Archivio di settembre 2010

Il golpe bianco è fallito, ma il governo ne esce indebolito

giovedì, 30 settembre 2010

Scrissi questo post qualche tempo fa.
Penso sia ancora attuale.
Lo ripubblico.

Esiste uno schieramento politico trasversale in Italia che punta alla conservazione di un modello statale sprecone e costoso, di un centralismo che nasconde mille rivoli di spesa incontrollata, di uno status quo della casta politica eletta nel meridione che resta assolutamente irresponsabile rispetto al disastro della questione meridionale e certamente responsabile rispetto alla questione settentrionale.

Esiste un modus operandi occulto ad escludendum della Lega Nord di Umberto Bossi, un fumus persecutionis che vuole conservare un nord ricco e produttivo ridotto in schiavitù di un sud che distrugge enormi risorse e produce illegalità diffusa e mafie.

Questo schieramento tenta il golpe bianco ai danni del governo italiano puntando a renderne instabile la maggioranza politica, ed in particolare, cercando di ostacolare in tutti i modi quell’alleato che garantisce continuità e stabilità governativa, che testimonia lealtà ai patti sottoscritti in campagna elettorale, che resta fedele alla sovrana volontà popolare, che opera per la distruzione definitiva delle organizzazioni mafiose, che offre un ottimo esempio di eticità e di moralità applicata nell’amministrazione della cosa pubblica:
la Lega Nord di Umberto Bossi.

In questo quadro, l’anti-berlusconismo, la questione meridionale e la questione morale risultano essere dei miseri espedienti che celano i veri obiettivi politici di questo golpe bianco, che non opera «al fine di mutare la Costituzione dello Stato italiano e la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale», ma opera certamente al fine di conservare privilegi, poltrone, incapacità ed irresponsabilità della casta politica attraverso l’abbattimento di quel governo che uccide le mafie e riforma il paese.

Un golpe bianco che impedisce il mutamento, per conservare poteri e privilegi inauditi, e continuare a gestire la cosa pubblica irresponsabilmente.

Lo schieramento del golpe bianco gioca pericolosamente con il precario equilibrio istituzionale, gioca drammaticamente con il futuro di questo paese, gioca sporco sulla testa di quei cittadini che pretendono di rappresentare.

L’attacco al buon governo ed al riformismo leghista si svolge con cinica pervicacia.

L’attacco al nord che produce ricchezza si evidenzia nel celato ricatto secondo il quale, il nord deve continuare a provvedere al mantenimento di tutto e di tutti, senza avere il diritto di governare il paese, di cambiarlo, di riformarlo.

Questo golpe bianco della restaurazione conservativa va isolato e depotenziato, va ridotto alla impossibilità di nuocere al paese, va ricondotto ad un concetto di legalità istituzionale autentico, secondo il quale, uno sparuto gruppetto di parlamentari, non può godere dell’alto riferimento istituzionale come del prestigio e del potere della presidenza della camera dei deputati.

Questa guerriglia politico-istituzionale va immediatamente fermata.

Questi guerriglieri balneari, questo schieramento del nulla politico, questa modalità di intervento politico smodato ed irresponsabile nella vita del paese va isolato e non riprodotto od avallato.

Se alle opposizioni politiche può far comodo il mare agitato di una crisi politica che si insinua pericolosamente nella generalizzata crisi socio-economica che vive il paese, questo non può essere motivo sufficente per offrire contributi ed appoggi insperati alla disperazione di questa guerriglia balneare.

L’anti-berlusconismo tiene insieme questa accozzaglia politica?

La maligna avversione al riformismo leghista offre motivi politici per stare insieme-contro invece di individuare e perseguire quei motivi per stare insieme al paese, condividerne il momento di grave difficoltà e offrire serie vie d’uscita e di difesa?

Abbattere il governo Berlusconi per far cosa?

Per mettere su l’ennessima alleanza di disperati per un governicchio dei ricatti e delle beghe che cadrebbe al primo scandalo come è accaduto a tutti i governi senza la guida berlusconiana?

Nessuno di questi guerriglieri balneari ha potere e prestigio sufficente per garantire stabilità e continuità di governo al paese.

Nessuno schieramento nato dalla voglia di distruzione potrebbe costruire alcunchè.

Mettete sotto l’ombrellone l’orgoglio ferito, guerriglieri balneari, poichè il nord è veramente stanco.

E il Nord, non è un signor Nessuno, ma è quel galantuomo che nonostante tutto, consente a tutti di mettere un piatto a tavola in questo paese.

Non esagerate, altrimenti oltre al piatto, potreste perdere anche tavolo e sedie, pignorati da quella miseria politica, morale e materiale che alimentate tanto volentieri.

Comprese quelle comode poltrone del potere che vi piacciono tanto e delle quali, Nessuno vuol rinunciare.

Il mio nome è Nessuno.

Ma chiamatemi Presidente ….

Fini e la crisi irreversibile della politica romana – SPQR

lunedì, 27 settembre 2010

Ecco, una disamina al volo sul video autodidatta (nel senso che l’unico protagonista del video, nn risponde alle domande di un giornalista, ma se la canta e se la suona tutta da solo) in cui, Gianfranco Fini, finalmente, chiarisce l’incresciosa questione dell’appartamento di Montecarlo.

Sorvolo sull’antefatto finiano della “politica che offre uno spettacolo deprimente”, poichè è stato egli stesso l’artefice di questa brutta pagina della politica italiana, laddove, non riusciva a ricattare dall’interno del PDL e della maggioranza di governo il premier Berlusconi al fine di ottenere una maggiore visibilità (già oltremodo eccessiva rispetto al conto elettorale dell’ultima AN), una maggiore forza percentuale non suffragata dal consenso elettorale (30-70%) e la nomina, udite, udite, a delfino e successore unico e indivisibile di Silvio berlusconi, sia alla guida della PDL (con il seguito di solo una trentina di parlamentari) che alla guida del governo.

Fini nel video non ne parla, ma sono quelli su elencati i veri motivi di questa indimenticabile pagina di “pirateria politica”, di cui Fini e solo Fini, porta la responsabilità, unica e sola (Bocchino permettendo).

Analizziamo.

1 – Per la prima volta, e contrariamente a quanto dichiarato in tutto questo periodo, Fini accetta la possibilità di una sua eventuale dimissione dalla terza carica istituzionale:
la presidenza della camera dei deputati.
Tale decisione è però collegata inesorabilmente alla prova dalla dimostrazione provata del fatto che, la casa di Montecarlo, possa essere ricondotta alla proprietà di Giancarlo Tulliani.
La prova di questo fatto è però difficilmente praticabile, in quanto Gianfranco Fini sa benissimo che in mezzo alla faccenda vi è una società di comodo off shore, una società di quelle create, passate di mano ed usate appositamente per impedire il riconoscimento della reale proprietà di un immobile o di altro valore mobiliare, immobiliare e finanziario.

2 – Fini conferma ancora una volta che la vendita della casa monegasca è avvenuta nei confronti della società “Printemps”, su segnalazione personale di Giancarlo Tulliani.

3 – Sulla valutazione del prezzo di vendita della casa monegasca Fini dichiara testualmente:
“… si poteva spuntare un prezzo più alto? E’ possibile; è stata una leggerezza? Forse ….”.

4 – Sulla presenza di Giancarlo Tulliani (già “segnalatore” della società a cui andrà venduto il famigerato immobile) nella casa monegasca, Fini dichiara:
“…. solo dopo la vendita, ho saputo che in quella casa, viveva il signor Giancarlo Giuliani ….”.

5 – Sul fatto, non assolutamente banale, che tale casa fu ceduta ad una società off shore, piuttosto che ad un privato con un nome ed un cognome, Fini dichiara:
“…. è stato scritto: ma perchè venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosidetto paradiso fiscale? Obiezione sensata ….”.

6 – Sulla propria conduzione nella faccenda, Fini dichiara:
“…. ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità ….”.

7 – Sulla politica “senza esclusione di colpi”, Fini dichiara:
“…. così …omissis…, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario, si finisce per distruggere la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della nostra libertà …”.

Non voglio commentare, lascio ad ognuno di voi il relazionare le parole di Gianfranco Fini con la sua azione politica reale, al fine di trovarne congruenze e distanze, incongruenze e vicinanze, come pure i motivi del suo “attaccamento” alla poltrona della terza carica istituzionale.

Ma qualcosa voglio e debbo dirla, visto che seguo da sempre questa “alzata di testa finiana”, ed avendo spesso pubblicamente denunciato da questo blog, molti di quei punti di “bassezza istituzionale” e di “volontaria lacerazione delle regole democratiche” che sono state piegate a fini personali, pudicamente celati sotto la gonna della difesa di altissimi valori quali la libertà, la moralità e l’etica politica.

Secondo il mio umile punto di vista, Gianfranco Fini ha commesso una serie di errori politici anche elementari (nel senso di madornali) e li voglio elencare:

1 – l’incredibile sottovalutazione di elementi e personaggi politici di enorme rilievo e di grande seguito:
Fini non è Berlusconi, e non è nemmeno Bossi;

2 – l’essersi fatto trascinare in bassezze incredibili dalla pessima politica anti-belrusconiana sventolata dal napoletano Italo Bocchino, il quale ha fatto di tutto e di più per rendere impossibile il dialogo politico fra i finiani e i berlusconiani, facendo scadere di conseguenza la politica italiana in una “potica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario” (uso le stesse parole di Fini), rendendo così impossibile ed imprevedibile un esito positivo della crisi politica aperta dai finiani, e regalando al mondo intero, uno spettacolo inverecondo su come l’odio, il rancore, la rabbia e l’invidia, tentino costantemente di contrastare l’amore per quel popolo che si pretende di rappresentare, ed i cui interessi si sottopone alle proprie mire ed aspirazioni personali e ambizioni impagabili da nessun regime democratico.

3 – l’essersi fatto incantare dalla solita sirena dalemiana, quella stessa sirena che riesce a rendere impossibile una unità della sinistra e che non può che vedere di buon occhio, una eguale disunità del centro-destra, al solo fine di sopravvivere agli uni e agli altri, indegnamente ed immeritatamente.

4 – l’aver seguito il pessimo esempio casinista di utopiche ambizioni di premiership, l’aver venduto la pelle dell’orso Berlusconi quando lo stesso cavaliere era tutt’altro che morto (politicamente parlando), l’aver rinforzato quella politica che, senza proposizione e programmazione alcuna, tenta di abbattere Silvio Berlusconi con l’arma dell’anti-berlusconismo, senza nella realtà avere una valida alternativa che garantisca il paese da una caduta verticale nella misura della stabilità e della continuità governativa, sinora assicurata esclusivamente poprio dal cavaliere, e da nessun altro.

5 – l’aver creato ad arte una crisi politica inutile e dannosa, che ha rischiato di mettere in ginocchio il paese, più di quanto non abbia già fatto la crisi economico-finanziaria, aggravando la condizione di quelle aziende e di quelle famiglie di cui si pretende di curare interessi e di difendere il futuro.

Tutto questo incredibile teatrino politico, tutto questo astio nei confronti dell’esecutivo, della realizzazione del programma di governo e delle riforme che urgono al paese, ha inoltre messo in forse il più grande contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso che la storia del nostro paese ricordi.

E se Fini ha da lamentare qualcosa, deve solo ricordare a se stesso l’adagio:
chi è causa del proprio male, pianga se stesso.

Posto che, a causa di tutta questa incredibile alzata di testa, a piangere saranno tutti gli italiani, e non solo Gianfranco Fini.

Ringraziamo Gianfranco Fini, allora, per aver dimostrato ancora una volta (non richiesto) al popolo italiano, quanto sia sporca la politica dei palazzi di potere romani, rendendo anacronistico ed irriconoscibile quell’acronimo del Senatus Populusque Romanus (S.P.Q.R.), oggi sempre più comunemente inteso come una lotta politica senza esclusione di colpi che con la tutela degli interessi comuni e popolari, non ha nulla a che fare.

SPQR allora, con tutto quel che ognuno di noi vi vuol leggere dentro.

A buona e comprovata ragione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fini: una politica irresponsabile

sabato, 25 settembre 2010

Gianfranco Fini continua ad abusare del suo ruolo super partes di presidente della Camera dei Deputati per lanciare attacchi politici finalizzati a difendere la sua immagine personale profondamente offuscata da vicende mai veramente chiarite che vertono su responsabilità politiche e personali che nulla hanno a che vedere con la terza carica istituzionale.

Ma senza entrare nel merito, cerchiamo di leggere attraverso le continue dichiarazioni di Fini, l’obiettivo primario politico del suo tradimento.

Piacenza – 24 settembre 2010
”Non capire che oggi l’unico settore in cui bisogna inevitabilmente investire e’ quello dell’educazione e della scuola significa avere una visione di corto respiro”.

La scuola italiana dispone di 1.500.000 di addetti, di cui il corpo docente, rappresenta una buona metà dell’intero (circa 700.000 docenti) e produce la più bassa qualità formativa dei paesi coccidentali, sia in entrata che in uscita.
Probabilmente gli investimenti invocati da Fini, puntano ad aumentare ancora il numero delle assunzioni nella scuola.
Dimentica Fini, di dire che la scuola italiana è già “il più grande datore di lavoro d’Europa” e che un ulteriore aumento degli addetti in questo settore, non porterebbe certamente a radicali cambiamenti ne’ a investimenti su un futuro che “questa scuola”, non garantisce e non può garantire.
Forse le segreterie politiche di quei partiti che sventolano sotto il naso dei disoccupati e dei precari del settore scuola la possibilità di ottenere il tanto agognato “posto fisso”, avranno un qualche interesse a concentrarsi solo su questo aspetto del problema-scuola, cercando così di ottenere un sin troppo facile consenso elettorale del mondo del precariato.
Sintetizzando, l’intervento di Fini sul tema della scuola resta privo di una soluzione politica, di una proposta che consenta un aumento della qualità scolastica, sia in senso stretto che in senso lato, ma si concentra solo sulla facile demagogia che punta ad alimentare le false speranze di stabilizzazione dei precari e di chi cerca un posto di lavoro in questo settore, aumentando ad arte il contrasto ed i dissidi in atto fra parti sociali e governo, quel governo che invece una riforma scolastica interessante la sta varando, riforma che, vale la pena ricordare, ottenne il voto favorevole di Gianfranco Fini e dei suoi seguaci.
Ancora una volta bisogna sottolineare come “certa politica” sia del tutto irresponsabile ed ipocrita rispetto ai problemi dle paese, a tutto vantaggio della propria parte politica e a tutto danno della collettività.
Non si può irresponsabilmente chiedere a questa disgraziata scuola di divenire l’inceneritore del problema del precariato:
non si attenua un problema del paese aggravandone irrimediabilmente un altro.

Piacenza – 24 settembre 2010
“Il futuro è l’Europa, non la Padania”

L’avversione della terza carica istituzionale nei confronti del nord del paese emerge senza vergogna da questa dichiarazione che è sbagliata, in tutti e due i sensi.
Il futuro è l’Europa?
Ma l’Unione Europea vive una profonda crisi politica che vede il nucleo storico delle sue nazioni prendere sempre più le distanze dall’indirizzo politico europeo.
La dissennata politica di infarcimento del settore pubblico di assunzioni e la politica di pensionamento in età giovanile prodotta dalla Grecia la stanno pagando tutti i cittadini europei, i cui governi criticano la sovrastruttura europea che impone al suo nucleo storico di accollarsi l’onere economico-finanziario di queste scellerate scelte.
La frattura che questa condizione crea, mina l’esistenza della UE e la sua stessa sopravvivenza futura.
Poichè se l’Italia continuasse in una dissennata politica di assunzione clientelare in settori strategici come la scuola, dovremo mettere in conto un crack dei conti pubblici italiani simili a quello greco.
L’Europa di cui parla Fini è quella che paga il conto di una cattiva gestione politica.
L’Europa reale è quella che rifiuta questa visione “solidaristica” che consente ad alcuni cittadini europei di avere un comodo e facile posto di lavoro pubblico e di andare in pensione a 53 anni, mentre impone ad altri cittadini europei di andare in pensione a 60 o 70 anni dopo una lunga vita lavorativa nel settore privato, pagando di tasca propria lo stile di vita facile e comodo di quegli altri.
Questa visione europea è fallimentare ed è in aperta crisi.
Il futuro non è la Padania?
Beh, allora l’Italia non ha futuro, in quanto la Padania rappresenta la fonte primaria di benessere e di ricchezza italiana.
L’Italia senza la Padania non esiste.
La Padania senza l’Italia esiste.

Ecco dimostrato in poche righe, come la politica di Fini sia una politica perdente e pericolosamente indirizzata contro la tutela degli interessi di famiglie ed aziende italiane, tutte prese nel difendersi da una crisi economica temibile e terribile, crisi aggravata da una crisi politica e di governo di cui tutte le responsabilità, vanno addebitate al signor Gianfranco Fini.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Nulceare: sì. Ma non per tutti

giovedì, 23 settembre 2010

Per un paese povero di risorse energetiche come il nostro, la scelta nucleare era ed è irreversibile.

Qui, proprio qui, in Lombardia, qui, nella provincia di Varese, abbiamo assistito alla delocalizzazione di importanti siti industriali a causa del costo eccessivo dell’energia elettrica, con conceguente perdita di ricchezza e di posti di lavoro.

Se vogliamo sopravvivere a questa crisi economica, dobbiamo garantire ad aziende e famiglie (il costo della bolletta elettrica e del gas per civili abitazioni cresce ogni anno) una fonte enrgetica durevole, ecologica e a basso costo:

la fonte nucleare risponde a questi requisiti.

Infatti, se si eccettua l’irrisolta questione delle minima produzione di scorie nucleari, la fonte energetica nucleare risponde anche ai requisiti ecologici, avendo una emissione pari a zero di fumi e gas nocivi all’ambiente e propedeutici al cataclisma climatico che subisce il nostro pianeta in questi anni.

Inoltre, se si eccettua l’incidente nucleare di Chernobyl, la sicurezza offerta dai siti nucleari moderni è altissima.

E va comunque sottolineato come l’unico incidente nucleare importante del secolo scorso, sia avvenuto in una dittatura a regime comunista, di quella ideologia che è “stranamente” alla base delle frange ecologiste e ambientaliste radicali che scendono in piazza contro il nucleare.

Per quanto mi riguarda infatti, l’incidente nucleare di Chernobyl ha più a che vedere con una visione della vita sconfitta dalla storia che con i temi della sicurezza sul nucleare.

La medesima attenzione va posta anche in direzione dello sviluppo della energia nucleare anche in campo civile, in quei paesi come l’Iran che sono governati da dittature religiose, poichè, sia pure nella differenza fra religione ed ideologia (esiste una differenza nella violenta imposizione di un dogma?), il pericolo che si affaccia al mondo è il medesimo nel caso di un incidente nucleare che non resta circoscritto nel solo paese che lo ha provocato.

Ora, se qualcuno in Italia vuol continuare a comprare energia elettrica dalla Francia prodotta da fonte nucleare invece di produrla in proprio, ovvero vuol rinunciare alla componente produttiva industriale nel nostro paese con tutto quel che ne consegue in termini di impoverimento generale, perdita di ricchezza, di benessere e posti di lavoro, si faccia pure avanti a raccogliere la bordata di fischi e lazzi che l’attendono.

Chi invece vuol usare il dono della ragione umana, elabori discussioni sul tema del nucleare meno ideologiche, meno falso-buoniste, meno falso-perbeniste e più realistiche.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

UE: fra invasione islamica e rom

mercoledì, 22 settembre 2010

Sulla questione rom si sta avviluppando la più profonda crisi che la UE abbia mai affrontato.

La Germania, la Francia e l’Italia guidano un cambiamento sostanziale sulla gestione dei cittadini comunitari ed extra-comunitari da parte degli stati membri.

I rimpatri di rom, volontari o forzati che siano, rappresentano il nodo della crisi politica UE.

Dopo le centinaia di rimpatri di rom da parte della Francia, ecco il rimpatrio di ben diecimila rom da parte della Germania.

Ed il ministro dell’Interno italiano on. Roberto Maroni, prepara il piano italiano di rimpatrio.

Alla Commissione Europea non resta che decidere se dare battaglia al nucleo storico dei paesi fondanti l’Unione Europea oppure se seguire questa strada intrapresa da Germania, Francia ed Italia e governarla, in qualche modo.

La crisi è profonda e questo braccio di ferro porterà a conseguenze rilevanti nel futuro politico europeo.

Conseguenze che potrebbero portare ad un cambiamento di indirizzo politico nelle politiche della gestione dei flussi migratori, compresi quei flussi che portano nei paesi europei migliaia di soggetti che inneggiano alla morte della democrazia, alla fine del concetto di libertà occidentale, a quei flussi che si introducono in europa al solo fine di snaturarne storia e cultura, invaderne popoli e territori, poichè è ben chiaro che è l’odio ed è il razzismo a muoverne i passi.

L’odio Viscerale per ogni libertà individuale ed il razzismo xenofobo avverso ogni condizione umana che sia differente dalla loro e disegnata per loro dalla loro cultura e dalla loro religione.

E questo cambiamento di indirizzo politico nei confronti di questa brutale invasione di gente che rifiuta la civiltà che li ospita, rifiuta ogni integrazione con la civiltà europea ed occidentale, rifiuta, odia ed avversa gni modello e stile di vita differente dal proprio, ebbene, questo cambiamento, è già in atto.

La posta in gioco è molto più alta di quanto non possa apparire ed i paesi membri dell’europa attuano semplicemente una naturale difesa da quegli attacchi che ne minano l’attuale esistenza e la futura sopravvivenza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente Qualunque

sabato, 18 settembre 2010

Il PDL cerca stabilità nel governo, dopo la spaccatura provocata dal tradimento finiano.

Il PD si spacca (come è ormai tradizione nella sinistra sinistrata italiana) frantumando ogni possibilità di accesso del Partito Democratico nell’enclave dei movimenti politici stabili ed affidabili, di quelle parti politiche che si dimostrano capaci di garantire nell’alternanza al governo del paese, continuità e stabilità degli esecutivi.

Il fronte del csx si scompone nella impossibilità e nella incapacità dei suoi leader di mettere insieme vendoliani, dipietrini, democratici e grillini.

Il fronte del cdx si interroga se sia meglio recuperare i traditori casinisti ovvero i traditori finiani, posto che restino assolutamente inaffidabili entrambi.

Unica, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, naviga nel mare sicuro della propria integrità e graniticità, qualità che la rendono l’unico movimento politico presente nella scena degli ultimi quattro lustri, a poter garantire lealtà nelle alleanze e stabilità nei governi, realizzazione delle riforme e dei programmi elettorali.

In un quadro siffatto, al popolo italiano converrebbe certamente avere la sola Lega al governo del paese, sicuro che, programma di governo e riforme, andrebbero certamente a buon fine.

Ma per raggiungere codesto obiettivo, oltre alla incapacità di tutti gli altri schieramenti politici di aggregarsi e mantenersi stabili su programmi comuni, condivisi e concretamente realizzabili (cosa che pare certa, vista la voglia di tradimento, l’antagonsimo sfrenato e l’insaziabile ambizione personale che anima le loro schiere), bisognerebbe assicurare alla Lega un consenso elettorale ampio e maggioritario.

E questa opzione sembra farsi strada ogni giorno di più nel paese, anche in quel sud martoriato e dannato che vede nella Lega, l’unica via di scampo da un futuro fatto di malessere e di dolore.

Così, mentre continuano veti incrociati e tradimenti, la Lega si propone, a ragione, come l’unico movimento politico veramente affidabile dell’intero arco parlamentare.

Perchè la Lega parla alla gente, perchè questa, è la Lega della gente e non delle caste o delle corporazioni.

Nel vulgo politico odierno, l’unica bandiera che garrisce felice al vento è quella della Lega, con buona pace dei nanismi politici dall’insaziabile quanto ingiustificata ambizione.

E questa condizione, fa letteralmente impazzire tutta la politica italiana.

E allora:

Tutti Pazzi per la Lega.

Ancora una volta.

E per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Violenza e molestie sulle donne

giovedì, 16 settembre 2010

Brutte notizie, bruttissime.

Pare che almeno una donna su due abbia subito molestie sul lavoro e che siano ben oltre dieci milioni le donne molestate durante il lavoro, con una età che va dai 14 ai 24 anni.

E la gran parte di queste molestie e di queste violenze non vengono nemmeno denunziate alle autorià competenti.

Ho hiesto ad una vittima:

perchè non hai denunciato l’accaduto?

Ed ecco la risposta:

” io ho subito, non sul lavoro , e se vuoi la mia testimonianza del perchè non ho denunciato eccola qua’. Ero minorenne,mamma e avvocato mi hanno messo difronte a quello che avrei dovuto subire in tribunale……e per chi ha già subito l’uccisione dell’animo è troppo, o almeno alla mia età era troppo…………ho rinunciato e questo ora pesa certo, ma allora psicologicamente non avrei potuto farcela. “.

Spero che questa risposta riesca a far meglio comprendere il danno ricevuto da queste donne e le difficoltà che portano alla scelta di non denunciare la molestia o la violenza subita.

E spero anche che qualche politico avveduto e sensibile, formuli un disegno di legge che sia di supporto e di aiuto alle persone che sono vittime di queste violenze, consentendo, per esempio, l’accesso a strutture pubbliche che garantiscano l’anonimato e che aiutino in scelte così difficili e complesse persone psicologicamente e fisicamente così profondamente ferite.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La crisi dell’Unione Europea

mercoledì, 15 settembre 2010

A dimostrazione di quanto affermato nel precedente post “La Crisi dei sistemi democratici”, ecco oggi la conferma della crisi politica europea provenire dall’Eliseo:
inaccettabili ed irricevibili le critiche della Commissione UE sul rimpatrio dei Rom.

Ma c’è di più nelle dichiarazioni francesi:

“La pazienza ha un limite, non è così che ci si rivolge a un grande stato”.

L’unione Europea perde così (definitivamente?) l’appoggio e la fiducia di una delle due grandi nazioni che governano la UE: la Francia.

L’altra grande nazione che in collaborazione con la Francia governa le sorti europee, la Germania, ha già infranto la sua fiducia sulla futura esistenza della Unione Europea così come è oggi sullo scoglio greco, laddove, l’inaccettabile malgoverno greco è stato pagato soprattutto dai cittadini tedeschi.

Signori, l’Unione Europea è in aperta crisi ed in conflitto con le due nazioni che ne reggono più di altre le sorti e le finanze.

“La Crisi dei sistemi democratici” è una realtà ineludibile.

Causa primaria:

l’insofferenza nei confronti di una sovrastruttura burocratica che sembra abbia la sola utilità di salvare dal fallimento quegli stati che guardano alla pubblica amministrazione come ad una vacca da mungere in sempiterno.

Ma la vacca si è ben stufata di farsi mungere.

Ed è questa la medesima crisi che vive il nostro paese, spaccato in due fra un nord che viene chiamato solo a pagare uno stile di vita lassista, fannullone e sprecone che il sud ed il centralismo burocratico romano non si possono permettere e che, in realtà, non si sono mai potuti permettere.

“La Crisi dei sistemi democratici” è aperta e viva.

I sistemi paese si allontanano dai sistemi statuali e dalle sovrastrutture nazionali che frenano e contrastano la tutela degli interessi nazionali, popolari e territoriali.

Sì, territoriali.

Perchè è questa la migliore definizione che oggi possiamo dare del buongoverno:

la territorialità.

Ogni territorio deve concorrere alla formazione ed alla produzione della ricchezza e non solo e solamente alla sua redistribuzione.

Ogni territorio deve essere libero di difendersi da quelle popolazioni che ne frenano la crescita, ne impediscono l’evoluzione, ne ostacolano la libertà di movimento e di garanzia delle libertà in tema di benessere, sicurezza e di legalità.

Il dado è tratto, la pacchia è finita.

Poiche acca’, nisciuno è fesso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi dei sistemi democratici

martedì, 14 settembre 2010

Dopo la crisi del sistema delle ideologie contrapposte intervenuta dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la crisi economico-finanziaria recessiva, ecco apparire con sempre maggiore delineazione la crisi dei sistemi democratici moderni.

Il caso più lampante è quello della Unione Europea.

Nata dalla volontà univoca dei governi e sottoposta a sbrigativi referendum popolari per ottenerne una facile e frettolosa convalida, inciampa sempre più spesso nel dissenso delle stesse nazioni che la compongono.

Per l’Unione Europea la storia dei paesi membri, la cultura e l’ispirazione religiosa, non rappresentano valori da difendere, ma piuttosto questioni di poco peso, da offendere, da mettere all’indice.

Un caso su tutti vale per l’identità religiosa cristiana.

Il crocifisso?

Va eliminato dalle scuole, secondo la UE.

Una cantonata madornale?

No, no, è solo la punta dell’iceberg.

Un iceberg fatto di quote latte, di petali dei fiori da contare, di tradizioni dolciarie da eliminare.

La preclusione dai luoghi pubblici del crocifisso inoltre, fa il paio con una assente politica di contrasto nei confronti di quella violenza religiosa che è parte indiscutibile ed inscindibile della religione islamica, figlia parenticida di quella religione cristiana che è parte integrante della storia dell’europa, e della umanità intera.

E questo è un passaggio che non va affatto sottovalutato.

La crisi delle moderne democrazie è infatti identificabile nella sin troppo facile aggressione cui viene sottoposta dai sogni coranici di egemonizzazione e di espansione planetaria del verbo islamico.

Una democrazia è governata dalla maggioranza dei numeri ed è proprio in questa direzione che si insinuano una serie di subdoli attacchi liberticidi nelle democrazie moderne, attacchi che tendono ad utilizzare il concetto di maggioranza dei numeri per invadere le democrazie, prenderne il potere democratico ed ucciderle dal di dentro per distruggerle, per sterminarle.

E questa crisi identitaria, questa mancata tutela degli interessi storici dei territori e delle genti che popolano l’Unione Europea, offre una inesistente resistenza alle novelle invasioni demografiche ed alle antiche transumanze umane di tipo nomade.

Ed ecco scoppiare il caso “rom”.

L’Unione Europea interpreta al meglio l’altro punto debole delle democrazie moderne:
la supertutela delle minoranze in un regime democratico.

Ed ecco apparire un difetto di rappresentatività.

Se si scontra l’interesse alla tutela della sicurezza e della legalità dei popoli europei nei confronti di un popolo che storicamente rifiuta ogni integrazione, vive di espedienti, elemosine e furti, la Ue non ha dubbi:
prende le parti della minoranza rom.

E senza verificare che un popolo nomade usufruisce pressochè gratuitamente del sistema sanitario e farmaceutico del paese che lo ospita, del servizio di assistenza sociale, del servizio di ordine publlico e di pubblica sicurezza, del sistema penitenziario, della difesa militare, della previdenza sociale e di tutte quelle forme di aiuto per le classi indigenti di una nazione, assistenza che finisce per fare inceve la fortuna di immigrati e rom, esautorando di fatto quegli strati della popolazione storicamente insediata in quei territori dall’accesso al sistema sociale del welfare.

Va comunque pur rilevata una differenza fra rom e immigrati:

la gran parte dei rom viene per vivere parassitariamente nei paesi ricchi della UE, mentre la gran parte degli immigrati che entrano in UE sono di religione musulmana e comportano un maggior disagio per il paese che li ospita, senza contare che in questo modo stiamo pagando noi europei quei missionari della fede musulmana che tentateranno di prendere il sopravvento attraverso quel già richiamato concetto dei numeri e della maggioranza che in un regime democratico porta al potere.

Avete mai sentito un uomo di fede musulmana rifiutare una visita ginecologica alla moglie partoriente perchè il medico è un uomo?

Avete mai sentito di lavoratori musulmani che si privano di cibo di giorno per poi cibarsi di notte restando privi anche di sonno?

Ecco, avviene ogni anno, con il ramadan.

Ma questi lavoratori percepiscono il loro salario regolarmente durante il ramadan, verso un corrispettivo di prestazioni carente di forza e di energie.

Ma se una voce si alzasse a chiedere che i lavoratori musulmani che aderiscono al ramadan vengano messi in un periodo di ferie obbligatorio, pioverebbero invereconde accuse di razzismo.

E questo agire, rappresenta l’essenza della crisi contemporanea delle libere democrazie occidentali.

Ed è per questo che all’interno dei paesi democratici occidentali aumenta sempre più il contrasto fra stili di vita che sono incompatibili fra loro, ma che in virtù della garanzia per le minoranze etniche e religiose, uccide le democrazie stesse più di ogni altra cosa.

E adesso la UE può anche avviare una procedura d’infrazione contro questo sito e qualche baldo islamico può anche farlo saltare in aria.

Questo non toglie nulla alla mia libertà di espressione e al mio diritto di difendere ciò che sono e il territorio in cui vivo dalla stupidità europea e dalla violenza islamica fondamentalista.

E se possibile, vorrei anche difendere il mio diritto a dire pubblicamente che i rom vivono prevalentemente di illegalità.

E adesso, datemi pure del razzista:

se così è per voi, io ne sono orgoglioso.

Orgoglioso di non essere come voi.

Orgoglioso di non avere un presidente che non porta il nome di mio padre e di mio nonno, ma quello di un padre e di un nonno che non voglio come vicino di casa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La classe politica e dirigente del sud

lunedì, 13 settembre 2010

Prendo spunto da alcune dichiarazioni del ministro Renato Brunetta che denuncia:
«Napoli cancro sociale per l’Italia».

Il tema è rovente e viene spesso silenziato, in onore di una omertà che non fa gli interessi dei napoletani.

Ma affrontarlo è un imperativo assoluto per coloro i quali cercano una soluzione alla famigerata questione meridionale, compresi gli ultimi (in ordine temporale) super difensori “di questo sud” come Gianfranco Fini e il napoletano Italo Bocchino.

Infatti, risulta evidente che non è difendendo “questo sud” che si difendono gli interessi del sud, salvo pratiche demagogiche, impossibili contorsionismi politici e quella politica ipocrita e furbetta che pretende di difendere questo sud.

E’ infatti comprovato che senza la presenza di una classe dirigente meridionale all’altezza dei compiti di gestione e di amministrazione delle realtà meridionali, sarà impossibile anche solo intaccare la questione meridionale, figurarsi risolverla.

Ed è nei fatti che la classe dirigente meridionale come la classe politica che gode prevalentemente del consenso elettorale nel meridione sia assolutamente incapace di governare un cambiamento, quale che sia.

E la dimostrazione che la mafia può essere sconfitta ed il fatto che questa vittoria dello stato venga incarnata da un ministro dell’Interno varesino, non deve offendere nessuno, tranne coloro i quali son vissuti all’ombra del potere statale e politico, tranne quella classe politica e dirigente che ha sempre fallito ogni appuntamento con la storia e rischia seriamente di perdere anche questa irripetibile ed unica occasione di svolta, di cambiamento epocale, di risoluzione definitiva della questione meridionale.

E che il federalismo fiscale sia uno strumento incompatibile con l’esistenza delle organizzazioni mafiose, è una realtà che va condivisa, sorretta ed incarnata dalla classe politica e dirigente del sud, che invece non perde occasione per attaccare il federalismo fiscale e ostacolarne in ogni modo l’avanzata.

Questo ultimo punto impone una riflessione seria sul ruolo e sull’azione della classe politica meridionale, che contrasta apertamente l’unica arma che ha il sud per rendersi finalmente libero e ricco, sicuro e ben governato:

il federalismo.

E una domanda sorge spontanea:

ma da quale parte stanno i politici del sud?

Quali interessi tutelano?

Quale utilità alle popolazioni meridionali offre la loro presenza in parlamento?

E quando le popolazioni meridionali insorgeranno contro questa casta politica e dirigente meridionale che non serve a nessuno se non a se stessa?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X