Archivio di giugno 2010

Mafia & Politica

mercoledì, 30 giugno 2010

Non era mai accaduto prima che lo stato italiano riuscisse ad ottenere così tanti ed eccellenti risultati nel contrasto alle mafie tradizionali, come non era mai accaduto prima che politici e pubblici amministratori venissero condannati per concorso in associazione mafiosa così frequentemente.

Spesso, come testimonia il clamoroso caso del sen giulio andreotti, i processi ai politici in odore di mafia, venivano insabbiati e prolungati sino ad ottenerne il decadimento dei termini.

Così, abbiamo subito molto spesso l’onta del sentirci dire che il tal politico coinvolto in inchieste giudiziarie e processi alle mafie, non veniva condannato per scadenza dei termini.

Questa vergogna, questa “impunibilità” di certa casta politica è stata incrinata dalle ultime sentenze nei confronti di totò cuffaro e di marcello dell’utri.

Finalmente lo stato sembra rispondere decisamente e concretamente nei rapporti fra certa casta politica e le mafie.

Finalmente, dalla cronaca quotidiana, viene fuori un senso di speranza per il futuro di questo paese.

Finalmente, si rompe il muro dei mangiatori di cannoli alla siciliana e di osannatori di mafiosi paragonati ad eroi.

La mafia ed i mafiosi, non hanno nulla di eroico, mentre coppole e cannoli siciliani, tornano ad essere produzioni tipiche regionali senza altro valore che questo.

Finalmente lo stato sbaraglia le mafie e punisce i politici che si sono fatti corrompere moralmente dai poteri mafiosi.

Finalmente.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 0re”
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Pressione fiscale, rendite finanziarie e delocalizzazione delle imprese

lunedì, 28 giugno 2010

La pressione fiscale in italia è aumentata nel 2009 passando dal 42,9 al 43,2 (in rapporto fra pressione delle tasse e dei contributi e PIL) e portando l’italia dal 7° al 5° posto nella infelice classifica dei paesi con le peggiori statistiche nei conti pubblici e della pressione fiscale (ISTAT).

Il picco italiano nel 2009 invece si attesta al 43,7%, uguagliando il record italiano raggiunto di quel governo Prodi che varò l’Eurotassa.

Il dato non è confortante, specie se si guarda a questa pressione come ad una delle principali concause che portano le imprese italiane a delocalizzare i loro siti produttivi all’estero, insieme all’alto costo del lavoro (cui corrisponde invece un basso livello degli stipendi però), frutto della famigerata cuspide fiscale che si insinua fra quanto costa ogni lavoratore e quanto invece quel lavoratore intasca.

E’ sempre l’imponenza di uno stato estremamente costoso a fare la differenza, aggravando seriamente la crisi economica subita da famiglie e aziende italiane.

Peggio dell’Italia in questa classifica fanno l’Austria (43,8), il belgio (45,3), la Svezia (47,8), e la Danimarca (49%), rispetto ad una media europea dei 27 del 39,5%.
La Francia si colloca alla pari del dato italiano.

Occorre sottolineare però che il dato statistico non tiene conto della quantità e qualità dei servizi offerti al cittadino-contribuente, in cambio del prelievo fiscale e del costo contributivo.

Se questo dato fosse rilevato e confrontato, l’Itaia sarebbe certamente regina assoluta di questa graduatoria che misura l’infelicità delle comunità sociali e produttive rispetto allo stato che le governa.

Nn sono infatti paragonabili i servizi e gli aiuti offerti a famiglie ed aziende dei paesi sopra citati con quelli di cui “godono” i cittadini italiani.

Un esempio vale per tutti:
benchè la Francia si presenti secondo il dato statistico alla pari con l’Italia, il corrispettivo welfare che assite i cittadini francesi è enormemente più soddisfacente in qualità e quantità di quello italiano.

Per non parlare della qualità sanitaria francese e dei trasporti (su rotaia ad alta velocità) che colloca la Francia ai vertici nelle posizioni mondiali per qualità dei servizi offerti.

Inoltre, il premier italiano si è pronunciato a sfavore di un umento della pressione fiscale sulle rendite finanziarie italiane (Tobin Tax), varata e caldamente consigliata da Unione Europea e dalla Germania, e non si sa quale decisione prenderà il premier italiano sulla proposta del G20 che prevede la restituzione ai contribuenti di parte dei contributi statali ricevuti dalle banche nel pieno della crisi finanziaria.

La situazione italiana presenta un quadro affatto rassicurante nel suo complesso cui si aggiungono, come al solito, scelte politiche e di governo che non intendono andare nella direzione del bene comune al costo di perdere il relativo consenso elettorale.

Insomma, nelle politiche del governo italiano manca il coraggio di interpretare scelte anche impopolari, ma che apportino certamente un miglioramento della situazione complessiva, come testimonia il continuo ostracismo cui è sottoposto ogni cambiamento del paese ed ogni riforma, prima fra tutte, quella del federalismo fiscale.

Tirando le somme, alla condizione complessiva italiana va aggiunto il costo di una politica timida, costosa, sprecona e piuttosto vile, che non interpreta volentieri il ruolo riformatore imposto dai tempi moderni.

Alla sola eccezione del movimento politico che del federalismo e del riformismo italiano, ha saputo meglio incarnarne scelte ed indirizzi, quella Lega Nord che nonostante sia confinata in scelte di governo del paese che appaiono in un primo momento difficili ed impopolari, ottiene invece sempre maggiori consensi popolari, segno che coraggio e lealtà, pagano ancora in politica in questo paese immobilizzato dal terrore di fare scelte e e di formulare indirizzi politici.

Ma solo chi non fa nulla, non sbaglia e non rischia critiche.

E questo, appare invece sempre più il momento del fare, del cambiare, del riformare un paese che deve ritrovare la fiducia in se stesso e nelle sue principali qualità, non certamente nel segno della tacitazione delle critiche o dell’imbavagliamento di magistratura e informazione, quanto nel senso di un cristallino impegno per il bene comune, per il buongoverno del paese.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”.
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Dissesto finanziario al Comune di Foggia

domenica, 27 giugno 2010

Il comune di Foggia ormai prossimo al fallimento, con una situazione debitoria molto vicina ai 120.000.000,00 di euro.

Per anni denunciai quegli avvenimenti che avrebbero portato a questa situazione, inascoltato.

L’amministrazione Agostinacchio lasciò una situazione debitoria pari a 6.000.000.00 di euro.

La successiva amministrazione del giudice Ciliberti, portò questa situazione debitoria alle stelle.

Più volte chiesi le dimissioni di questa amministrazione.

Più volte li sindaco Ciliberti si dimise, per poi ritirare le sue dimissioni.

Il nodo centrale di questa condizione debitoria è la società collegata al comune AMGAS.

Tale società era tradizionalmente la società comunale che produceva bilanci in attivo e rifornimenti finanziari con i quali si “curavano” le ferite delle altre due ex municipalizzate, l’AMICA e l’ATAF, tradizionamente deficitarie.

Ma nella amministazione Ciliberti e con la guida AMGAS dell’ex esattore Tavasci, tutto questo consolidato amministrativo si traduce in una perdita incredibile, con la creazione di una situazione debitoria che porta al collasso il comune di Foggia, ormai prossimo al dissesto finanziario.

In quegli anni fui fortemente contrastato dalla politica locale, sia di csx che di cdx mentre l’informazione locale, semplicemente mi ignorò, tranne qualche eccezione.

Fui addirittura chiamato in giudizio per aver rovinato il buon nome del Tavasci, all’epoca presidente dell’AMGAS, la madre di tutte le situazioni debitorie ora emerse.

Ora, attendo con molta serenità che la verità su quegli anni della vergogna e del cattivo governo della città, emerga.

Quella verità che urlai quotidianamente e che fu sempre sottaciuta e nascosta.

Vedremo anche i motivi per cui quella verità venne nascosta ed i motivi per cui, anche l’opposizione politica ha assistito senza contrastare quel cattivo governo cittadino che ora costerà allo stato italiano un altro dissesto finanziario.

Vedremo.

Zdenek Zeman, la Slovacchia e il calcio italiano

giovedì, 24 giugno 2010

Santo Zdenek Zeman,

hai cercato di spiegare agli italiani come si gioca al calcio senza impasticcarsi e senza barare,
ma non ti hanno dato ascolto.

Oggi, la nazionale di calcio erede della tua natia Cecoslovacchia ti da ragione:

il calcio è uno sport nel quale si vince versando sangue e dolore,
non con contratti stramilionari ed accordi fuori-campo.

Il fallimento del modello italiano

giovedì, 24 giugno 2010

Cade la casta politica italiana, colpita duramente e ripetutamente dalle indagini della magistratura e dalle inchieste giornalistiche.

Cade l’imprenditoria italiana, assassinata da un sistema economico malato e fortemente condizionato dalla corruzione politica, dalla illegalità diffusa e dalla presenza delle mafie, mortificata da uno stato eccessivamente costoso e sprecone, costretta alla delocalizzazione da una pressione fiscale insostenibile, da un mercato del lavoro che non assicura competitività, e, come se non bastasse, umiliata da una casta politica incapace e parassita.

E cade anche la nazionale di calcio dei giocatori più pagati del mondo, di un mondo del calcio dove l’illegalità vince, il ricilaggio si nasconde e gli scudetti vengono vinti fuori dai campi di calcio.

Per ironia della sorte, la nazionale italiana cade sotto i colpi della Slovacchia, paese che rinviene dalla scissione della Cecoslovacchia, quasi a dare un monito, una lezione storica:

non si può tenere per forza insieme il diavolo e l’acqua santa, non si possono prendere i voti dai mafiosi e governare indulgendo e depenalizzando, con le prescrizioni ed il legittimo impedimento, con la legge gozzini ed i comma fuda, non si può tollerare che una parte del paese viva parassitamente ai danni di un’altra in virtù di una unità che rende ingiustamente schiavo il nord, una annessione del sud conquistata cone le armi, con la violenza, con la sopraffazione.

Bisogna fare i conti oggi con una scelta storica:

o si realizza il federalismo e si eliminano DEFINITIVAMENTE le mafie, l’illegalità diffusa e la corruzione, o si va verso un baratro oscuro, aggravato da una crisi economica terribile e temibile e dalla presenza di una casta politica che si dimostra nemica del futuro di questo paese e della sua unità.

Federalismo Subito:

per costruire un nuovo modello di stato, più equo e più giusto, più sicuro e più condiviso.

Se siamo ancora in tempo ……

La questione meridionale è risolta: causa decesso del meridione

mercoledì, 23 giugno 2010

Sono da poco disponibili i risultati del referendum per la convalida delll’accordo fra sindacati dei lavoratori metalmeccanici e la Fiat di Pomigliano d’Arco.

I SI all’accordo vincono, ma nn raggiungono la soglia minima di consenso richiesta dalla Fiat.

Responsabile di questo risultato il solito sindacato comunista della cgil-fiom, che non ha sottoscritto l’accordo fra sindacati ed azienda per salvare stabilimento, posti di lavoro e il futuro di quasi 50.000 persone che, in un modo o nell’altro, vedono il loro futuro legato a quello stabilimento produttivo.

La fine dela storia produttiva dello stabilimento di Pomigliano d’Arco condannerebbe definitivamente anche lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, la cui unica speranza era l’insediamento produttivo della nuova Panda in Campania, altrimenti destinato anch’esso alla delocalizzazione, probabilmente in Polonia, laddove la voglia di lavorare dei lavoratori supera le soglie del pregiudizio politico e sindacale di una sinistra tutta da dimenticare.

Questi eventi rappresentano una tragedia sotto tutti i profili per il sud Italia, che vede una incombente contrazione occupazionale con pesanti ricadute sul benessere e sulla stessa sopravivvenza di un sud che non è stato educato al rispetto per il lavoro, ma allevato ed educato nella follia visionaria della sinistra italiana per cui, il diritto al lavoro sia un diritto che prescinda dalla volontà dei lavoratori di sacrificarsi per questo diritto, di battersi per questo diritto, di impegnarsi responsabilmente per questo diritto.

Un’altra tragedia figlia della rigidità e della cattiva interpetazione che sinora si è voluta della carta costituzionale, sempre più relegata al mero ruolo di espressione di buone intenzioni, piuttosto irrealizzabili nella realtà.

Un’altra frattura aperta nel paese, da chi ha frainteso il diritto al lavoro sancito dalla costituzione, e ne ha fatto una bandiera populistica e propagandistica che, attraversando le segreterie dei partiti politici e dei sindacati dei lavoratori, ha prodotto un incredibile esercito di lavoratori pubblici che erogano servizi di scarsissimo valore, al fine criminoso di creare un fittizio bisogno di nuovo personale da assumere ancora e da assopire ancora, ed ancora, ed ancora, sino a saturare la domanda del mercato del lavoro.

E’ ancora una volta lo scontro fra paese reale e stato di diritto.

Va sottolineato come, i parlamentari meridionali eletti nei collegi meridionali, si siano assolutamente disinteressati di questa vicenda, non si siano nemmeno visti fra i lavoratori Fiat, sia pure nell’estremo tentativo di informare sulle irrimediabili ricadute negative che avrebbe portato un risultato negtivo del referendum alla stessa sopravvivenza degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco.

E’ il fallimento di un mondo fatto di intervento pubblico eccessivo, di incapacità politiche spaventose, di una inerzia ed una inattività politica stupefacente, addirittura criminale, direi.

La questione meridionale è prossima alla sua soluzione finale.

Infatti, con questa casta politica e sindacale, con questa visione pregiudizievolmente distorta del mondo del lavoro e della realtà quotidiana, possiamo ben dire che la questione meridionale va verso la sua soluzione ultima e definitiva:

la fine del meridione, la dissoluzione del sud, lo scioglimento delle comunità sociali, politiche, sindacali del sud.

Ora, chi potrebbe mai dar torto alle tesi della Lega Nord, che vedevano più lontano di tutti sulla questione meridionale, origine primaria di quella corrispondente questione settentrionale rivendicata dalla Lega?

Quale senso, valore, rappresentanza, delega, potere e quali responsabilità hanno i deputati ed i senatori, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e tutti i vertici istituzionali che hanno ricevuto il consenso di questo sud, di questo meridione ormai prossimo al definitivo collasso?

Cosa hanno da insegnare codesti politici nel governo delle comunità, ne governo del lavoro, nel governo dei poli produttivi e ne governo del paese?

Quali meriti avrebbero da rivendicare per convalidare la loro presenza nelle istituzioni italiane?

Quali capacità hanno mai dimostrato questi signori, per accedere laddove il potere istituzionale si incarna negli uomini sino a rappresentarne l’umanità in una poltrona del potere?

A chi credono ancora di dare lezioni di civiltà e di diritto codesti signori?

E perchè non assumono le loro responsabilità umane, comunitarie, sociali, civiche e civili, politiche, sindacali ed istituzionali nel fallimento del meridione?

Non si chiede le loro dimissioni in massa, ma perlomeno, un loro mea culpa.

Ma soprattutto un silenzio dovuto e doveroso verso quel nord, bistrattato e schiavizzato, additato di razzismo e di anti-meridionalismo, un rispetto dovuto verso quelle popolazioni del nord che hanno sinora tirato il carro italiano da sole, con l’indicibile peso di un sud-appendice che dimostra ancora una volta tutti i suoi limiti.

Con quale coraggio i parlamentari e le istituzioni che hanno ricevuto il consenso delle genti meridionali chiederanno ancora alle popolazioni del nord i danari per sanare i debiti derivanti dalla cattiva amministrazione degli enti del sud?

Con quale coraggio si sottrarrà ancora ricchezza al nord per darla in pasto alle mafie e alle caste mafiose del sud?

Con quale coraggio si tenterà ancora, irresponsabilmente di contrastare l’unica proposta politica che rappresenti la salvezza da fallimento di questo paese, il Federalismo?

Ad ognuno le proprie responsabilità, poichè d’ora in poi, nessuno si assumerà quelle che non condivide e che hanno dimostrato di essere assolutamente fallimentari.

Afghanistan chiama USA

martedì, 22 giugno 2010

La guerra al terrorismo talebano della droga e delle armi segna il passo.

Le truppe NATO inviate in Afghanistan sono sotto continuo attacco ed hanno gravi difficoltà nel controllo del territorio.

Il comandante delle truppe USA e NATO in Afghanistan generale Stanley McChrystal, viene richiamato inegli Stati Uniti a seguito di alcune esternazioni che hanno notevolmente irritato il presidente Obama.

Tali esternazioni si sintetizzano in una ironica quanto aspra critica nei confronti dei vertici della Casa Bianca sulla conduzione della guerra in Afghanistan.

I vertici militari coinvolti nella questione afgana fecero una richiesta di ben 100.000 uomini per gestire e portare a buon fine la missione di pace, oggi trasformata sempre più in una guerriglia difficilmente gestibile, guerriglia che sta restituendo ai talebani l’immagine di imbattibili guerriglieri.

La Casa Bianca invece inviò soli 30.000 uomini.

I risultati sembrano dare ragione a chi, come il generale Stanley McChrystal, accusa i vertici politici di non conoscere la situazione afgana e di non saper gestire una guerra di questo tipo e dimensione.

Anche la data di rientro delle truppe dall’Afghanistan (luglio 2011) sembra dover essere riconsiderata, poichè in pratica irrealizzabile.

Il presidente Obama deve compiere scelte sicuramente difficili, ma latrettanto certamente inderogabili.

La questione afgana si lega a filo doppio con la questione irachena e con quella iraniana.

Sfondando le resistenze del terrorismo talebano in Afghanistan, si potrebbero cerare le pre-condizioni per una risoluzione definitiva e sicura di tutte le aree di crisi dell’area.

In effetti, se la casa Bianca avesse inviato 100.000 uomini invece dei 30.000 effettivamente inviati, oggi potrebbe guardare con maggiore serenità alla risoluzione di molte delle crisi che attanagliano la politica estera statunitense.

Forse è venuto il momento di vincere per Obama, per soffocare le critiche e per recuperare il consenso di immagine perduto.

Ma per vincere, bisogna osare, per vincere bisogna pur rischiare qualcosa.

E se a vincere devono essere le libere democrazie, allora sarà anche venuto il momento per gli USA di uscire dalla “paralisi da terrore” prodotta dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Le libere democrazie occidentali debbono vincere sul terrore, devono annientarlo.

E in un terreno come quello dell’Afghanistan e con nemici come i talebani, la vittoria l’assicura solo il predominio militare e non certamente quello diplomatico.

Perchè se una recrudescenza delle attività terroristiche colpisse malauguratamente ancora gli USA adesso, il presidente Obama dovrebbe spiegare agli americani, come mai nn sia stato fatto tutto il possibile per evitarlo.

E sarebbe questa, una spiegazione difficilmente sostenibile.

La Questione Meridionale

martedì, 22 giugno 2010

Forse, in questo malnato paese, non parliamo la stessa lingua.

Il nord del paese è stufo di pagare il conto per il sud.

Ed è stufo perchè ha visto generazioni di politici che prendevano voti nel sud, come nel caso di gianfranco fini, non far nulla per risolvere la secolare Questione Meridionale.

Il tradimento del sud è da imputare esclusivamente a quei politici che con i voti del sud hanno fatto di tutto, tranne che aiutare il sud.

Chi preleva il suo consenso quasi esclusivamente nel sud del paese, DEVE assumersi le proprie responsabilità e non attaccare vigliaccamente quelle forze politiche che, della coerenza con la difesa e la tutela del territorio da cui ricevono il consenso, hanno fatto una bandiera politica originalissima, come il caso della Lega Nord.

Se oggi fini dichiara che punta al nord, significa solo una cosa:
l’ennesimo tradimento, l’ennesima fuga finiana davanti alle proprie responsabilità umane e politiche.

E’ il tradimento della bandiera di quel sud dal quale egli riceve il suo consenso e dal quale vuole rifuggire senza governarlo.

Ma gianfranco fini ci ha ormai abituato a queste fughe.

La fuga dal Movimento Sociale Destra-Nazionale.

La Fuga dalla destra con i suoi ridicoli tentativi di “andare al centro”.

La fuga dal centro per agguantare il consenso liberal.

La fuga da Alleanza Nazionale per confluire nella PDL.

La fuga dal PDL per affermare che, la destra sono io …..

La fuga dalla guida del partito per la terza carica dello stato.

Il tradimento della autorevolezza della terza carica dello stato per fare politica come il leader di un partito che non c’è più.

Fughe e tradimenti:
questa è la storia politica di gianfranco fini.

Oggi, ecco l’ennesimo tradimento:
andiamo a nord!

Per fare cosa?

Quello che non ha mai fatto nel sud?

Il nodo centrale è e resta uno solo:

questa politica delle fughe e dei tradimenti è inaccettabile.

Questa politica è la politica delle parole, non quella dei fatti.

Fini si è convertito al federalismo e vuol sostenere la questione settentrionale difendendo e tutelando i contrapposti interessi del nord verso quel sud che gli regala il conenso elettorale?

Vuol tradire anche il sud?

Tutta questa polemica è pretestuosa, come al solito.

Il vero obiettivo del conservatore Gianfranco Fini è quello di bloccare il cambiamento del paese, è quello di fermare la stagione delle riforme avviata dalla Lega Nord.

Questo è il vero e solo obiettivo del presidente della camera dei deputati, che nomina alternativamente le parole: Padania, Lega e Nord ogni 5 minuti.

La Lega è divenuta la sua ossessione, perchè la Lega è quel movimento politico che egli non è mai riuscito a fondare, perchè è quella armata politica che egli può solo sognare, perchè è quella squadra politica che egli non potrà mai conquistare, e perchè, la Lega rappresenta il metro dell’insuccesso personale di fini, la cui base sta migrando in Lega da anni.

Ecco perchè Fini fa questa politica.

Non certo per difendere e tutelare le aziende, le famiglie, gli imprenditori ed i lavoratori.

Chiaro come un bicchiere di acqua che sgorga dalle Alpi …..

P.S.
Bisogna che qualcuno ricordi a chi non comprende la politica del terzo millennio, che il radicamento nel territorio non si fa a parole, ma con lustri di durissimo lavoro sul territorio.
Ora vada a dirlo ai suoi colonnelli che debbono passare le i sabato e le domeniche, come tutti i giorni festivi dei prossimi lustri in un gazebo, fra la gente.
Con il sole, con la pioggia, con la neve, con la crisi, con la preoccupazione dei padri di famiglia senza un lavoro.
Sempre e comunque.
A cominciare da capo …..

La Casta politica non vuole il cambiamento e le riforme

martedì, 22 giugno 2010

Ed ecco l’ennesimo attacco al cambiamento e alle riforme che, DA SOLA, la Lega Nord porta avanti in questo paese negli ultimi venti anni.

Alleati o avversari politici non reggono proprio alla invidia e alla gelosia nei confronti di questo movimento politico che segna, SOLO ed UNICO, il cambiamento ed il vento riformatore di questo paese.

Coloro i quali criticano la Lega, sono solo interessati a conservare a loro poltrona del (pre)potere, conquistata non per merito, ma per adesione ad un sistema politico costosissimo e inefficiente, che assicura loro facili carriere politiche e senza l’onta dello sporcarsi le mani o le scarpe con il duro lavoro quotidiano, al costo di non fare politica, di non cambiare nulla negli equilibri dei (pre)poteri che condizionano fortemente il benessere e la distribuzione di quella ricchezza che essi non hanno mai prodotto.

Difendono i loro interessi e non quelli delle aziende e delle famiglie italiane.

Difendono posizioni di lobby che hanno interessi contrari ai poli produttivi di questo paese, che si arricchiscono esclusivamente di denaro pubblico, di appalti pubblici, di convenzioni pubbiche, di posti di lavoro pubblici, di poltrone pubbliche.

Ma tutto questo stato dei parassiti fannulloni che non vogliono lavorare, è assolutamente contrario ad ogni cambiamento, fortemente intenzionato a lasciare il popolo che lavora e produce in schiavitù del parassitismo elevato a sistema, di funanboli e parolieri senza alcuna capacità politica, anti.storici senza una storia ed una tradizione, avendo rinnegata la propria e mai costruita una nuova.

Perchè costruire è come lavorare:
costa sangue e sudore.

E solo un movimento politico resta a difesa di chi lavora e di chi produce, si pone a contrasto di illegalità diffusa e mafie, si oppone alla corruzione morale e materiale che ingrassa chi non ha mai avuto nessuna intenzione di sudare per arricchirsi.

Un cancro attenta al futuro di chi crede nel lavoro, di chi, imprenditore o lavoratore, viene ricattato quotidianamente da una pressione fiscale impossibile e da uno stato vecchio, stanco, centralizzato e sprecone, è questo cancro, questa pericolosa malattia che distrugge l’unità, l’integrità ed il futuro di questo paese, e questo cancro parassita si chiama casta politica.

Il popolo è ricattato da questa casta, che impedisce agli uomini e alle donne libere di avere un lavoro, mentra assicura posti di lavoro pubblici a chi sostiene questa casta, vota questa casta, aprova questa casta assassina delle libertà fondamentali di ogni popolo e di ogni essere umano vivente.

Il voto di scambio è una invenzione di questa casta politica, che ha raggiunto il potere attentando al libero voto.

I cassonetti dei rifiuti sono pieni di schede elettorali dove non si vota per la Lega.

Mentre le strade sono ricolme di rifiuti dove non si vota per la Lega.

Questo vuole la casta, questo subisce il popolo.

Per questo la Lega vincerà la sua battaglia di libertà:

perchè il male travestito da amore non vincerà mai,
perchè il perdonismo travestito da bene, uccide il futuro del popolo.

In questo paese c’è un unico bene, ed esso è la libertà.

In questo paese c’è un solo difensore del bene, ed è la Lega di Umberto Bossi.

Il resto è solo una palla al piede, un cancro parassita che si nutre del sangue dei giusti.

La Lega Lombarda, la Padania e l’ignoranza di Gianfranco Fini

martedì, 22 giugno 2010

Il Presidente della Camera dei Deputati gianfranco fini, sfoggia tutta la sua ignoranza storica italica pre-unione.

Egli ha dichiarato in questi giorni che:
«La Padania non esiste, è solo una felice invenzione propagandistico-lessicale»

Ignora forse la terza carica istituzionale la storia del paese che pretende di rappresentare?

Ignora fini che la Lega Lombarda fu un’alleanza spontanea formata il 7 aprile 1167 presso l’Abbazia di Pontida?

Ignora fini che tale alleanza era inizialmente formata dai Comuni di Milano, Lodi, Ferrara, Piacenza e Parma?

Ignora fini che il 1 dicembre 1167 tale alleanza fu allargata con l’altra lega delle città-stato del nord, la Lega Veronese, antesignana dell’attuale Liga veneta, e che tale alleanza portò il contributo spontaneo di ben altri 30 comuni della pianura padana?

Ignora fini che in questa alleanza spontanea che prenderà il nome di “Concordia”, nata a difesa dell’invasore Barbarossa, imperatore del sacro romano impero, conterà comuni come:
Bologna, Bergamo, Brescia, Crema, Cremona, Genova, Lodi, Milano, Mantova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Treviso, Venezia, Verona, Vercelli, Vicenza?

Ignora fini che tale alleanza formò una solida alleanza con il papato guidato d Papa Alessandro III e che la Concordia della Lega Lombarda fonderà addirittura la città di Alessandria (Piemonte) in onore di questo coraggioso papa?

Ignora fini che l’intera macro-regione del nord italia veniva definita con il nome di Lombardia nella sua totalità?

Ignora fini che tale alleanza vinse la sua battaglia di libertà sul Sacro Romano Impero sia combattendo Federico I di Hohenstaufen detto “Il Barbarossa” (battuto in molteplici battaglie compresa la famosa Battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 guidata dal leggendario Alberto da Giussano) sia combattendo Federico II di Hohenstaufen imperatore del Regno di Sicilia?

Ignora fini che la Lega Lombarda vinse la sua battaglia di libertà firmando il Trattato di Costanza, dove le città-stato del nord italia tornarono fedeli al Sacro Romano Impero in cambio della piena giurisdizione sui loro territori?

Ora, mi domando:

può tutta questa ignoranza manifestarsi pubblicamente senza essere rilevata e ammonita?

Può la terza carica istituzionale di un paese unito con la forza e non per libera scelta, essere così maldestramente rappresentata?

E può il popolo italiano assistere inerme a questi sproloqui che ignorano la storia, mentre famiglie ed aziende italiane si aspettano ben altro da chi pretende di rappresentarli?

Ovvero pretende gianfranco fini di poter giocare sulle parole e smentire la parola Padania piuttosto del termine Lega Lombarda?

Ma basta con la politica dei parolai anti-storici:
il popolo del terzo millennio vuole e pretende una politica dei fatti.

Fatti che nn sono mai venuti e mai verranno dai giocolieri e dai funanboli politici, come dagli anti-storici.

Fatti che nell’ultimo ventennio, sono venuti solo e solamente dalla lega Nord, figlia naturale di quella storia che prese il nome dalla lega delle città stato, la Lega Lombarda.