Archivio di luglio 2010

Basta con questa politica suicida!

sabato, 31 luglio 2010

Bene, anzi male.

Gianfranco Fini, seguendo le orme del suo predecessore Pierferdinando Casini, ha tentato di rompere la continuità e la stabilità del governo italiano.

Le forze della conservazione di poltrone e privilegi si scontrano ancora con il nuovo che avanza, con il buon governo, con il riformismo e la voglia di cambiamento che pervade ogni strato sociale e produttivo.

Lo aveva chiesto anche la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che le piccole beghe politiche fondate sull’arrivismo e sul personalismo politico non ricadessero come macigni su un sistema produttivo già in profonda crisi.

Tutti gli sforzi politici per evitare un’altro schiaffo al paese reale sono andati falliti, dinanzi all’orgoglio ferito di Gianfranco Fini che dietro una coltre di idealità etiche e morali scuoteva il sistema democratico senza curarsi dei danni che sicuramente procurava.

Ogni tentativo di riconciliazione è andato fallito, rompendosi contro il muro della nuova via finiana.

E così, il paese resta attonito dinanzi alla ennesima bagarre politica della quale non sentiva la necessità e l’esigenza, visto che i problemi da risolvere in questo momento storico, erano ben altri.

E adesso che Fini ha rotto il suo giocattolo, cosa accadrà?

Il governo potrà assicurare stabilità e continuità e realizzare quelle riforme di cui il paese ha così tanto bisogno?

Ovvero dovremo essere obbligati ad una nuova tornata elettorale che potrebbe riprodurre ancora situazioni di rischio politico e di ingovernabilità?

Questo lo vedremo nei prossimi mesi, assistendo agli sforzi di chi, realmente, pensa e lavora per il bene del paese, piuttosto che alla propria realizzazione personale.

Il tentativo di golpe bianco di Fini è fallito miseramente, essendo impossibile che una minuta minoranza parlamentare potesse ricattare il governo del paese.

Se nn si hanno i numeri ed il consenso, bisognerebbe essere almeno dotati di buon senso e diligenza tali da rendersi conto che si è persa la battaglia, e forse pure la guerra.

Ma tutto questo, alla morale ed alla etica finiana, non interessa.

Al moralizzatore Fini non interessa aver prodotto squilibri nel governo che gode dei maggiori consensi elettorali degli ultimi 55 anni di storia repubblicana.

Al moralizzatore Fini non interessa quanto costerà alle famiglie e alle aziende italiane questa sua alzata di testa orgogliosa e testarda, forse inutile e certamente pericolosa.

Al moralizzatore Fini interessava solo assicurarsi un potere enormemente più grande di quello espresso dal consenso elettorale ricevuto, operando all’interno del sistema un vero e proprio golpe bianco, una presa del potere con una manciata di voti.

Altro che fedeltà alle istituzioni, altro che garantismo democratico e liberale, altro che questione morale.

Ma a pagare il costo di queste aspirazioni fallite, sarà ancora una volta il paese, coinvolto senza colpa in manifestazioni insopportabili di irresponsabilità istituzionale, politica ed umana.

Come si è permesso Berlusconi di negare il bel giocattolo che Fini desiderava?

E’ esattamente come quando si nega ad una bambino una cosa desiderata.

Incurante delle conseguenze, il bambino sferra una guerra a tutto campo, strilla, urla, minaccia.

Ed ora che il bluff è stato scoperto, ora che il genitore Berlusconi ha negato il giocattolo al piccolo Fini, ecco la rabbia e la vendetta esplodere senza ritegno, senza pudore.

Ora ti faccio vedere chi sono io, e quanto male sono in grado di fare.

Ma a distruggere, son buoni tutti.

Soprattutto quelli che nella loro vita non hanno mai dovuto sudare per sopravvivere, quelli che son passati dalla adolescenza alla età adulta senza pagare alcun prezzo, ricevendo in dono o in eredità tutto quello che posseggono, senza aver dovuto spargere lacrime e sudore per costruirlo, per conservarlo, per farlo crescere.

Peccato che a pagare il conto di tanta invidia e gelosia infantile, sia costretto un paese che di tutto ha bisogno, tranne che di dimostrazioni di immaturità e di irresponsabilità così eclatanti.

Peccato si sia persa l’ennesima occasione per dimostrare al resto del mondo, che la casta politica italiana fonda le sue azioni sulla profonda consapevolezza e sul senso di responsabilità

Il sistema produttivo perderà ancora maggior fiducia nella capacità della politica di dare risposte serie e concrete ai mille problemi che la travagliano?

Altre aziende sfiduciate da tutto questa follia politica delocalizzeranno i loro siti produttivi?

Altri padri e madri di famiglia perderanno il loro posto di lavoro?

Altri giovani senza un futuro lasceranno il paese per condizioni socio-politico-economiche migliori di quelle che offre oggi l’Italia?

E tutto questo per colpa di chi, per esponsabilità di chi?

E continuiamo a farci del male, continuiamo a subire le personalità palesemente immature di chi sogna gloria e potere, senza sentire il peso della responsabilità delle proprie azioni.

E qualcuno avrebbe anche il coraggio di bollare come illegittimo il sentimento di quella parte del paese che chiede l’indipendenza da questa serra di follie che generano danni maligni e gratuiti?

Dopo la fuga dei cervelli, dopo la fuga delle aziende, non c’è da aspettarsi altro che la fuga di chi non condivide assolutamente questa irresponsabilità politica ed istituzionale, di chi non condivide questi stili di vita così distanti dal quotidiano lavoro che produce ricchezza e benessere, che altri sprecano e contribuiscono a disperdere in modo così indecente.

Chi non condivide questo suicidio collettivo, chi non vuol essere corresponsabile di questa mattanza inumana, ha il pieno diritto di dire:

io non ci sto.

E me ne vado.

Dove ha sbagliato Gianfranco Fini

venerdì, 30 luglio 2010

Gli ultimi atti del tradimento finiano prendono forma, mentre pare chiusa ogni via di uscita per il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini.

La separazione dell’ala finiana dalla PDL è ormai una realtà.

A questo punto, è possibile ripercorrere la ridda di grossolani errori politici commessi da Fini, errori che sono tutti alla base di questa separazione.

1 – Il peccato originale è stato certamente lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la confluenza forzata degli alleantini in casa di Berlusconi.
Questo primo e grave errore di valutazione politica, Fini lo ha commesso senza pensare o senza dar valore alle evidenti conseguenze che questo atto politico avrebbe comportato.
Innanzi tutto, Fini ha commesso un errore di valutazione grave nei confronti della propria base elettorale, composta di “militanti indentitari”, di “ideologie identitarie”, di “valori condivisi identitari”.
Nello scioglimento di AN e nella conseguente confluenza nel partito berlusconiano, i militanti storici di AN hanno perduto la loro identità, smarrito la loro storia:
essi, non si riconoscevano più come parte politica con una sua storia, ma si vedevano ed erano visti come una appendice politica della storia berlusconiana.

2 – Il secondo errore politico commesso da Fini è stato quello di sottovalutare l’intelligenza e la forza di Silvio Berlusconi, credendolo uno sprovveduto politico facilmente scavalcabile, arginabile, distruttibile.
L’orgoglio di Gianfranco Fini faceva già sogni di potere e di gloria, guardava ad un futuro sempre più carismatico e potente, dimenticando che non era utile vestirsi della pelliccia dell’orso, se l’orso era ancora in vita.

3 – Il terzo grave errore di fini è stato quello di attaccare il cuore pulsante e la mente pensante del governo Berlusconi:
la Lega Nord.
E va bene farsi nemico Berlusconi, ma attaccare contemporaneamente anche la Lega, questo è veramente troppo per Gianfranco Fini.
Precipitosamente corre a Varese a dire in un pubblico convegno che no, lui non ce l’ha con la Lega.
Ma Fini, evidentemente non conosce l’orgoglio che unisce il popolo della Lega: era già troppo tardi.

4 – Il quarto errore di fini è stato di coinvolgere in una disputa tutta politica, l’istituzione che riveste:
la terza carica istituzionale.
Ogni volta che Fini parlava in pubblico o inviava un comunicato alla stampa, le sue parole rimbalzavano di microfono in microfono, di tastiera in tastiera, riempivano le prime pagine di tracotanti missive, di intimidazioni politiche, di estorsioni politiche (come quella del 30/70), tutte questioni che, con la carica istituzionale rivestita dal Fini, nulla avevano a che fare.
Ma non era il Gianfranco Fini leader politico a godere di tanta notorietà, bensì, era il Gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ad averla.

5 – Il quinto errore di Fini è stato quello di farsi trascinare dal napoletano Italo Bocchino in una indecorosa serie di polemiche di basso livello, non adatte ne adattabili al livello istituzionale della carica da egli ricoperta.
In quel momento, proprio in quel momento qualcosa si è rotto in maniera irreparabile con Silvio Berlusconi, proprio a causa dello scellerato e squallido attacco bocchiniano cui Fini si è adeguato senza guardare al suo patto di fedeltà sottoscritto con Silvio Berlusconi, e con gli tutti gli elettori che avevano votato per Berlusconi, che tutto volevano vedere all’interno del PDL e del governo, tranne che una guerra di secessione (sarebbe meglio definirla di successione) suicida e fratricida.

6 – Il sesto errore è certamente il più controverso di tutti, ed è stato la minaccia, poi verificatasi proprio oggi, di uscire dal PDL per costituire gruppi autonomi a camera e senato, ammettendo di fatto, il proprio errore originale, quello di aver aderito al partito berlusconiano.

7 – Il settimo errore di Gianfranco Fini è certamente il più distruttivo nei confronti del paese, e si realizza nella assoluta incomprensione da parte della gente del tradimento finiano, persone e cittadini che mai come in questo momento avevano bisogno di un governo forte e stabile, per difendersi dalle prospettive di povertà e di malessere che prospetta la crisi contemporanea.
In questo, la gente comune, le famiglie, le aziende, le imprese, gli imprenditori e i lavoratori dipendenti non lo hanno compreso, ne giustificato.
Anzi, i corpi sociali e produttivi del paese vedono oggi in Gianfranco Fini un nemico:
il restauratore di quella instabilità politica, governativa e parlamantare che è concausa del malessere che vive il paese.

8 – L’ottavo errore di Gianfranco Fini è quello di aprire con questa crisi politica, una via per il ritorno ad un passato che nessuno vuole, che nessuno desidera:
quello in cui la politica parlamentare condizionava fortemente ogni azione dell’esecutivo, rendendo impossibile governare il paese.
E’ il ritorno alla politica “dell’ago della bilancia”, e cioè il tentativo di imporre proditoriamente una esigua minoranza parlamentare alla maggioranza che sorregge il governo, ricattandolo ed estorcendogli un potere che nessun mandato elettorale gli ha mai consegnato.

9 – Il nono errore di Fini, è stato quello di non rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera dei Deputati, abusando ancora una volta del potere istituzionale della terza carica dello stato in favore di un progetto politico personale.
E non è affatto un caso che il gruppo dei finiani alla camera sia almeno tre volte più grande di quello del senato.
E’ solo il prodotto di un abuso continuo ed aggravato delle funzioni istituzionali rivestite da Gianfranco Fini, a fini meramente di parte, con scopi esclusivamente politici.

10 – Il decimo errore di Fini è quello di assicurare una forza ed una visibilità alle opposizioni politiche che esse non meritano certamente, opposizioni con le quali egli non potrà allearsi per un eventuale programma elettorale, poichè i nipoti della destra storica ed i nipoti della sinistra storica, sono assolutamente ed evidentemente incompatibili.

11 – L’undicesimo errore di Gianfranco Fini è stato quello di nascondere continuamente le sue aspirazioni di leader sotto la gonna dell’ostracismo alle riforme leghiste ovvero di una moralizzazione della politica che evidentemente, egli non aveva mai notato prima.
La corruzione, la questione morale, la questione settentrionale, la questione meridionale, il contrasto e la lotta alle mafie sono solo pretesti politici che Fini ha messo e dismesso a piacimento, mostrando un inaudito cinismo ed una spietata quanto malata ambizione politica.

Ecco analizzati in breve e frettolosamente i gravi errori politici e di valutazione che ha commesso Gianfranco Fini.

In ultimo si osserva come, un politico che commetta una serie così strampalata di errori pacchiani e grossolani, non merita certamente di guidare le sorti di un grande paese come è il nostro.

Ad ognuno le proprie responsabilità ed ai posteri, consegniamo l’ardua sentenza.

Roberto Saviano: il nord, la Lega, e il contrasto alle mafie

mercoledì, 28 luglio 2010

Mi sono appena cancellato dal gruppo su facebook “Nessuno Tocchi Saviano”.

Perchè?

Perchè appare evidente che il saviano usi la sua notorietà contro l’unico movimento politico che ha reso possibile il più grande contrasto alle mafie che questo paese abbia mai vissuto.

Al contrario di tanti altri partiti politici, che il contrasto alle mafie lo preferiscono parlato in tv e scritto sui giornali, la Lega Nord lo ha incarnato e lo ha portato al governo del paese come mai nessuno, in tutta la storia di questo paese.

Dalle parole che leggo nelle interviste rilasciate dal Saviano in questi giorni, appare quasi che le infiltrazioni mafiose provenienti dal sud del paese siano state agevolate al nord, ignorate, sottostimate, quasi accettate.

Invece la realtà ci dice che sono state represse e contrastate con una grande azione giudiziaria e investigativa che ha tarpato le ali al tentativo mafioso di agire liberamente nel nord, quel nord che non ha mai amato le mafie, non le mai condivise, non le ha mai difese.

Quel che dice Saviano contro la Lega è ingiusto e tradisce una posizione politica, un pregiudizio politico.

In passato ho stimato saviano che ha fatto semplicemente il suo dovere di cittadino e di cronista nel pubblicare le infamie mafiose, un dovere che risonosco non essere comune nel sud del paese, ed è questo,forse, il motivo del successo mediatico e giornalistico del mito di Saviano e dei suoi scritti di denuncia.

Ho dovuto ricredermi oggi, dopo che vedo la sua azione diretta ingiustamente contro chi le mafie le ha contrastate veramente e, forse, per la prima volta (visti i risultati mai ottenuti in precedenza, da nessun governo), dal governo del paese.

Questa posizione di Saviano è ingiusta e pregiudizievole.

Non è giusto prendersela propio con il movimento politico che ha garantito legalità e sicurezza più di chiunque altro in questo paese.

Ed ancora più ingiusto è il suo alludere che qui al nord, sinora la Lega abbia dormito e non abbia contrastato adeguatamente le mafie.

Ma si accorge il Saviano dell’assurdità di quel che dice?

E si rende conto il Saviano che con queste accuse offusca e getta ombre terribili e temibili sull’operato dell’autorità giudiziaria e degli investigatori di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza?

Cosa vorrebbe dire il Saviano, che magistratura e forze dell’ordine abbiano anche loro sottostimato le infiltrazioni mafiose provenienti dal sud e dirette a infestare anche il nord del paese?

Nessuno di loro ha dormito, caro Saviano, mentre le mafie del sud tentavano di estendere i loro tentacoli nel nord.

Ed i risultati si vedono.

Le ultime operazioni narrano di investigazioni, intercettazioni, pedinamenti, installazione di telecamere e di un duro lavoro da parte di tutti gli operatori della giustizia e delle forze dell’ordine nel nord come nel sud del paese, al fine di impedire alle mafie di penetrare nel tessuto sociale, nella politica, negli affari, nei grandi appalti, a cominciare da quello dell’Expo di Milano.

Nessuno nel nord ha dormito nel contrasto alle mafie, men che meno, magistratura e forze dell’ordine.

Compresa quella “Lega della gente” che il Saviano dimostra di odiare così profondamente, quella Lega che ha più volte dichiarato dagli scranni del governo che il livello di vigilanza delle istituzioni sulle infiltrazioni delle mafie del sud nel nord sarebbe stato massimo e che il governo assicurava (per la prima volta nella storia d’Italia) misure preventive per impedire che le mafie mettessero le mani sui grandi appalti dell’Expo.

E la risposta dello stato, del governo, della magistratura e degli investigatori tutti, c’è stata, eccome se c’è stata.

Una risposta alle mafie che profuma di legalità, che odora di maggiore sicurezza nella vita dei cittadini.

Ma evidentemente, il nuovo ruolo politico assunto dal Saviano offusca la sua visione e lo rende attore di una brutta pagina della sua vita, una pagina che non lo vede a sostegno di chi, nel proprio duro lavoro quotidiano, nel proprio impegno politico, nelle proprie funzioni pubbliche, dimostra che le mafie le combatte con i fatti, e non con le parole.

Fatti, non parole ci vogliono in politica come nella vita di tutti i giorni.

Quei fatti che Saviano oggi pretende di non vedere.

Quei fatti che oggi danno torto a Saviano e alla sua visione distorta del nord.

Quei fatti che oggi riportano alla ribalta l’ottimo lavoro congiunto fra forze dell’ordine e magistratura nel contrasto alle mafie nel nord.

Il nord ha risposto, la gente del nord ha risposto, le isitituzioni hanno risposto, le autorità hanno risposto, la politica ha risposto:

subito.

Al nord, nessuno rende la vita facile alle mafie.

Riveda la sua posizione, signor Roberto Saviano:

è ingiusta.

E ricordi che il contrasto alle mafie esisteva prima di saviano, esisterà dopo saviano, esisterà senza saviano ed esisterà anche nonostante saviano.

Poichè lo stato esiste ben oltre un saviano.

Tutti pazzi per la stella polare della politica italiana: la Lega

martedì, 27 luglio 2010

Il premier Silvio Berlusconi:
“I grandi risultati fin qui ottenuti, senza precedenti nella storia d’Italia, dimostrano che la legalita’ e la sicurezza sono la stella polare della nostra azione”

Questa verità contiene un’altra innegabile verità:

che nessuno potrà mai negare il ruolo di protagonista della Lega nella battaglia per la legalità e la sicurezza dei cittadini.

E’ la Lega, la stella polare della politica italiana.

E questa verità, infiamma la coda di paglia di molti invidiosi.

La Lega del buon governo e i traditori del sud

martedì, 27 luglio 2010

Ancora una volta gianfranco fini si mette di traverso alle riforme che urgono al paese, contrastando pervicacemente quanto inutilmente il cambiamento di questo paese ed il riformismo leghista.

Le sue ultime affermazioni che indicano un danneggiamento del sud nella applicazione del federalismo fiscale lo provano ampiamente,

Gianfranco fini mente, sapendo di mentire, poichè il danno del sud va addebitato principalmente alla sua classe politica e dirigente, sprecona ed impreparata, che mette il dito su tutto, ma nn risolve mai un problema.

Basti guardare al bravo bocchino, al napoletano bocchino, che critica ogni cosa, si lamenta di ogni cosa, ma per la sua terra, per la sua napoli, cosa ha mai fatto questo signore?

Nulla.

Il perno dfella questione meridionale risiede esclusivamente nella sua classe dirigente, nella sua incapacità di garantire sicurezza e benessere ai cittadini meridionali, nella sua incapacità di assolvere al dovere della gestione della cosa pubblica, nella sua incapacità di comprendere limiti e nemici del meridione, quelli veri.

E sono sempre i finiani che chiedono a gran voce di dare la cittadinanza italiana ed un lavoro ai cittadini extra-comunitari che entrano illegalmente nel nostro territorio.

E quale lavoro possiamo dare a costoro, se nel meridione non vi è lavoro sufficiente per i meridionali?

Questo modo di far politica è torbido e non limpido, poichè nasconde secondi fini che non hanno nulla a che vedere con la tutela della sicurezza e del lavoro dei cittadini meridionali, ai quali essi scippano il consenso elettorale, per fini e scopi che nulla hanno a che vedere con la tutela degli interessi dei meridionali.

Questo significa giocare sulla pelle dei disoccupati, degli inoccupati e dei lavoratori meridionali.

Questo significa creare i presupposti per una guerra fra poveri, mettendo l’un contro l’altro armati, disperati alla ricerca di un qualche futuro, di un qualche benessere.

Questo modo di fare politica è vergognoso.

Questo modo di agire politico va bandito dalla nostra vita quotidiana.

Questa irresponsabilità della classe politica che prende il suo consenso dal meridione, ma che nulla fa per il meridione, è inqualificabile, ingiustificabile, intollerabile.

Non si può pretendere che il sud venga trainato a vita dal nord, non si può pretendere questo dal nord e non si può condannare a questo futuro il sud.

Scaricare ancora una volta sul nord, le responsabilità politiche derivanti dalla inettitudine dei politici del sud, creare ancora una volta i presupposti per metterre l’un contro l’altro armati meridinali e settentrionali, significa solo che l’irresponsabilità politica della classe dirigente meridionale è arrivata ad un punto di non ritorno, è arrivata alla considerazione che per il sud, essi non sono capaci di far nulla, se non altro danno.

Quel danno che il sud paga più di ogni altra cosa:

l’incapacità di autogovernarsi.

E allora hanno ancora una volta ragione i leghisti come Roberto Maroni, che indicano una sola via d’uscita per il sud:

una classe dirigente di leghisti.

E questa verità, comincia ad affacciarsi alla mente di molti meridionali, che vedono ogni giorno di più, un solo movimento politico capace di governare questo ingovernabile paese:

la Lega Nord.

Con buona pace degli invidiosi e dei gelosi.

Federalismo Fiscale ed il buongoverno locale

lunedì, 26 luglio 2010

In arrivo il decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province.

Cosa significa?

E’ un nodo centrale del famigerato quanto sconosciuto Federalismo Fiscale, la più grande riforma fiscale degli ultimi 40 anni.

Cosa fa?

Costringe comuni e province a ben amministrare e a non sprecare le risorse che hanno a disposizione, risorse che sino ad ora provenivano dal calderone statale ed alle quali si è fatto un ricorso sconsiderato, se non criminale, in più di qualche caso.

In pratica comuni e province non sono responsabili rispetto a molte fonti di spesa, alle quali attingono di continuo e senza alcun controllo effettivo della spesa stessa.

E nn basta.

Quando anche queste risorse vengano interamente spese, province e comuni continuano nello sperpero del danaro pubblico indebitandosi sino all’inverosimile, certi che alla fine, lo stato avrebbe colmato anche questi enormi buchi nei loro bilanci.

Con l’approvazione del decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province, gli enti locali dovranno spendere oculatamente le loro risorse, altrimenti sprechi e buchi di bilancio dovranno essere colmati dai contribuenti di quei comuni e di quelle province che hanno prodotto deficit.

In buona sostanza, o al governo di comuni e province vi saranno ottimi amministratori, ovvero quelle popolazioni che avessero eletto un cattivo amministratore, dovranno pagare con le loro tasche questo grave errore.

E’ la fine della politica del “magna magna, che tanto paga il fesso di turno”.

E’ la fine del malgoverno, è la fine della cattiva amministrazione, è la fine della distrazione dei fondi destinati ad erogare servizi ai cittadini e che vengono invece sprecati in inutili consulenze (se l’amministratore è cattivo, necessita di qualcuno che faccia i conti che lui non sa fare o che non vuol fare), è la fine di quei lavori pubblici che durano decenni, che vengono pagati interamente e più volte, e che mai arrivano alla conclusione.

E’ la fine di quei politici che non servono a nulla, che non sanno amministrare o che amministrano male.

E’ la fine degli sprechi e delle vergogne, delle spese folli ed incontrollate.

E’ la fine del voto di scambio, poichè se voterete il politico che promette un posto di lavoro o un buon appalto invece di un sobrio ed onesto amministratore, pagherete di tasca vostra questo errore, e lo paghereste molto caro.

Ricordatevelo, quando entrerete in un seggio elettorale.

Ricordatevelo quando vi presenteranno un candidato che dice di sì a tutto e a tutti:

è solo un impostore.

La politica, fra giustizia e governo

domenica, 25 luglio 2010

Empasse nel governo italiano.

La rivolta dei traditori finiani nella alleanza partitica della PDL crea sempre maggiori disagi nel governo del paese.

Inizialmente indirizzate unicamente contro l’alleato leghista, le invettive e le aspre critiche degli ex alleantini confluiti nella pdl, sono recentemente indirizzate sui temi della questione morale e della giustizia.

Tali temi in Italia sono definibili come scottanti.

I sempre più numerosi scandali giudiziari che vedono coinvolti esponenti del governo nazionale e regionale aprono la strada a forti critiche interne alla pdl da parte dei finiani.

La notizia della riapertura delle indagini sulla stagione della strategia stragista della mafia sembra riportare alla luce gravi errori e depistaggi che avrebbero turbato le precedenti indagini, e aprono dubbi atroci sulla eventualità che vi sia stata una “trattativa” fra la mafia e lo stato italiano in quei tempi.

Queste notizie surriscaldano il clima politico più di quanto non faccia il surriscaldamento solare estivo, mettendo in panne la macchina esecutiva del governo, che subisce sempre più i veti incrociati dei politici finiani, ogni giorno più critici sugli episodi che vedono coinvolti esponenti della pdl in polemiche giudiziarie.

I temi della legalità tornano quindi al centro della discussione politica, mettendo in crisi la tenuta della maggioranza di governo e conseguentemente l’azione dell’esecutivo, proprio in un momento in cui, la prospettiva di un triennio senza competizioni elettorali, consentirebbe invece di procedere con relativa tranquillità nella realizzazione del programma di governo approvato dagli elettori e confermato nelle ultime tornate elettorali regionali e locali.

Qualche commentatore politico ha infatti visto in queste “beghe interne di partito” un movente avverso alla realizzazione delle riforme contenute nel programma, prime fra tutte, la inevitabile riforma fiscale contenuta nella riforma del federalismo fiscale, battaglia politica targara Lega Nord.

Altra questione fortemente contesa è rappresentata dal varo del decreto sulle intercettazioni, normativa che molti giudicano eccedente la giusta tutela della privacy dei cittadini ed eccessivamente garantista di una eccessiva tutela della casta politica, sempre più coinvolta in scandali su questioni morali e giudiziarie.

Il quadro, pur nella sua semplice evidenza, non offre garanzie sulla tenuta della maggioranza di governo, che vede capeggiare la rivolta dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, cui più d’uno vorrebbe affidare un incarico ministeriale all’interno dell’esecutivo al fine di responsabilizzare maggiormente nella realizzazione del programma.

Il sistema politico italiano denuncia ancora gravi deficenze di tenuta della maggioranza di governo, causa primaria della ingovernabilità e della discontinuità dei governi sinora espressi.

La partitocrazia ed il correntismo tentano ancora di invadere il campo del riformismo e del buongoverno, causando con una manciata di parlamentari, la paralisi della macchina stato e del suo esecutivo.

Il passaggio fra vecchio e nuovo sistema è visibile anche in altri settori del paese, come quello industriale, laddove le sigle sindacali che si richiamano ad ideologie sconfitte dalla storia, puntano ancora a creare i presupposti per una contrapposizione pericolosa fra lavoratori e datori di lavoro, come nel caso dello stabilimento Fiat di pomigliano D’Arco, laddove il sindacato comunista della FIOM CGIL, sembra fare di tutto per ottenere la chiusura dell’impianto industriale e la delocalizzazione dello stesso all’estero.

La notazione interessante è che appare siano proprio gli eredi della peggiore contrapposizione ideologica della prima repubblica (la destra dei finiani e la sinistra dei sindacati) i fautori dell’insuccesso di questa seconda repubblica.

Indipendentemente dalle battaglie politiche e sindacali che abbiano deciso di abbracciare, tali forze politiche e sindacali tentano costantemente di smarcarsi da una politica unitaria del governo del paese e del mondo del lavoro, assumendo posizioni fortemente critiche rispetto ad ogni unità d’intenti, rispetto a quella politica unitaria cui invece famiglie ed aziende italiane, imprenditori e lavoratori dipendenti, affidano unicamente le proprie speranze di sopravvivenza.

E questo, è definibile come un “gioco pericoloso”.

La sanità in Calabria

sabato, 24 luglio 2010

Sintesi

Il governatore della regione Calabria analizza la struttura sanitaria regionale:

73 strutture sanitarie fra pubbliche e private, che coprono un numero di 8.874 posti letto;

20 ospedali con meno di 100 posti letto;

11 strutture a rischio sicurezza.

I dati a disposizione disegnano un quadro inefficace ed inefficente.

I casi di malasanità in Calabria parlano di reparti chiusi quando servono e di morti potenzialmente attribuibili alla bassa qualità del servizio offerto.

Tesi

Bisogna alzare la qualità del servizio e tagliare i rami secchi che mettono in pericolo la stessa sopravvivenza di coloro i quali si rivolgono ad essi per ottenere cure sanitarie.

Chiudere le 11 strutture a rischio sicurezza.

Chiudere le 20 strutture con meno di 100 posti letto.

Reinvestire le risorse umane, professionali ed economico-finanziarie rinventi dalla chiusura dei rami secchi nelle rimanenti strutture che funzionano e potenziarle puntando ad un miglioramento del servizio sanitario offerto, miglioramento che va controllato e monitorato settimanalmente.

Rivedere le convenzioni con le strutture private sempre nella ottica del servizio offerto:
se tali strutture non sono all’altezza di erogare servizi efficenti ed economicante interessanti, non vanno rinnovate dette convenzioni.

Potenziare i servizi sanitari territoriali solo se i comuni si impegnano a copartecipare alla spesa per le prestazioni domiciliari.

Eroi e legalità

lunedì, 19 luglio 2010

Voglio qui esprimere la mia assoluta equidistanza da “eroismi” come quello espresso nei confronti del mafioso Mangano da dell’Utri e quello espresso dal governatore pugliese comunista Vendola nei confronti del Giuliani.

La mia equidistanza da tali “eroismi” è misurata dal mio amore per il Principio della Legalità, principio negato sia nel caso del mafioso mangano (la mafia italiana prende il nome di anti-stato proprio perchè in aperto contrasto con la legalità e la legittimità statuale) che nel caso del violento giuliani, che attentava con un estintore alla vita di un Carabiniere in servizio di Ordine Pubblico.

Comparare poi, l’atto di viltà riprodotto dal Giuliani con gli eroi dell’anti-mafia Falcone e Borsellino, rappresenta un vero e proprio atto di demagogia populista di matrice massimalista e comunista.

Gli eroi sono certamente quegli uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che combattevano l’anti-stato restando sicuramente leali e fedeli allo stato.

Come certamente sono eroi tutti queli uomini e quelle donne che quotidianamente restano fedeli e leali a principi morali, etici e giuridici come quelli della legalità e della diligenza del buon padre (e madre) di famiglia.

Poichè in questo paese, chi ben si porta rischia sempre il conflitto quotidiano con i numerosi e pericolosi servi della illegalità diffusa e della mafiosità.

Onore a questi uomini e queste donne, onore a questi cittadini qualunque.

Resistete, resistete, resistete.

Avanti, sempre avanti.

Non mollate.

Mai.

Ancora una volta: Tutti Pazzi per la Lega

mercoledì, 14 luglio 2010

Si stringe il cerchio dei conservatori italiani avversi ad ogni cambiamento e ad ogni riforma in questo paese.

Impazzisce il Presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini che affonda quotidianamente i suoi attacchi alla Lega, come nel caso delle quote latte, e continua nella opera di disgregazione della maggioranza di governo, restando nemico ed avversario sempiterno del cambiamento e delle riforme leghiste, a cominciare da quella del federalismo, incredibile fautore di un impossibile terzo polo politico che somiglia ogni giorno di più ad una forzata restaurazione democristiana.

Impazzisce il Presidente della Conferenza Episcole Italiana (CEI) Cardinale Angelo Bagnasco, che evoca il ritorno ad un passato democristiano fatto di un enorme ed abusivo potere temporale della chiesa sulla politica italiana, ed evocando a gran voce l’avvento una nuova leva di politici cattolici che il rappresentante italiano della chiesa cattolica italiana vorrebbe evidentemente indirizzare e “spiritualmente” governare, di quella chiesa cattolica che assiste inerme alla novella espansione islamica tendente alla egemonizzazione religiosa (e conseguentemente politica) dell’intero pianeta, di quella chiesa cattolica che è preda di una crisi interna profonda, travolta dagli scandali in casi di pedofilia e violenza su donne e minori, di quella chiesa che nasconde il cadavere di una donna uccisa barbaramente nel sottotetto di una parrocchia, di quella chiesa che abusa dei minori e dei disagiati che dovrebbe soccorrere, di quella chiesa che vede coinvolto il cardinale Crescienzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e già organizzatore del mega evento del Giubileo, in indagini di corruzione riguardanti la facciata del palazzo di propaganda Fide, in Piazza di Spagna a Roma.

Impazzisce Francesco Rutelli, che condivide il sogno di restaurazione democristiana oggi in atto, il due volte sindaco di Roma già condannato per la vicenda delle consulenze affidate a soggetti esterni dal comune di Roma, gestore del mega evento del Giubileo come Sindaco di Roma e Commissario Straordinario del governo Prodi, in collaborazione con il Segretario Generale del Giubileo dell’Anno 2000, il già citato Cardinal Crescienzio Sepe.

Impazzisce Pier Ferdinando Casini, da sempre nemico giurato del vento riformatore leghista, che appare sempre più indeciso se lavorare per un impossibile ritorno dell’UDC nella maggioranza di governo (sogno stroncato sul nascere proprio dalla Lega Nord di Umberto Bossi) o se inseguire anch’egli il mito contemporaneo della restaurazione democristiana e degli usi e costumi politici della prima repubblica.

Impazzisce Clemente Mastella, soggetto indesiderato anche nel golpe (andato in bianco in tutti i sensi) della restaurazione democristiana e costretto a veleggiare isolatamente verso un movimento politico campanilistico di quel sud che egli non ha mai veramente aiutato, ma che ha abilmente sfruttato a fini politici, elettorali e familiari.

Impazzisce il premier Silvio Berlusconi, sempre più stretto d’assedio, che rischia l’ingresso di scenari ancor più pericolosi nel caso non riesca a far varare l’intero testo sul federalismo fiscale entro luglio, così come richiesto dal suo alleato più leale: la Lega.

Impazzisce la cricca della restaurazione degli usi e dei metodi di governo della prima repubblica, ormai sempre più delineata nel produrre spaccature e correnti politiche che hanno il solo fine di impedire il cambiamento di questo paese e di ostacolare le riforme leghiste.

Impazzisce Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, che si dice indisponibile al un sostegno ad un governo guidato dal premier Berlusconi, ma lascia aperta la porta al sostegno ad un governo a guida Tremonti, lasciando così intendere che sosterrebbe una maggioranza di governo a guida praticamente leghista.

Impazzisce Antonio Di Pietro, da sempre in “conflitto di competenza” con la Lega sui temi della sicurezza e della giustizia, ma che con il voto favorevole del gruppo IDV nella votazione sul federalismo demaniale, lascia intendere anch’egli che esiste una possibilità di incontro con la politica della Lega nel futuro.

Insomma, la Lega tutti la contrastano e tutti la vogliono.

Ancora una volta, tutti pazzi per la Lega.