Archive del 5 febbraio 2010

Una passeggiata a Como

venerdì, 5 febbraio 2010

Ieri ho portato la mia auto per il controllo annuale presso la concessionaria Renault di Como.
Ho avuto così l’opportunità di visitare con calma la bellissima città di Como.
Il lungolago, le ville, il museo civico, il mercatino, il centro storico.
Non sapevo che il museo civico custodisse la mummia ed il sarcofago di una sacerdotessa (la cui età, fra i 18 ed i 30 anni fu stabilita a mezzo di una TAC nel 1990).
Il suo nome era Isiuret.
Purtroppo non ho potuto ammirarla poichè sia il sarcofago (costituito da vari strati di tela stuccata e accuratamente dipinta), sia la mummia, sono attualmente in fase di restauro.
Pare che dal mese prossimo saranno entrambe di nuovo esposti nelle sale del museo civico.
Belle anche le sale del museo (riscaldato) dedicate all’età bronzea e all’età medievale, quelle dedicate ai reperti romani, all’avventura garibaldina, ai moti popolari e carbonari, alle due grandi guerre.
Il ticket per l’ingresso riservato agli adulti è solo di 3 euro.
Tre euro ben spesi, direi.
Il centro storico di Como invece, molto ben sorvegliato da una moltitudine di tecamere, viene presidiato da un gruppo di extracomunitari che tentano la vendita di libri, il cui ricavato, sarebbe destinato ad aiutare le popolazioni africane, così almeno dicono loro.
Ad ogni crocevia, ben appostato, il venditore tenta l’approccio con il passante, in modo insistente.
Sono stato fermato più volte.
Ad uno di loro ho risposto interessato, per capire in cosa consisteva la loro opera.
Alla fine ho capito che si tratta presumibilmente di una truffa:
non penso che i danari lasciati a questi signori, finiscano nelle bocche affamate dei bambini africani.
L’unica fame che penso estinguano quei danari, è quella di quei venditori (autorizzati? controllati? immigrati? clandestini?).
Eppure non mi spiego come possa avvenire tutto ciò sotto la vigilanza costante delle tante telecamere poste in loco (ma ci sarà qualcuno che le guarda?) come delle pattuglie di polizia di stato e di polizia locale, che a piedi percorrono il centro storico.
A dire il vero, le ho notate solo nel pomeriggio, dopo le 14:30.
Quella della Polizia Locale però, sembrava più attratta dai saldi delle numerose vetrine, piuttosto che da quanto avveniva intorno a loro.
Saranno gli stessi che guardano le famose telecamere?
Un po distratti ed un po assenti, direi.
Tut il contrario dei venditori extracomunitari che invece presidiano il centro storico della città di Como per tutta la mattina:
sembrano loro i padroni della città ….

America Mon Amour

venerdì, 5 febbraio 2010

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001


Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando comprammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel I annoversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paese che aveva mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per icordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino paese con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.
Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel Villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandire americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e
persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Itlia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frangie arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.