive il modello socio-culturale nord-euro-occidentale, anche:

gran parte delle popolazioni delle regioni meridionali italiane,

tutte le organizzazioni mafiose italiane,

molto del sistema degenerato italiano che produce continue ingiustizie nell’abuso corrotto e corruttore del potere pubblico;

tutte quelle isituzioni democratiche che favoriscono i napoletani che si rifiutano di smaltire la propria monnezza e puniscono invece tutto il resto del paese nella mancata richiesta di danni da avanzare ai napoletani per la perdita di immagine dell’Italia e del del marchio commerciale Made in Italy a causa del loro stile di vita incivile,

tutte le popolazioni meridionali che non contrastano le organizzazioni mafiose e l’espansione islamica.

Per l’islam, di cui si è ampiamente e storicamente dimostrata l’incompatibilità con le libere democrazie occidentali, andrebbe immediatamente dichiarata la sua illegalità nei paesi europei, in modo da poter espellere immediatamente tutti i mussulmani che non si sono integrati e che rappresentano un grave e mortale pericolo per il popolo nord-euro-occidentale.

Per i comunisti si potrebbe prevedere un loro esilio immediato in paesi islamici, vista la vicinanza culturale e di intelligenza che rende fratelli due modelli culturali di cui il mondo intero farebbe molto volentieri a meno.

E visto che si sta facendo un po di pulizia di modelli inadeguati ed incompatibili con quelli nord-euro-occidentali, potremmo pensare all’esilio della nostra intera casta politica nel continente africano, in blocco, con un biglietto di sola andata.

Su questo, il mio pensiero e la mia azione si differenziano certamente con quelli di Anders Behring Breivik:

per cambiare le cose e salvare il salvabile, possiamo evitare le stragi e le guerre civili, semplicemente esiliando i modelli socio-culturali incompatibili con il nostro, ricomponendo omogeneità sociali che gravi errori storici hanno procurato, come quello dell’unità italiana.

C’è tanto spazio in africa per napoletani, mussulmani e politici scandalosi:

se essi non corrispondono al modello civile occidentale, andranno benissimo per quello africano.

Simili con i simili, e non vi saranno mai più problemi di integrazione.

Ma questo deve accadere adesso, non dopo il 2013:

Secessione da tutte queste degenerazioni incompatibili con il nostro modello e stile di vita.

Secessione, adesso, subito, immediatamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il multiculturalismo è fallito: ma la mancata integrazione crea violenza

domenica, 24 luglio 2011

Un giovane trentaduenne decide razionalmente di far esplodere un’autobomba nel centro della capitale norvegese Oslo, fra la sede del governo e la redazione del tabloid Vg, provocando ingenti danni e la morte di almeno 7 persone.

Due ore dopo, travestito da agente di polizia ed armato di una pistola, un fucile da caccia ed un’arma automatica, il reo confesso Anders Behring Breivik si è recato sull’isoletta di Utoya dove era in corso il ritrovo annuale dei giovani laburisti ed in 90 minuti circa, ha ucciso 85 giovani laburisti.

Si direbbe il solito gesto del folle di turno, se non fosse che, il Breivik, pare abbia organizzato (da solo?) l’attentato e la strage ben due mesi prima, sin nei minimi dettagli.

L’eccezionale razionalità e freddezza con cui egli ha progettato e realizzato il duplice gesto violento, fanno trasparire ben più di un gesto irrazionale, anzi, tutt’altro che irrazionale.

Il giovane è un agricoltore, ideologicamente collocato a destra, avverso alla espansione islamica nel mondo occidentale, contrario alle politiche di integrazione forzata che poggiano sul modello di società multiculturale.

Il suo profilo è netto, senza ombre e perfettamente coerente con quanto ha realizzato:

nulla fa pensare ad un atto improvvisato, irragionevole, irrazionale, proprio nulla.

Le idee di questo giovane potrebbero essere le idee di chiunque in questa Europa contemporanea, compresi alcuni leader di paesi anche importanti (“Il multiculturalismo di stato ha fallito” David Cameron; “il modello multiculturale è totalmente fallito” A. Merkel) e l’azione piuttosto isolata a difesa dei confini europei e di revisione del Trattato di Schengen del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni, poi seguito a ruota da Il Front National di Marine Le Pen in Francia e dal Partito del Popolo in Danimarca.

In effetti, il profilo sociologico e politico di questo giovane norvegese potrebbe essere quello di tanti, di molti altri giovani europei, senza alcun dubbio, come pure io non trovo molti punti di differenza fra il pensiero di questo giovane norvegese e molti giovani francesi, tedeschi, italiani, polacchi, olandesi, danesi, o inglesi.

Vi prego di non fraintendere questa analisi, totalmente concentrata sulle motivazioni che sono all’origine di gesti impazziti come questi, certamente, ma altrettanto orientata a far emergere l’intera matassa sociologica, politologica, ideologica, religiosa, identitaria, territoriale, popolare e comunitaria che è alla base degli avvenimenti contemporanei in Europa.

Quindi io non sto paragonando leader europei di tutto rispetto con i gesti violenti ed assassini del giovane norvegese, ma sto operando una analisi complessiva che offra la comprensione della evoluzione azione-reazione in tema di fallimento del modello di società multiculturale oggi in Europa.

E se oggi piangiamo la morte di decine di giovani norvegesi, lo dobbiamo proprio ad una assenza di modelli culturali e sociali che rispondano alle esigenze dei popoli europei, lasciandoli soli di fronte ad un modello multiculturale che, pur essendo fallito, insiste e persiste ad imporsi.

Non stiamo qui trattando del multiculturalismo perfetto che è alla base della Confederazione Elvetica, per esempio, assolutamente omogenea nella componente culturale e popolare, identitaria e storica, ma stiamo trattando di una inerme Europa che si è fatta letteralmente invadere da soggetti affatto inclini ad integrarsi, favoriti da una cultura interna piuttosto degenerata che propone l’estinzione del modello culturale europeo in virtù della nascita di una grande europa islamica ed anti-occidentale, anti-cristiana ed orientata ad un suicidio di massa delle civiltà esistenti, delle loro storie, delle loro tradizioni, delle loro identità.

Reazioni anche violente e/o violentissime a visioni così infauste e suicide, possono essere prevedibili.

Vero è che, atti di violenza così eclatanti in nord europa, non se ne vedevano da un bel pezzo.

Ma l’Europa vive acque agitate già da un po rispetto all’espansionismo islamico tanto sostenuto, propagandato e difeso dalle sinistre europee come l’unico modello culturale possibile.

Basterà ricordare le polemiche che sono sorte sulle dichiarazioni di amore sfrenato per l’immigrazione clandestina e l’espansionismo islamico del neo sindaco di Milano Pisapia e del leader del Sel Vendola durante l’infuocata campagna elettorale amministrativa di qualche mese fa.

La volontà suicida delle sinistre europee di puntare tutto sul multiculturalismo, offre ben più di un fianco alle aspre critiche politiche che indicano Pisapia e Vendola come dei traditori dei territori e dei popoli che governano, in virtù di una accelerazione verticale negli ingressi di immigrati clandestini in Puglia come a Milano, con buona pace del futuro dei giovani pugliesi e milanesi, che dovranno contendersi un pezzo di pane, un lavoro, il benessere, il welfare, una casa ed un futuro (assai incerto) con immigrati affatto inclini ad integrarsi nel tessuto sociale pugliese e milanese, ma altrettanto certamente determinati a concorrere nel futuro dei giovani italiani, nel governo del potere pubblico e nella determinazione delle scelte politiche future italiane ed europee.

Il fuoco che cova sotto la brace dei conflitti sociologici, economici e politici europei, parte da lontano, parte da quel maggio 2002 in cui fu ucciso a colpi di pistola il leader della destra olandese del Partito per una Olanda Vivibile, quel Pim Fortuyn che si dichiarava al “servizio del paese” e che aveva vinto un paio di mesi prima le elezioni amministrative con lo slogan “l’Olanda è piena”, raggiungendo il ragguardevole risultato del 34% dei consensi.

Pim Fortuyn viene assassinato a pochi giorni dal voto nazionale, dal quale si poteva facilmente prevedere una forte affermazione della sua lista che aveva promesso la fine dell’immigrazione mussulmana in Olanda.

Populista, anti europeo, anti islamico: questo era il Fortuyn, che fu assassinato perché non prendesse il potere in Olanda.

Come potete vedere, non sono pochi i punti di pensiero che si toccano nel pensiero di Breivik e quello di Fortuyn.

Certo, Fortuyn non ha mai messo in atto violenze premeditate come quelle messe realizzate da Breivik, anzi, egli stesso è caduto sotto la violenta mano altrui.

Ma il comune sentire, la medesima ispirazione, i progetti politici condivisi, le analisi sociologiche identiche, fanno pensare allo sviluppo di un pensiero comune della nuova destra europea che va oltre il canone classico dell’antisemitismo (ma come si fa ad essere di destra, anti-islamici e anti-semiti? Fra Palestinesi arabi e mussulmani e Israeliani ebrei e “cristiani” non c’è possibilità di scelta: un bianco, cristiano, europeo, occidentale non può stare dalla parte dei mussulmani!) e punta tutto sulla difesa del territorio e del popolo europeo dalla espansione demografica islamica, volta a raggiungere il potere attraverso il metodo democratico dei numeri.

Questi contrasti emergono sempre più prepotentemente nella realtà dei paesi europei, chiedendo validazione istituzionale, rappresentanza politica ed incarnazione esecutiva in quei paesi in cui tali “disconnessioni comunitarie” nascono e crescono tumultuosamente.

Da un lato, la volontà di offrire difesa in Olanda agli olandesi ed in Norvegia ai norvegesi, e dall’altro la volontà di far prevalere gli interessi di soggetti non olandesi e non norvegesi in tutta Europa.

Non c’è affatto da meravigliarsi se la Unione Euorpea viva oggi i suoi peggiori giorni, visti i termini politici e sociali in cui si pone la questione, avvolta come è in una crisi di identità che molto probabilmente, la porterà alla sua fine di ente di governo e di rappresentanza europea.

Il multiculturalismo è sicuramente fallito, però la mancata integrazione dei generazioni e generazioni di flussi migratori in Europa pare creare forti contrasti, dissidi insanabili e, purtroppo, anche violenze di notevole entità.

Personalmente sono molto curioso di ascoltare le dichiarazioni di questo giovane norvegese ai suoi giudici naturali, previste per lunedì.

La razionalità dei suoi gesti violentissimi ed atroci, preannuncia una forte motivazione del Breivik, una granitica ostinata ed assai determinata volontà di agire nei confronti di coloro i quali, secondo la estrema visione di un giovane norvegese, sarebbero in qualche modo responsabili di quei dissidi e contrasti che il Breivik non è riuscito a contenere e razionalizzare, se non ottenendo una reazione come quella di cui assistiamo sbigottiti dinanzi ai report informativi che si succedono su questa assurda strage di giovani norvegesi.

Sono convinto che le tesi del giovane Breivik potrebbero essere inattaccabili dal punto di vista della razionalità.

Più che esserne convinto, ne ho il vivo timore.

Commenteremo su questo blog anche quelle sue dichiarazioni, per cercare di capire perché questo nostro mondo, sembra improvvisamente quanto repentinamente impazzito e perché un giovane norvegese non abbia avuto alternative a questa per far sentire la propria voce, la propria opinione, senza violenze e senza spargimenti di sangue.

Poiché ancora riecheggiano nelle mie orecchie le sue ultime dichiarazioni su quanto avvenuto:

atto atroce, ma necessario“.

Ed aveva anche scelto come slogan personale quello del filosofo inglese John Stuart Mill:

Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che coltivano solo i loro interessi“.

Il nostro mondo deve fare i conti con se stesso, con i suoi modelli di valorizzazione, con i suoi modelli sociologici, se vuole evitare che accadano altre violenze come queste, a mio parere personale, affatto imprevedibili.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Dividi et Impera: ma c’è chi dice NO

sabato, 23 luglio 2011

Dividere il Popolo per far Imperare un Potere Inalternativo e Corporativo.

Questa tecnica del dividi e domina, questa strategia socio-politica ideata, realizzata e perfezionata nell’antica Roma, viene ancor oggi ampiamente utilizzata in ogni ambito e settore sella vita sociale, comunitaria e politica.

Si tratta di una strategia appunto, di una furbizia applicata che viene messa in atto in mancanza di intelligenza, fantasia e raziocinio sufficienti a produrre un fronte del governo umano risolto con elevate capacità di problem solving.

Con questa furbata affatto intelligente, non si punta a risolvere i problemi di cui il governo politico e l’analisi sociologica e politologica hanno il dovere, ma si lavora separatamente su più aspetti del problema, senza mai affrontarne l’intero insieme.

Il risultato che si ottiene è piuttosto diabolico:

da una parte, si tiene frammentato, disunito e spaccato il popolo, rinchiuso in fazioni avverse, non dialoganti fra di loro;

dall’altra parte, si ottiene una perpetua esistenza del problema stesso, fonte eterna di consenso politico ed elettorale.

Risolvere un problema umano di un certo spessore è cosa che possono osare in pochi, pochissimi esseri umani in un paese:

questi esseri umani dovrebbero rappresentare la leadership di un popolo, dovrebbero incarnare il suo governo.

Solo questi esseri umani hanno la capacità di spezzare le catene ideologico-religiose con cui le corporazioni del dividi e domina tentano costantemente di mantenere disunito il popolo.

Questi esseri umani non prevalgono in un regime democratico proprio perchè ostacolati dalla massa popolare convogliata, imbrigliata, drogata ed oppressa, divisa e abbandonata senza una coscienza responsabile, senza una opinione pubblica, senza una identità effettiva condivisa.

Inoltre, il potere parcellizzato in tante piccole entità sociali, ognuna dotata di una piccola porzione del potere complessivo, garantisce un immobilismo ed una paralisi totale del potere grazie alla divisione di tali entità, messe artificiosamente in constrasto fra di loro.

Così il popolo non può evolvere socialmente, non può crescere culturalmente, non dialoga orizzontalmente, non cresce economicamente ed il tutto a favore di chi ha raggiunto il potere pubblico e non vuole più lasciarlo, mantenendolo in condizioni di inalternatività a se stessi e di perpetua riproposizione dei medesimi problemi irrisolti.

Ecco come la casta politica della corporazione mantiene il potere in modo sempiterno e crea condizioni di intoccabilità e di impunibilità sine die:

mantenendo il popolo diviso, in eterno contrasto, senza mai assolvere alla funzione politica primaria di risoluzione dei problemi dei cittadini, certi che, una volta “liberalizzato” il mercato del consenso elettorale e della pubblica opinione, nessuno e mai più potrebbe mantenere il potere per lustri e lustri, per decenni e decenni, così come avveniva nella democrazia bloccata della prima repubblica.

Un popolo ignorante, ha sempre fatto la felicita di una casta politica arrogante.

Ma da qualche tempo, c’è chi dice no.

Per la prima volta nella storia della repubblica italiana, esiste una parte politica che chiede libertà alle istituzioni e non potere fine a se stesso, e nel contempo, offre libertà al popolo, vero destinatario di ogni beneficio del potere pubblico.

La politica del dividi et impera agonizza paralizzata e senza idee.

La politica della libertà, della sicurezza e della giustizia sociale e civile, mette a segno un altro punto importante contro la casta delle corporazioni del prepotere pubblico, quella che resta sempre lì, al potere, dividendo e dominando il popolo sovrano anziché servirlo ed onorarlo.

Un’altra pagina di storia si sta scrivendo.

La scrivono capitani coraggiosi, uomini e donne liberi, un popolo che non vuole più essere diviso e dominato.

Da nessuno e per nessun motivo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura di Roberto Maroni?

venerdì, 22 luglio 2011

Chi ha paura dell’azione politica di Roberto Maroni?

Chi teme che il maronismo possa divenire un indirizzo politico condiviso e partecipato da parte del popolo sovrano?

Facciamo un piccolo elenco degli avversari del maronismo e delle motivazioni che li uniscono.

Hanno paura di Roberto Maroni coloro i quali non voleveno che si varasse in Italia una riforma del lavoro, sentita come necessaria ed urgente, per consentire al mondo del lavoro italiano di adeguarsi a quello globale e concorrere con esso al fine di far sopravvivere le aziende italiane ed i lavoratori italiani.

Ne ha paura quella parte del sindacalismo del lavoro dipendente che ha sempre sostenuto gli scontri di piazza piuttosto degli incontri con i sindacati dei datori di lavoro al fine di salvare il salvabile nel mondo della produzione e del lavoro.

Ne hanno paura le Brigate Rosse che aggredirono con violenza assassina il Maroni ministro del Welfare abbattendo fisicamente il Prof. Marco Biagi, uomo e tecnico vicino alla sinistra, che contribuì a scrivere la riforma del lavoro e venne per questo ucciso dal terrorismo brigatista e comunista.

Ne ha paura la sinistra politica italiana, che nel governo successivo a quello che vide nascere la riforma del lavoro, distrusse parcellizzando il ministero del welfare in ben cinque piccoli ministeri, rendendo così impossibile il suo funzionamento, come impossibile fu per il governo Prodi riuscire a riformare alcunchè nel sistema welfare, in un modo così determinato da far intendere che la distruzione del ministero del welfare aveva proprio la unica volontà di impedire che si riformasse rendendolo più efficiente e rispondente alla realtà contemporanea il cosìddetto stato sociale.

Ne ha paura la potenza nucleare francese, che proprio grazie ad un sistema del welfare eccessivo, richiama da tutto il mondo mussulmano moltitudini di famiglie islamiche che, proprio grazie al welfare francese, vivono molto bene senza dover lavorare nemmeno un giorno della loro vita, godendo in senso di privilegio e di abuso, del sistema di assistenza sociale francese.

Ne ha paura il presidente francese Nicolas Sarkozy, che alimenta ancor più la spinta dei flussi migratori verso l’Italia con la guerra in Libia, una guerra travestita da aiuto umanitario che ha invece il solo fine di mettere le mani sulle risorse energetiche libiche a danno dell’Italia che viene ancora una volta invasa da profughi provenienti dal bacino del Mediterraneo.

Na ha paura l’Unione Europea che, sulla questione dei profughi e del governo dei flussi migratori in entrata nel territorio europeo, è stata battuta più e più volte dalle politiche maroniane, tutte volte alla mera applicazione del Trattato di Scenghen, prima abiurato, poi modificato e poi lasciato invece invariato da una Unione Europea messa al muro della propria incapacità politica nella difesa dei confini comuni e nel governo della libera circolazione all’interno dei paesi UE dalla pregevole azione politica del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Ne ha paura l’entità europea, nata sotto la stella dell’annessione dei paesi che la compongono piuttosto di una libera scelta degli stessi di aderire ad una entità sovranazionale federale, che lasciasse liebro arbitrio e margini di manovra alle identità nazionali pur restando in una unione federale, più efficente e meno costosa di questa inutile e pessima Unione Europea della burocrazia e dell’incapacità politica.

Ne ha paura il complesso malavitoso e delinquente, criminale e connivente delle organizzazioni mafiose che vengono costantemente contrastate e per la prima volta nella storia della repubblica italiana, battute decisamente dallo stato grazie al sistema ideato dal ministro Maroni per contrastare le organizzazioni camoristiche campane ed adottato con altrettanto successo contro le altre organizzazioni mafiose storiche italiane.

Ne ha paura il leader della Lega Nord Umberto Bossi, superato quotidianamente dall’azione maroniana e timoroso di perdere improvvisamente quanto certamente il controllo del movimento leghista, espressosi all’annuale riunione di Pontida per una candidatura di Roberto Maroni a premier e per un abbandono immediato della riforma federalista in virtù di un ritorno al primario obiettivo statutario secessionista.

Ne ha infine paura il premier Silvio Berlusconi, che in questi giorni risulta essere molto adirato per la presa di posizione del ministro dell’Interno Maroni sul caso del sì della Camera all’arresto del parlamentare pdl papa, l’ennesimo caso scandaloso scoppiato all’interno di quello che il nuovo segretario, il siciliano Alfano, ha avuto l’ardire di volere come “il partito degli onesti”.

Ora sappiamo con più chiarezza chi ha parura di Roberto Maroni e perchè.

Ora sappiamo con più chiarezza perchè Roberto Maroni risulta essere il politico più amato e condiviso dei tanti leader di facciata che tentano di emergere dalla palude degli scandali politici italiani, assolutamente imparagonabili alla figura di Roberto Maroni, nettamente superiore a tutte i mezzi busti presenti oggi nel panorama politico italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana

giovedì, 21 luglio 2011

Fottere il prossimo tuo, non fare nulla e non lasciare che altri possano fare, non riformare ne cambiare niente e soprattutto, non consentire che altri riformino ovvero mutino lo status quo della dittatura abusiva della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Questo è il dogma vincente della inciviltà italiana, questo è il male assoluto che uccide il popolo italiano, questo è il comportamento negativo che sta suicidando il paese intero, sia quello che condivide, alimenta, promuove e progapa questo comportamento, sia quella parte del paese e del popolo che non lo condivide affatto.

Alcuni esempi della fregature, delle prese in giro, delle frodi e delle truffe che “questo stato democratico” ha assegnato al popolo sovrano:

– nel 1993 un voto referendario, strumento di democrazia diretta, determina con il 90% dei consensi l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (la madre di tutte le corruzioni politiche);
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu cambiare il nome alla vecchia legge (Piccoli) del 1974 e rinominare il finanziamento pubblico ai partiti come “rimborso elettorale” ed il voto referendario fu aggirato, truffato, delegittimato:

il principio del finanziamento pubblico ai partiti, abrogato dal popolo sovrano, venne di nuovo sostenuto normativamente e soprattutto rifinianziato.

– nel 1985 un altro voto referendario determina con l’80% dei consensi l’introduzione della “responsabilità civile dei magistrati che sbagliano”;
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu approvare in parlamento una legge che sottraeva il magistrato che sbaglia alla propria responsabilità civile, facendola ricadere invece sull’ente stato:

così il magistrato che sbaglia, continua a sbagliare (quanti sono i delinquenti ed i mafiosi che escono dal carcere per errori tecnico-giuridici, errati calcoli temporali dei processi e decorrenza dei termini?) e fa pagare il conto allo stato, invece di pagarlo di tasca propria, con il paradosso che, la casta politica dei truffatori di professione, fa pagare al popolo sovrano un errore che danneggia proprio i cittadini che sono vittime della cattiva amministrazione della giustizia.

La vera truffa alla napoletana, la frode professionale, la scorrettezza assoluta, l’infedeltà incarnata, la slealtà rappresentata:

questa è la casta politico-burocratico-partititica che gestisce il potere pubblico in nome del popolo sovrano, contro gli interessi del popolo sovrano.

E questi sono solo alcuni esempi:

potrei tranquillamente pubblicare (come già fanno altri civilissimi, dignitosissimi, democraticissimi e liberissimi blog italiani), la lista completa dei politici indagati per corruzione, falso ideologico, abusi vari e continuati del potere pubblico, per confermare che è sicuramente la casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano il male assoluto italiano, confermando che solo una assoluta distruzione di questa casta rappresenti l’unica via d’uscita futura per il popolo che lavora e per le famiglie che combattono quotidianamente per una vita dignitosa o per la mera sopravvivenza.

La truffa italiana alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana perchè truffa il nord assoggettandolo ad un sud truffaldino, mafioso, fannullone e profondamente ancorato al mondo della illegalità, poiché è ampiamente provato quanto lo stato dei politici e della dirigenza meridionale non contrasti appropriatamente la casta corporativa che abusa del potere pubblico per il proprio interesse e per i propri privilegi contro la tutela degli interessi e la garanzia del popolo sovrano.

In questo stato di fatto e di diritto, lo stato stesso è messo in discussione, nella sua incarnazione di stato criminale e stato criminogeno, nella sua componente maligna di pluralità di caste del potere pubblico che vivono di danaro pubblico, di privilegi pubblici, di intoccabilità pubblica, di impunibilità pubblica, di irresponsabilità pubblica.

Basterebbe una sola norma per mettere le cose al loro posto, riportando nell’alveo della responsabilità personale, politica e professionale quei funzionari dello stato che usano il potere dello stato contro il popolo e non in suo favore, compresi i reati di corruzione e di concussione, reati che vertono entrambe intorno al cardine del potere pubblico politico-amministrativo e burocratico, basta una legge con un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”.

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore qui proposto, le pene minime partirebbero da un minimo di 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere.

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.

Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione, di concussione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione o deceda per decorrenza dei termini.

Ovviamente, come accade in tutti i paesi occidentali, normali, democratici e liberi, se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Si dovrebbe inoltre, reintegrare immediatamente la responsabilità civile personale dei giudici e vietare assolutamente e perentoriamente ogni tipo di finanziamento pubblico ai partiti politici, in ogni caso e per sempre, per restituire legalità ad uno stato che è ormai una feroce dittatura delle caste private che dominano il popolo attrverso l’uso deviato o l’abuso del potere pubblico.

Andrebbe anche imposto un limite temporale ala durata di ogni livello di giustizia, in modo da garantire l’emissione di una sentenza certa, serena e definitiva entro e non oltre 18 mesi dall’inizio del processo (6 mesi la durata di ognuno dei livelli di giustizia previsti: 12 mesi per due livelli, 18 mesi per tre livelli).

Questo dovrebbe assicurare immediatamente lo stato di diritto ai cittadini, questo dobìvrebbe garantire la casta al popolo sovrano.

Immediatamente e senza alcuna ulteriore perdita di tempo.

Ovvero, qualche cittadino coraggioso, dovrà pensare a portare queste eclatanti inottemperanze, omissioni, complicità materiali e morali e degenerazioni del sistema statale italiano degradato da sempre alla solita truffa alla napoletana nei confronti del popolo sovrano, dinanzi a livelli giurisdizionali superiori ed internazionali, che possano accogliere istanze di secessione da parte di quei territori e di quei popoli che avanzassero e manifestassero volontà di secessione da questo stato di fatto e di diritto della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Un cittadino qualsiasi, un cittadino qualunque,un cittadino X.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

napoli fuorilegge: stato omissivo

martedì, 19 luglio 2011

Mentre la nave italiana rischia l’affondamento per manifesta incapacità al governo della sua casta politica, restano ancora aperti enormi squarci di incomprensibile tolleranza di comportamenti anomali condivisi e di stili di vita negativi perpetrati e mai puniti, se non propriamente incoraggiati e/o premiati.

La vicenda della monnezza napoletana e dell’abusivismo edilizio in campania raccontano come si coinsenta da sempre ai napoletani di arrecare danno all’intero paese, imponendo poi con decreti immorali il non rispetto della giusrisprudenza italiana per consentire per l’ennesima volta di trasferire la monnezza napoletana in altre regioni italiane.

Ma c’è di più.

Da quando il comune di napoli vede alla sua guida il magistrato-sindaco Luigi De Magistris, non solo abbiamo assistitio all’evoluzione ancora una volta maligna della crisi del ciclo dei rifiuti napoletani, ma non si è visto nemmeno un solo abbattimento dei palazzi edificati a napoli, costruiti abusivamente e sconosciuti al catasto (ed anche al fisco) per almeno i 7/10 del totale.

Sversamenti di liquami altamente tossici in mare, dispersione nell’ambiente di rifiuti tossico nocivi celati nelle discariche abusive, massacro del marchio made in italy, corruzione dilagante, cosche camorristiche imperanti, illegalità estremamente diffusa e condivisa, enorme propensione alla truffa, tutti questi comportamenti incivili e devastanti non sono mai stati adeguatamente contrastate e puniti dallo stato, che anzi, negli ultimi decreti, offre ancora una volta spreco di danaro pubblico e concede il nulla osta per lo sversamento in altre regioni della monnezza napoletana.

Evidentemente le definizioni di “stato criminale” e “stato criminogeno” coniate da due ministri della repubblica italiana, rimandano il pensiero proprio a questa assenza di ordine pubblico e di uso della forza pubblica per riportare civiltà, sicurezza e giustizia in regioni come la sicilia, la calabria e la campania, veri e propri cancri mortali dello stato italiano.

Lo stato italiano infatti, si è reso sempre manifestamente ed ampiamente omissivo nei confronti delle degenerazioni siculo-calabro-campane, consentendo e per decenni una indisturbata crescita delle organizzazioni mafiose, un dilagare di stili di vita incivili e fondati sulla violazione delle leggi anzichè della loro osservanza.

E se esistono vaste zone e regioni del territorio italiano che rappresentano una macchia indelebile sulla identità ed unità nazionale, lo si deve solo ed esclusivamente ad uno stato omissivo e permissivo, debole e degenerato, vile e disonorato.

Se esistono popoli, territori e regioni laddove la legge dello stato non viene osservata, se e sistono città come napoli che sono completamente fuori dalla legge italiana, tutto questo lo dobbiamo alla assenza di contrasto al mondo delle illegalità da parte dello stato, dalla tolleranza perbenista e perbuonista che lo stato ha sempre voluto dimostrare nei confronti di popoli e di territori che stavano distruggendo l’immagine stessa dello stato, dalle sue fondamenta.

E se questo stato italiano cadrà in una profonda ed irreversibile crisi, la responsabilità di questa condizione negativa ricadrà tutta ed esclusivamente sulle spalle della casta politico-burocratico-partitocratica italiana, ed in particolar modo della dirigenza politica e burocratica meridionale, che ha da sempre tollerato che vaste aree geografiche del territorio italiano fossero lasciate preda del mondo delle mafie e della illegalità condivisa e diffusa, a tutto danno delle altre parti del paese, costrette invece ad osservare la legge e pagare i molteplici danni procurati dai “soliti furbi”.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa politica alla napoletana: promettere sempre, mantenere mai

domenica, 17 luglio 2011

Cosa unisce l’intera casta politica italiana è certamente la sua ferrea volontà di raggiungere e mantenere il potere pubblico con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

Sul come si possa arrivare a conquistare la maggioranza del consenso elettorale le notizie che raccontano di rischieste più o meno esplicite di voti a componenti delle organizzazioni mafiose e gli accordi cui sono costrette le forze politiche deboli e vili con le mafie, descrivono un impietoso scenario di bassezze umane e politiche che vanno dallo scambio voto – favori politici (appalti pubblici, posti di lavoro pubblici, etc) sino a condizioni di vero proprio cointeresse politico-mafioso, ben raccoglibili nella frase del premier che impedì la candidatura del ministro napoletano Mara Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli per non doverla consagnare alla camorra, come fosse già evinto che, un cittadino napoletano, ancorchè ministro della repubblica, non sia in grado e non abbia qualità sufficienti per resistere alle tentazioni delle sirene mafiose.

Sul come invece si conservi tale potere raggiunto con il contributo di simili mezzi vergognosi, non vi è alcun dubbio:

procedere nell’iter tecnico-giuridico per il perseguimento di quelle riforme come il Federalismo Fiscale, procrastinadone invece l’effettiva e completa realizzazione in tempi futuri piuttosto lontani, potendo così scaricare la responsabilità del non raggiungimento di tali promesse riforme su condizioni future non prevedibili e non previste.

Così, la casta politica impedisce il regolare alternarsi delle forze politiche al governo del paese, inchiodandosi alle poltrone del potere, piegando tutto e tutti alla continuazione di un potere che diviene esclusivamente fine a se stesso, e mai e non più fine al raggiungimento della realizzazione dei programmi elettorali.

In sintesi si può disegnare un triste panorama politico ed umano nel quale, le partitocrazie che raggiungono il potere pubblico, evitano subdolamente di raggiungere quegli obiettivi programmatici promessi in campagna elettorale il cui eventuale raggiungimento, svilirebbe ogni altra motivazione di esistenza e resistenza al potere, così come, il raggiungimento degli obiettivi e degli scopi associativi dei partiti e dei movimenti politici, segnerebbe la fine della esistenza stessa dei partiti e dei movimenti, per raggiunto scopo sociale.

Così, si rimanda artatamente ogni obiettivo raggiungibile, continuando a prometterne il raggiungimento, pur rimandando contestualmente sine die la loro effettiva realizzazione.

Questa filosofia deriva direttamente dalla prassi della prima repubblica in pieno stile democristiano, all’interno della cui ispirazione si raccomandava strettamente di promettere un “sì certo e convinto” a coloro i quali si avvicinassero al potere pubblico per ottenere un appalto pubblico o la vittoria in un pubblico concorso ovvero un qualsiasi favore, negandone successivamente la realizzazione di un tale evento, poichè una volta raggiunto l’obiettivo di quei potenziali elettori, non sarebbe stato più possibile indirizzarne e condizionarne il voto ed il consenso.

Uno squallore schifoso trasformato in procedura politica di governo, un vomito umano eretto a prassi politica di riferimento attraverso il male assoluto dell’italia:

la raccomandazione politica degli immeritevoli portatori di voti e di consenso, costituiti a futura dirigenza burocratica a sostegno di questa immonda casta politica.

Questa è la casta politica italiana, questa la loro miserevole condizione umana e politica, questa è la loro classica truffa alla napoletana:

promettere sempre e mantenere mai, occupare il potere con qualsiasi mezzo per non rinunciarvi mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X