Archive del 8 febbraio 2010

Un po’ di risparmio energetico e di danaro

lunedì, 8 febbraio 2010

Volete risparmiare un po’ sulla bolletta del gas?
Beh, un piccolo ma semplice metodo può aiutarvi a farlo.

Cottura della pasta in acqua:

riempite d’acqua il tegame e mettetelo sul fuoco portando l’acqua sino allo stadio di ebollizione;
versate la pasta destinata alla cottura;
mantenete il gas acceso ancora per 30/40 secondi, mescolando la pasta;
dopodichè, ponete sul tegame un coperchio che lo chiuda completamente sulla parte superiore, attendete qualche secondo, e spegnete il gas;
la cottura della pasta continuerà un po’ più lentamente in questo modo, garantendo la non dispersione del principio alimentare migliore della pasta: l’amido;
l’amido cotto con pasta in ebollizione o in movimento, viene disperso nell’acqua, che prenderà così un colore biancastro;
l’amido della pasta cotto con il metodo che vi sottopongo, resterà all’interno della pasta, senza subire alterazioni negative;
quando riterrete che la cottura sia giunta al grado che più vi piace, scolate la pasta e ….
…. Buon Appetito.

Lettera Aperta

lunedì, 8 febbraio 2010

all’Onorevole Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
all’Onorevole Presidente del Consiglio Cav. Silvio Berlusconi
all’Onorevole Ministro dell’Interno Roberto Maroni
al Presidente del Senato della Repubblica Onorevole Roberto Schifani
al Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Gianfranco Fini

Onorevoli Personalità Istituzionali,
mi permetto di rivolgermi a Voi per
chiederVi di prestare attenzione alla questione del riconoscimento giuridico affidato dallo stato italiano alle Guardie Particolari Giurate, di seguito citate come GPG.

Come Voi certamente saprete, la figura della GPG è regolamentata da
una legislazione sorpassata, vetusta, non aggiornata alle moderne esigenze di sicurezza del comparto privato, riformata (anche a seguito di sentenze della Corte Europea) in modo parziale, provvisorio, non omogeneo, non definitivo.

Il complesso di questo quadro, nel riconoscimento giuridico delle GPG,
offre spesso il fianco a fraintendimenti e potenziali errori interpretativi che espongo le stesse GPG a inutili rischi nello svolgimento della loro attività professionale.

Ricordo a me stesso, che le GPG assolvono a utili quanto rischiosi servizi, in precedenza assolti dalle FF.OO. come nel caso di specie della Scorta Valori, (ma non solamente) richiesto da Poste Italiane, dal sistema bancario e tanti altri enti pubblici, società private e quant’altro.

Ma anche il servizio Anti-Rapina e di Pronto Intervento (sia diurno che
notturno), spesso viene svolto su suolo pubblico come nel caso della GPG che si vede dinanzi agli istituti bancari, alle oreficerie, agli ipermercati, agli sportelli postali, agli uffici regionali, agli ospedali, etc.

Comprendo benissimo quali possano essere le difficoltà del legislatore
nella soluzione ultima di una eventuale riforma “definitiva” del comparto della Sicurezza Privata, a cominciare proprio dal titolo di “Sicurezza Privata”, visto come complesso di quelle norme che regolamentano questo settore misconosciuto o riconosciuto con estrema difficoltà da uno stato ovviamente pubblico, che vede sempre con sospetto e tratta con estrema prudenza, l’eventualità giuridica della esistenza di una Polizia Privata, che possa essere in qualche modo alternativa, in qualche momento sostitutiva e per molte ragioni, di supporto della giusta competenza esclusiva delle Forze dell’Ordine in tema di
sicurezza.

Il precedente storico tutto italiano di una forza politica che raggiunse il
potere anche attraverso la costituzione di una sorta di polizia privata
alternativa (lo squadrismo fascista), pesa certamente sul riconoscimento di poliziotto pubblico o privato che sia, che possa essere affidato ad un dipendente del settore privato, che lavora alle dipendenze di un privato, che svolge la sua professionalità (anche se sempre meno) prevalentemente nell’ambito della proprietà privata.

Ed il nodo della questio cui Vi prego di interessarVi è proprio questo:
come è possibile lasciare che ben 50.000 GPG svolgano i loro servizi di tutela, difesa e vigilanza della proprietà privata in una condizione di riconoscimento giuridico che non sa ne di carne, ne di pesce?

Non abbiamo il titolo di agente di polizia pubblica e non abbiamo nemmeno il titolo di agente di polizia privata, per non parlare del contratto nazionale di lavoro che viene applicato al nostro settore, che ha fatto nascere fra le GPG l’ironica definizione di “operai con la pistola”.

Come potete ben vedere, la condizione giuridica delle GPG è talmente indecisa e non tutelante da offrire più di un fianco alla facile ironia.

Ma di ironico, la sottoscritta GPG, costretta in questa condizione non ci vede proprio nulla.

Non è ironico il numero dei colleghi che perdono la vita ammazzati brutalmente in servizi altamente rischiosi quanto altrettanto socialmente utili.

Non è ironico constatare che, tale indecisa condizione giuridica, si accompagni ad una formazione professionale inadeguata e non comparabile con quella cui vengono sottoposte le FF.OO., in specie quando si consegna al lavoratore in oggetto un’arma da fuoco che egli può utilizzare esclusivamente per la difesa personale (così è scritto sulla nostra licenza di porto d’arma), ma che lo espone a gravi rischi mortali, non ultimo quello di essere aggredito al solo fine della sottrazione dell’arma stessa.

Non è ironico constatare che, nonostante i servizi moderni delle GPG alleggeriscano notevolmente l’impegno delle forze dell’ordine nei loro compiti di istituto, a questo aspetto, non corrisponde un analogo trattamento e riconoscimento da parte dello stato e conseguentemente della comunità sociale.

E che dire del nostro decreto di nomina valido solo nella provincia di competenza della prefettura che lo emette?

Ma avete idea di quanta confusione e impedimento provoca solo quest’ultimo aspetto?

Vi faccio un esempio.

Sono una GPG nominata dal Prefetto di Varese e svolgo di conseguenza il mio servizio nella sola provincia di Varese.

Ma come debbo comportarmi allorquando, in visita alla mia famiglia a Foggia ovvero visitando la più vicina nipote in Milano, dovessi essere testimone di un grave reato come una rapina a mano armata o di un omicidio?

Quali sono le modalità di intervento concesse dalla legge ad una GPG che si trova fuori dalla provincia di nomina?

Quale uso dell’arma posso fare in questo caso?

La difesa personale del cittadino privato (come è secondo la legge) o posso utilizzarla come un agente di polizia giudiziaria (come descrive la giurisprudenza)?

Posso in quel caso arrestare ed ammanettare i rei, sequestrare il maltolto, usare l’arma intimando l’alt in nome e per conto della legge italiana?

Tanti quesiti, tante ansie, tante paure aleggiano nella quotidiana vita di una GPG: cittadino privato armato per la sola legittima difesa, incaricato di pubblico servizio come un tassista, pubblico ufficiale e agente di polizia giudiziaria ad intermittenza, a piacimento o a mera convenienza dello stato.

E se, nelle maledette conseguenze della contestuale recessione economica, lo stato non potesse far fronte ai paventati disordini pubblici derivanti dalle dimostrazioni delle centinaia di migliaia di padri e di madri di famiglia che scendessero in piazza a chiedere il diritto alla esistenza e alla sopravvivenza, e se in questa tristissima prospettiva che nessuno di noi tutti si augura certamente, lo stato dovesse far ricorso alle GPG come ad una sorta di rinforzo delle FF.OO. (come già avvenne nei dolorosi anni di piombo), con quale e per quale motivo le GPG dovrebbero essere obbligate (fatto salvo lo spirito di servizio ed il giuramento di fedeltà allo stato) ad adempiere ad una tale chiamata in causa che le esporrebbe a rischi per i quali non ha chiesto di essere assunto?

Io Vi domando:
noi GPG, cosa siamo, quale ruolo pubblico o privato svolgiamo, quale inquadramento abbiamo e a quale riconoscimento giuridico dobbiamo fare riferimento?

Vi invito tutti a passare una notte in servizio di zona, svolto da un equipaggio composto da una sola GPG, per comprendere meglio quanto la situazione complessivamente da me sopra-descritta, rende difficile il contrasto ad attività criminali che possono essere iniziate in luogo privato, per poi spostarsi in luogo pubblico, durante la fuga dei criminali.
Ad ogni passo di corsa nell’inseguire dei criminali (saranno anche questi nel dubbio di ritenersi dei criminali pubblici o dei criminali privati?) che successivamente il giudice naturale potrebbe sentenziare come non rei di delitto, ebbene ad ogni passo di corsa vi chiedereste:
cosa posso fare in realtà per contrastare un eventuale reato e cosa mi è invece consentito fare, secondo la legge italiana?
Quale valore avrà la mia relazione?
Sarà valida sino a denuncia di parte (mettendo la GPG sullo stesso piano di chi si introduce nottetempo e furtivamente in una proprietà privata) o sino a prova contraria?

Ecco, cari signori delle istituzioni, questa mia lettera aperta, scritta all’alba di un giorno successivo ad un servizio notturno (chiedo quindi scusa in anticipo per gli eventuali errori o per le errate o peggio, irriguardevoli quanto non volute espressioni che io possa aver usato in questo scritto, vista anche la stanchezza e la diminuita lucidità mentale che conservo a quest’ora) vuol avere proprio questo significato.

Queste mie parole in libertà, vogliono essere proprio un invito alla serena riflessione verso una condizione umana, sociale, lavorativa e professionale che genera notevoli perplessità e dubbi in chi la svolge, per quanto egli possa essere animato da buona volontà e spirito di servizio (sarà anche questo distinguibile in spirito pubblico e/o privato?).

Meditate e riflettete, carissime cariche istituzionali che, il mantenere i palazzi del potere vicini al popolo sovrano, significa proprio questo:

la immedesimazione nel contesto che si va giustamente quanto doverosamente a normalizzare e governare, rispetto alle esigenze, ai diritti ed ai doveri di quelle parti che potrebbero risultare più deboli del contesto delle parti nelle quali vivono o lavorano.

Una riforma complessiva di questo settore urge, per adeguare la maggiore sicurezza (decidete voi se pubblica o privata) che certamente garantisce la presenza delle GPG nel territorio, per adeguarla ai tempi moderni, per renderla nel suo complesso armonica ed omogenea, in specie ai settori con i quali, a torto o a ragione, compete, si coordina, ne è subordinata.

Fate ciò che volete, questo è il mio invito, ma fate qualcosa.

Toglieteci da questa incertezza complessiva che non gratifica il nostro ben duro e rischioso lavoro quotidiano.

E voi tutti, di duro lavoro quotidiano non riconosciuto e non gratificato, ne sapete certamente qualcosa, essendo chiamati al massimo dovere del regolare e del governare le vite umane che a Voi stessi, hanno delegato l’ingrato compito di farlo, cedendone ogni responsabilità, delegandone la responsabilità.

Specie nel nostro amato quanto bistrattato Paese.

E ricordate anche che, quando viene purtroppo ucciso un poliziotto, un carabiniere, un finanziere nell’adempimento del proprio compito, gli assassinii debbono valutarne le conseguenze, come l’azione, la deterrenza come la reazione di un intero corpo, che può condurre le indagini ed affidare gli eventuali colpevoli alla serena sentenza della magistratura.

Ma quando a cadere è una GPG, non vi è azione, deterrenza o re-azione di sorta.

Noi non siamo un corpo, ne civile, ne militare, ne tanto meno sociale.

Noi, anche quando perdiamo la vita in servizio, lo facciamo da ultimi fra gli ultimi.

Ma lo facciamo in silenzio, senza scioperare, senza alzare la voce.

E tutto questo avviene perché purtroppo non siamo un corpo, non ne abbiamo la dignità come la difesa e la deterrenza.

Non abbiamo la dignità ed il riconoscimento di un corpo, anche solo sociale, con la conseguente quanto ingiusta diminuzione di tutela in quanto non riconosciuti con la forza di un corpo giuridico professionale ed economico che sia a sua volta riconosciuto come tale dalla società comunitaria e dallo stato che la rappresenta.

Perché abbiamo la sgradevole sensazione, di non essere adeguatamente tutelati da quella legge cui giuriamo fedeltà e della quale legge, contribuiamo a garantirne il rispetto.

A Voi tirare le somme.

Buon lavoro.

Auguri di Buon Natale.

Varese, giovedì 24 dicembre 2009
la Guardia Particolare Giurata
Gustavo Gesualdo

Reminiscenze – 20 giugno 2006

lunedì, 8 febbraio 2010

Quando mi guardo indietro e ricordo il triste momento del 25 e 26 giugno 2006, data del referendum che sembrava voler affossare lo spirito riformatore della devoluzione federalista, penso che, dopotutto, nulla è perduto:
il federalismo fiscale, nonostante tutto, nonostante tutti, è una grande realtà di oggi.
E ne sono felice.
20 giugno 2006