Archivio di maggio 2011

De Magistris: il re dei napoletani

martedì, 31 maggio 2011

La città di napoli ha il suo nuovo re:

Luigi De magistris, napoletano doc.

La città potrà contare su un sindaco che restituirà ordine, legalità, sicurezza e pulizia alla citta partenopea.

Infatti, il primo atto politico del novello sindaco napoletano va proprio in questa direzione:

non ci sono soldi per una regolare raccolta differenziata dei rifiuti urbani, non si vuole abbattere gli edifici abusivi di cui è ricchissima la città di napoli, ma il neo sindaco De Magistris ha annunciato che lo stadio sportivo di napoli è troppo piccolo per una grande città come napoli, e propone la costruzione di un nuovo grande e costoso stadio comunale.

Sorpresi?

Beh, io no.

Conoscendo il carattere napoletano, ero sicuro che i primissimi atti del neosindaco sarebbero andati tutti nella direzione di un aumento del consenso popolare e nel dispendio inutile di altri danari pubblici, piuttosto che nella direzione del recupero effettivo della città e della sua vivibilità.

E così è stato.

Napoli si conferma regina dello spreco del danaro pubblico, della illegalità diffusa, della dominanza delle organizzazioni camorristiche.

Ed una tale regina, aveva diritto ad un re che fosse almeno suo pari.

E lo ha trovato.

Signori e Signore, ecco a voi il Re dei napoletani:

Luigi De Magistris.

Un appalto pubblico importante per somministrare danaro alla inesistente economia partenopea, assolutamente dipendente dal danaro pubblico, danaro prodotto da quel gran fesso del nord.

E’ morto il Re Jervolino!

Viva il Re De magistris!

Fra un po i napoletani chiederanno ancora tantissimi soldi allo stato per sanare la loro emergenza rifiuti, si rifiuteranno di pagare le tasse per le loro abitazioni abusive, costruiranno un nuovo stadio ed andranno tutti a gridare:

forza napoli!

Nulla di nuovo sotto il vesuvio:

la stessa puzza di monnezza non differenziata e non raccolta e di case abusive che non vengono abbattute.

La domanda giusta da porsi è:

sino a quando si potrà tollerare che napoli rappresenti una zona franca dalla legalità che consuma enormi risorse finanziarie prodotte in regioni dove il rispetto della legge invece è considerato una condizione di normalità?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Il Nord, l’Expo, Milano e la Lega

martedì, 31 maggio 2011

Così, la Lega resta tagliata fuori dal governo della capitale del Nord:

Milano.

E questo accade proprio alla vigilia di un evento che riceverà finanziamenti e creerà ricchezza per molti e molti anni:

l’Expo 2015.

Contemporaneamente ed a causa di un cavillo pretestuoso, il componente leghista del Consiglio Superiore della Magistratura viene silurato.

L’incorruttibilità leghista non viene premiata dalla casta politico-burocratica italiana.

Anzi, viene sonoramente percossa.

L’analisi di questo dato non sorprende un attento osservatore delle cose pubbliche italiane.

La Lega contrasta le organizzazioni mafiose come mai nessuno prima?

La Lega non si piega alla corruzione dilagante?

La Lega non si inchina alla illegalità diffusa?

E allora, fuori la Lega da quei luoghi che gestiscono ricchezza e governano il potere, quello vero.

Il messaggio è molto chiaro, in specie quello che viene fuori dalle urne milanesi.

Certo, dopo qualche anno di sgoverno delle sinistre a Milano, il consenso alla Lega salirà alle stelle, consentendo una candidatura monocolore leghista alla guida del comune di Milano e con ottime possibilità di vittoria al primo turno.

Ma la sensazione è che, “certo modo di interpretare la politica” che sembrava morto e sepolto nella tomba della prima repubblica, sia invece più vivo che mai, incontrando trasversalmente l’intero arco parlamentare, eccetto la Lega, ormai avversata ed attaccata da avversari e da frange dell’alleanza politica.

Un altro momento di riflessione va fatto nella direzione di quel consenso popolare di sinistra che per un certo tempo ha votato per la Lega Nord:

le scelte governative che hanno letteralmente ignorato il grido di aiuto della popolazione lavoratrice che subisce i salari mediamente più bassi di tutti i paesi europei ed occidentali, hanno creato una frattura nel flusso di questo consenso popolare in direzione della Lega.

Stare al governo del paese è un’arma a doppio taglio per la Lega, costretta e ricattata in questo ruolo dalla estorsione sul federalismo, programmato in base alla fine della legislatura per impedire una “secessione” leghista da questo governo.

Il malumore leghista è profondo:

il nord perde colpi, le popolazioni produttive del nord perdono ricchezza, mentre i fenomeni della corruzione, dell’usura e della mafia attaccano con rinnovata violenza.

E se il federalismo significa rinvigorire l’unità del paese, non sono pochi quelli che potranno non condividere questa scelta.

Un patto di unità nazionale rischia certamente di donare stabilità al paese, ma rischia anche di annullare ogni contrasto a fenomeni che sono connaturati in molti, troppi aspetti della vita politica italiana, tanto che, per esserne sradicati, si rischia di uccidere l’intero organismo.

Pare quasi percepire il senso di un tale scellerato patto avverso al nord:

occorre stabilizzare e normalizzare il paese, compresa tutta quella fenomenologia che lo rende quel che è.

Tutti mafiosi?

Nessuno mafioso.

Tutti corrotti?

Nessuno corrotto.

Tutti italiani?

Nessuno Padano.

Ecco la normalizzazione del paese ancora una volta a totale spesa del nord.

Una restaurazione conservativa appare sempre più delineata nel teatrino politico italiano, una restaurazione che intende chiaramente fermare il cambiamento ed il riformismo in virtù di una normalizzazione e di una stabilizzazione di quel che c’è, così come è.

Ma c’è chi dice no.

E lo fa rischiando un impatto tremendo con un sistema corrotto e corruttibile di uno “stato criminale” che appare oggi riunito e più forte, rinato e ricompattato sotto l’egida dell’unità nazionale a tutti i costi.

C’è chi dice NO a tutto questo, consapevole dell’alto rischio che deriva e comporta un atteggiamento di rigidità contro il magna magna generale di certa politica.

Io dico di NO.

E venga quel che venga.

Ogni battaglia per la libertà e la civiltà ha avuto i suoi caduti ed i suoi conti da pagare.

Il cambiamento in un paese che vuole restare immutabilmente corrotto e mafioso, il cambiamento che impedisce l’arricchimento illecito ed illegale di frotte di servitori sleali dello stato, si contra frontalmente contro chi il potere dello stato esercita, appunto.

La corruzione infatti, è un reato che prevede proprio questa prerogativa:

l’esercizio del potere pubblico al fine di un arricchimento personale.

Spezzare questa catena non è facile e non costa poco.

Ma questa è l’unica via che conduce alla libertà.

Vale la pena pagare un costo anche alto per questo.

Ma non si può perdonare e tacere:

bisogna amputare definitivamente il marcio e punire decisamente i corrotti ed i mafiosi.

Pena di morte per i mafiosi ed ergastolo in regime di carcere duro per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, riciclaggio ed usura.

Non c’è altra strada.

Non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi geopolitica del voto amministrativo

lunedì, 30 maggio 2011

L’Italia non è una, ed il voto amministrativo risponde pienamente a questa disunità e frammentarietà del paese.

Partiamo da Napoli.

Napoli è un conglomerato urbano governato dalla camorra (50 cosche camorristiche nella città e 50 cosche nella sua provincia) che ne condiziona da sempre il voto ed il governo.

Partendo da questa valutazione, il voto dei napoletani incontra per la prima volta una certa ragionevolezza ed una significativa ricerca di libertà dalla camorra stessa.

Fra i tre candidati in ballo, Napoli ha scelto quello meno corruttibile ed attaccabile dalla camorra:

il napoletano Luigi De Magistris.

Scelta intelligente, che rivela una presa di coscienza importante nella città:

se la camorra è il problema principe per cui Napoli è sprofondata nel nulla umano e civile in cui si dibatte quotidianamente, allora occoreva votare l’unico candidato che non avrebbe subito il fascino del richiamo delle sirene mafiose che proponevano, come al solito, un do ut des fra voti e garanzie sugli affari e gli interessi camorristici nella città, emergenza rifiuti in primis.

Questa indicazione che esce dalle urne napoletane non rappresenta però una svolta definitiva nei rapporti fra napoli e la camorra, fra i napoletani ed il mondo della illegalità:

bisogna prestare il massimo dell’attenzione a questo aspetto.

Il sindaco De Magistris infatti, se interpretarà coerentemente la sua lotta al mondo della illegalità e delle organizzazioni camorristiche dovrà, per esempio, ordinare immediatamente l’abbattimento di tutti gli edifici edificati senza il rispetto della legge, provocando nella popolazione una reazione forte e contraria, di profondo dissenso nei confronti della sua amministrazione.

Il voto dei napoletani è quindi leggibile come un voto di profonda protesta rispetto alla casta politica dominante, sia di destra che di sinistra, ma non sembra rappresentare affatto una svolta storica nei rapporti impossibili che intercorrono fra la città e la legalità.

L’altro aspetto da considerare nel prossimo futuro del sindacato napoletano di De Magistris è la gestione dei rifiuti dei napoletani, di quella famigeratata monnezza napoletana che insozza la città di napoli da sempre e macchia l’identità nazionale italiana:

per un cittadino estero, essere napoletano o essere italiano è la medesima cosa, come lo è per chi crede nella inesistente unità italiana, raffigurando un grave errore di valutazione e di pregiudizio storico, morale, politico e sociale, oltre che culturale, economico e territoriale sulla questione dell’unità nazionale italiana, errore che è perdonabile per un cittadino non italiano, ma è imperdonabile per la politica italiana tutta.

Ora, quale interesse dovrebbe avere il premier italiano ad abusare del potere e delle risorse statali per favorire la popolazione napoletana per l’ennesima volta, quando vede non ripagata la sua politica determinante di intervento nella risoluzione del problema comunale della monnezza napoletana visto il risultato elettorale?

Non bisogna infatti dimenticare quale immane sforzo ha dovuto produrre il governo ed a più riprese per ripristinare una condizione di vivibilità e di normalità nella pur ininterrotta emergenza rifiuti a napoli.

Ora, la scelta dei napoletani non corre incontro alla maggioranza politica che sostiene il governo, mordendo così la mano che l’ha difesa, tutelata e ripulita.

La domanda da porsi è:

quale approccio avrà l’amministrazione comunale De Magistris rispetto alla emergenza della monnezza napoletana?

Riuscirà egli con le sole forze della politica comunale a risolvere questa annosa questione?

Questa ipotesi non è credibile.

E allora i napoletani potrebbero ben presto rimpiangere di non essersi turati il naso e di non aver votato il candidato del premier Berlusconi visto che, De magistris, con ogni probabilità, non potrà risolvere da solo alcuna emergenza a napoli, se non ordinando l’immediato abbattimento di una notevole quantità di edifici costruiti illegalmente ed attraverso l’imposizione di gravisssime e pesantissime multe per i napoletani che si rifiutassero di effettuare un conferimento differenziato dei loro rifiuti urbani.

Anche la politica nazionale potrà e dovrà punire i colleghi parlamentari napoletani che hanno a più riprese chiesto di fermare l’abbattimento degli edifici illegali in cambio di un maggior consenso dei napoletani ai due principali partiti di riferimento, PDL e PD, e potrà farlo ripristinando l’immediata esecuzione degli abbattimenti stessi.

Il che, tutto sommato, potrebbe non rappresentare per forza un male, se si vuol civilizzare, normalizzare e porre sotto il controllo della legge una città impossibile come è quella di napoli.

In ultimo va sottolineato come, l’eccezionale contrasto alla camorra napoletana non sia da attruibuire all’opera del PDL o del PD, ma va invece riconosciuto all’opera dello straordinario ministro dell’Interno Roberto Maroni, leghista DOC e varesino, mica napoletano.

Sinora infatti, nessun politico napoletano ha mai messo in discussione l’egemonia della camorra a napoli così come ha fatto Maroni.

Vedremo nel prossimo futuro cosa accadrà:

la battaglia della civiltà a napoli è appena iniziata e De Magistris deve ancora dimostrare tutto in quanto a capacità di amministrare una città impossibile come è la sua napoli.

Ed usiamo volutamente in questo caso il termine “impossibile” per mera pietà umana e carità cristiana.

Passiamo all’analisi del voto a Milano.

La debacle del PDL nella capitale non solo finanziaria del nord appare evidente.

No, non hanno vinto le sinistre, come non ha vinto Pisapia:

ha perso il candidato Moratti (il che rappresenta un fattore molto differente) ed occorre evitare di farsi inutili illusioni su questo aspetto se si vuol condurre una ragionata analisi del dato milanese.

La Moratti era un candidato PDL, affatto carismatico e capace.

Questo pericolo lo aveva intuito il leader leghista Umberto Bossi, che aveva chiesto al premier di lasciare spazio ad una candidatura autorevole e leghista al comune di Milano.

Ma nel PDL esiste una componente politica di contrasto al buongoverno che è molto simile ai suoi candidati:

affatto carismatica e piuttosto incapace.

Per la identica pietà umana e carità cristiana usata nei confronti dei napoletani, evitiamo di approfondire l’aspetto della corruttibilità della popolazione politica pidiellina.

Ma non possiamo soprassedere sulla arroganza con cui la PDL non ha accolto la felice (come sempre) intuizione politica bossiana:

l’arroganza di chi non ha nemmeno intuito politico sufficiente a capire quando è il momento di tacere.

Sintesi.

Il centro sinistra non ha vinto mentre il fantomatico terzo polo fa la figura del pollo, non dimostrandosi determinante in nessuna situazione locale.

Non perde Berlusconi, se non per mera responsabilità di una parte della dirigenza del PDL, che va cambiata e rinnovata al più presto.

Resta immutata, se non addirittura aumentata, la presenza della Lega Nord, che, anche dove perde qualcosa il PDL, mantiene le posizioni precedenti o le supera addirittura divenendo il primo partito (sopra PDL e PD!) come nel laboratorio politico di Gallarate, laddove, pur perdendo la possibilità di esprimere il sindaco, la Lega dimostra che senza questo PDL essa cresce tantissimo, in modo esponenziale.

Il quadro riassuntivo espone in sintesi un centro sinistra ancora immaturo ed affatto rinnovato nella mentalità e negli uomini che deve ancora dimostrare tutto sulla capacità di non mollare un eventuale alleato leghista durante il governo di una città come del paese.

Nel contempo, il quadro politico nella alleanza di governo fra Lega e PDL fa pendere la bilancia ancor più sul fedele e capace alleato leghsita.

In definitiva, si appura come nessuna nuova o vecchia maggioranza può fare a meno della Lega.

Fatto che il PDL dovrà accettare o soccombere.

Fatto che il PD dovrà meglio interpretare, non potendo sputare continuamente sul buongoverno leghista nelle campagne elettorali e pretendere contemporanemente di imporre una alleanza politica alternativa a quella attuale senza presentarsi con uomini e idee all’altezza del compito.

Ancora una volta, si realizza che nella politica italiana, sono Tutti Pazzi per la Lega Nord.

In un modo o nell’altro ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La crisi dell’islam non produce libertà e democrazia

lunedì, 30 maggio 2011

La crisi che devasta le società mussulmane nel mondo, non trova la via per la Libertà e la Democrazia.

Il basso grado di civiltà che consente la religione islamica, impedisce alle popolazioni mussulmane di progredire nel benessere e di incontrare quella libertà individuale necessaria alla costruzione di ordinamenti statuali democratici.

Le notizie di continue repressioni dei moti popolari nei paesi islamici e delle violenze che subiscono gli insorti da parte delle dittature islamiche, raccontano quotidianamente di un quadro di difficile soluzione, anche nei casi in cui le potenze occidentali intervengono in favore degli insorti.

Gli accordi fra gli interventisti occidentali ed i capi della ribellione infatti, non sembrano indicare cambiamenti di rotta tali da far prevedere la nascita di liberi stati democratici quanto invece la mera sostituzione del dittatore di turno, sempre in nome dell’islam.

Ma ad un attento osservatore non può sfuggire che la crisi del mondo mussulmano trova un unico denominatore:

la religione islamica, appunto.

Pare infatti impossibile coniugare l’islam con la democrazia e questa incompatibilità, rende vano ogni sforzo dell’Occidente nel favorire una primavera democratica in un mondo arido di libertà come quello mussulmano.

A meno che non si voglia intravedere in questa volontà altruistica ed umanitaria, una tutela di interessi economici nazionali legati allo sfruttamento delle risorse energetiche di cui sono ricchi solo alcuni di questi paesi.

Mentre il numero dei caduti delle forze militari e dei contractor occidentali salgono vertiginosamente, la stabilità dei paesi islamici in crisi non aumenta e non si intravede nemmeno una fine della durata di questi interventi.

Passa sempre più il pensiero che restare in quei paesi sia assolutamente inutile, come inutile si dimostra la perdita di vite umane e di mezzi finanziari che questi interventi costano al mondo occidentale.

E pare non valere nemmeno il pensiero che abbandonando l’intervento militare si destini il mondo mussulmano da restare ostaggio del retaggio islamico più integralista e fondamentalista, visto che non si ha nemmeno il coraggio di sterminare le tribù talebane, responsabili di gran parte degli eccidi e delle violenze.

Così,la situazione resta in una perenne crisi, costosa e sanguinaria, senza via d’iscota e senza speranza di veder vincere libertà e democrazia.

Ma allora, cosa ci stiamo a fare noi italiani in quei paesi e per quale scopi, quali utilità, quali obiettivi?

Passa sempre più il pensiero razionale che, senza la distruzione totale delle componenti tribali che terrorizzano il globo moderno e senza l’abbandono della religione islamica, dimostratasi ampiamente incompatibile con il sistema democratico statuale, le popolazioni mussulmane non troveranno soluzione di continuità alle loro crisi sociali, economiche e religiose.

Ma si prende atto che, i talebani non verranno sterminati e l’islam resterà l’unica religione degli stati etici religiosi islamici.

Una domanda sorge spontanea e ragionevole:

ma allora, cosa ci stiamo a fare noi occidentali in quei paesi?

Via da lì, subito.

E che si tengano stretto il loro maometto stupratore di bambini e guerriero, che muoiano pure di fame facendo arricchire incredibilmente i loro imam ed i loro folli dittatori, che stiano in assenza di libertà e senza democrazia visto che non le vogliono.

E soprattutto, che restino a casa loro, poiché non è ammissibile che essi invadano l’Italia e l’Europa portandosi dietro un irrinunciabile, intraducibile e non integrabile bagaglio religioso e culturale arrogante ed ignorante, violento ed altezzoso, razzista e sessista.

Che ognuno resti padrone a casa propria, e finiamola così.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La dittatura della Casta e la schiavitù del Popolo Sovrano

domenica, 29 maggio 2011

Siamo in piena crisi economica, successiva ad un periodo di recessione.

La crisi economica è globale, così come la crisi finanziaria che l’ha provocata.

I paesi a democrazia avanzata, in rapida crescita economica e sociale ovvero i paesi civili del mondo occidentale sono in ripresa economica.

L’Italia no, recede ancora, ovvero è appena stabilizzata su di una crescita di poco superiore allo zero.

I fattori che sono alla base di questo andamento in controtendenza li conosciamo oramai a memoria:

una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, spesso corrotta, sempre parassitaria del sistema;

una pressione fiscale eccessiva;

una iperburocratizzazione che inibisce l’insediamento di nuove attività imprenditoriali;

una giustizia tardiva ed ingiustamente punitiva del sistema produttivo come del lavoro privato, che inibisce gli investimenti dall’estero;

una casta politica fannullona, parassita, corporativa, immatura, maleducata, incivile e corrotta;

un sistema statuale che nella sua forma di stato di diritto, non è sovrapponibile allo stato di fatto, ovvero a quel paese reale che non si sente rappresentato, tutelato e garantito dallo stato di diritto.

Potremmo andare avanti, sino a toccare la mafiosità dei sistemi, ma al fine della nostra escursione in questo paese della dittatura di casta e della schiavitù del popolo, possiamo fermarci a questa analisi.

Le aziende fuggono via dal paese, esternalizzando i loro impianti produttivi in paesi meno burocratizzati e corrotti del nostro, ed esportando nei paradisi fiscali i loro utili, così sottratti al fisco attraverso una massiccia evasione.

L’apparato pubblico continua ad erogare servizi non adeguati al grado di sviluppo del paese e continua a pesare in modo opprimente sulla spesa pubblica, proprio quella spesa che sta portando l’Italia alla rovina con un debito pubblico esorbitante.

I lavoratori dipendenti pubblici sono presenti in un numero superiore di sei o sette volte alla media europea, pesando gravemente sul bilancio statale, denunciando un assenteismo dal lavoro ingiustificato e contando su di una pressochè assoluta immunità dal licenziamento ovvero dalla decurtazione dello stipendio in caso di crisi, come accade in questi tempi.
Inoltre, i dipendenti pubblici rientrano nella categoria dei potenziali corrotti e corruttori insieme alla casta politica, essendo la corruzione originata da abusi e delitti commessi nell’ambito delle funzioni pubbliche, e non di quelle private.

I lavoratori dipendenti privati sono coloro i quali sorreggono le sorti del paese rappresentandone l’unico fattore produttivo autentico del mondo del lavoro, ma altresì esposti al licenziamento come ad una contrattazione del lavoro eccessivamente politicizzata e sindacalizzata, molto distante dalle loro reali esigenze.
Percepiscono gli stipendi più bassi della media dei paesi europei.

I lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, sono gravati di un enorme peso fiscale cui non possono sottrarsi, avendo la normativa italiana lasciata la possibilità di evadere facilmente il fisco alle attività autonome, imprenditoriali e societarie, ma proibendo punitivamente di fatto e di diritto l’evasione fiscale ai lavoratori dipendenti, che sono colpiti alla fonte ed in modo preventivo dal fisco.

Per tutti i motivi elencati il rischio di povertà aggredisce principalmente la categoria dei lavoratori dipendenti privati, in modo quasi esclusivo, colpendo così proprio la stratificazione sociale e del lavoro più produttiva e contestualmente più debole di tutte le altre.

Ecco in sintesi, quella che oggi possiamo definire come la dittatura della Casta dei Furbi e la schiavitù del Popolo Sovrano dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Schiavi a tutti gli effetti, privati anche della libertà di evadere il fisco, che di questi tempi equivale all’annullamento di un ammortizzatore sociale importante cui tutte le categorie su esposte possono accedere, tranne quella dei lavoratori dipendenti che pagano sino all’ultimo euro della tassazione imposta dallo stato.

Ecco dimostrato in poche parole come, lo stato italiano abbia ridotto in schiavitù quei cittadini che producono effettivamente quella ricchezza di cui tutte le altre categorie su elencate si soddisfano ampiamente, in un regime che potremmo definire “di esclusiva dittatoriale”, eliminando ogni logica e razionale ripartizione della ricchezza prodotta.

Ecco dimostrato che questo, non è un paese normale, non è uno stato democratico, non è una nazione civile.

Un moto popolare devastante e rabbioso, solo questo si merita questo paese snaturato e razzista nei confronti dei suoi concittadini più deboli e maggiormente produttivi.

Giovambattista Vico nelle sue parabole evolutive dei corsi e ricorsi storici, sarebbe una lettura interessante per le caste privilegiate e profondamente razziste che sfruttano un popolo in modo così indecente.

Il popolo è ignorante, il popolo è fesso, questo pensa questa casta arrogante e prevaricatrice.

Ma il popolo è anche quello che ha detto la parola fine a tutte le dittature di questo mondo.

Il popolo dei fessi e le caste dei furbi.

Il popolo dei lavoratori e le caste mafiose.

Il popolo delle rivoluzioni ed i patiboli sporchi del sangue dei furbi.

Uno scenario storico possibile questo.

Uno scenario storico che potremmo certamente definire come un “Déjà vu”, che è la sensazione di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

Appare vero in tutti e due i significati.

Una ispirazione sindacale, corporativa, rivoluzionaria e reazionaria potrà ricorrere storicamente per vedere di nuovo i treni italiani arrivare e partire in orario, per rivedere affermati i diritti dei lavoratori, per restituire le terre a chi le coltiva, per osservare stupiti una città costruita in cento giorni senza che alcuna mazzetta sia stata pagata?

Questo è il nostro destino?

Questo il nostro futuro?

Come?

Avete paura di una dittatura?

Perchè, questa che viviamo, non è forse una feroce e maligna dittatura della casta dei privilegiati?

Chi vivrà, vedrà.

Firmato:

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto l’Incorruttibile

La strana storia di un paese in rovina

venerdì, 27 maggio 2011

Le classifiche mondiali vedono l’Italia perdere sempre più posizioni nella gerarchia economica e politica nel mondo contemporaneo.

Gli indicatori dei salari italiani rapportati a quelli del mondo occidentale disegnano una povertà imminente per chi vive di lavoro dipendente, in specie nel settore privato.

L’oppressione fiscale scaccia le aziende italiane verso paesi meno esosi che erogano servizi pubblici efficienti e dotati di una burocrazia che non divenga una pesantissima palla al piede del sistema economico ed imprenditoriale.

L’assenza di una giustizia tempestiva e l’inaudita durata dei processi inibisce gli investimenti di capitale privato dall’estero, spaventati dalla possibilità di vedersi stravolgere le strategie e gli investimenti aziendali da una sentenza negativa o da una sentenza positiva che non arriva mai.

E se la Casta Burocratica dei dipendenti pubblici costa troppo e produce poco e male, la Casta Politica pare proprio non essere da meno.

La mancata maturazione di una sinistra politica moderna e democraticamente orientata, mantiene in uno stato di “prolungata democrazia bloccata” l’alternanza al governo del paese come delle regioni, delle province e dei comuni.

Un centro destra che potrebbe essere egemone invece, si spacca ciclicamente sotto il peso di tradimenti politici abbietti, aventi come scopo dichiarato impedire le riforme che urgono al paese ricattando la maggioranza di governo al costo di misere ambizioni personali travestite da idealità ridotte ad aspetti propagandistici e formali.

In particolare il Federalismo, la riforma della giustizia, la riduzione delle costose poltrone del (pre)potere politico, l’incremento di efficienza della Pubblica Amministrazione, l’abbattimento dei costi eccessivi nella erogazione dei servizi al cittadino-lavoratore ed al cittadino-imprenditore, questi, come molti altri aspetti relativi alla evoluzione e della crescita del paese, vengono costentemente osteggiatti, contrastati o ricattati, al fine di non ammettere che le proposte politiche della maggioranza di governo ed in particolare della componente leghista, sono le uniche proposte valide sul tavolo della discussione politica.

Non si vuol dare ragione a chi ne ha da vendere, non si vuol accettare la sconfitta politica, non si vuol ammettere che altri abbiano sempre ragione e che troppi parrucconi incipriati che elevano spesso e volentieri grida di tutela del sistema stato così come è disgraziatamente oggi, occupino arbitrariamente posizioni di rilievo politico ed istituzionale quando intere generazioni di giovani capaci e preparati vengono impediti all’accesso nelle stanze del potere pubblico e statale.

La conservazione di privilegi e poteri a fini personali o di casta, questa, è molta parte della politica contemporanea italiana.

Il risultato complessivo è che il paese è in rovina, non cresce nei momenti di crescita complessiva e decresce nei momenti di stagnazione e di crisi economica e finanziaria.

Scappano i cervelli, fuggono le aziende, emigrano i capitali:

è una continua secessione di intere parti della società civile e produttiva, una secessione della Italia Privata da quella Pubblica.

Tutti scappano da un paese in rovina, fuggono da uno stato che non funziona, si dileguano dinanzi alla corruzione, si eclissano soffocati dall’usura, prendono il volo tiranneggiati dalle organizzazioni mafiose.

Non c’è giustizia in questo paese in rovina, non c’è speranza, non c’è futuro.

La dissociazione è una costante quotidiana, gli scismi polverizzano la volontà popolare, le scissioni amputano le gambe alle riforme, le spaccature tradiscono l’interesse comune:

è tutta una secessione.

Il leghismo applicato alla realtà rappresenta l’unica via d’uscita da una simile condizione di decadenza e di declino, ma viene sempre più ostacolato nel suo cammino.

Così, anche l’unica parte politica in grado di esprimere uomini e donne di valore a supporto di proposte politiche intelligenti e razionali federaliste, viene isolata e diffamata quotidianamente, portando a riconsiderare i leader leghisti che un ritorno alla scelta secessionista invece che navigare le fetide acque della politica dei palazzi del prepotere romano, paghi maggiormente i sacrifici e gli sforzi sinora compiuti per riformare il paese.

Pare proprio che, da una condizione di stupro continuo dello stato di diritto nei confronti dello stato di fatto, si possa uscire solo grazie ad una secessione, a tutti i livelli, in tutti i contesti, in tutti i settori, in tutte le stratificazioni sociali ed economiche.

E non è detto che una secessione effettiva nel paese, non sia la migliore risposta alla strana storia italiana, lastricata di tutele di caste inutili e costose e murata in una continua mancanza di difesa del popolo sovrano.

Il moto popolare secessionista non trova sfogo in questa Italia invalida e comatosa, aprendo scenari di secessioni verticali, trasversali ed orizzontali nel paese, scenari secessionisti che sono già in atto da tempo, secessioni che dissanguano sempre più il paese delle migliori energie, delle migliori menti, delle migliori braccia, delle migliori gambe.

O forse la secessione territoriale appare come naturale conseguenza di quella secessione che è già in atto all’interno del paese, una secessione che indica come certa casta politico-burocratica, certe corporazioni e certe mafie, non vogliano mollare la presa sulle finanze statali, sugli appalti pubblici, sui finanziamenti pubblici, sul lavoro pubblico, sui servizi pubblici, sulle poltrone del potere pubblico.

Ma che sia la prima secessione conseguenza naturale della seconda o viceversa, non fa differenza ormai, visto che il paese reale si mostra semrpe più spaccato e diviso di fronte ad una unità nazionale che impoverisce il popolo ed ingrassa i furbi, premia i fannulloni ed i racomandati e punisce severamente i probi ed i meritevoli con la punizione massima:

la schiavitù del merito al demerito, dell’azienda sana all’azienda mafiosa, del lavoratore probo al lavoratore fannullone, del cittadino partecipativo al cittadino rassegnato.

E se estirpare i mali che infestano il paese diviene opera sempre più difficile ed impossibile, allora amputare diviene preferibile al morire.

E se lo stato vuol liberarsi dall’anti-stato, non è forse meglio scindere ciò che non può convivere?

Dilemmi importanti si affacciano al nostro presente.

Dilemmi dai quali non si può sfuggire.

Governare questo presente è un dovere:

chi rifugge da questo imperativo lo fa solo per interesse.

Chi vuol lasciare tutto così come è, lo fa solo perchè gli sta comodo questo sistema statuale corrotto e corruttore.

E’ venuta l’ora di smettere di fuggire, è venuto il momento di affrontare la strana storia di un paese in rovina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il modello multietnico è fallito, come pure il modello comunista

martedì, 24 maggio 2011

Viaggio a Foggia, nella Puglia governata da Vendola.

Tunisini a gruppi e famiglie che scavano con le mani nei cassonetti dei rifiuti, tunisini ricoverati in ospedale, tunisini a frotte nelle mense dei poveri, tunisini galvanizzati in feste di piazza della sinistra che inneggiano alla migrazione e chiedono di affidare il voto agli immigrati.

Una follia terribile aleggia in queste lande.

La resa della società civile pugliese alla volontà suicida della sinistra, corrisponde alla fine della civiltà pugliese in quanto tale, alla fine del modello religioso cristiano, alla fine del modello culturale italiano, svenduto allo straniero mussulmano.

Quel che accade oggi in Puglia, può essere rivelatore e di monito a quei milanesi che intendono dare credito all’allucinante programma elettorale del candidato delle sinistre Pisapia, il quale ha incentrato tutto il suo programma sugli stranieri, e non sui milanesi, sui mussulmani, e non sui cristiani, sui tunisini e non sugli italiani.

Anche gli affezionati sostenitori dell’unità italiana dovrebbero provare ripugnanza e sdegno di fronte a tali assurde pretese in favore di un modello culturale multietnico che è già fallito in tutta Europa.

Ed è proprio il fallimento sociale, cultutale e politico delle sinistre comuniste a sostenere e favorire l’ingresso di immigrati clandestini in Italia, consegnando loro un diritto al voto per compensare il netto rifiuto delle popolazioni italiane alle folli proposte politiche delle sinistre.

L’obiettivo politico sembra molto più che evidente:

sostituire gli italiani con gli immigrati dai quali si spera gratitudine e consenso.

Uno squallore inaudito, un suicidio civile senza alcuna giustificazione, un tradimento inaccettabile del popolo sovrano, della tutela e della garanzia dei suoi interessi e dei suoi diritti.

In tutti i paesi europei è stata abbandonata la speranza di una convivenza fra popoli, culture, culture e religioni incompatibili fra loro, mentre in Italia le sinistre puntano tutto il loro programma in quella multietnicità che sta provocando enorme dissenso popolare ed un sentimento di netto rifiuto ad un modello di convivenza e di integrazione che è fallito in partenza.

Uno zingaro, un rom, non andrà mai a scuola e non avrà mai un lavoro, un rom non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Un mussulmano non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione: un mussulmano non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Così come un comunista non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.

Un comunista non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Il residuo comunista italiano tenta di uccidere la società ed il modello italiano al solo fine di imporre il modello comunista attraverso una sostanziale modifica della società italiana e del popolo sovrano al fine di ceare artificiosamente quel consenso che viene loro negato loro e da sempre dal popolo italiano.

Se maometto non va alla montagna, la montagna andrà da maometto.

Così i comunisti italiani procedono nello spostare la montagna italiana per genufletterla al cospetto dell’islam.

Votare Vendola o Pisapia, significa votare islam, votare mussulmano, votare anti-pugliese, votare anti-italiano.

Orgogliosi italiani tanto affezionati all’italianità ed alla sua unità:

dove siete?

In queste elezioni si misura una identità culturale, sociale, storica e religiosa:

o gli italiani bocciano il modello Vendola-Pisapia, ovvero avalleranno l’osservazione che questo paese non sia unito, non abbia una identità nazionale unica ed univoca, non debba necessariamente e forzatamente restare unito per servire popoli stranieri invece del popolo sovrano.

Questa è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.

E le guerre, si sa, non finiscono mai in pareggio:

ne resterà uno solo, sopravviverà un solo modello.

Bisogna votare secondo coscienza sapendo di votare per il popolo italiano o contro il popolo italiano.

Sempre che il popolo italiano sia unito, sia uno solo e sia disposto a scomparire in favore degli stranieri.

Sopravvivere o soccombere, questa è la scelta.

Ed ora, votate.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Mafia è un Cancro? Errore, è un virus

domenica, 22 maggio 2011

Il Tumore Maligno, altrimenti detto Cancro, si presenta spesso come un agglomerato organico con tentacoli ricoperti di piccole propaggini simili a spore.

Per questo motivo il Cancro viene spesso definito come una Piovra, per similitudine di forma.

Nella realtà sociale invece, la Mafia viene definita un Cancro a causa della sua elevata aggressività ed infiltrabilità del tessuto sociale e delle sue propaggini molto simili ai tentacoli di una Piovra.

Ma viene altresì definita come un Cancro per la sua similitudine degerativa cellulare:

convivono nello stesso organismo cellule sane e cellule tumorali.

Questa condizione rende difficilissima la cura di un Cancro, poichè il metodo di cura principale, non distingue nella sua azione assassina fra cellule sane e cellule tumorali, uccidendo le prime e le seconde in egual modo.

La terapia oncologica chimica rallenta solamente il processo di aggressione del Cancro, non lo risolve definitivamente.

Il processo tumorale procederà comunque indisturbato, solamente rallentato.

La casistica cinematografica ha proiettato la visione mafiosa come un attacco tentacolare, dando vita alla definizione di Piovra Mafiosa.

Ma questa visione non è esatta.

Il Cancro Mafioso non è una patologia oncologica maligna, ma è una infezione virale, almeno nell’aspetto della sua trasmissione sociale.

Analizziamo questo aspetto.

Prendiamo a prestito dalla cronaca una notizia che aiuterà la migliore comprensione della trasmissione di quello che, d’ora in poi, definiremo come il Virus Mafioso.

Il Presidente di un Tribunale viene arrestato con l’accusa di Corruzione.

Sono circa una sessantina gli episodi al vaglio della Magistratura Inquirente nel caso in oggetto, episodi che coinvolgono altrettanti avvocati, al momento ritenuti persone informate sui fatti.

Il Presidente del Tribunale, nonostante esistano i motivi per un suo isolamento, viene messo agli arresti domiciliari e non in regime di detenzione carceraria, a dimostrazione del fatto che la legge in Italia, non è uguale per tutti.

Ora, cancellate dalla mente i nomi legati a questi fatti e concentrate la vostra attenzione su come si è trasmesso il Virus Mafioso all’interno del potere dello stato, infiltrazione sempre ricercata dalle organizzazioni mafiose.

Ohps, il termine infiltrazione non è più idoneo nella nostra analisi, meglio utilizzare il termine “contaminazione”.

Fra i casi ipotetici di reato presi in oggetto dalle indagini della magistratura, vi è quello di due pregiudicati calabresi che avrebbero ottenuto favori nella attenuazione delle misure cautelari disposte nei loro confronti disposte, come prescrive la legge, dal presidente del Tribunale.

Ma anche Boss della criminalità organizzata avrebbero concesso doni in danaro ed in oggetti preziosi ed in altra natura al presidente del Tribunale in cambio di favori sia in campo penale che civile.

Ora, analizzando in modo asettico tale situazione, potremo concordare tutti su di un fatto ineluttabile:

il Virus Mafioso si diffonde e si trasmette all’interno di un canale molto ben individuabile:

la Corruzione dei pubblici funzionari, dei pubblici ufficiali, dei dipendenti pubblici e degli amministratori che esercitano poteri dello stato.

Come vedete, l’infiltrazione mafiosa del concetto tumorale avviene nel momento in cui cellule cancerogene mafiose spostano la loro attenzione in territori differenti da quelli di origine, mentre la trasmissione virale avviene attraverso il metodo corruttivo.

Se affianchiamo questa analisi al livello di corruttibilità che esiste in Italia, potremo comprendere meglio con quale rapidità questa infezione virale rischia di estendersi, infettando irrimediabilmente tutto il Paese.

Attenzione però, a non cadere in un errore di interpretazione piuttosto grossolano:

il presidente del Tribunale ed i sessanta avvocati coinvolti in questa vicenda giudiziaria non sono dei soggetti mafiosi, ne tantomeno hanno aderito o sono stati affiliati ad alcuna organizzazione mafiosa, almeno da quanto emerge dalle rilevanze delle indagini che sono state rese pubbliche e dalle quali traiamo un mero spunto analitico, anche se, visto il numero di soggetti coinvolti, il reato associativo non sarebbe da escludere a priori.

Eppure, questi soggetti che definiremo non viralmente contagiati, agiranno in modo veloce ed efficace per trarsi di impaccio da questa brutta faccenda, utilizzando tutti i metodi a loro disposizione per limitare i danni.

Aggiungiamo che, per un presidente di Tribunale ed una non marginale parte dell’avvocatura di una città, essere a conoscenza di scheletri nascosti negli armadi altrui, non è un fatto incidentale, ma una sorta di deformazione professionale:

non è infatti possibile pensare che tutti i comportamenti previsti dalla legge come penalmente perseguibili siano valutati in un pubblico processo, a cominciare dal limite delle prove necessarie ad avviare un procedimento penale nei confronti di chiunque.

Credete che questi soggetti coinvolti in una indagine della magistratura non utilizzeranno ogni arma in loro possesso per evitare il peggio?

Certo, essi non sono dei soggetti contagiati dal Virus Mafioso, così come lo sono tutti gli altri soggetti che potrebbero subire condizionamenti o pressioni da loro, ma attraverso la loro influenza e la loro conoscenza degli ambienti, essi sono la migliore arma involontaria ed incosciente di trasmissione del virus stesso.

E’ infatti nel magma dei favori e delle prebende, delle clientele, della illegalità diffusa e della corruzione dilagante che il Virus Mafioso si estende rapidamente.

E’ certamente questo il metodo di trasmissione del Virus, presso soggeti che non si sarebbero mai sognati di aderire ad alcuna organizzazione mafiosa, ma che, altrettanto certamente, agendo in favore della prorpria tutela e difesa, concorreranno involontariamente a diminuire l’impatto punitivo della legge anche su gli altri soggetti coinvolti.

Ecco come il Virus Mafioso si estende minando alla base il potere statale, contagiando continuamente dall’interno del sistema legale e civile, e che finisce per agire involontariamente come metodo di difesa.

E maggiore è il potere ed il numero dei soggetti che si trovano involontariamente coinvolti, maggiore sarà la capacità di trasmissione e la potenzialità evolutiva del Virus.

Ora, se questa analisi elementare può essere proiettata sul tessuto sociale italiano, comprendiamo tutti meglio come non vi sia una difesa efficace possibile da questo tipo di aggressione virale.

Se poi, andiamo ad analizzare gli altri stumenti attraverso i quali si riciclano o si esportano nei paradisi fiscali esteri i proventi della corruzzione politica e burocratica, potremo meglio comprendere come le organizzazioni mafiose non possano far altro che utilizzare questi stessi “canali garantiti” per riciclare ed investire i flussi finanziari prodotti dalle loro attività illecite ed illegali, nonchè, criminali.

Se aggiungiamo al dato di corruttibilità del paese il dato statistico che indica l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta come la prima azienda italiana per fatturato, vedremo materializzarsi i motivi per i quali il potenziale virale messo in campo sia altamente contagioso, e vedremo spuntare anche i motivi per cui, delle storiche mafie italiane, quella meno aggredibile da parte dello stato si è dimostrata proprio quella prima azienda italiana che è un’azienda mafiosa.

Basti vedere la brutta fine che hanno fatto indagini della magistratura come “Why Not”, “Why Not 2″ e “Poseidon”, compresa la spaventosa correlazione che fecero emergere quelle indagini con i vertici politici del potere statale:

i motivi che sono alla base della caduta del secondo governo Prodi, potrebbero essere ricercati proprio dai fatti che fecero emergere quelle indagini, indagini a loro volta oggetto di continue vessazioni e di tentativi di contrasto e di insabbiamento, tentativi messi in atto proprio dal elementi che esercitano un potere statale, come nel caso del ministro della giustizia e componente del governo Prodi, Clemente Mastella.

Come nel primo caso preso in analisi, anche in questo secondo caso possiamo credere che i soggetti politici coinvolti in quelle indagini della Magistratura fossero tutt’altro che dei soggetti mafiosi, ma che altrettanto certamente il loro coinvolgimento in quelle indagini, ha contribuito certamente a salvare il sistema mafioso da ulteriori danni e punizioni previste dalla legge.

Tirando le somme, l’analisi consente di esprimere una linea ben definita e marcata di come si diffonda il Virus Mafioso e di come, certi apparati e poteri dello Stato, possano divenire fertile terreno di trasmissione del principio della impunibilità piuttosto di quello della Legalità.

Bisogna quindi ben delineare i due aspetti di diffusione dellle mafie:

1 – infiltrazione di nuovi territori attraverso soggetti, attività e mezzi finanziari certamente mafiosi;

2 – contaminazione di organi vitali del potere statale attraverso il coinvolgimento di altri soggetti estranei, al fine di aumentare l’effetto di impunibilità e di impunità che realizza l’indistruttibilità di certe organizzazioni mafiose nel nostro paese.

Sintesi

La pregevole azione di contrasto alle organizzazioni mafiose messa in campo dall’attuale ministro dell’Interno colpisce duramente il primo punto, senza alcun dubbio, contrastando fortemente l’infiltrazione mafiosa in nuovi territori.

Ci domanderemo allora perchè non sia mai stata messa in campo prima una tale azione, potente ed efficace, da parte dei poteri dello stato.

Ma una durevole azione di contrasto e di eliminzione del fenomeno mafioso in quanto tale non può non considerare il secondo aspetto di trasmissione del Virus Mafioso, quello dell’uso di canali privilegiati e garantiti costruiti dal fenomeno corruttivo, di cui al punto due.

Ma qui la faccenda si fa calda, molto calda:

se le organizzazioni mafiose seguono i medesimi canali di ricclaggio e di investimento seguiti dai proventi della corruttela di dipendenti e amministratori pubblici infedeli, questo grado di diffusione virale mafiosa, non è esso stesso la migliore garanzia di sopravvivenza e di intoccabilità delle mafie?

E qui, si fermano queste analisi, queste tesi e queste cosiderazioni su sintetizzate.

Andare oltre, significherebbe una certa condanna a morte per chiunque in questo paese.

Se gli interessi dei corrotti si uniscono a quelli dei mafiosi, ogni analisi si ferma qui, nella considerazione dell’elevato pericolo che assegni ogni altro passo ulteriore in questo senso.

Ma, c’è una cura a tutto questo?

Beh, oltre all’azione del ministero dell’Interno, al sequestro dei beni mafiosi (mai avvenuto nei paradisi fiscali, attenzione) ed al regime di carcere duro, l’applicazione della Pena Capitale per il mero reato associativo mafioso, sarebbe un efficace strumento di lotta alle mafie.

Ma per il punto due, non vi è nessuna alternativa alla applicazione di pesantissime punizioni di legge per i reati di corruzione e di riciclaggio, quali l’ergastolo a vita in un regime di carcere duro, almeno pari a quello attualmente applicato ai mafiosi.

Ma questa non è più analisi, ne tesi, ne sintesi, ma è sogno umano allo stato puro.

Basti vedere in quali difficoltà si dibatte il DDL anticorruzione, contenente misure certamente e di gran lunga inferiori a quelle auspicate in un semplice post di un blog sul web come questo.

Anche se, va considerato che, i segnali di libertà che provengono dal web si dimostrano sempre meno virtuali e sempre più reali, come racconta l’odierno superamento della vendita di E-Book rispetto alla vendita di libri cartacei online.

Sarà forse il progetto Arpanet, oggi divenuto Internet a fare di questo paese un paese libero e normale?

No, almeno sino a quando le riunioni di organi statali come il Consiglio Superiore della Magistratura e le riunioni del Consiglio dei Ministri non saranno aperte al pubblico, sia pure solo ad un pubblico silente come può essere quello del mondo libero del web che assista in diretta alla gestione della cosa pubblica.

Ovvero dovremo ancora assistere alla malversazione del potere gestito in favore di cosa nostra.

La Cosa Pubblica, cari politici e cari burocrati entrambi dipendenti dei cittadini italiani, non è ne cosa nostra, ne cosa vostra, ma Cosa Pubblica, appunto, che va gestita e governata in una pubblica diretta, sotto gli occhi di tutti.

Una porta chiusa lascia apre più dubbi di una certezza negativa:

cosa avrebbe da temere il sistema da un governo della Cosa Pubblica pubblico e trasparente?

Penso che dovrò aggiornare la lista dei miei nemici, ora:

oggi si è sicuramente allungata in modo straordinario.

La Confraternita del Cannuolo è molto nutrita.

In tutti i sensi ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Gli ultimi saranno i primi: così la Confraternita del Cannuolo riduce il popolo in schiavitù

venerdì, 20 maggio 2011

Bisogna aiutare gli immigrati, accogliere i profughi, dar loro un lavoro, una casa, un futuro.

Sì, il nostro lavoro, la nostra casa, il nostro futuro.

Per carità, vi risparmio le analisi dei dati, il rapporto fra abitanti e territorio, la densità di popolazione, l’esplosione demografica, il rapporto sui limiti dello sviluppo, il tasso di crescita della popolazione mondiale, il rapporto di relatività e di sostenibilità fra ecologia e economia, vi risparmio tutta questa montagna di numeri e vado dritto al punto:

su questo pianeta siamo in troppi perchè si possa continuare a vivere, o meglio, a sopravvivere.

Le risorse del pianeta sono ormai non compatibili con la massa umana che popola il pianeta.

Consumiamo risorse ed energie, produciamo gas letali e rifiuti.

Stiamo uccidendo questo pianeta, solo con la nostra presenza.

E allora, perchè lasciare che la popolazione mondiale continui a crescere?

Perchè consentire ai flussi migratori di impennare considerevolmente il già squilibrato rapporto fra territorio e popolazione in Italia ed in Europa?

Sentite qualcuno che grida al razzismo?

Lasciatelo perdere:

è solo un idiota senza cervello che ragiona con i piedi.

Nel mondo occidentale c’è il caso americano, che è riuscito a conservare un rapporto decente fra ambiente, territorio, risorse, consumi e popolazione.

Ma lo ha fatto costruendo muri con i paesi limitrofi e chiudendo praticamente le sue frontiere a tutti coloro i quali volessero entrare negli States senza avere un lavoro od un motivo valido per farlo.

Razzisti?

No, solo un popolo intelligente che sta salvando la propria vita ed il proprio futuro.

Sentite ancora un cretino che grida al razzismo?

Lasciate perdere, è sempre l’imbecille di prima:

a furia di ragionare con la materia organica presente dal tallone di Achille in giù, è arrivato alla conclusione che il mondo è razzista e che sono solo le persone come lui ad avere ragione.

Dal tallone di Achille in giù nel deretano, a calcioni forti e ripetuti:

solo questo merita un essere umano così deficiente.

Ora, se siamo già troppi con questa popolazione in Italia, se già non abbiamo un lavoro per i residenti, una casa per i residenti, perchè dovremmo far entrare ancora altre persone nel nostro territorio?

Per farne cosa?

Schiavi nel mondo sommerso del lavoro nero?

Manovalanza a basso costo per le mafie?

E perchè dovremmo stuprare ancora oltre il nostro territorio per urbanizzare selvaggiamente e costruire alloggi, scuole ed ospedali per ospitare altri soggetti?

Tutto questo per fare un piacere a chi?

Alle lobby dei palazzinari?

A quei partiti politici che desiderano far entrare altri immigrati per affidare loro il diritto di voto e veder crescere un consenso che il paese gli nega da sempre?

Questo è il carnevale dei folli:

la corsa degli idioti per l’autodistruzione dell’umanità.

Va considerato che, impedire l’ingresso di nuovi immigrati nei paesi a maggiore sviluppo e benessere nel mondo, non solo tutela meglio chi già vive e lavora in quesi territori, ma impedisce anche un ulteriore aumento della popolazione nei paesi di origine dei flussi migratori, che trovano uno sfogo nella migrazione, una valvola di sicurezza ove esondare l’eccesso incontrollato di aumento demografico interno.

Questo processo di osmosi alimenta l’aumento della popolazione:

interromperlo, costringerebbe i paesi che “producono eccessivamente popolazione”, a governare questi folli incrementi e a prendere tutte quelle misure che servono per controllare la crescita demografica interna.

Invece, grazie all’idiozia dei deficienti che vogliono lasciare aperte le valvole di accesso nel nostro paese, l’eccesso demografico dei paesi “produttori di soggetti umani senza alcun criterio” viene sempre compensato ed alimentato dal fenomeno migratorio.

Così, detti paesi si deresponsabilizzano totalmente, ben sapendo che nei paesi occidentali vi sarà sempre un qualche idiota a caccia di un facile consenso falsamente perbenista e perbuonista che spalancherà loro le porte della propria casa, ed anche e purtroppo, delle case di altri soggetti affatto interessati a questo genere di ospitalità.

Ma se non accetti il ricatto morale di questo falso perbenismo di facciata, profondamente idiota e suicida, ecco tuonare il grido di denuncia della presunzione ipocrita dell’idiozia fatta persona:

razzista!

Viene da domandarsi quale sia il pericolo maggiore:

una popolazione di sfortunati che fuggono da condizioni di vita impossibili ovvero questi sfaccendati idioti dell’accoglienza a tutti i costi.

Ma se è vero come è vero che i flussi migratori creano economia, posti di lavoro ed un probabile futuro consenso elettorale, bisogna anche evidenziare che esista molto probabilmente un interesse personale e di parte politica e sociale oltre che morale a sostenere l’ingresso di immigrati nel nostro paese.

E questo fatto spiegherebbe non poche cose, comprese le innumerevoli truffe peretrate ai danni di questi miserabili da parte di soggetti che vantano la possibilità di offrire loro un lavoro che non esiste e una cittadinanza che spalanca le porte all’assistenza sociale gratuita, alla assistenza sanitaria gratuita, alle concessioni di aiuti e di incentivi per le fasce della popolazione più deboli.

Magari un lavoro no, non lo avranno, ma avranno una ottima possibilità di vivere alle spalle di chi si ammazza di fatica per guadagnare il pane quotidiano e che, involontariamente quanto artificialmente, diviene un soggetto economico benestante nei confronti di un immigrato, vedendosi sbarrata così la possibilità di accedere a quegli aiuti ed a quegli incentivi per i quali generazioni di suoi pari si sono battutti, mentre essi non li ricevereanno mai, perchè troppo ricchi rispetto a chi non ha nulla.

Così, il welfare decede sotto il peso dell’idiozia umana.

Così, la popolazione dei cittadini-lavoratori viene condannata a retrocedere sempre più nella scala sociale ed economica, vedendosi persino raggiunti dalla beffa che, un immigrato, producendo un maggior numero di figli, oltre a pesare maggiormente sul sistema assistenziale, scolastico e sanitario, ottiene anche un maggior potere sociale attraverso la delega politica del voto.

Così, massacrando il popolo cristiano, creiamo i presupposti per un popolo mussulmano, ad esempio.

Sino a quando, un bel giorno, raggiunta la maggioranza demografica e democratica in un paese occidentale, tali immigrati ringrazino profondamente l’idiota che ne ha favorito l’arrivo imponendo la legge coranica sulla legge democratica a suon di consenso elettorale maggioritario nel paese.

Ed il cerchio si chiude, con la volontaria morte civile e sociale di una gran massa di idioti, e la contestuale sopraffazione del popolo sovrano, reso egli stesso schiavo di quegli schiavi che ha voluto aiutare.

Una civiltà decadente dove l’idiozia umana trova troppo spesso canali di amplificazione e di riconoscimento, merita di morire per sua stessa mano.

Perchè è la legge della natura.

Perchè in natura, i deboli ed i troppo stupidi soccombono sempre.

Ora, abbiamo due strade di fronte a noi:

– consentire che tutto questo accada, semplicemente non opponendo il giusto contrasto a cotanta idiozia e stupidità;

– non consentire che tutto questo accada, opponendo la giusta forza a cotanta idiozia e stupidità.

Io non voglio accettare l’ingresso di ulteriori masse di immigrati e non voglio soccombere alla idiozia di chi non comprende il male che sta facendo a se stesso ed a tutto il paese.

Io non morirò per loro.

Io morirò, certamente, ma contro di loro.

Perchè Dio mi ha fatto il dono dell’intelligenza, ed io, ho l’obbligo di non sprecarlo.

E non è un frainteso primato degli ultimi che può darmi torto:

Matteo 20,1-16

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
4 e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
7 Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
12 Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Messaggio per i primi:

avete lavorato di più e siete stati compensati per meno, e per di più, pagati per ultimi.

Vi hanno fregato gli idioti che si credono buoni.

Loro, sono i vostri nemici.

Loro, sono il decesso civile di questo paese.

Loro, stanno massacrando il futuro dei vostri figli.

Per quanto tempo ancora accetterete di essere sempre e solo gli ultimi a casa vostra?

Per quanto tempo ancora accetterete che il proprietario della vigna dissipi la ricchezza prodotta dal lavoro delle vostre braccia per negarvi un diritto e regalare il frutto del vostro lavoro ad altri?

Nel buonismo del proprietario della vigna sta il razzismo nei vostri confronti.

Nella vostra coscienza, sta il futuro di questo paese, come quello dei vostri figli.

Nelle vostre mani, nei vostri piedi e nelle vostre teste, sta la salvezza di un popolo intero, di un mondo intero.

Sappiate farne buon uso.

Questo carnevale dei folli deve terminare.

Questa autodistruzione incivile, deve avere fine.

Sappiate vivere da uomini e donne liberi.

O preparatevi a morire da schiavi senza un futuro.

Io non morirò per loro.

Io morirò, certamente, ma contro di loro.

Perchè Dio mi ha fatto il dono dell’intelligenza, ed io, ho il dovere di non sprecarlo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Compagnia dell’Anello e la Confraternita del Cannuolo

giovedì, 19 maggio 2011

Un giorno un patto unì due uomini e due popoli, un patto di ferro sottoscritto col sangue:

cambiare il futuro di un paese.

I libri di una ben fornita biblioteca raccontano di analoghi patti e di epiche lotte.

Ma questa, è stata una lotta incredibile, una cavalcata irripetibile.

In un paese immaturo e malformato, unito con la forza e imbrigliato in una democrazia bloccata, una sfida di questo genere è stata quantomai necessaria.

E di necessità si fece una virtù in quella che chiameremo d’ora in poi, la Compagnia dell’Anello.

Nella Terra di Mezzo romana, nei meandri di un potere usurpato al popolo, nel mai sopito desiderio di arricchimento illecito ai danni del popolo sovrano di una casta criminale, si realizzò la epica sfida del riformismo democratico contro il conservatorismo delle caste dell’arroganza e dei privilegi.

Fu lì, in quei palazzi del potere che si confrontarono la Compagnia dell’Anello e la squallida Confraternita del Cannuolo, erede unica di quel prepotere corporativo che aveva ridotto il popolo dei cittadini al ruolo di schiavi della sudditanza, usurpandone sovranità e ricchezza.

La Compagnia dell’Anello spezzò le catene di una costituzione e di una prassi antiquata e vecchia, che uccideva il futuro delle giovani generazioni senza alcuna pietà.

Riforma dopo riforma, voto dopo voto, la battaglia per la libertà spezzò le catene di una informazione a senso unico, di un potere istituzionale parruccone e senza scrupoli, di un potere economico che si nutriva esclusivamente di danaro pubblico, di quel danaro che era frutto del sudore dei cittadini-lavoratori.

Ma la Confraternità del Cannuolo comprese da subito quale fosse il maggior pericolo per la propria sopravvivenza ed agì subdolamente per spezzare quel patto, per fermare quella riforma.

E vi riuscì.

La prima riforma che diminuiva il numero incredibilmente eccessivo dei poltronari di professione e che realizzava il dettato costituzionale delle autonomie locali, fu aggredita e sconfitta.

Era la guerra della Devoluzione.

La Compagnia dell’Anello accusò il colpo, ma senza perdere la testa, si riorganizzò per continuare la sua opera riformatrice.

E venne il diluvio delle riforme e del buongoverno.

Mai nessun governo seppe garantire continuità e stabilità come quello offerto al popolo sovrano dalla Compagnia.

Mai nessuno seppe contrastare il potere oscuro dei mangiatori di Cannuoli come quel patto di ferro.

E vennero i giorni della guerra del Federalismo e della riforma della giustizia.

Tornarono i tempi cupi, tornarono gli attacchi a testa bassa dei mangiatori di Cannuoli.

A colpi di tradimenti e di sotterfugi, di delazioni e diffamazioni, la Confraternita sobillò il popolo dei mangiatori di Cannuoli denunciando che, se i Cannuoli non potessero essere più mangiati a sazietà, sarebbe stato in pericolo il futuro del paese.

La Compagnia dell’Anello temeva che l’anello del potere oscuro, potesse tornare nelle mani della Confraternita del Cannuolo, poichè era ben evidente l’uso che essa ne avrebbe fatto contro il popolo:

“Un anello per domarlo, un anello per trovarlo, un anello per ghermirlo e nel buio incatenarlo”.

Incatenare il popolo, privarlo della propria libertà e della propria ricchezza per consentire la sopravvivenza della Confraternita e del popolo dei mangiatori di Cannuoli.

La guerra per il Federalismo è in pieno svolgimento, e Frodo, benchè corteggiato da tutti, continua a mantenere fede al patto della Compagnia, mantenendo stretto l’anello del Federalismo e difendendolo dalle sirene ingannevoli.

Come potrà Frodo realizzare il Federalismo ora che la Compagnia dell’Anello è indebolita dai tradimenti e dalle vessazioni della Confraternita del Cannuolo?

Potrà egli credere che un mangiatore di Cannuoli voglia veramente realizzare il Federalismo ovvero Frodo sospetta che la Confraternita voglia solo appropriarsene per conservare il potere del Cannuolo?

Alla prossima puntata ….