Archivio di febbraio 2011

Noi non tradiremo il nostro giuramento

lunedì, 28 febbraio 2011

Il paese sembra immobile, da sempre, come sempre.

Ammutolito dinanzi all’ennesimo omicidio di una ragazza che rifiuta un rapporto sessuale, dinanzi al dilagare di una immigrazione che pretende di asservirlo, dinanzi alla impossibilità di riformare una giustizia che non c’è, dinanzi ai violenti colpi di coda della restaurazione partitocratica, che tenta pedissequamente di sminuire l’enorme lavoro riformatore dell’esercito leghista.

I mafiosi ed i loro amici di merende continuano ad avallare il paradosso per il quale non è l’azione del miglior ministro dell’interno della storia ad avere ragione delle mafie.

Mentre gli oppositori della maggioranza di governo gongolano nel sostenere le teorie dei mafiosi, nella speranza di poterne ottenere i favori elettorali, specie nel sud del paese, dove le mafie condizionano certamente il voto, laddove la Lega non prende un voto.

I sostenitori della espansione egemonizzatrice islamica chiedono a più riprese misure in favore della religione coranica, del diritto di cittadinanza agli immigrati di religione mussulmana, del diritto di voto a questo nuovo attacco demografico alle democrazie occidentali, a questo attacco mortale.

Bruti e traditori, vili e parrucconi si alleano al solo fine di fermare l’avanzata elettorale della Lega, cercando in ogni modo di creare scompiglio fra le sue fila, di inserire nella crescita del seme leghista la zizzania, di impedire che il popolo sia sovrano e decisivo, che il suo governo sia potente e decisivo.

Una torma di turpi individui si muove per fermare quel che non si può fermare, di infrangere quel che non si può dividere.

La casta partitocratica tenta il colpaccio del dividi et impera a danno della Lega, crocifissa ad un federalismo che viene fatto oggetto di continuo ricatto nelle aule parlamentari.

Un voto per una poltrona.

Un voto per una parolina nell’orecchio di quel giudice.

Un voto per il concorso di mia figlia, sai, vuole fare il notaio.

Questo pattume indecente stupra da sempre il cammino delle buone idee e delle riforme in questo paese.

Questa “filosofia di vita e di vita politica”, non sfiora nemmeno le orecchie dei leghisti, però.

Puliremo altre cento volte la monnezza che i napoletani non sanno governare, interromperemo altre cento volte l’avanzata mafiosa nella Padania, sopporteremo altre cento volte gli insulti di chi non sa cosa dice, minacceremo altre cento volte una secessione del paese, sino a quando le nostre idee e le nostre giuste rivendicazioni, non otterranno conferma.

Noi non ci pieghiamo, noi non ci spezziamo, noi non ci stiamo a questo gioco ad uccidere il futuro del paese.

Noi non siamo gente qualunque, noi non siamo politici qualunque, noi non possiamo essere misurati con un metro qualunque.

Noi siamo gente seria e laboriosa, noi siamo il popolo che chiede giustizia, noi siamo la cura per ogni malattia.

Noi, siamo il futuro di questo paese, noi siamo l’unica garanzia di sicurezza in questo paese, noi siamo l’unica parola leale e fedele che esista in questo paese che si vende ad ogni passo, da sempre.

Noi non siamo cambiati, ed anche se ci vedete camminare per i palazzi del potere di Roma, noi non moriremo per quelle poltrone.

Noi moriremmo per la nostra libertà, non per la vostra.

Noi siamo i leghisti e non abbiamo paura di niente.

Men che meno di voi.

Fate il vostro gioco.

Noi, non abbandoneremo questa mano.

Noi, non tradiremo il nostro giuramento.

Mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

17 marzo 2011 – La Festa dell’Unità

lunedì, 28 febbraio 2011

Una volta, la festa dell’Unità era il modo per propagandare e finanziare il pensiero sconfitto dalla storia del Partito Comunista Italiano.

Oggi, la Festa dell’Unità italiana, viene propagandata e sbandierata ai quattro venti, largamente finanziata e supportata.

Posto che il paese è tutt’altro che unito, dopo 150 anni di disperati tentativi per unire ciò che non è conforme, mi domando perchè dovremmo festeggiare.

Dovremmo forse festeggiare 150 anni di dittatura, di democrazia bloccata, di terrorismo politico, di governi senza potere, di poteri senza consenso, di casta partitocratica indecente, di corruzione incredibile, di ladrocinio inaudito, di incertezza del diritto e della pena, di questione meridionale pagata migliaia di volte e mai risolta, di espansione e di radicamento mafioso dal sud al nord?

Questo dovremmo festeggiare?

A cosa sono serviti questi 150 anni di stare insieme?

A chi sono serviti questi 150 anni di stare insieme?

Queste domande dovrebbero avere delle risposte.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tradimento perfetto

domenica, 27 febbraio 2011

L’appartenenza ad una civiltà, il principio della territorialità, l’identità culturale, la condivisione di uno stile di vita.

Violare tutto ciò, partendo da tutto ciò, rappresenta il tradimento perfetto.

Negli anni in cui il multiculturalismo manifesta tutti i limiti del fallimento, teorizzare politiche che favoriscano l’insediamento di soggetti che si sono rivelati assolutamente incompatibili con lo stile di vita liberale e democratico occidentale, rappresenta un attentato alla stessa sopravvivenza di un modello culturale:

il nostro.

Favorire l’accesso indiscriminato di immigrati incompatibili con il nostro modello culturale, affidare loro una naturalizzazione che non li integra ma li marginalizza, consegnare loro il dono della partecipazione al voto democratico, riproduce una politica che diserta il senso del dovere, rescinde il patto sociale, rinnega l’appartenenza ad un popolo, tradisce un intero sistema di regole, emargina uno stile di vita:

il nostro.

Ma svolgere questa azione politica, partendo proprio da concezioni identitarie, dalla tutela di prassi norme e costumi identitari, evidenzia una disconnessione impossibile, un paradosso delirante, un estremo insensato.

E’ la sintesi di un atteggiamento psicotico, di un comportamento alienato, di una volontà schizofrenica.

Agire in favore della alienazione del proprio simile, denuncia uno stato mentale alterato, profondamente snaturato, privo di riferimenti identitari condivisi.

E’ il tradimento perfetto.

E’ la diserzione volontaria.

E’ la falsità incarnata.

E’ la malafede fatta fede.

E’ il nemico da combattere, è l’antagonista da contrastare, è il sinistro da espellere.

E’ l’incarnazione e la personificazione del principio del male supremo, in contrapposizione a Dio, principio del sommo bene.

E’ il male assoluto, è il nostro primo aggressore, è il più grande traditore.

E’ colui che uccide il futuro:

il nostro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il bene, il male e l’Apocalisse

venerdì, 25 febbraio 2011

In questi giorni in cui venti di guerra spirano nel Mediterraneo portando morte e disgrazia, in questi tempi in cui il mondo è ostaggio di un male terrorista e di una crisi che profonde ogni senso della vita umana, in questi momenti storici in cui il male sembra sprigionarsi senza tregua, ebbene, proprio in questi giorni, voglio ricordare a me stesso ed a tutto il mondo che, se il Bene smette di combattere per la sua libertà, non vi sarà scampo dal male.

Per nessuno.

Ho scritto queste due righe che pubblico per ricordare quale destino ci attende, se smettiamo di batterci per le cose in cui crediamo, per la vita che vogliamo, per il Bene che desideriamo:

Bene e male vivono in un equilibrio di continuo contrasto antagonista.

Il giorno in cui il bene smetterà di opporre il suo contrasto, quello sarà il giorno della Apocalisse.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega a Varese

giovedì, 24 febbraio 2011

Tante critiche a quanto ha realizzato la Lega Nord in questo paese, con decine e decine di riforme che nessuna altra maggioranza o partito o movimento politico ha mai realizzato, se pure proposto e riproposto per decenni al fine di frodare il popolo sovrano, promettendo qualcosa che sapeva di non avere la capacità e, soprattutto, la volontà di varare:

le riforme che urgono al paese da sempre.

Questo atteggiamento, per quanto squallido, è sostenuto peraltro da minimizzazioni del magnifico quanto originale ed unico vento riformatore, depistaggi sull’effettivo impatto delle riforme, terrorismo su incredibili quanto indicibili paventati pericoli di sopravvivenza per il paese se quelle riforme leghiste, fossero andate in porto.

La realtà, ha sbugiardato questi “razziatori del consenso altrui”m continuamente, costantemente, totalmente.

Ma essi, continuano ad abbaiare alla luna, sperando che la luna, porga loro la possibilità di avvicinarsi al cielo stellato.

Ma niente da fare.

Non è un qualunquistico attacco alla diligenza leghista che segnerà alcunché in questo paese.

No, le mafie non le ha devastate il ministro della repubblica per gli affari interni onorevole Roberto Maroni, no, le mafie le ha scacciate Roberto Saviano, cone le sue parole, con i suoi scritti.

O addirittura, le mafie non sono state affatto contrastate …

In 22 anni ben 8 ministri dell’interno (6 campani e 2 siciliani) non hanno prodotto nemmeno un milionesimo di quanto realizzato nella realtà dura e violenta della lotta alle organizzazioni mafiose dal varesino On. Roberto Maroni.

Ed è squallido, visceralmente e sinceramente squallido, cercare di mascherare, deturpare, depistare tale evidenza.

Lo ripeto da tempo che certo qualunquismo di bassa lega, (mi perdonerà Maroni per aver abusato del termine lega), si spiega molto facilmente con una visione semplice, antica e definitiva:

quando al volpe non arriva all’uva, dice che l’uva, non è matura ….

Non si accettano provocazioni.

Non si scende a livelli di evidenze tradite e di realtà depistate e distorte ad uso e consumo di chi non ha mai realizzato concretamente nulla nel contrasto alle mafie, ma si permette di sputare nel piatto lordo del sangue dei caduti in questa sempiterna lotta fra il bene e il male, che vede nei giorni del governo Maroni della Pubblica Sicurezza, un esempio di straordinario impegno, di magnifico modello inimitato ed inimitabile, la cui distanza eccessiva da moltitudini di critici senza senso critico, porta a dire che l’uva maroniana e leghista, è immatura ….

Ad averne di questa uva, in altri banchi ….

Ma non ce n’è per nessuno.

Solo, Tutti Pazzi per la Lega!

Ma per carità cristiana e civiltà umana, nella durissima lotta fra stato ed anti-stato mafioso, evitate di lavorare in favore della parte sbagliata, denigrando a go go, il duro lavoro di uomini e donne che versano sudore, lagrime e sangue perché lo stato prevalga, perché la legalità vinca, perché i cittadini italiani possano sentirsi al sicuro nelle loro case e nelle loro aziende.

Lunga, lunghissima vita a Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

In viaggio con una terrorista

giovedì, 24 febbraio 2011

Tutto iniziò in una pizzeria, per una tranquilla serata tra amici.

Serata gradevole, in compagnia di un gruppo di persone piacevoli.

Alcune ragazze erano di nazionalità straniera.

Libero da impegni sentimentali in quel periodo, fui attratto da una ragazza americana dal viso dolcissimo.

Era in compagnia di una sua amica scozzese.

Fu una bella serata.

In seguito recuperai informazioni relative alle abitudini della ragazza che aveva attirato la mia attenzione.

Seppi che frequentava una palestra per la preparazione atletica.

Decisi che era venuto per me, il momento di fare un po’ di ginnastica.

Frequentai le lezioni negli orari e nei giorni in cui sapevo di trovarla, e la trovai, infatti, in compagnia della inseparabile amica scozzese.

Ero in piena forma fisica in quel periodo, e non feci fatica ad attirare la loro attenzione, e non solo la loro.

Prontissimo al mio ruolo di chariot man, tentavo la tecnica del passaggio di ritorno.

Ma come spesso capita nella vita, scegli un bersaglio e ne centri un altro.

Fu l’amica scozzese ad approfittare della mia offerta di un passaggio per il ritorno a casa.

E così, nacque una storia, dalla quale ho imparato molte cose sul rispetto e sui “complimenti scozzesi”, pieni di una ironia che a me pareva familiare, ma che ai più, appariva incomprensibile.

L’estate successiva, fui invitato a casa sua, in Glasgow.

Accettai l’invito, nonostante fossi decisamente a riserva in fatto di risorse finanziarie, ma ero trepidante al pensiero che avrei messo piede sul suolo dei miei avi alla ricerca delle gesta del mio clan:

la nonna di mio padre era infatti una scozzese, del Clan dei Campbell.

Fu proprio l’esigenza di risparmiare sul costo del viaggio che mi fece optare per un economicissimo viaggio in bus che costava 240.000 lire Foggia-Glasgow e ritorno, compreso il passaggio sullo stretto della Manica, piuttosto del 1.500.000 di lire richiesto da un operatore aereo molto economico per un biglietto di andata e ritorno Napoli-Glasgow.

Il bus effettuava settimanalmente un viaggio fra Atene e Londra, disponeva di due autisti e di una hostess.

La hostess era l’unica che parlava la lingua italiana (gran parte dei viaggiatori erano turchi e greci che lavoravano in Germania), quindi, restai vicino a lei il più possibile durante il viaggio, come pure fece una ragazza israeliana di poche parole, anzi, piuttosto distaccata e silenziosa:

parlava solo con la hostess, con me, non ha mai spiccicato parola.

A me non interessava poi molto, cercavo solo il modo di passare le 45 ore previste di viaggio in buona compagnia, e lei, non lo era di certo.

Il bus attraversò la Manica partendo dall’Olanda.

Ricordo che mi svegliai in piena notte da solo ed al buio nel bus, mentre gli altri erano scesi per le operazioni doganali.

Un uomo salì sul bus e venne diretto verso di me, chiedendomi in inglese di mostrargli i miei documenti.

Non era in divisa e fu particolarmente gentile.

Prese visione dei documenti e chiese in inglese il motivo del mio viaggio in Inghilterra.

Gli risposi che andavo in Scozia, per turismo.

Mi restituì i documenti con un sorriso ed uno sguardo piuttosto furbo e mi congedò con un “grazie e buon viaggio” in un perfetto italiano.

Restai con la strana sensazione che quell’uomo volesse dirmi qualcosa.

Il mattino dopo, approdammo sulle sponde inglesi.

Le operazioni di controllo furono di gran lunga più importanti che in Olanda, a causa del pericolo di eventi terroristici:

l’attentato terroristico di Lockerbie di cui fu accusata la Libia di Gheddafi pesava ancora, evidentemente, sulle misure di sicurezza britanniche.

Scesi dal bus, passammo al controllo personale e dei documenti mentre i nostri bagagli venivano controllati.

Passati i controlli, cominciò una insolita attesa.

Mi rivolsi alla hostess chiedendo spiegazioni e mi fu risposto che erano in atto controlli su un viaggiatore del nostro gruppo.

Dopo circa un’ora, ci fecero risalire sul bus che era diretto a Londra.

Mi accorsi dell’assenza di quella ragazza israeliana così taciturna e distaccata e ne chiesi spiegazioni ancora alla hostess.

Mi fu risposto che era stata fermata per ulteriori controlli.

Dimenticai la cosa, preoccupato che il ritardo accusato nei controlli doganali e di sicurezza copromettesse la mia coincidenza per Glasgow.

Ma così non fu, e verso la mezzanotte ero alla stazione dei bus di Glasgow, dove venne a prendermi la mia amica.

Il mattino dopo venni svegliato dalla mia amica che mi invita a salutare i suoi genitori che partivano per le vacanze.

E così feci.

Scesi al piano terra della loro villa e li salutai ancora rallentato da un viaggio non proprio confortevole.

Subito dopo chiesi di poter avere una tazza di caffè e scoprii che l’espresso all’italiana era lontano migliaia di miglia da lì.

Squillò il telefono e la mia amica rispose.

Poi mi chiamò e disse: è per te.

Presi in mano la cornetta del telefono con titubanza, poiché non mi aspettavo che qualcuno mi cercasse lì, e risposi.

Con mia sorpresa ascoltai la hostess del bus:

mi informava che aveva fornito il mio nominativo alla polizia inglese, e che avrebbero potuto chiamarmi per una eventuale richiesta di informazioni.

Mi scrollai di dosso la stanchezza del viaggio in un attimo e chiesi del perché la polizia inglese avesse interesse per me.

Rispose che la ragazza israeliana con cui avevamo viaggiato era risultata in realtà, una terrorista palestinese che viaggiava sotto falso nome e che la polizia le aveva chiesto la lista di tutti quelli che avessero avuto un contatto con lei durante il viaggio.

Ribattei che quella ragazza così distaccata mi era sembrata molto antipatica e che, per questo, non avevo scambiato con lei nemmeno una parola.

La hostess mi disse che comunque, le uniche persone con cui era venuta in contatto la ragazza eravamo solo io e lei, e che per questo aveva fornito il mio nome alla polizia.

La ringraziai per l’avvertimento e le diedi appuntamento per il viaggio di ritorno.

Mi tornò in mente lo strano atteggiamento di quell’uomo senza divisa che in Olanda salì sul bus per chiedermi i documenti e pensai che il suo sorriso gentile e furbo, forse voleva proprio dire qualcosa.

Restai pensieroso e spiegai la cosa alla mia ospite che restò stupita.

Ok, dissi, non cambia nulla:
portami a vedere la terra dei miei avi.

E così fu:

un su e giù per montagne con viste mozzafiato, su e giù per le higlands, cime sulle quali ci ritrovavamo nei rifugi solo con turisti giapponesi e tedeschi, poi Edimburgo, il Vallo di Adriano, Fort William, sempre alla ricerca degli scontri epici del Clan Campbell contro l’alleanza dei Mac Donald, alla quale aderiva all’epoca il clan da cui discende la mia amica.

Ma non venne nessuna telefonata.

Così, tornai in Italia senza alcun imprevisto, chiedendomi se avessi dovuto prudentemente informare della cosa un amico che prestava servizio nella Digos.

Poi ci ripensai: ma cosa avevo da nascondere io?

Abbandonai l’idea.

E così, con il passare del tempo, dimenticai questa avventura.

Sino a questa notte, quando leggo che un ministro libico dimissionario accusa Gheddafi di essere stato il mandante dell’attentato di Lockerbie, e come un lampo, questo “viaggio con una terrorista” mi è tornato lucido alla mente.

Ed ho pensato che, nell’attesa che il sonno mi prenda all’alba, come al solito, avrei voluto lasciare traccia di questa esperienza, in questo blog.

Tutto qui.

Buon giorno a voi e buona notte a me.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lunga vita a Roberto Maroni

giovedì, 24 febbraio 2011

Un fiume in piena.

Forse così si può descrivere l’attività incessante del miglior ministro dell’interno della storia della repubblica italiana:

l’onorevole Roberto Maroni.

Seguendo le notizie che provengono quotidianamente dal fronte della lotta alla mafia, ci si accorge di quale incredibile sforzo stia operando lo stato nella lotta alle mafie in questi ultimi anni.

Una attività che propone nuovi modelli di concertazione nelle indagini e promuove unitarietà di intenti fra investigatori delle forze dell’ordine e magistrati inquirenti, con risultati che sorprendono ogni giorno di più.

La ricetta maroniana contro le mafie funziona, eccome se funziona.

Ed è una speranza insperata questa, dopo anni di disperazione e di sconfitte dello stato nei confronti del suo nemico numero uno, l’anti-stato mafioso.

Le mafie italiane sono finalmente sotto un attacco continuo ed imperioso, che ne devasta sistemi e prassi, ne neutralizza i potenziali pericoli, ne decapita le cupole, ne impedisce lo sviluppo incontrollato, ne sentenzia il declino.

Generazioni di italiani hanno sperato che un giorno tutto questo potesse avvenire, per recuperare una fiducia ormai sopita in quelle istituzioni che avevano il dovere di contrastare il fenomeno e l’organizzazione mafiosa sul territorio e che, nonostante tutti gli sforzi, nonostante i caduti, non sembravano sufficientemente efficaci contro il tentacolare attacco mafioso.

E quel giorno è finalmente arrivato, e quell’uomo della provvidenza, è finalmente venuto.

Non si può descrivere la gioia profonda che ogni arresto, ogni sequestro, ogni vertice interrotto dal tintinnio delle manette, ogni organizzazione mafiosa sgominata, rechi nel cuore dei giusti in questo ingiusto paese.

C’è ancora tanto da fare, è vero, ma la strada avviata dal varesino Maroni offre speranza a famiglie e aziende, offre certezza nel futuro ai cittadini ed ai lavoratori che soffrono contro la sleale competizione mafiosa e patiscono sotto il ricatto mafioso.

Non c’è futuro senza speranza.

E questa questa speranza, sembra non avere mai fine.

Ed è con accorato impeto e determinato impegno, che questa lotta per la libertà continua.

E scusate se è poco.

Che Dio doni lunga vita a Roberto Maroni.

E che gli uomini di buona volontà, lo sostengano sempre nella sua sempiterna lotta contro il male.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Islam è antitetico alla democrazia

mercoledì, 23 febbraio 2011

La progressiva esplosione degli stati arabi denuncia un limite mai completamente manifestato nel mondo libero:

l’impossibilità di coesistere del sistema democratico in un paese musulmano.

Non esiste infatti nel mondo, un solo paese dove imperi il Corano e dove la democrazia coincida con la sovranità popolare.

La religione coranica impone il comandamento religioso come etica sociale imprescindibile, come valore assoluto che va oltre il concetto di stato.

In ogni paese musulmano, questa etica supera la legge dello stato, ovvero la incarna.

E’ il concetto dello stato etico, laddove la legge coranica è anche l’unica legge dello stato.

Violare la legge dello stato quindi, prescrive punizioni previste dalla cultura religiosa islamica, se di cultura possiamo parlare.

In ogni paese musulmano nel quale l’occidente libero e democratico è intervenuto, il seme della democrazia non è mai sopravvissuto, in specie se successivamente quel paese e quel popolo veniva lasciato da solo a camminare sulla via della libertà.

La religione islamica è antitetica alla democrazia.

Ed è proprio questa sua incompatibilità con il concetto di democrazia che rende impossibile l’accoglienza completa e integrata dei musulmani che immigrano nei paesi occidentali.

I due sistemi umani non coincidono mai, ma piuttosto collidono, confliggono senza soluzione di continuità.

Ma mai coincidono o convivono.

E non sarà certo l’errata convinzione di un presidente degli Stati uniti d’America dal nome di Barack Hussein Obama II che cambierà l’islam, gli islamici ed il mondo musulmano.

E la continua crisi che travolge, uno dopo l’altro, gli stati musulmani nel mondo, ne è l’ennesima prova evidente.

L’Islam è antitetico alla democrazia.

Full Stop

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X