Archivio di aprile 2011

Il Patto di Ferro per il Federalismo

sabato, 30 aprile 2011

Sono passati ormai molti anni da quando Umberto Bossi, dichiarò che avrebbe fatto un patto anche con il diavolo in persona, per raggiungere l’obiettivo del Federalismo.

E questo patto fu giurato con Silvio Berlusconi, con Pier ferdinando Casini e con Gianfranco Fini.

In particolare, il patto sottoscritto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, prese il nome di Patto di Ferro.

E non a torto.

Le vicissitudini che si sono rincorse da quel momento ad oggi, sono state innumerevoli, importanti, talvolta dolorose, talvolta entusiasmanti.

Un susseguirsi incredibile di atti di fede, impeti coraggiosi, tradimenti, ferree volontà, volontà premiate, obiettivi centrati.

A questa lunga pagina della storia di questo paese, è sopravissuto solo il Patto di Ferro:

tutte le altre volontà, tutte le altre parole date, tutte le altre promesse di fedeltà, sono venute meno a causa di atti di mero egoismo, di protagonismo sfrenato, di improvvisi cambiamenti di rotta.

La battaglia politica si è fatta sempre più dura, a tratti violenta, coinvolgendo le stesse istituzioni ed il rispetto delle regole.

Ed è proprio la forza riformatrice che questo patto ha affermato e realizzato, il nodo di ogni contestazione, di ogni dibattito, di ogni tradimento.

Cambiare un paese che è sempre stato immutabile nella sua ancestrale corporazione delle caste, non è stato uno scherzo.

I caduti, non sono stati solo vittime politiche, ma anche vittime ammazzate, come fu per il caso Biagi e la riforma del mondo del lavoro.

Le resistenze al cambiamento di certa casta politico-burocratica, emergono quotidianamente in affondi distorsivi di ogni ruolo, di ogni regola.

Eppure, la Lega Nord, è sempre rimasta fedele al patto sottoscritto, leale a quella alleanza di governo che ha promesso la realizzazione del Federalismo.

Non si è piegata, non si è spezzata, non è implosa, nonostante tutto e tutti.

Dritta naviga in un mare tempestoso alla ricerca di soluzioni che supportino il fine ultimo, che garantiscano la riuscita di questo immenso impegno, prima umano e poi politico.

Un popolo in movimento ha sempre sorretto una leadership politica nella quale crede ciecamente, in un progetto politico da raggiungere con fini democratici in quella cloaca nauseabonda, che spesso si manifesta come agone politico.

Il pragmatismo leghista è stato la piattaforma attraverso la quale, il progetto federalista (e non solo quello) ha poggiato le sue fondamenta.

Fondamenta solide e coriacee, basi sulle quali si è sostenuta ogni azione di governo, ogni vento riformatore.

Più volte quel patto di ferro è apparso o si è voluto far apparire in crisi, così come accade in questo momento.

Mai però, le ragioni alle basi del dissenso interno al patto, sono state originate dalla Lega, la cui coerenza è sempre stata riconosciuta sia all’interno della maggioranza di governo, che al suo esterno.

Una linearità politica, una limpidezza nell’azione ed una fedeltà alla parola data che non trovano riscontro nelle pagine della sia pur breve storia della repubblica italiana.

Un esempio straordinario di impegno e di passione, di sforzo inaudito e di condivisione popolare.

Ancor oggi, le diatribe nate attorno alla partecipazione alle azioni militari in Libia, scuotono questo patto, richiamando alla coerenza degli impegni assunti, delle linee di governo affermate, della linearità dell’azione dell’esecutivo.

Ed è la storia dei nostri giorni, storia nella quale attenti e forse interessati osservatori, prevedono la fine di questo patto di ferro che ha sinora sorretto le sorti del paese.

Peccato che questi osservatori, tacciano sul fatto che non esista una alternativa valida a questo patto, come non esiste una opposizione capace di garantire quella continuità e quella stabilità che questo patto ha garantito, nel bene e nel male.

Nessun governo, nessuna maggioranza parlamentare resisterebbe a lungo, senza la presenza della Lega Nord.

D’altro canto, le questioni emerse nel braccio di ferro fra in ministro dell’Interno italiano Maroni e l’Unione Europea, pongono domande cui occorre dare delle risposte.

Perchè la UE si accanisce contro le scelte dell’esecutivo italiano?

Perchè Premier e Capo dello Stato navigano in controtendenza rispetto agli impegni presi dal governo ed al dettato costituzionale?

Cosa accade nei palazzi del potere romano ed europeo?

Le considerazioni in tal senso occupano la annosa questione della incapacità politica di certa casta italiana di difendere gli interessi del paese, favorendo spesso e volentieri scelte di dubbia utilità, e scambiando difesa degli interessi italiani con poltrone del potere europeo.

Storia vecchia questa, condizione che è stata sempre alle spalle di ogni fallimento italiano, sia nelle politiche interne che in quelle esterne al paese.

L’impressione che si si aperto un dualismo politico nel governo, sembra prendere piede ogni giorno di più, sia pur da considerare nel calore eccessivo di una campagna elettorale infuocata.

Da una parte, la Lega ed i suoi uomini di governo ed i suoi parlamentari a tutela e difesa degli interessi italiani, mentre dall’altra parte, si esibisce la solita furbizia di casta, orientata esclusivamente a mantenere il proprio ruolo di potere, le proprie poltrone, le proprie prerogative come pure i propri privilegi, anche a danno del popolo sovrano.

Il quadro all’interno del quale si muovono le questioni politiche italiane, sembra essere racchiudibile in questi termini.

Cosa accadrà?

Il pragmatismo leghista è tutto orientato a risollvere i problemi che altri pongono continuamente.

D’altro canto le ultime scellerate scelte del premier, sembrano porre ostacolo a qualunque pragmatismo, mettendo in forse il patto stesso che lo lega a Bossi.

La domanda da porsi è questa:

sino a che punto Silvio Berlusconi è ancora da considerare un alleato capace di garantire la realizzazone del Federalsimo ed il mantenimento di una politica governativa coerente con gli impegni presi con la Lega?

E’ ancora Berlusconi la strada attraverso la quale raccogliere il frutto di tanto impegno ovvero è Berlusconi stesso, divenuto un ostacolo a questo obiettivo?

Il punto da considerare è solo questo.

Se la fuga in avanti del cavaliere rientrerà nell’alveo del patto di ferro, tutto potrà tornare ad una condizione che garantisca la continuità e la stabilità del governo.

Altrimenti, le proiezioni che uno scioglimento di questo patto prospettano, sono tutte da verificare, in goni caso.

Non conviene a nessuno degli attori di questo braccio di ferro, scomporre l’attuale maggioranza di governo, come pure non conviene al paese.

D’altro canto, occorre rispettare alcuni passaggi che non sono nemmeno stati epslorati, al momento.

Il gioco è aperto.

La Lega, come al solito, gioca a carte scoperte.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Un governo non può governare due italie

giovedì, 28 aprile 2011

Le naturali differenze che spaccano il nostro paese dalla sua unità ad oggi, si riversano come un tornado nelle politiche del governo.

Stili di vita differenti producono opinioni differenti, volontà differenti, specificità differenti, visioni differenti.

C’è quella parte di Italia che è da sempre venduta al padrone straniero e tradisce sempre gli interessi nazionali.

Cedere la compagnia di bandiera alla Francia, cedere la Parmalat alla Francia, parcellizzare e svendere l’ENI (la chiamarono privatizzazione …) mettendola nelle mani della Goldman Sachs americana.

I personaggi sono sempre i medesimi, autori delle cosiddette privatizzazioni o volontà svenditrici del patrimonio economico italiano, gli stessi che consegnarono alla Goldman Sachs l’Eni, ne divennero consulenti (faccenda scandalosa, mai perseguita dalla giustizia italiana) e gli stessi personaggi sono quelli che oggi svendono Parmalat ed interesse nazionale ai francesi, come pure cedono le armi alla volontà guerrafondaia francese, in cambio della poltrona della Banca Centrale Europea.

I nomi son sempre gli stessi, i profili politici pure, le volontà dissennate di massacro degli interessi italiani, le medesime.

L’altra Italia è fatta di lavoro duro e quotidiano, viene dal popolo, salva Alitalia e Aeroporto Malpensa senza svendere niente a nessuno, riforma il paese con i fatti (e non a parole e nei proclami elettorali), difende cittadini, famiglie e aziende, elimina l’eccesso burocratico e legislativo, risana la pubblica amministrazione, contrasta il fenomeno della immigrazione clandestina, contrasta le mafie nei fatti (e non a parole e nei proclami elettorali), contrasta il fenomeno della delocalizzazione delle aziende italiane all’estero per non impoverire ulteriormente il paese, salvaguarda le produzioni locali, difende le città dallo stupro urbano di certa categoria politica cementificatrice, difende il territorio e il popolo.

Un quadro appena abbozzato questo, affatto completo, certamente.

Vergogne e nefandezze di quella italia protagonista in negativo della nostra vita quotidiana, di quella italia che pretende di vivere a danno dell’altra Italia, quella che produce, quella che lavora, quella che paga il conto per tutti, rappresentano un dualismo inaccettabile, se pur mai è stato possibile accettare uno squallore politico simile.

C’è una italia che abbassa la testa dinanzi alle mafie, chiude tutti e due gli occhi sulla corruzione dilagante, si piega alla illegalità diffusa, favorisce il dominio straniero nelle questioni interne italiane.

C’è una Italia che non sopporta più tutto questo, che non vuol svendere più nulla a nessuno, che non vuol pagare più il prezzo di questo dualismo.

E questo dualismo è sempre rintracciabile nelle politiche interne ed esterne del paese.

Le polemiche politiche odierne, poggiano tutte su questo dualismo e sull’arbitrario prepotere che una italia pretende di avere sull’altra.

La politica degli apparati e delle caste contro la politica del popolo, con il popolo, per il popolo.

La politica di chi vuol conservare prepotere e privilegi assurdi ed inauditi, conquistando sempre nuove poltrone da distribuire ad una casta dirigente incapace di curare gli interessi del popolo sovrano, questa politica, che vorrebbe restaurare e conservare i metodi della prima repubblica, deve fare un passo indietro.

Questa politica non può prevalere sugli interessi del popolo, non deve.

Soprattutto, questa misera politica, non ha il diritto di esercitare il potere in nome del popolo contro il popolo.

Questo è lo stato dell’arte in queste due italie che esprimono differenti politiche, che tutelano interessi differenti.

Questo non è un conflitto solo politico, ma umano.

Queste due italie non sono compatibili.

Queste due politiche sono inconciliabili.

Tali differenze possono coesistere solo ed esclusivamente in uno stato federale, e non in uno stato unitario nazionale, poichè la politica espressa dall’esecutivo non può essere schizofrenica, non può contemperare stili di vita incompatibili, non può governare in modo unitario e nazionale una unità che non esiste nei fatti ed una nazione che è stata unita da un atto di forza e non dalla volontà dei popoli.

Questo è il peccato originale che scarica il suo peso ancor oggi sul futuro di questo paese.

Se non fosse possibile arrivare ad un federalismo realizzato e compiuto nel resto di questa legislatura, allora bisognerebbe fare i conti con un probabile rivolgimento di una delle due italie sull’altra.

Se non fosse possibile governare popoli e territori diversi in modo diverso, se non fosse possibile dotare le regioni-stato di quella autonomia sufficiente ad impedire che l’azione unica di un governo nazionale centralizzato ottenga un risultato in una parte del paese ed esattamente il risultato opposto in un’altra, se non fosse possibile rimediare a questa condizione di malgoverno, allora gli interessi in campo non troverebbero più alcun motivo di continuare a confliggere, ma cercherebbero la soluzione separatista.

Poichè, quando un conflitto derivante da un dualismo si ripresenta sempre irrisolto, esso si cronicizza, producendo malumore continuo, rabbia, disapprovazione, instabilità.

E questa condizione di crescente malumore cercherebbe una soluzione definitiva del conflitto, perchè è naturale che sia così.

E questo processo è già in atto, affatto serpeggiante, ma piuttosto manifesto.

Abbiamo circa due anni di tempo per mettere le cose a posto.

Sempre che non accada nulla nel frattempo, poichè l’italia del tradimento e del ricatto politico, è sempre in agguato.

Oggi la svendita alla Francia, e domani?

Quanto dovremo ancora sopportare per avere un paese normale?

Quanto dovremo ancora ingoiare dell’altra italia per poter vivere in pace e serenità a casa nostra?

Quanto dovremo pazientare ancora?

Quanta Italia dovremo ancora veder cadere distrutta o svenduta?

Quante aziende delocalizzeranno ancora?

Quanti comportamenti mafiosi dovremo ancora sopportare?

Quanti tradimenti, quanti massacri economici, quanti poltronari dovremo ancora mantenere e per quanto tempo?

Non so per il tempo, ma sicuramente la pazienza non è infinita.

Come pure le risorse da disssipare e distruggere di questo paese.

Sempre che sia normale e naturale distruggere e dissipare, piuttosto che produrre e lavorare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’agonia della Unione Europea e l’asse Milano-Berlino

giovedì, 28 aprile 2011

L’Unione Europea non esiste più, se pure è mai esistita.

Priva di una personalità giuridica riconosciuta all’estero e di una identità statuale riconosciuta al suo interno, l’Unione Europea, dopo la profonda crisi interna aperta dal caso greco e investita dal caos dei veti trasversali dei suoi paesi membri, resta immobile dinanzi al suo disfacimento totale.

Le scelte belligeranti francesi, la crisi di consensi del premier Sarkozy, si scaricano pesantemente sulle politiche europee, spaccando quel dualismo franco-tedesco che sinora, aveva governato le istituzioni europee, in qualche modo.

L’Europa non esiste più, nei termini dell’Unione Europea.

Su temi quali la difesa dei confini europei, la questione rom, la questione della espansione egemonizzante islamica, la questione della difesa delle radici cristiane europee, la politica europea nel Mediterraneo, l’invasione della immigrazione clandestina che colpisce l’Italia, come su tanti altri temi importanti ed attuali che la coinvolgono, l’Unione Europea ha balbettato qualcosa attraverso la sua Commissione, spesso sbugiardata, superata o addirittura avversata dagli interessi dei suoi paesi membri.

Questo fallimento diviene anche più evidente nella arrogante sentenza della Corte Europea che condanna l’Italia nella sua piena liberalità statuale e normativa di regolarizzare e normare il reato di clandestinità.

Dopo aver abbandonato l’Italia nella politica dei confini europei, dopo aver lasciato incivilmente sola l’Italia a governare i flussi migratori clandestini che la invadevano, le istituzioni europee si arrogano finanche il diritto di condannare il modo in cui l’Italia gestisce i suoi affari interni sulla medesima questione nella quale è stata isolata, sbeffeggiata e proditoriamente avversata dalle stesse istituzioni europee.

No, basta, questo è troppo.

L’Italia non è la Libia e nemmeno la Tunisia:

l’Unione Europea non può agire con l’arroganza dimostrata dai francesi ingerendo nelle questioni interne italiane, peraltro questioni che erano di mantenimento dei confini europei e di difesa di detti confini dalle invasioni clandestine, flussi migratori che penetravano i confini europei, non solo italiani.

Le istituzioni italiane non possono consentire che la UE tratti il popolo italiano come tratterebbe un paese extra comunitario.

Questa assurda condizione di violenta sottomissione a voleri e poteri avversi alla tutela degli interessi italiani non può essere ricevuta ne tantomeno accettata:

va respinta al mittente.

La crisi economico-finanziaria dei paesi della Unione Europea, viene esternalizzata sul tavolo europeo, dove finisce per far emergere tutte le contraddizioni e le differenze di strategie e di politiche interne, piuttosto che quei momenti di condivisione e di solidarietà che dovrebbero unire i paesi europei.

L’Italia, in questo senso, è stata letteralmente maltrattata e umiliata, lasciata sola ed isolata, aggredita nelle sue scelte autonome di stato sovrano la cui personalità giuridica è riconosciuta in tutto il mondo, a differenza di quella della UE.

Si apre così una frattura indelebile all’interno di una unione senza unione e di una europa senza identità.

Siamo fuori da questa europa, di fatto.

Questa Unione Europea non esiste più, di fatto, e forse anche di diritto.

Siamo popolo libero in libero stato e dalla UE, non abbiamo ricevuto nemmeno quella solidarietà minima indispensabile per considerarla effettivamente una unione.

L’Italia si trova di fronte ad un bivio:

abbandonare l’Unione Europea ovvero attendere che le profonde spaccature interne ne determinino la morte?

E se, anche la Germania decidesse di abbandonare questa squallida europa della multietnicità fallita e della dispersione delle identità europee?

Potrebbe l’Italia andare verso un asse Roma-Berlino, autonomo dalla Unione Europea?

Potrebbero due popoli che provano disagio notevole in questa Unione Europea, decidere di accettare la fine di un modello europeo e fondarne uno nuovo?

Ecco la sfida che si prospetta nel futuro italiano.

Sempre che “certe istituzioni italiane”, siano in grado di discernere fra gli interessi francesi e quelli italiani, fra la tutela del popolo francese e quella del popolo italiano.

Altrimenti, potremmo fare a meno serenamente anche di queste istituzioni romane e fondare un nuovo asse di unione Milano-Berlino.

Ed avremmo solo da guadagnarci a perdere quella palla al piede che si chiama centralismo romano, sprecone, inefficiente, corrotto ed avverso alla cura, alla garanzia, alla tutela ed alla difesa degli interessi del popolo sovrano italiano.

L’orologio della storia avanza inesorabile, mentre una politica misera e miserabile boccheggia nel mare nostrum di una europa in agonia.

E’ tempo di scelte, è tempo di essere sudditi in questa europa o alleati di paesi fraterni in altre unioni, maggiormente dignitose e rispettose del popolo come del territorio italiano.

E queste scelte, una volta incarnatem andranno anche difese.

Da tutto e da tutti.

Contro tutto e contro tutti.

Nell’esclusivo interesse del popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia si compra e si vende per una poltrona. Come al solito

mercoledì, 27 aprile 2011

Gli impegni del governo italiano sulla questione libica erano chiari:

seguire la linea della neutralità e del non interventismo tedesco.

Ma la politica francese conosce bene la corruttibilità della politica italiana e premier e capo dello stato prendono posizioni interventiste accettando di impegnare jet militari italiani nei bombardamenti sul territorio libico.

Il cambio di passo della politica italiana si deve tutto alla disponibilità francese per una presidenza della Banca Centrale Europea italiana e di sinistra.

Inoltre, l’accordo napolitano-berlusconi-sarkozy, prevederebbe anche la cessione di Parmalat ai francesi, cui ancora brucia il niet di Bossi per la cessione di Alitalia alla Air France.

Così, la politica estera italiana cambia dall’oggi al domani radicalmente, passando da un opposto ad un altro.

Troppo facile per i francesi avere ragione di una politica di così basso profilo, troppo facile per gli interessi francesi il prevalere su quelli italiani.

La questione morale della casta politica italiana è aperta come un libro, oggi più che mai.

Potete scordarvi una normativa restrittiva e repressiva sulla corruzione.

Potete scordarvi un paese nuovo e migliore di questo, riformato, aggiornato, adeguato ai tempi.

Finchè ci saranno politici pronti a tradire gli impegni presi con il popolo e il dettame costituzionale al costo di una volgarissima poltrona, non vi sarà speranza per questo paese, se non il leghismo della lealtà e della fedeltà agli impegni presi, alla parola data.

Ma dove sono i tanto accaniti difensori della carta costituzionale?

Silenzio.

Ma dov’è quella opposizione che sventola sempre la bandiera della pace, la questione morale, l’intocabbilità del dettame costituzionale adesso?

Silenzio.

Ma dov’è il garante della costituzione italiana, quel capo dello stato che abita il colle del quirinale?

Silenzio.

E dov’è quell’impeto nazionalistico che sventola sotto il tricolore allorquando si tradisce così apertamente l’interesse nazionale?

Silenzio.

Che fine ha fatto il giuramento di fedeltà alla repubblica italiana?

Silenzio.

E allora, signori e signore, perchè dovremmo restare in questa repubblica senza parola e senza dignità?

Perchè non dovremmo chiedere ad alta voce l’indipendenza da tutta questa ipocrisia sempre corruttibile?

Perchè dovremmo ripulire il sud dalle sue emergenze continue?

Perchè dovremmo combattere da soli le mafie?

Perchè dovremmo pagare il conto di uno stato che si dimostra affatto interessato alla tutela e alla difesa esclusiva degli interessi delle famiglie e delle aziende italiane?

Perchè dovremmo accettare l’ennesima truffa ai danni del popolo di una casta politica parruccona che scambia una nuova poltrona del potere per i suoi adepti al costo dell’ennesimo schiaffo in faccia la popolo sovrano?

Resto dell’avviso che un forte senso di indipendenza e di distanza da questa casta politica italiana sia un dovere, più che un diritto.

Un dovere verso il popolo sovrano, un dovere verso le famiglie sane, un dovere verso le aziende sane.

Si continua imperterriti sulla strada della politica della prima repubblica, laddove le segreterie politiche governano contro gli interessi popolari, pur di soddisfare la loro sterminata sete di poltrone del potere.

I leghisti restano i soli a garantire un futuro ed una speranza in questo paese profondamente corrotto, dove si consente ad una cosca mafiosa come la n’drangheta, di divenire assolutamente indisturbata, la prima azienda italiana per fatturato.

I leghisti restano i soli a contrastare la corruzione morale e materiale del paese.

I leghisti restano i soli a respingere le invasioni islamiche nel nostro paese.

Ricordatevene, quando sarete chiusi in una cabina elettorale.

C’è una sola via che porta alla salvezza e al cambiamento, un solo modo di premiare famiglie ed aziende sane e di punire le imprese mafiose.

O votate Lega Nord, oppure vi condannerete ad un futuro di silenzio e di sottomissione, di povertà e di terrore, di insicurezza e di oppressione.

Potete scegliere.

Dovete scegliere.

Anche noi possiamo scegliere.

E abbiamo scelto di sottoscrivere ed osservare la prima regola del nostro statuto, in un paese che non osserva e non garantisce la popria carta costituzionale:

Art. 1 – Finalità

Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.

Noi le regole e gli impegni presi li rispettiamo.

Noi siamo gente seria.

Noi siamo i leghisti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Unità Nazionale e la Costituzione Tradita

mercoledì, 27 aprile 2011

La Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il ricercato orgoglio nazionale nei festeggiamenti per i 150 anni dall’unità incontra un rinnovato spirito guerrafondaio nelle istituzioni italiane.

La decisione di utilizzare jet militari italiani in operazioni belliche nei bombardamenti in territorio libico viola apertamente l’articolo 11 della Carta Costituzionale e genera, inoltre, una sudditanza totale del popolo italiano sovrano alla leadership neocolonialista francese.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse dinanzi alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie violazioni degli Accordi contenuti nella Convenzione di Schengen.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie operazioni di guerra condotte in Libia.

Si tratta di una disfatta totale della politica italiana dinanzi alle sfide che questi tempi richiedono.

Ben altra sorte avevano incontrato le politiche leghiste del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che costrinse invece la Francia ad adempiere alla Convenzione di Schengen, in virtù di una mancata solidarietà francese ed europea nei confronti dell’Italia a seguito della invasione subita dalle coste italiane da parte degli immigrati clandestini.

Una vittoria unica e storica della politica italiana sulla egemonia francese ed europea.

Mai nessuno come i ministri leghisti, erano riusciti nella storia della repubblica italiana ad imporre alla famigerata arroganza francese il rispetto del popolo italiano e della inviolabilità del suo territorio.

Ma di svolte storiche la pattuglia leghista, ne ha da incorniciare parecchie, partendo dalla nuova impostazione federalista del paese e finendo al più grande contrasto della storia italiana alle organizzazioni mafiose.

Dobbiamo invece annoverare fra le numerosissime genuflessioni storiche italiane, anche questa resa incondizionata alla volontà francese, che contrasta notevolmente con gli interessi del Popolo Italiano e con la Costituzione Italiana.

E siamo alle solite vicende della politica dei parrucconi incipriati all’italiana, che sventolano bandiere tricolori e grida di orgoglio nazionale da un canto, mentre svendono l’intero paese ad interessi extra nazionali e tradiscono il dettato costituzionale dall’altro.

L’ennesima prova di bassa ipocrisia e di slealtà istituzionale di una casta politica che è tutta da dimenticare e pensionare nel più breve tempo possibile.

Sventola il tricolore al vento, macchiato da personaggi che sanno solo tradire gli interessi nazionali da utilizzare come merce di scambio sui tavoli della politica internazionale.

Non è così che si garantisce la costituzione, non è così che si tutelano gli interessi del popolo sovrano.

L’assenza di coraggio e di lealtà di certa classe politica italiana, segna ancora una volta l’identità di un paese che viene costantemente tradito e pervicacemente venduto ad interessi estranei e confliggenti con quelli italiani.

Una viltà che costa cara questa, e pesa molto, nella storia di questo Popolo e di questo Paese.

Il dettatto costituzionale viene così violato senza che il Parlamento si erga a protestare tale violazione, mentre l’interesse italiano, viene così sottomesso all’interesse straniero.

E tutto per cosa?

Per una cadrega europea, per l’ennesima poltrona dei privilegi e del pre-potere europeo:

quella della Banca Centrale Europea (Bce).

Ecco il soldo di Giuda, ecco la miserevole commerciabilità del popolo italiano, svenduto per una cadrega europea.

O forse tutto per dar torto all’unico movimento politico che tutela veramente il popolo italiano e garantisce veramente la carta Costituzionale nei fatti e non, come fanno tutti gli altri, nelle parole, da tradire invece sicuramente nei fatti?

Ecco l’ennesimo teatrino politico italiano, laddove personaggi assai scaltri scalano, cadrega dopo cadrega, le vette del pre-potere bancario e finanziario mondiale a danno esclusivo del popolo italiano.

Siamo stati frodati, siamo stati svenduti, siamo stati traditi.

Ma nessuno dei grandi difensori della carta costituzionale (a parole, sempre e solo a parole), nessuno dei magnifici festeggianti il centocinquantesimo anno dall’unità italiana, nessuno di questi esemplari testimoni del tradimento, alza la voce a difesa della costituzione sulla quale ha invece spergiurato fedeltà.

Il silenzio regna sovrano, silenziante e silenziatore di ogni verità, di ogni lealtà.

Viva l’italia, viva l’Italia, si ode.

Mentre con un coltello appuntito si infligge l’ennesima ferita mortale a quell’Italia che annega nell’insicurezza di cui si nutre certa casta politica, in quei servizi al cittadino troppo spesso ceduti come “favori personali”, in quelle corruttele che massacrano la nostra economia ed il nostro mondo del lavoro, in quella mafiosità che in troppi sembrano favorire, invece di contrastare.

A dire di no a tutto questo mondo, resta sempre e solo la Lega Nord, con la sua pattuglia di politici che tessono quotidianamente la tela della buona politica, dell’offerta di servizi efficienti e della sicurezza a famiglie ed aziende, contrastando la corruzione morale e materiale, massacrando le mafie.

Viva l’Italia allora.

Ma solo quella lealista e leghista.

150 anni di unità italiana:

150 anni di tradimenti, 150 anni di vergogna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare

martedì, 26 aprile 2011

Secondo i dati ufficiali resi noti dal ministero della giustizia italiano, le sentenze di condanna per il reato di corruzione sono in continua discesa.

Nel 1996 le condanne erano 1159, mentre nel 2006, sono solo 186.

Non è noto se il dato sia sceso per la diminuzione del fenomeno corruttivo ovvero per motivi afferenti ad altre condizioni.

l’indice di corruzione percepita (CPI, Corruption Perception Index), pubblicato annualmente dalla organizzazione Transparency International, misura il grado di corruzione che caratterizza gli abusi di potere di politici e pubblici ufficiali finalizzati a beneficio personale, non segue l’andamento del dato delle sentenze di condanna per corruzione, assegnando posizioni sempre peggiori nella sua classifica all’Italia.

Il dato ufficiale del ministero dell’Interno relativo alle persone che sono state denunciate e/o arrestate per il reato di corruzione negli anni 2005 e 2006 in Italia, offre uno spunto di considerazione se suddiviso per regioni.

Prima la Campania con ben 316 soggetti, seconda l’Emilia Romagna con 126, terza la Puglia con 95.

Se rapportiamo ora questo dato a quello politico nelle tre regioni che guidano questa classifica della vergogna, otteniamo un risultato omogeneo.

La regione Campania è stata governata per ben dieci anni (dal 2000 al 2010) dalla giunta Bassolino (DS-PD).

La regione Emilia Romagna è stata guidata da Vasco Errani (PD) dal 1999 ad tutt’oggi.

La Regione Puglia vede il governo ininterrotto di Nichi Vendola (PRC-SEL) dal 2005.

L’analisi dei dati comparati, offre uno spunto di considerazione interessante:

nelle regioni in cui si è verificato il più alto numero di arresti e denunce per corruzione, la guida politica è sempre stata nello stesso periodo temporale dell’area di centro sinistra.

Un nesso di casualità che non può essere considerato direttamente proporzionale, ma è un nesso che certamente induce a riflessioni profonde nell’analisi correlativa.

Cosa divide la proposta politica delle aggregazioni politiche di centro sinistra da quelle del centro destra?

Possiamo addentrarci in questa analisi alla ricerca di eventuali differenze che supportino o neghino questo nesso di casualità?

Per assurdo, nella proposta politica del centro sinistra italiano è proprio la lotta alla corruzione ed alle organizzazioni mafiose una delle promesse elettorali che fanno la differenza.

Ma la lotta alla corruzione è un atto politico di fede quotidiana, laddove la interpretazione politica, ne rappresenta un punto nevralgico.

Che sia un politico o un burocrate, il pubblico ufficiale corrotto è il passaggio obbligato di questo reato e non possiamo dimenticare come sia la politica a governare la burocrazia.

Ma come può verificarsi il paradosso per cui, nelle regioni con una guida politica di governo di centro sinistra, si verfichino i maggiori casi di corruzione?

E come può la politica rinunciare ad analizzare un simile paradosso?

E se, paradosso nel paradosso, fosse proprio quella parte politica che nella sua proposta promette maggiore attenzione al fenomeno corruttivo a governare quelle regioni laddove il fenomeno appare maggiormente dilagante?

Il contrasto salta subito all’occhio di un attento osservatore.

Appare come mancante quel filo che traduce una proposta politica come una promessa elettorale alla sua realizzazione effettiva.

Il centro sinistra italiano sbandiera spesso e volentieri accuse generiche ai suoi avversari politici al governo del paese di essere troppo concilianti con il fenomeno corruttivo, dimenticando cosa accade invece all’interno e/o al disotto di quei complessi pubblici che essi stessi governano.

Sotto il profilo della lotta alle organizzazioni mafiose questa linea di condotta è maggiormente evidente.

Sembra che nel centro sinistra non si denunci altro che l’infiltrazione mafiosa nel potere pubblico quando è invece il governo del centro destra ad offrire nei fatti la più grande offensiva mai registrata nella storia della repubblica italiana alle organizzazioni mafiose, con l’arresto di tutti i super latitanti ed il sequestro di immense ricchezze sotratte alle mafie.

In realtà, osserviamo che è proprio “la politica del fare” la caratterizzazione più evidente e marcata che identifica l’operato politico del centro destra e che lo distingue da quello del centro sinistra.

Un materialismo storico che distingue da sempre l’opera delle politiche di destra nel nostro paese.

Un materialismo che si traduce in riforme realizzate, in lotta alle mafie vincente, in contrasto continuo al mondo della illegalità diffusa.

Spesso il centro sinistra compara proprio questa “frenesia del fare e del realizzare” dei governi di centro destra moderni con il governo fascista della destra storica italiana, connotando però questa comparazione in negativo, stigmatizzando quasi l’imperativo dovere della politica di governare, di fare, di cambiare, di riformare.

E, guarda caso, l’unico esempio di lotta alle mafie decisa oltre quello contemporaneo, è prorpio quello del fascismo pre repubblicano.

Il parallelo offre altri spunti di considerazione:

perchè non è la sinistra a fare, realizzare, riformare e governare il paese, contrastare le mafie e garantire maggiore sicurezza al territorio ed al popolo italiano?

Perchè negli annunci propagandistici della sinistra troviamo sempre la lotta alla corruzione e non la vediamo mai realizzata sotto i suoi governi, come il dato comparato iniziale sembra voler indicare?

Tante domande che chiedono risposte, tante domande che non pretendono certamente di affermare che un certo stile di vita politico offre maggiore libertà alla corruzione, ma che altrettando certamente, un nesso di casualità esiste.

Una risposta a queste domande forse c’è, ed è rintracciabile in un antico adagio popolare:

“fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

Il mare che divide chi combatte la corruzione con le parole e chi lo fa con i fatti.

Il mare che divide chi combatte le mafie con le parole e chi lo fa con i fatti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Mondo Mussulmano deve riconoscere Israele, oppure accettare il proprio fallimento.

lunedì, 25 aprile 2011

Il quadro politico nel Mediterraneo, si svolge giorno dopo giorno, confermando il fallimento totale delle dittature religiose islamiche camuffate da stati democratici più o meno rivoluzionari.

Il mondo islamico paga il prezzo di una assenza identitaria che superi l’omologazione religiosa mussulmana.

Ora sappiamo più di prima che, dal mondo dell’Islam, noi occidentali non abbiamo proprio nulla da imparare.

Ora, sappiamo con certezza che, l’avversione alla esistenza di un popolo e di uno stato israeliano in Palestina, è solo il frutto di un razzismo e di una xenofobia malcelate che derivano da un certo modo altezzoso ed arrogante di interpretare l’islam nel mondo arabo.

Non c’è amore in questo islam fondamentalista ed estremista, non c’è amore negli attentati terroristici di matrice islamica, non c’è amore nell’invidia e nella gelosia nei confronti del popolo israeliano, che ha fatto di un deserto, un paese ricco e potente, che traina il benessere di moltissimi mussulmani.

Se esiste un islam veramente moderato, oggi dovrebbe cogliere l’occasione per un mea culpa, per una revisione dei concetti di bene e male sinora espressi dal mondo mussulmano, per un riordino delle priorità umane rispetto al dettame di una religione che, non riesce proprio ad emergere dal suo passato tribale e feudatario.

Ma conoscendo l’infinito quanto ingiustificato orgoglio mussulmano, questa opera di revisione, non avverrà mai.

Eppure basterebbe un gesto d’amore per cambiare tutto molto rapidamente, per isolare estremisti e fanatici, folli dittatori e terroristi, basterebbe un solo atto per dare un nuovo corso alla vita dei paesi arabi, per impedire che i loro popoli invadano le coste italiane alla ricerca di quella libertà e di quel benessere che i loro governi ed il loro modo di intendere la religione, gli ha negato e gli nega da sempre.

Basterebbe ammettere di aver sbagliato tutto, basterebbe ammettere che lo stato di Israele esiste ed ha diritto alla sua esistenza per lanciare un messaggio di amore, di speranza.

Mai più kamikaze, mai più guerre e violenze, mai più far prevalere l’odio sull’amore.

Se solo volessero, gli stati islamici potrebbero raccogliere questa opportunità offerta loro dalla storia, per cominciare una nuova via, un nuovo vangelo, un nuovo solco di vita e di speranza.

Ma sapranno andare al di la del bene e del male, sapranno superare ignoranze ataviche e inumanità insopportabili per raggiungere questo immenso bene?

Sapranno riunirsi e dimostrare al mondo che, la loro religione, il loro dio, non sono culla e incarnazione del male assoluto?

Sapranno offrire ad Israele ed al mondo intero una testimonianza umana di bene assoluto?

Sfida terribile e temibile.

Ma se i popoli arabi e mussulmani non sapranno raccogliere questa sfida e superare i loro complessi di inferiorità e la loro insita arroganza sul resto del mondo, se non si dimostreranno capaci di superare le loro profonde insicurezze e le loro tenaci ritualità senza pietà, allora vi è da domandarsi se non sia lecito lasciarli al loro destino, da loro scelto, da loro intepretato e da loro incarnato.

Se questa sfida non verrà raccolta, ancora una volta, se il diritto alla esistenza di Israele non dovesse essere riconsociuto, l’occidente dovrebbe adeguare la propria risposta ad un tale linguaggio odioso e rancoroso, privo di ogni pietà e speranza.

Se il mondo mussulmano non dovesse dare segnali forti, decisi e tempestivi di volontà positiva, l’occidente dovrà trovare il coraggio di chiudere le frontiere del proprio benessere, della propria democrazia e della propria libertà a quei popoli che, negano essi stessi e per primi, una uguale dignità e solidarietà al popolo israeliano.

Non siete capaci di essere umani?

Chiedete l’elemosina di una accettazione benevolente dei vostri figli in fuga dalla vostra disperazione senza pagarne il relativo costo?

Siete voi stessi l’origine del vostro male:

curatelo.

E curate i vostri malati, curate i vostri bisognosi, curate i vostri diritti, curate le vostre libertà, curate il vostro benessere, curate i vostri affetti, curate i vostri stati, curate i vostri territori:

da soli.

Nella solitudine che certa arroganza e certa ignoranza debbono attraversare per divenire amore.

Riconoscete Israele, subito.

Cessate ogni azione terroristica nel mondo e combattete voi stessi il vostro terrorismo fondamentalista ed estremista.

Solo così vi renderete veramente ed umanamente uomini e donne liberi.

E se tutto questo non lo raggiungerete, che sia la vostra ignoranza e la vostra arroganza ad indicare il vostro destino, che si preannuncia un destino di povertà e di dolore, di rivoluzioni, di povertà e di guerre.

Dovete scegliere:

o stare con il resto dell’umanità e starci con responsabilità, ovvero isolatevi nel vostro mondo fatto di quel che voi stessi vi avete messo dentro.

Mussulmani, ora o mai più:

riconoscete lo Stato Democratico di Israele.

O non bussate mai più alla porta dell’odiato quanto desiderato Occidente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La lotta alla Corruzione e alle Organizzazioni Mafiose

sabato, 23 aprile 2011

Lo stile di vita italiano, di cui si festeggiano in questi giorni i 150 anni dalla sua unità, è identificato negli altri paesi come uno stile di vita marchiato dai flagelli della mafia e della corruzione, sia morale che materiale.

No, non cercate nei festeggiamenti in atto momenti dedicati alla riflessione su questi due grandi fenomeni criminali:

non sono previsti nel programma ufficiale.

Nel più classico dei condizionamenti mafiosi, l’omertà istituzionale scende come un velo silenziatore su questi due aspetti purtroppo ingerenti la nostra vita quotidiana.

Nessun appello delle maggiori cariche dello stato è rivolto alla risoluzione definitiva di questi comportamenti malavitosi.

Se si eccettua la costante azione di contrasto ai comportamenti mafiosi e corruttivi dei ministri leghisti, il silenzio regna sovrano in questa importante lotta di civiltà e di democrazia.

Gli episodi di corruzione ed di infiltrazione mafiosa che saltano agli onori della cronaca italiana, narrano una condizione di estremo disagio dei partiti politici tradizionali rispetto a questi temi.

E se non fosse per l’azione di contrasto continua e costante del ministro dell’Interno Roberto Maroni nei confronti delle organizzazioni mafiose, il dubbio che certa politica e certa informazione assumano posizioni a dir poco stupefacenti nella lotta alle mafie ed alla corruzione, assume il dato di un sospetto piuttosto concreto.

Eppure, persino La civilissima Svizzera inizia a porsi domande concrete sul grado di corruzione all’interno dei suoi apparati nel primo rapporto del gruppo di lavoro interdipartimentale per la lotta alla corruzione approvato dal Consiglio federale elvetico.

Per quanto riguarda invece il grado di infiltrazione mafiosa, lo stato elvetico non si pronuncia con la stessa concretezza, denunciando un possibile nesso di casualità fra il suo elevato grado di segreto bancario e l’esigenza da parte delle organizzazioni mafiose di riciclare e “mettere al sicuro” i proventi delle attività illecite ed illegali in paesi che sappiano custodirne silenziosamente tesori e provenienze.

Anche il governo indiano, a seguito dello sciopero della fame indetto da un attivista politico e che ha visto coinvolte decine di migliaia di persone, ha avviato l’iter di un disegno di legge che contrasti decisamente il fenomeno della corruzione.

In Russia invece, fa scalpore il caso di un avvocato che, dopo aver denunciato una frode corruttiva ad alti livelli, è stato arrestato e posto in un carcere, dove ha trovato la morte in circostanze mai precisate.

Una notizia odierna rende noto che, i funzionari governativi russi del ministero dell’interno accusati di frode e corruzione da questo avvocato, siano divenuti sorprendentemente quanto improvvisamente ricchi.

In questo quadro, si valida l’assioma secondo il quale, laddove in uno stato siano presenti organizzazioni mafiose ben radicate e potenti, la corruzione degli apparati pubblici anche a livelli elevati, è correlazione non affatto casuale, ma addirittura, causale.

Lo stesso scrivente di questo post, spera che la condizione italiana si distingua da quella russa, prevedendo un certo rischio in questa affermazione e non rivestendo egli stesso, ne un ruolo politico di garanzia, ne un ruolo informativo di tutela.

Eppure, se certa politica e certa informazione fan la parte delle famigerate tre scimmie (non parlo, non sento, non vedo), sarà compito di cittadini attivisti politici, come nel caso indiano, porre questioni importanti come mafiosità e corruzione, sia pure da un semplice blog come questo.

Nella pur desolata convinzione che, se l’Italia non è lo stato elevetico o indiano, perlomeno non sia nemmeno lo stato russo.

Desolata convinzione ovvero, condivisa speranza?

Come al solito, è l’ottica del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno che divide le opinioni.

Ma la realtà è che, mezzo vuoto o mezzo pieno, quel che resta nel bicchiere italiano non ha un odore piacevole.

Affatto.

Che poi, i fenomeni mafioso e corruttivo siano apertamente combattutti nei fatti (e non nelle parole), da una sola parte politica e di governo è un fatto che presta il fianco a più di un sospetto nei confronti della casta burocratica-partitocratica, ma dona al contempo una speranza:

quella di non essere soli in questa battaglia di democrazia e di civiltà.

E tanto basta per definire una speranza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di poteri ed equilibrio istituzionale nel quadro riformatore

mercoledì, 20 aprile 2011

In un paese che si vanta di essere democratico come il nostro, l’equilibrio dei poteri risulta essere un valore di riferimento nell’ambito del primato della politica.

Assicurare una giustizia tempestiva e certa al popolo sovrano è un dovere imprescindibile, cui nessuno può sottrarsi.

L’entità statuale democratica non ha altro valore e funzione che quella di assicurare servizi ai cittadini.

E questi servizi devono essere alla altezza di un paese avanzato come il nostro.

Mentre sappiamo con certezza che la lentezza della macchina della giustizia respinge l’ingresso di intraprese economiche e finanziarie dall’estero, e costringe, in concorrenza con altri fattori quali l’elevata imposizione fiscale e l’iperburoratizzazione delle procedure, alla delocalizzazione di quelle esistenti.

Il quadro che ne viene fuori è deludente e mortificante per il mondo del lavoro italiano, quel mondo che paga lo stipendio a tutti gli attori di questo “conflitto di poteri”.

Si comprende meglio come una certa quantità della enorme evasione fiscale trovi fondamento (e non giustificazione) proprio nella inefficace risposta della pubblica amministrazione al mondo della tutela e della sicurezza delle famiglie e delle aziende, nel corrispettivo di servizi fondamentali quali la cura della salute pubblica ovvero nella garanzia di una giustizia certa nei tempi e nelle modalità.

Va chiarito che, i soggetti qualificati per riformare il mondo della giustizia siano quelli che la Costituzione indica e che noi possiamo riunire nel termine di Politica.

E la politica esiste per la Costituzione come poteri esecutivo e legislativo.

Alla politica il popolo sovrano delega appunto la sua sovranità, al fine di legiferare in esclusiva e di governare in esclusiva.

Nessun altro potere dello stato è qualificato, garantito e riconosciuto tale per realizzare le riforme che urgono al paese.

Nessuno.

E se non si vuole rispettare il popolo sovrano nelle decisioni di quei poteri dello stato preposti dalla costituzione a legiferare, governare e riformare il paese, allora il termine di stato democratico non è più consentito ne giustificato.

Ognuno può esprimere la propria opinione, ma nessuno, ripeto, nessuno è autorizzato a dire cosa la politica deve fare o non fare, come deve riformare o non riformare.

Nessuno tranne il popolo sovrano in una cabina elettorale.

Ogni tentativo di impedire l’esercizio di un potere dello stato, non è riconosciuto, tutelato e garantito dalla carta costituzionale, se non è addirittura in conflitto con essa.

Questo conflitto fra poteri dello stato deve rientrare nel suo alveo costituzionale, riportando il livello di contrasto a livelli democraticamente accettabili, all’interno dei quali, un giudice deve trovare la giusta serenità nel giudicare ed un politico deve trovare la giusta serenità nel governare il futuro ed il presente di questo paese.

Tutto deve essere compiuto nell’esclusivo interesse del popolo sovrano e non contro di esso.

Ogni tutela di parte, che sia di diritto istituzionale e costituzionale o di privilegio di casta, deve sottomettersi all’interesse del popolo a ricevere una giustizia certa e tempestiva.

Si sottolinea invece come le caste, non siano previste ne come organo costituzionale, e nemmeno come organo istituzionale all’interno della nostra Costituzione.

Coloro i quali siedono quindi nelle alte cariche istituzionali e costituzionali vanno richiamati ai loro doveri, da svolgere senza accessi abusivi ed eccessi di personalismo.

Le regole democratiche valgono per i cittadini qualunque come per i così detti “servitori dello stato”, i quali debbono appunto servire in esclusiva gli interessi dello stato e della sua sovranità fondante:

il Popolo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Lega Nord batte Europa 4 a 0. Maroni stravince.

sabato, 16 aprile 2011

Ed è l’ennesima vittoria della politica leghista in Europa.

Ancora una volta, la Francia deve ammainare la bandiera della grandeur francese al cospetto delle scelte politiche italiane ormai esclusivamente dettate dal ministro dell’Interno (premier in pectore) Roberto Maroni.

E’ una svolta epocale, una vittoria politica senza precedenti.

Nessuna politica come nessun politico ha mai influito tanto sulle scelte transalpine come Roberto Maroni.

Mai nessuna politica di governo era riuscita ad imporre all’europa un rispetto del popolo sovrano del nostro paese.

Una vittoria che resterà scrittà nei libri di storia, quelli veri, non quelli ideologici.

La politica italiana resta ammutolita dinanzi a cotanta potenza politica.

L’informazione italiana stupra ancora una volta il buongoverno maroniano e non accosta e non correla mai questa vittoria politica leghista al nome di Roberto Maroni, annunciando solamente che Francia e Europa si sono abbassate le braghe ed accettano l’ingresso degli immigrati clandestini che invadono il nostro paese, dopo aver contrastato ferreamente questo evento.

Il Parlamento italiano, luogo deputato a raccogliere la sovranità popolare ed a difendere, garantire e tutelare gli interessi del popolo, assiste ammutolito all’ennesima dimostrazione di bun governo e di ottima capacità politica espressa dal miglior ministro dell’interno della storia della repubblica italiana, un ministro che, dopo aver saggredito come non mai le organizzazioni mafiose italiane, difende il popolo sovrano anche da quelle aggressioni esterne che ne mettono in forse la sicurezza.

Un giorno di festa per i leghisti.

Un giorno che non potrà essere dimenticato, mai.

Lunga vita a Roberto Maroni.

Lunga vita alla Lega Nord.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X