Archive del 6 aprile 2010

Un golpe piccolo piccolo

martedì, 6 aprile 2010

Ed ecco che emerge con chiarezza assoluta il fine ultimo di Gianfranco Fini.
Il contrasto, la melina e l’ostacolo continuo all’azione del governo e al varo delle riforme ha un unico fine:
quello di ricattare Berlusconi al fine di “ereditare” la leadership della PDL.
E lo fa in perfetto stile mafioso, per interposta persona, lo manda a dire, piuttosto che chiederlo apertamente.
E’ ancora il napoletano Bocchino a fare l’ambasciatore finiano che porta pene.
Chiede espressamente la leadership del PDL per Fini, dopo aver fatto una raffica di dichiarazioni che mettono in forse il voto dei finiani per il varo delle riforme cui il paese necessita grandemente.
Ma questo non può essere, e spiego il perchè.
Nella PDL Fini è una piccola minoranza e non può quindi chiedere la leadership, non sarebbe affatto democratico e liberale, cosa che Fini sventola sempre di essere, e non lo è nei fatti.
Una PDL guidata da un vecchio politico come Fini non otterebbe mai una alleanza come quella attuale fra Lega e PDL, basata su un patto di ferro molto corretto, sia politicamente che umanamente, che lega Berlusconi a Bossi.
Se manca Berlusconi l’alleanza basata sul patto di ferro viene meno.
Di politici che sanno solo dire di NO e che usano il ricatto politico a Fini personali di crescita politica, la gente non ne può più.
I continui attacchi e le provocazioni quotidiane dei finiani alla Lega hanno acceso un clima all’interno del quale è difficile proporre una alleanza fra Fini e Bossi.
In ultimo, Gianfranco Fini non è Silvio Berlusconi, ed in considerazione di questo fatto, una PDL guidata da Fini si ridurrebbe in breve tempo sotto la soglia del 10%, favorendo le sinistre.
Gianfranco Fini:
ma da che parte stai?

P.S.
Che sia ben chiaro a tutti:
se una piccola minoranza politica come quella dei finiani, talmente piccola da essere mionoranza anche nel partito della PDL oltre che nel paese, abusa delle tecniche politiche al fine di impedire le riforme, rendere ingovernabile il paese, diffonde timori ed ansie ad arte, per ottenerne la leadership senza averne il relativo consenso, ebbene, se questa piccola minoranza ed il suo leader forzano le regole democratiche, piegano il sistema, abusano del potere pubblico derivante dalla terza carica dello stato, aggirano il sistema democratico ed applicano il metodo del ricatto politico sulle riforme, l’insieme di queste attività può essere definito come un golpe.
Un golpe piccolo piccolo, considerando le dimensioni politiche e di consenso di chi se ne fa interprete.
Ma pur sempre di un tentativo maldestro di presa del potere si tratta.
Un tentativo che non passa attraverso l’urna elettorale, ma attraverso una attività contraria al bene comune degli italiani.
Una attività anti-res publica che tenta la scalata alla repubblica.
Si commenta da sola.

Riforme: inizia la battaglia fra il bene ed il male

martedì, 6 aprile 2010

Lo sapevo.
Il contasto opposto dall’ala finiana della PDL alle riforme è evidente come il sole.
Addirittura il napoletano Bocchino si spinge a chiedere libertà di voto in parlamento e la regia di, audite audite, Gianfranco Fini, che di riforme non ne ha scritta una sola in vita sua.
I conservatori di privilegi e di poltrone della casta attaccano a fronte bassa, come avevo previsto.
Essi non vogliono le riforme che urgono al paese reale per riprendere il contatto con lo stato degli apparati e della burocrazia.
Non vogliono diminuire il numero dei parlamentari e non vogliono un forte contrasto alla corruzione.
Non vogliono il federalismo.
Non lavorano per il bene del paese.
E probabilmente guardano al fortissimo contrasto del governo alle mafie (ubicate nelle regioni nelle quali i finiani traggono il loro consenso elettorale) come ad una cosa disdicevole, anche se questo non lo possono dichiarare apertamente.
Ma il contrasto, quello è aperto e visibile.
Fanno solo quello che hanno imparato a fare in politica:
sanno solo dire di no.

Riforme: ultima fermata

martedì, 6 aprile 2010

Inizia con un vertice fra Berlusconi e Bossi il tour che dovrà sedimentare attorno alle riforme che si prepara a varare la maggioranza di governo il consenso necessario e portare ad una “blindatura senza sorprese” il pacchetto.
Fini, dopo aver ripreso i contatti con il premier, ricomincia la sua azione di disturbo chiedendo di non blindare il pacchetto all’interno del vertice Berlusconi-Bossi.
Evidentemente cerca di rovinare la frittata o meglio, di inserire il suo nome sul titolo delle riforme che altri hanno prodotto, come avvenne per la legge Bossi, poi divenuta la Bossi-Fini.
Bersani pretende “pari dignità”, il che vuol dire che presenterà delle modifiche al pacchetto delle riforme, senza avere però i numeri in parlamento per farle votare.
Evidentemente cerca anch’egli un titolo cui affiancare il proprio nome, sempre a danno del lavoro prodotto da altri.
Non muoioni mai, questi residui archeologici della politica italiana, non muoiono mai.
Ma se anche questa volta questi dinosauri politici impediranno il varo delle riforme da decenni inutilmente attese dal paese reale, essi si dovranno assumere tutte le responsabilità del caso:
gravi, serie e soprattutto, pericolose.
Lo stato è lontano dal paese reale milioni di anni luce.
O si varano le riforme, o si rischia di rompere il giocattolo ….