Archivio di febbraio 2010

Reminiscenze – Incubi ricorrenti

venerdì, 12 febbraio 2010

martedì, 23 ottobre 2007
Incubi ricorrenti

Caro Mastella, io sottoscritto, Romano Prodi, presidente del consiglio dei ministri italiano, ti rinnovo la mia fiducia per il delicato incarico di ministro della giustizia che svolgi per mia delega, nel mio governo, nonostante tu, abbia intenzionalmente fermato il magistrato che indaga su di me e compromesso seriamente le indagini che mi vedono indagato.

Senza parole …

Il cittadino X

Gustavo Gesualdo

Scritto nel momento storico nel quale il premier Prodi confermava la propria fiducia e quella del governo da lui guidato al guardasigilli Mastella, responsabile dell’insabbiamento e di un contrasto acerrimo e violento alle indagini della magistratura che vedevano coinvolto Romano Prodi.
Con la sepoltura delle indagini Why Not e Poseidon, spariscono anhe i motivi di tale coinvolgimento.
Non sapremo mai la verità su questi inquietanti episodi, su questi incubi ricorrenti.

11 settembre 2001

mercoledì, 10 febbraio 2010


Foto aeree inedite dell’attacco del terrorismo islamico alle Twin Towers.

http://foto.ilsole24ore.com/SoleOnLine4/Mondo//2009/11-settembre-mai-viste/11-settembre-mai-viste.php?id=1

Reminiscenze – Uccidere Conviene

mercoledì, 10 febbraio 2010

mercoledì, 22 agosto 2007
Uccidere conviene.

Notizia
2007-08-22 16:56

ARRESTATA IN FRANCIA L’EX BR MARINA PETRELLA

PARIGI – Il ministero della giustizia francese ha annunciato che è stata arrestata l’ex membro delle Brigate rosse, Marina Petrella, oggetto di una richiesta d’ estradizione da parte delle autorità italiane. L’ arresto è avvenuto ieri nel dipartimento di Val d’ Oise, periferia a nord di Parigi.

Petrella, 53 anni, è stata fermata ieri ad Argenteuil nel corso di un controllo stradale. Secondo quanto si è appreso, l’ ex br dovrebbe essere presentata oggi alla procura di Pontoise, che potrebbe incarcerarla in seguito alla richiesta d’arresto provvisorio da parte delle autorità italiane.

La donna, condannata all’ergastolo nel 1992 dalla corte d’ assise d’ appello di Roma, faceva parte dell’ elenco dei dodici militanti di estrema sinistra dei quali l’Italia aveva chiesto l’estradizione alla Francia nell’ ottobre 2006.

Il dossier che riguarda Marina Petrella – ha riferito il ministero della giustizia francese – “é trattato dalla Francia sul piano giudiziario come ogni altra classica richiesta d’ estradizione”. “Spetterà alla camera dell’istruzione della corte d’ appello di Versailles pronunciarsi sulla validità giuridica degli elementi forniti dalle autorità giudiziarie italiane”, precisa il ministero.

Stia pur serena la signora Marina, le autorità francesi sono sempre state inclini a tutelare gli interessi e i diritti civili e umani dei terroristi italiani che hanno trovato rifugio in quel paese, evidentemente favorevole all’uso della forza e della violenza come mezzi non punibili e perseguibili di risoluzione delle controversie politiche.

Ma, se tutto ciò non dovesse essere sufficiente, mantenga la calma, signora Marina, non tutto è perduto: anzi.

Con il perdonismo imbecille e l’ipergarantismo idiota di cui la legislazione italiana è completamente permeata, difficilmente la signora Marina sconterebbe l’intera pena nella giusta durezza detentiva in Italia.

Insomma, dorma sogni tranquilli cara signora Marina, assassina, criminale e delinquente che non è altro, il sistema giuridico italiano favorevole agli assassini come lei, di tutela dei criminali e dei delinquenti come lei, le consentirà di vivere serenamente il tempo che il Signore le ha concesso di vivere, in un carcere millebuchi dove entrano ed escono droghe con la stessa velocità con la quale entrano criminali ed assassini condannati alla pena detentiva e ne escono per decorrenza dei termini, errori tecno-giuridici, indulti, amnistie, grazie e fughe.

Stia tranquilla signora Marina, assassina, criminale e delinquente, condannata alla pena detentiva dell’ergastolo, mal che vada, sarà ospite della catena alberghi italiani “patrie galere”, dove potrà dipingere quadri e scrivere poesie come il signor Totò Riina, potrà lavorare (mica in nero come capita spesso a chi lavora onestamente), potrà godere di permessi come quel signor Priebke, potrà partecipare a convegni, scrivere articoli giornalistici e libri, fare cinema e teatro, essere famoso e rispettato, ricevere incarichi pubblici e di governo, come gran parte dei brigatisti rossi che hanno ucciso, rubato e devastato questo (nostro, non suo) paese, e che oggi circolano liberamente su tutto il territorio nazionale.

Stia tranquilla, signora Marina, il conto da pagare per tutto questo, non le verrà inoltrato, ma sarà addebbitato a tutti quegli italiani fessi e coglioni che lavorano duramente tutta una vita per difendere se stessi e la propria famiglia da criminali come lei, per pagare le tasse che lei non ha mai pagato, per rispettare quelle leggi che lei, non ha mai rispettato.

Stia tranquilla signora Marina, la classe dirigente (impunita ed impunibile)di questo paese da quarto mondo, le garantisce un futuro migliore rispetto a quello dei cittadini probi ed onesti.

Poichè in Italia i criminali vengono premiati e le persone oneste vengono punite, vessate e mobbizzate.

Viva l’Italia.

E già che siamo a questo punto, vive la France.

Ma vaffanculo, vah.

Il cittadino “X”

Gustavo Gesualdo

Scissi questo post con la convinzione che questa assassina non avrebbe scontato nemmeno un giorno di condanna nelle carceri italiane.
E debbo dire, con vivo dolore, che avevo ragione a titolare questo post “uccidere conviene”.
La Petrella infatti è ancora libera in Francia, a tutt’oggi.

Reminiscenze – Un fatto vero, degno della burocrazia romana

mercoledì, 10 febbraio 2010

mercoledì, 12 dicembre 2007

Basta stress, basta tran tran quotidiano, diamoci un taglio, dico a mia moglie:

perchè non andiamo a trovare Nino e Valentina a Roma per un fine settimana?

Ok, fatto.

Così, partiamo con tutta la famiglia (moglie e tre figli), e raggiungiamo, il padrino del mio primo figlio in Roma, città nella quale egli lavora e vive con la sua famiglia.

Arrivo verso le 22:00 del venerdì scorso e, dopo aver scaricato l’auto dai bagagli, cerco inutilmente per più di mezzora un parcheggio per l’auto.

Ma finalmente, ecco un parcheggio al fianco della stazione Tiburtina.

E’ un parcheggio a pagamento situato sotto il ponte che eleva la Circonvallazione Nomentana.

Parcheggo avendo cura di centrare le strisce blu, conscio che al mattino seguente avrei dovuto pagare il relativo pedaggio.

Chiudo l’auto e finalmente, entro in casa degli amici, contento di aver trovato parcheggio in una zona dove è impossibile trovarne uno.

Al mattino vengo svegliato da una telefonata della nostra ospite Valentina: Gustavo senti, non ne sono sicura, ma penso di aver visto un carro attrezzi rimuoveva la tua auto. Dove avevi parcheggiato? Scendi, fa presto.

Scendo in tutta fretta pensando che non avendo trovato il pagamento del parcheggio, la polizia municipale avesse rimosso l’auto, ma mi sbagliavo.

L’auto non c’era più, ma un cartello che campeggiava all’ingresso del parcheggio a pagamento recitava che i giorni festivi non si era tenuti al pagamento, e quel sabato, era un giorno festivo.

Chiamo quindi il numero 06/0606 del Comune di Roma e vengo dirottato alla polizia municipale, dove un signore mi chiede il numero di targa dell’auto e l’indirizzo al quale era parcheggiata la mia auto, e risponde: no, la sua auto non l’abbiamo prelevata noi. Comunque chiami questo numero di telefono e chieda direttamente al deposito se hanno ricevuto la sua auto.

Chiamo il deposito, ma la risposta è la medesima: non abbiamo noi la sua auto.

Richiamo ancora la polizia municipale e lo stesso signore mi risponde: ah, è di nuovo lei? mi dia il numero della targa e l’indirizzo dove era parcheggiata che controllo …. no, non abbiamo noi la sua auto.

Torno a casa affranto e sconsolato, poichè debbo accettare l’idea che la mia auto è stata rubata e che io, non sarò risarcito dall’assicurazione perché non avevo assicurato l’auto per questo rischio.

Avevo infatti acquistato la mia auto, una Kia Rio, scegliendola accuratamente fra quelle che non venivano affatto rubate, poichè non ricercate dal mercato della mala-vita.

Ma, evidentemente a Roma, rubano proprio di tutto.

Dopo un po’, richiamo ancora e per la terza volta la polizia municipale e, lo stesso signore di prima, mi risponde seccato che l’auto non la hanno loro e che io dovevo fare subito una denuncia per il furto dell’auto.

Ma la nostra amica Valentina non si arrende, e forte della sensazione d’aver visto rimuovere un’auto proprio nel punto in cui io le avevo indicato di aver parcheggiato la mia, chiama anche lei la polizia municipale.

Ancora un maltrattamento telefonico e l’ennesimo invito a non chiamare più la polizia municipale, ma di fare subito una denuncia per furto.

Mi arrendo e mi reco al Commissariato di P.S. Sezionale “Porta Pia” per la denuncia.

Qui l’aria è competamente diversa.

Una agente di polizia mi accoglie gentilemente, mi ascolta con attenzione, mi interrompe solo per fare una domanda: avete chiamato la polizia municipale nel caso l’abbiano rimossa loro?

E giù, a ripetere tutta la storia delle telefonate e delle rispote poco urbane ricevute.

Un attimo, ci dice, che controllo.

E così, la polizia municipale di Roma riceve la quinta telefonata nell’arco di una mattinata, che chiede se per caso, avessero prelevato loro la mia auto.

Risposta negativa, l’ennesima.

L’agente m invita gentilemente ad attendere nella apposita sala d’attesa e mi avverte che ci sarà da attendere, visto che mi precedono alcune persone per effettuare una denuncia. Indica due macchinette distributrici di caffè, acqua e stuzzichini varii, nel caso avessi sete o fame, o solamente voglia di un caffè.

Ringrazio e attendo, ma di caffè non ne voglio più: sono già abbastanza nervoso di mio.

Il Vice ispettore si sbriga prima del previsto e vengo ricevuto gentilemente ed ascoltato con pazienza, interrotto solo quando era necessario chiarire alcune situazioni.

Egli verbalizza il tutto e mi congeda con comprensione, visto il danno che avevo ricevuto ingiustamente.

Esco veramente soddisfatto: non ho trovato la mia auto, ma ho trovato persone veramente professionali e gentilissime a ricevere la mia denuncia. Mi riprometto di scrivere ai loro superiori per segnalare, una volta tanto, un episodio positivo, meritevole di menzione, nonostante si trattasse semplicemente di adempimento al dovere. Ma di questi tempi, non è sempre detto che l’adempimento al proprio dovere sia la “consueta risposta” alle esigenze dei cittadini qualunque. Anzi.

Ma il dubbio mi perseguita: e se l’avesse presa la polizia municipale?

In tal caso, la mia denuncia, sarebbe un falso.

Decidiamo insieme agli amici di chiamare ancora la polizia municipale di domandare a quale deposito vengano indirizzate le auto rimosse da loro nella zona della stazione Tiburtina – Circonvallazione Nomentana.

Sappiamo dov’è: ci andiamo tutti.

All’ingresso fanno l’ennesimo controllo: ma la mia auto non risulta nella disponibilità della polizia municipale, lì, come altrove. Molto gentilemente ci viene concesso di controllare di persona.

E così facciamo: percorriamo tutto il deposito in lungo ed in largo, ma della ia macchina, neppure l’ombra.

Decidiamo così, di metterci una pietra sopra e procediamo nel tentativo di rilassarci in un week end capitolino con la buona compagnia dei nostri amici e dei loro figli.

Infine rientriamo a Foggia, a bordo di un’auto offertaci in prestito dai nostri amici che ci evitano così, la gogna del rientro con i mezzi di Trenitalia in un week end con ponte.

Questo avveniva l’8 dicembre scorso.

Oggi, 12 dicembre, dopo soli quattro giorni, un solerte agente municipale di Foggia (non mi trova in casa, mi rintraccia sul mio cellulare e a sue spese), mi consegna una notifica che mi informa che, la mia auto è stata ritrovata lì dove l’avevo lasciata, ma “visitata” e danneggiata da malviventi socnosciuti, e successivamente rimossa dalla polizia municipale di Roma e convogliata al deposito, laddove avrei dovuto presentarmi per pagare trasporto e diaria di parcheggio e ritirarla.

Ma …. come … che …

Al tempo, una cosa per volta.

Primo: la mia auto è stata aperta e derubata, ma lasciata nello stesso posto dove l’avevo parcheggiata.

Secondo: la polizia municipale di Roma ha avuto sempre al piena disponibilità della mia uto, negando a me, ai miei amici ed al commissariato di P.S., questo possesso.

Terzo: mi chiedono di pagare per il soggiorno obbligato della mia auto nel deposito, quando, trattandosi di rinvenimento di un corpo del reato, io dovevo essere immediatamente avvisato, e quindi, non sono affatto tenuto al pagamento di questo stazionamento.

Quarto: ora vado a rettificare la denuncia di furto, non più reato commesso da anonimi, ma da organi ufficiali della polizia municipale di Roma.

Quinto: come faccio a riprendere la mia auto a Roma e riportarla a Foggia se, grazie allo sciopero degli autotrasportatori, non c’è una goccia di carburante in tutti i distributori italiani?

Dio mio….

Sono

Pazzi

Questi

Romani

Il cittadino X, alias, Gustavo Gesualdo.

Il “vecchio blog” de Il Cittadino X

martedì, 9 febbraio 2010

Violenza islamica

martedì, 9 febbraio 2010

Tentato assalto alla ambasciata italiana a teheran da parte di un centinaio di miliziani al grido di “a morte l’Italia” e “a morte Berlusconi”.
Io vorrei che fosse ben chiara una cosa a questi folli dell’islamismo esasperato e violento:
se cercate guai, ne troverete a volontà.

Un po’ di risparmio energetico e di danaro

lunedì, 8 febbraio 2010

Volete risparmiare un po’ sulla bolletta del gas?
Beh, un piccolo ma semplice metodo può aiutarvi a farlo.

Cottura della pasta in acqua:

riempite d’acqua il tegame e mettetelo sul fuoco portando l’acqua sino allo stadio di ebollizione;
versate la pasta destinata alla cottura;
mantenete il gas acceso ancora per 30/40 secondi, mescolando la pasta;
dopodichè, ponete sul tegame un coperchio che lo chiuda completamente sulla parte superiore, attendete qualche secondo, e spegnete il gas;
la cottura della pasta continuerà un po’ più lentamente in questo modo, garantendo la non dispersione del principio alimentare migliore della pasta: l’amido;
l’amido cotto con pasta in ebollizione o in movimento, viene disperso nell’acqua, che prenderà così un colore biancastro;
l’amido della pasta cotto con il metodo che vi sottopongo, resterà all’interno della pasta, senza subire alterazioni negative;
quando riterrete che la cottura sia giunta al grado che più vi piace, scolate la pasta e ….
…. Buon Appetito.

Lettera Aperta

lunedì, 8 febbraio 2010

all’Onorevole Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
all’Onorevole Presidente del Consiglio Cav. Silvio Berlusconi
all’Onorevole Ministro dell’Interno Roberto Maroni
al Presidente del Senato della Repubblica Onorevole Roberto Schifani
al Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Gianfranco Fini

Onorevoli Personalità Istituzionali,
mi permetto di rivolgermi a Voi per
chiederVi di prestare attenzione alla questione del riconoscimento giuridico affidato dallo stato italiano alle Guardie Particolari Giurate, di seguito citate come GPG.

Come Voi certamente saprete, la figura della GPG è regolamentata da
una legislazione sorpassata, vetusta, non aggiornata alle moderne esigenze di sicurezza del comparto privato, riformata (anche a seguito di sentenze della Corte Europea) in modo parziale, provvisorio, non omogeneo, non definitivo.

Il complesso di questo quadro, nel riconoscimento giuridico delle GPG,
offre spesso il fianco a fraintendimenti e potenziali errori interpretativi che espongo le stesse GPG a inutili rischi nello svolgimento della loro attività professionale.

Ricordo a me stesso, che le GPG assolvono a utili quanto rischiosi servizi, in precedenza assolti dalle FF.OO. come nel caso di specie della Scorta Valori, (ma non solamente) richiesto da Poste Italiane, dal sistema bancario e tanti altri enti pubblici, società private e quant’altro.

Ma anche il servizio Anti-Rapina e di Pronto Intervento (sia diurno che
notturno), spesso viene svolto su suolo pubblico come nel caso della GPG che si vede dinanzi agli istituti bancari, alle oreficerie, agli ipermercati, agli sportelli postali, agli uffici regionali, agli ospedali, etc.

Comprendo benissimo quali possano essere le difficoltà del legislatore
nella soluzione ultima di una eventuale riforma “definitiva” del comparto della Sicurezza Privata, a cominciare proprio dal titolo di “Sicurezza Privata”, visto come complesso di quelle norme che regolamentano questo settore misconosciuto o riconosciuto con estrema difficoltà da uno stato ovviamente pubblico, che vede sempre con sospetto e tratta con estrema prudenza, l’eventualità giuridica della esistenza di una Polizia Privata, che possa essere in qualche modo alternativa, in qualche momento sostitutiva e per molte ragioni, di supporto della giusta competenza esclusiva delle Forze dell’Ordine in tema di
sicurezza.

Il precedente storico tutto italiano di una forza politica che raggiunse il
potere anche attraverso la costituzione di una sorta di polizia privata
alternativa (lo squadrismo fascista), pesa certamente sul riconoscimento di poliziotto pubblico o privato che sia, che possa essere affidato ad un dipendente del settore privato, che lavora alle dipendenze di un privato, che svolge la sua professionalità (anche se sempre meno) prevalentemente nell’ambito della proprietà privata.

Ed il nodo della questio cui Vi prego di interessarVi è proprio questo:
come è possibile lasciare che ben 50.000 GPG svolgano i loro servizi di tutela, difesa e vigilanza della proprietà privata in una condizione di riconoscimento giuridico che non sa ne di carne, ne di pesce?

Non abbiamo il titolo di agente di polizia pubblica e non abbiamo nemmeno il titolo di agente di polizia privata, per non parlare del contratto nazionale di lavoro che viene applicato al nostro settore, che ha fatto nascere fra le GPG l’ironica definizione di “operai con la pistola”.

Come potete ben vedere, la condizione giuridica delle GPG è talmente indecisa e non tutelante da offrire più di un fianco alla facile ironia.

Ma di ironico, la sottoscritta GPG, costretta in questa condizione non ci vede proprio nulla.

Non è ironico il numero dei colleghi che perdono la vita ammazzati brutalmente in servizi altamente rischiosi quanto altrettanto socialmente utili.

Non è ironico constatare che, tale indecisa condizione giuridica, si accompagni ad una formazione professionale inadeguata e non comparabile con quella cui vengono sottoposte le FF.OO., in specie quando si consegna al lavoratore in oggetto un’arma da fuoco che egli può utilizzare esclusivamente per la difesa personale (così è scritto sulla nostra licenza di porto d’arma), ma che lo espone a gravi rischi mortali, non ultimo quello di essere aggredito al solo fine della sottrazione dell’arma stessa.

Non è ironico constatare che, nonostante i servizi moderni delle GPG alleggeriscano notevolmente l’impegno delle forze dell’ordine nei loro compiti di istituto, a questo aspetto, non corrisponde un analogo trattamento e riconoscimento da parte dello stato e conseguentemente della comunità sociale.

E che dire del nostro decreto di nomina valido solo nella provincia di competenza della prefettura che lo emette?

Ma avete idea di quanta confusione e impedimento provoca solo quest’ultimo aspetto?

Vi faccio un esempio.

Sono una GPG nominata dal Prefetto di Varese e svolgo di conseguenza il mio servizio nella sola provincia di Varese.

Ma come debbo comportarmi allorquando, in visita alla mia famiglia a Foggia ovvero visitando la più vicina nipote in Milano, dovessi essere testimone di un grave reato come una rapina a mano armata o di un omicidio?

Quali sono le modalità di intervento concesse dalla legge ad una GPG che si trova fuori dalla provincia di nomina?

Quale uso dell’arma posso fare in questo caso?

La difesa personale del cittadino privato (come è secondo la legge) o posso utilizzarla come un agente di polizia giudiziaria (come descrive la giurisprudenza)?

Posso in quel caso arrestare ed ammanettare i rei, sequestrare il maltolto, usare l’arma intimando l’alt in nome e per conto della legge italiana?

Tanti quesiti, tante ansie, tante paure aleggiano nella quotidiana vita di una GPG: cittadino privato armato per la sola legittima difesa, incaricato di pubblico servizio come un tassista, pubblico ufficiale e agente di polizia giudiziaria ad intermittenza, a piacimento o a mera convenienza dello stato.

E se, nelle maledette conseguenze della contestuale recessione economica, lo stato non potesse far fronte ai paventati disordini pubblici derivanti dalle dimostrazioni delle centinaia di migliaia di padri e di madri di famiglia che scendessero in piazza a chiedere il diritto alla esistenza e alla sopravvivenza, e se in questa tristissima prospettiva che nessuno di noi tutti si augura certamente, lo stato dovesse far ricorso alle GPG come ad una sorta di rinforzo delle FF.OO. (come già avvenne nei dolorosi anni di piombo), con quale e per quale motivo le GPG dovrebbero essere obbligate (fatto salvo lo spirito di servizio ed il giuramento di fedeltà allo stato) ad adempiere ad una tale chiamata in causa che le esporrebbe a rischi per i quali non ha chiesto di essere assunto?

Io Vi domando:
noi GPG, cosa siamo, quale ruolo pubblico o privato svolgiamo, quale inquadramento abbiamo e a quale riconoscimento giuridico dobbiamo fare riferimento?

Vi invito tutti a passare una notte in servizio di zona, svolto da un equipaggio composto da una sola GPG, per comprendere meglio quanto la situazione complessivamente da me sopra-descritta, rende difficile il contrasto ad attività criminali che possono essere iniziate in luogo privato, per poi spostarsi in luogo pubblico, durante la fuga dei criminali.
Ad ogni passo di corsa nell’inseguire dei criminali (saranno anche questi nel dubbio di ritenersi dei criminali pubblici o dei criminali privati?) che successivamente il giudice naturale potrebbe sentenziare come non rei di delitto, ebbene ad ogni passo di corsa vi chiedereste:
cosa posso fare in realtà per contrastare un eventuale reato e cosa mi è invece consentito fare, secondo la legge italiana?
Quale valore avrà la mia relazione?
Sarà valida sino a denuncia di parte (mettendo la GPG sullo stesso piano di chi si introduce nottetempo e furtivamente in una proprietà privata) o sino a prova contraria?

Ecco, cari signori delle istituzioni, questa mia lettera aperta, scritta all’alba di un giorno successivo ad un servizio notturno (chiedo quindi scusa in anticipo per gli eventuali errori o per le errate o peggio, irriguardevoli quanto non volute espressioni che io possa aver usato in questo scritto, vista anche la stanchezza e la diminuita lucidità mentale che conservo a quest’ora) vuol avere proprio questo significato.

Queste mie parole in libertà, vogliono essere proprio un invito alla serena riflessione verso una condizione umana, sociale, lavorativa e professionale che genera notevoli perplessità e dubbi in chi la svolge, per quanto egli possa essere animato da buona volontà e spirito di servizio (sarà anche questo distinguibile in spirito pubblico e/o privato?).

Meditate e riflettete, carissime cariche istituzionali che, il mantenere i palazzi del potere vicini al popolo sovrano, significa proprio questo:

la immedesimazione nel contesto che si va giustamente quanto doverosamente a normalizzare e governare, rispetto alle esigenze, ai diritti ed ai doveri di quelle parti che potrebbero risultare più deboli del contesto delle parti nelle quali vivono o lavorano.

Una riforma complessiva di questo settore urge, per adeguare la maggiore sicurezza (decidete voi se pubblica o privata) che certamente garantisce la presenza delle GPG nel territorio, per adeguarla ai tempi moderni, per renderla nel suo complesso armonica ed omogenea, in specie ai settori con i quali, a torto o a ragione, compete, si coordina, ne è subordinata.

Fate ciò che volete, questo è il mio invito, ma fate qualcosa.

Toglieteci da questa incertezza complessiva che non gratifica il nostro ben duro e rischioso lavoro quotidiano.

E voi tutti, di duro lavoro quotidiano non riconosciuto e non gratificato, ne sapete certamente qualcosa, essendo chiamati al massimo dovere del regolare e del governare le vite umane che a Voi stessi, hanno delegato l’ingrato compito di farlo, cedendone ogni responsabilità, delegandone la responsabilità.

Specie nel nostro amato quanto bistrattato Paese.

E ricordate anche che, quando viene purtroppo ucciso un poliziotto, un carabiniere, un finanziere nell’adempimento del proprio compito, gli assassinii debbono valutarne le conseguenze, come l’azione, la deterrenza come la reazione di un intero corpo, che può condurre le indagini ed affidare gli eventuali colpevoli alla serena sentenza della magistratura.

Ma quando a cadere è una GPG, non vi è azione, deterrenza o re-azione di sorta.

Noi non siamo un corpo, ne civile, ne militare, ne tanto meno sociale.

Noi, anche quando perdiamo la vita in servizio, lo facciamo da ultimi fra gli ultimi.

Ma lo facciamo in silenzio, senza scioperare, senza alzare la voce.

E tutto questo avviene perché purtroppo non siamo un corpo, non ne abbiamo la dignità come la difesa e la deterrenza.

Non abbiamo la dignità ed il riconoscimento di un corpo, anche solo sociale, con la conseguente quanto ingiusta diminuzione di tutela in quanto non riconosciuti con la forza di un corpo giuridico professionale ed economico che sia a sua volta riconosciuto come tale dalla società comunitaria e dallo stato che la rappresenta.

Perché abbiamo la sgradevole sensazione, di non essere adeguatamente tutelati da quella legge cui giuriamo fedeltà e della quale legge, contribuiamo a garantirne il rispetto.

A Voi tirare le somme.

Buon lavoro.

Auguri di Buon Natale.

Varese, giovedì 24 dicembre 2009
la Guardia Particolare Giurata
Gustavo Gesualdo

Reminiscenze – 20 giugno 2006

lunedì, 8 febbraio 2010

Quando mi guardo indietro e ricordo il triste momento del 25 e 26 giugno 2006, data del referendum che sembrava voler affossare lo spirito riformatore della devoluzione federalista, penso che, dopotutto, nulla è perduto:
il federalismo fiscale, nonostante tutto, nonostante tutti, è una grande realtà di oggi.
E ne sono felice.
20 giugno 2006

Reminiscenze – La vignetta su Brunetta

domenica, 7 febbraio 2010

Questo post è da ascoltare.
Il file è conservato in questo link, pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=guardie-giurate

Buon ascolto. Clicca quiLa vignetta su Brunetta